Manifesto lombardista

Swastika camuno destrogiro

Non abbiamo particolari autori di riferimento o citazioni preferite, poiché riteniamo che la propria filosofia di vita genuina nasca semplicemente dalla natura e da ciò che da essa trae sussistenza: il sangue, il suolo, lo spirito. Una menzione d’obbligo va, tuttavia, ad alcuni importanti autori etnonazionalisti come Federico Prati, Silvano Lorenzoni, Harm Wulf, Flavio Grisolia, Gilberto Oneto e Gualtiero Ciola, che Paolo Sizzi scoprì nel 2006, assieme agli studiosi classici dell’area identitaria e antropologico-identitaria cisalpina ed europea. Parliamo, fondamentalmente, di ambienti nostrani vicini al GRECE d’oltralpe e alle “nuove destre” völkisch.

Paolo Sizzi è un identitario lombardista, un indipendentista dalla coscienza razzialista e un nazionalista etnico sangue e suolo, ovviamente europeo e dunque europide (che se vogliamo si può rendere con caucasoide bianco), ex segretario della disciolta associazione metapolitica Movimento Nazionalista Lombardo ed ex presidente di quella denominata Grande Lombardia, tuttora esistente. Si ritiene, nel suo piccolo, teorico del lombardesimo e padre fondatore dell’etnonazionalismo lombardo militante.

Pertanto la nostra Weltanschauung völkisch, nei vari ambiti dell’esperienza umana lombarda ed europea, non può che concretizzarsi secondo i seguenti dettami:

Stirpe: l’etnia lombarda, la patria grande-lombarda e la schiatta europea (sub-subspecie europide) vanno preservate materialmente e spiritualmente. La loro riproduzione va incentivata mediante politiche sociali adeguate, volte non al razzismo ma alla salvaguardia di comunità sempre più a rischio di estinzione. L’immigrazione va bloccata e deve lasciare il posto ad un naturale rimpatrio, se non vogliamo che l’Europa esploda.

Territorio: il suolo va salvaguardato dall’inquinamento, dalla cementificazione e dalla sovrappopolazione cagionati dall’immigrazione – e dalla sua speculazione – e dalla globalizzazione. Difendiamo la nostra terra poiché non v’è sangue senza suolo e, a maggior ragione, non v’è suolo senza sangue. Riscopriamo il contadinato e la montagna per prenderne coscienza, per conoscere realmente noi stessi e le nostre cisalpine genti, e le specie autoctone, animali e vegetali, che caratterizzano il nostro habitat; purtroppo, quanto gli autoctoni umani, esse subiscono il mortale parassitismo del sistema mondialista.

Cultura: la cultura è prodotto dello spirito inteso come indole ed intelletto, ragione; americanizzandosi, diviene corruzione, spazzatura, carcassa dilacerata da avvoltoi ideologici cosmopoliti. Essa va protetta e promossa in tutte le sue forme linguistiche, artistiche, letterarie, folcloriche, culinarie, sportive, scongiurando così la fossa comune rappresentata dallo stato-apparato giacobino e massonico e dalla società livellata e multirazziale. Un importante ruolo culturale e identitario, ma anche economico, deve altresì essere ricoperto dai viaggi formativi, che portino alla ri-scoperta da parte dei lombardi medesimi e degli europei, della realtà paesaggistica, storica, artistica, architettonica della nostra nazione, che non è seconda a nessuno.

Tradizione: la nostra identità etnica e territoriale passa per la tradizione indigena genuina, che nasce nella notte dei tempi e giunge sino a noi. Solo una società identitaria e patriottica può conservarla integra e tramandarla sana e salva ai posteri, affinché non rinneghino mai col cosmopolitismo apolide le proprie vere radici (che non sono certo “giudeo-cristiane” o illuministe ma europee, indoeuropee, gentili e romano-cristiane).

Famiglia: il nucleo base della società è la famiglia, quella vera, secondo natura, costituita da padre, madre e prole endogamica, rispettosa dei propri anziani, ossia la sua coscienza. È bene che il matrimonio sussista e che il divorzio sia via via sconfitto. I figli hanno diritto a crescere in una famiglia unita e solida, non disintegrata dal vizio, e sappiamo bene quanto abbiamo bisogno di figliolanza autoctona per sgominare la denatalità nostrana. Chi decide di sposarsi deve farlo nel rispetto della propria comunità: libertà è fare il bene del popolo, non soddisfare egoisticamente i propri bassi appetiti. Tutto il resto non è famiglia ma surrogato, blasfema parodia del sacro caposaldo comunitario, preso sempre più di mira dalla sovversione consumistica e relativista.

Società: la società di una nazione, per essere sana e ordinata, dev’essere gerarchizzata aristocraticamente (nel senso etimologico, un governo dei migliori) e basata sulla meritocrazia völkisch. Le ideologie perverse vanno sconfitte affinché non corrompano le istituzioni facendole precipitare negli inferi dell’anarchia o anche solo della “democrazia” in chiave plutocratica od oclocratica, dunque democrazia all’antifascista. La società, la comunità, non è una mera invenzione umana, ma il frutto dell’armonica fusione tra uomo e natura, e dei legami che da essa nascono.

Governo: auspichiamo una Lombardia presidenziale e nazional-sociale indipendente dall’Italia, dalla Ue e dalla Nato, e da ogni organismo sovranazionale, e un impero eurusso confederale, in cui le vere nazioni europee siano finalmente padrone di se stesse, sganciate dal carrozzone funebre americano. Accettiamo di buon grado quelle forme democratiche di autodeterminazione in cui il popolo sia davvero degno di partecipare alla vita politica della patria: la democrazia gettata in pasto a cani e porci non serve a nulla; i diritti bisogna guadagnarseli e la precedenza spetta agli autoctoni (gli altri vanno rimpatriati). Urgono governi identitari e aristocratici (ossia affidati ai migliori, non ai blasonati parassiti), autorevoli e ferrei, nemici della putrefazione globalista, che agiscano in maniera determinata non per fini personali ed egemonici ma per il benessere dei popoli lombardi ed europei; questi, allo stato attuale delle cose, sono sempre più minacciati dall’estinzione, dall’auto-genocidio fomentato dalle democrazie borghesi al guinzaglio dell’occidentalismo americano, e dalla conseguente impotenza.

Etica: sbarazziamoci della ipocrita morale borghese, progressista, liberale, ed universalista (ossia finta), che ha ammorbato la nostra etica ariana e romano-cristiana preconciliare al punto da castrarci ed annichilirci con le favole antifasciste tanto amate dal mercato e dalle banche. L’etica lombardista (ossia etnonazionalista) ed europeista völkisch, liberata da tale zavorra, deve promuovere una società forte, battagliera, identitaria, fedele ai comandamenti ispirati dal solare spirito indoeuropeo: sangue e suolo, ossia patria e natura. La nazione secondo la verità della tradizione, per il bene stesso di chi la compone.

Sessualità: difendiamo l’eterosessualità – dunque la salutare normalità – e una ferma morale sessuale ispirata a sobrietà e morigeratezza, no alla propaganda omofila e all’esaltazione degli atteggiamenti anti-tradizionali (che spesso sfociano nella perversione e nella promiscuità), come la spazzatura pornografica e le unioni esogamiche. Il sesso torni ad essere inquadrato anche come riproduzione, altrimenti siamo destinati alla tomba. Non è nostra intenzione criminalizzare l’omosessualità, ma vogliamo stroncare la sua squallida esibizione e la sua equiparazione all’eterosessualità, soprattutto quando si tratta di nozze, figli e valori identitari. Un conto è l’omosessuale, un altro l’omosessualismo.

Donna: le femmine d’ogni età e censo siano rispettose della tradizione indoeuropea e cattolica che le vuole fedeli all’uomo (non diciamo sottomesse in senso semitico), alla famiglia, alla nazione. Rigettino il femminismo e ritornino ad essere devote mogli, feconde madri e virtuose e patriottiche figlie, perché è la natura stessa che lo vuole. E gli uomini si battano a spada tratta per la protezione delle proprie donne, facili prede sia ideologicamente che materialmente dell’edonismo. Ognuno rispetti il suo innato ruolo sociale, altrimenti è la fine. Badate che è complementarità, non maschilismo. La parità, chiaramente, è ciarpame ideologico progressista.

Gioventù: le giovani generazioni imparino a sentirsi parte integrante della nazione, perché futuro di essa. La corruzione giovanile è la morte precoce delle speranze di una società rigenerata e finalmente libera da ogni veleno ideologico e non solo (fumo, alcol, droga), sparso dai cattivi maestri. I giovani ritornino all’ordine salutare come savi figli, disciplinati atleti e combattenti, esemplari studenti e lavoratori, indefessi etnonazionalisti araldi del radioso domani, il cui credo vada ad una patria benedetta dai principi gentili e cattolici.

Anzianità: i nostri vecchi non vanno abbandonati o dirottati verso badanti straniere e ospizi, ma difesi e valorizzati. Grazie a loro noi siamo qui, oggi, lombardi ed europidi, essi custodiscono le nostre radici e la nostra memoria, e dimenticarli è dunque tradimento e crimine. Siano essi coscienza popolare e guida spirituale per tutti noi e siamo noi sostegno della loro vecchiaia, contro ogni sopruso terzomondista che li vuole relegare in fondo alle preoccupazioni delle politiche socialdemocratiche, più che sociali.

Infanzia: diamo alle donne e alle famiglie la possibilità di decidere di abortire, qualora si profili una grave situazione di disabilità, il frutto di uno stupro o un serio pericolo alla salute della madre, ma non sdoganiamo l’aborto incondizionato, rischiando di farlo divenire un capriccio più che una necessità estrema. Difendiamo i nostri figli da ogni forma di barbarie, sia essa abortismo, macelleria genetica, violenza, pedofilia, pedo-pornografia, sfruttamento, e castighiamo in modo esemplare coloro che osino violare l’infanzia.

Sanità: massimo impegno per una sanità moderna, progredita ed efficiente, ma soprattutto messa al servizio del popolo e non degli interessi delle logge e delle case farmaceutiche. Isolazionismo nei confronti del terzo/quarto mondo e delle aggressive economie emergenti anche per scopi sanitari. Ripensamento di aborto ed eutanasia, e di altre misure sanitarie atte ad aiutare la popolazione, ma condanna della bioetica asservita all’individualismo e al consumismo: l’essere umano non è una merce. Spietata lotta al fumo, all’alcolismo, alle droghe, al cibo-spazzatura (“casualmente” americano), al gioco d’azzardo e ad ogni vizio, sempre indotto dal sistema, peraltro, per fare mercato.

Scienza: la ricerca scientifica deve essere volta al miglioramento dell’uomo e della terra, e ad eliminare il marcio cancerogeno, evitando i deliri dello scientismo. Perciò deve essere sempre aiutata e sovvenzionata. Tutti i campi dello scibile umano interrompano ogni sudditanza ideologica in favore dei poteri mondialisti e del loro terrorismo conformistico. La scienza non dev’essere manipolazione al servizio dei corrotti potentati, ma libero e laico strumento a disposizione dell’uomo, che l’ha plasmata per sé e per il dominio razionale del globo.

Religione: il cristianesimo cattolico preconciliare, segnatamente ambrosiano, va salvaguardato in quanto patrimonio storico, culturale, spirituale di Grande Lombardia ed Europa; non così per giudaismo e islam, corpi estranei semitici ben poco compatibili con lo spirito europeo, e per le varie eresie e sette cristiane. L’ortodossia può essere stimata per il piglio battagliero, ma resta scismatica. Il cattolicesimo romano, oltretutto, è debitore della gentilità romana, e dobbiamo tenerne conto. Tempo di controbattere culturalmente a chiese mondialiste (Vaticano incluso), sette, eresie, sinagoghe, moschee, templi di culti esotici, riti new age e tossiche baggianate wiccasuperstizioni varie, oroscopi, maghi e ciarlatani, tutta roba che non fa altro, inoltre, che fomentare il popolo all’auto-genocidio multirazziale. Discorso diverso per il paganesimo autoctono rinascente, soprattutto se portato avanti su binari culturali e senza pretese teocratiche. Meglio ancora una salutare mistica del sangue ispirata alla visione del mondo indoeuropea. La tradizione cristiana e la gentilità sono compatibili con l’Europa (e la ragione), altri credi no. Diffidate sempre, altresì, di chi vi parla di “radici giudeo-cristiane”.

Scuola: l’istruzione d’ogni ordine e grado, dagli asili alle università, dovrebbe ispirarsi all’identitarismo (non oscurantista, beninteso), affinché la gioventù sia ampiamente acculturata in nome della natura, e preservata così dal plagio e dalla corruzione dell’educazione politicizzata voluta dalle logge atlantiste o dai finti comunisti salottieri. La scuola, come tutte le istituzioni e i servizi, è innanzitutto rivolta agli autoctoni e così dovrebbe essere per il personale. Sbarazziamoci della statolatria italiana fondata sul monopolio ausonico dell’impiego pubblico; l’indipendentismo deve regolare, una volta per tutte, i conti con Roma affinché la pubblica amministrazione grande-lombarda sia appannaggio dei nativi. L’erudizione non va affossata, deve mirare all’eccellenza, perché rivolta a chi, un domani, diverrà la classe dirigente del Paese. Senza più tricolore e giogo italo-romano le Lombardie potranno finalmente risorgere.

Media: basta con l’informazione schiava di partiti, cialtroni, ideologie globaliste, gruppi di pressione e del politicamente corretto, che si dimostra discriminatoria nei confronti dell’identità, soprattutto lombarda; i mezzi di comunicazione devono essere liberi, ma non libertari, e quindi devono dare spazio adeguato anche al razionale culto del sangue e del suolo, sempre al servizio del popolo e della nazione e mai delle cricche, perché solo così l’informazione si emancipa dal giogo ideologico e plutocratico dei parassiti per farsi araldo di natura e verità.

Giustizia: troppo importante è la sicurezza di lombardi ed europei per lasciarsi andare all’ipocrita pietismo pezzente. Un individuo, nel momento in cui delinque, deliberatamente ripudia i suoi doveri e quindi rinuncia anche ai suoi diritti. Nelle nostre terre dovrebbero rimanere, ovviamente imprigionati, i delinquenti autoctoni. La maggioranza dei criminali che imperversano e affollano le nostre carceri, ormai, è immigrata, e andrebbe rispedita al mittente addebitandogli le spese, se si tratta di delinquenti comuni. Saremmo favorevoli all’introduzione della pena di morte per i reati più gravi e ripugnanti, nonché contro la nazione lombarda e le sue genti, ai lavori forzati per tutti i detenuti e alla castrazione/sterilizzazione per gli stupratori. La durata della carcerazione non basta, ci deve essere certezza della pena materiale, e le spaventose condizioni delle carceri italiane si risolvono con altre carceri, con pene più severe e col rimpatrio dei criminali stranieri (naturalmente, prima di questo, va fermata l’immigrazione). La giustizia, per essere tale, va rifondata da capo a piedi e resa dura, davvero esemplare e rieducativa. Le forze dell’ordine devono essere del posto e avere più mezzi a disposizione e stipendi più alti, per contrastare ed annientare a dovere il crimine in ogni sua forma, per il bene della comunità. Snelliamo le patrie galere, normalizziamole, e apriamo magari manicomi (anche interni al carcere) in cui sistemare gli psicopatici.

Difesa: la Grande Lombardia deve dotarsi di forze armate proprie, autoctone ed indipendenti, come le forze di polizia e una papabile guardia nazionale, e re-introdurre l’obbligo di leva; l’Europa deve fare altrettanto per conservare autonomamente la propria sovranità (non parlo dunque di Ue), espellendo le basi americane e costituendo un consorzio “imperiale” dalla Galizia agli Urali. L’Europa deve divenire “Grande Europa” tramite la fraterna alleanza con la Russia e tornare ad essere l’inespugnabile fortezza armata dei secoli addietro. Sì alla virtuosa mentalità militare, no all’atlantismo e al pacifismo, per evitare una società agonizzante in balia della degenerazione americanizzante.

Lavoro: lavoro europeo agli europei, lavoro lombardo ai lombardi, basta immigrazione calamitata da affaristi senza scrupoli, che svendono il territorio o delocalizzano la produzione nel secondo/terzo mondo per lucrare sulla manodopera. E basta mafie che rubino l’occupazione agli autoctoni riservandola ai migranti. Il fenomeno mafioso, fra l’altro, può essere eradicato facendo rientrare gli italiani e troncando i legami tra squali nostrani (?) e cosche ausoniche. Serve un unico sindacato nazionale, su basi sociali e nazionali (e magari corporativistiche), che tuteli tutti i lavoratori, gli artigiani, e le piccole e medie imprese con politiche dirigiste nazionalistiche. Il lavoro rende liberi, ma solo se esso è etno-sostenibile ed eco-sostenibile, quanto lo sviluppo industriale, e contrario ad ogni accumulazione di ricchezza parassitaria.

Industria: autarchia all’europide, dirigismo, protezionismo e nazionalizzazione delle grandi industrie di rilevanza strategica nazionale. Ricetta vincente per proteggere il lavoro, l’industria e l’economia del continente dalla slealtà straniera e delle economie emergenti, ma anche da quella delle squallide multinazionali “europee”. Non si dimentichi mai che lo sviluppo economico ed industriale del Paese, cioè della Lombardia, deve andare di pari passo con la salvaguardia del popolo e della natura, con il benessere di tutta la collettività indigena. In questo senso vanno ripensate le politiche demografiche e lo stesso radicamento di stabilimenti, capannoni ed onnipervasivi centri commerciali; la sovrappopolazione e la cementificazione, assieme all’inquinamento dell’aria, sono vere piaghe in ambito padano-alpino.

Economia: no al bolscevismo, no al liberismo, no al capitalismo. Sì al dirigismo da parte degli Stati fondati su vere nazioni, come la Lombardia, alla nazionalizzazione dei servizi principali e delle grandi industrie, come ricordato sopra, e ad un’economia su basi sociali e nazionali, che metta le proprie risorse finanziarie a servizio della causa patria. No all’Europa oligarchica e plutocratica dei servi dei pescecani, e quindi no all’Unione Europea; sì invece all’Europa delle nazioni comunitarista, nazional-sociale e confederata in entità statuali dal tessuto etnico omogeneo, per promuovere fratellanza e solidarietà anche a livello internazionale (cioè europeo), senza più bisogno di farsi mettere sotto da gendarmi e banchieri del globo, ma anche senza rinunciare alla propria sovranità monetaria nazionale.

Infrastrutture: si deve ri-costruire l’ovvio dinamismo di una nazione ricca e progredita, perché industriosa, come la Lombardia con il consenso e il benessere del popolo e della natura. Pertanto, alleggeriamo i trasporti e il traffico eliminando ogni grave fonte di inquinamento, spesso dovuta all’eccessivo numero di antidiluviani mezzi di individui (anche forestieri) incapaci di guidare, drogati e ubriachi, cagione di stragi automobilistiche; fermiamo la cementificazione selvaggia e il disboscamento (o l’esproprio di terreni e campi per costruire strade e ipermercati) e affidiamoci di più a trasporti pubblici, aerei, ferroviari, fluviali (sfruttando adeguatamente il Po ad esempio, e le altre vie idriche padane), utilizzando mezzi ecologici nei centri storici delle città, liberandoci da tutto quel tipico degrado mediterraneo fatto di traffico “indiano”, catorci, ritardi, ingorghi, smog, incidenti, fallimenti societari dei mezzi pubblici, strade da terzo mondo e sporcizia. Vogliamo emulare Roma, Napoli e Palermo? Inoltre, come suaccennato, è chiaro che contenendo gli immigrati e il traffico pesante su gomma, il traffico stesso, disastri ed inquinamento si riducano drasticamente e le infrastrutture divengano più vivibili e a misura d’uomo, comunitarie, sicure, senza più mine vaganti rappresentate anche dal gravissimo fenomeno della pirateria stradale, frutto di alcol e droghe, ma come detto anche dell’immigrazione selvaggia, unita ad una rete viaria obsoleta. La gestione statale romana delle terre granlombarde è disastrosa.

Energia: investiamo sulle energie rinnovabili e pulite, sul sole, sull’acqua, sul vento, sul biocombustibile, sul metano, sull’idrogeno; rigettiamo il nucleare e tutte le bombe ecologiche, e non solo. Sdoganiamo l’agricoltura naturale, ed impariamo finalmente a rispettare l’ambiente, il nostro habitat, che ci ha plasmato rendendoci grandi, rendendo l’Europa il continente più sviluppato ed equilibrato del globo, anche da un punto di vista demografico. A questo proposito ribadiamo il no a immigrazione, che cagiona distruzione etno-culturale (per tutti, poiché il meticciato è un disvalore che fa comodo solo a chi ci guadagna economicamente), criminalità e sovrappopolazione, ed invito al controllo delle nascite, perché smodate, del terzo/quarto mondo. Più contraccezione e meno slogan pietistici, laggiù: se non si hanno i mezzi, non si può figliare come conigli. Lo dico anche per l’elevata mortalità. Urge una ragionevole decrescita.

Immigrazione: argomento scottante, perché profondamente intrecciato a meticciamento, multirazzialismo e criminalità, oltre che allo sconvolgimento del tessuto etnico originale di un territorio. No all’immigrazione, clandestina e non; rimpatrio di ogni allogeno; punizione esemplare per chi gestisce le “tratte”, lucrandoci a scapito degli europei. Non esiste nessuna integrazione, ma solo la disintegrazione dei nostri valori, della nostra identità, di noi stessi e della nostra comunità. La società multirazziale è la tomba degli europei, ma anche degli altri popoli della terra. Possono essere tollerati, inizialmente, tetti per i migranti europei, anche se la cosa migliore è aiutare nelle proprie terre, in nome della solidarietà europea, le nazioni che restano indietro e soprattutto il meridione dell’Italia etnica, ma in questo caso l’aiuto va unito al necessario piglio italico per sanare una volta per tutte quel disgraziato territorio dalle svariate piaghe che lo affliggono. Il centrosud della Repubblica Italiana ha subito la sciagurata unità ottocentesca, pertanto va aiutato, a patto, però, che accetti l’indipendenza delle Lombardie e il ricollocamento degli ausonici emigrati quassù.

Europa: la Lombardia deve sempre contribuire al benessere e all’unità geopolitica e strategica di tutta l’Europa (Europa =/= Ue), segnatamente dell’area centromeridionale, alpina per così dire, e l’Europa tutta, con la sua vicinanza e il suo aiuto, non deve mai abbandonare la Lombardia, soprattutto nelle sue battaglie identitarie e indipendentiste (in cui si spera di contare sulla collaborazione degli Stati europei che hanno accorpato territori storici lombardi, come Nizzardo, “Svizzera” lombarda, Venezia Giulia storica). Urgono politiche europeiste völkisch per farla finita con Ue, Nato, Onu e globalizzazione unipolare americana, e per dare così vita alla vittoriosa e salvifica “Grande Europa”, all’Eurussia imperiale. Sì all’Europa confederale delle nazioni nel nome della comune eredità indoeuropea, no all’Unione d’Eurolandia fatta di banche e “massoneria” internazionalista mondiale.

Estero: via da Nato e Onu, buoni rapporti con le realtà indoeuropee eurasiatiche, cameratismo planetario tra europidi. No alle ammucchiate sovranazionali, e ben vengano invece relazioni strategiche geopolitiche mirate alla difesa dell’Europa, dei suoi popoli, dei suoi valori, per la sconfitta totale di schemi ormai superati, o inutili e dannosi, quali giudeo-bolscevismo, capitalismo, mondialismo e di dottrine politiche ed economiche che non hanno più nulla da darci (marxismo, fascismo, nazismo hitleriano). Oggi l’accento va posto più che mai sull’identità e sulla sua salvaguardia, e sull’unica ideologia che, per davvero, rema dalla sua parte: l’etnonazionalismo (e il socialismo nazionale, con il comunitarismo e il corporativismo che ne conseguono).

Sangue e suolo, popolo e razza (intesa come insieme armonico di valori biologici, etnici, spirituali), identità e tradizione. La Grande Lombardia, finalmente affrancata dal mondialismo in ogni sua declinazione burocratica e tecnocratica, deve fondarsi su questi immortali principi, che sono alla base, oltretutto, di uno Stato veramente e seriamente etnonazionale.

Per la libertà e la sovranità dei popoli granlombardi e il trionfo dell’Europa rinnovata, non scordiamoci mai di chi siamo e donde veniamo, perché solo così la verità e il bene, a cui diciamo tanto di tenere, possono manifestarsi definitivamente, squarciando le letali nebbie dell’ignoranza, che ci impediscono di capire dove andiamo.

Salut Lombardia – Ave Evropa

Il lombardesimo

Razza viscontea

Il lombardesimo è l’identitarismo etnico sangue-suolo-spirito lombardo, di cui Paolo Sizzi si sente, nel suo piccolo, l’iniziatore e il pioniere; viene teorizzato nel triennio 2006-2009, dopo essere giunto in contatto con gli ambienti etnonazionalisti padano-alpini ispirati agli scritti völkisch di Federico Prati e altri. Diciamolo subito: quando il Sizzi parla di Lombardia intende, ovviamente, l’intero nord dell’attuale Repubblica Italiana (Lombardia etnica e Grande Lombardia), la cosiddetta Cisalpina o Padania.

È l’ideologia di fondo del Movimento Nazionalista Lombardo (fondato nel 2011), disciolto due anni dopo per approdare a Grande Lombardia, associazione politica lombardista fondata, quanto il primo, dal Sizzi e da Adalbert Roncari, camerata della prima ora dell’Orobico. GL allarga la visuale del lombardesimo estendendola a tutte le Lombardie storicamente intese, ossia alla Lombardia primigenia di marca altomedievale (già Gallia Cisalpina e Langobardia Maior).

Nonostante dalla primavera del 2014 all’autunno del 2021 abbia adottato una visuale italianista etnofederale, il Sizzi ha conservato con fierezza l’etnicismo lombardo, decidendo alfine di riabbracciarlo totalmente, essendo la Lombardia una nazione in fieri, animata da un’etnia a tutti gli effetti, coesa dalle tre lombardità storiche (Lombardia etnica, Lombardia linguistico-culturale, Grande Lombardia) che la distinguono dagli altri areali nazionali ed etnoculturali ad essa contigui. Per non parlare della grande distanza che la separa dal sud dell’Italia etnica, o dalla Sardegna.

Il lombardesimo, e l’etnonazionalismo in genere, affondano le proprie radici nel retroterra culturale dei movimenti völkisch germanici sorti a cavallo tra ‘800 e ‘900 in area mitteleuropea, movimenti sicuramente imbevuti di romanticismo Blut und Boden ma anche, a loro modo, di quel realismo che deriva dal “culto” della natura e che li smarca da tutte le utopie cosmopolite, borghesi, plutocratiche, le stesse che manovrano come marionette gli Stati-apparato ottocenteschi, privi di qualsivoglia accezione etnica e genuinamente nazionale.

Dall’incontro fra il sangue della stirpe e il suolo patrio nasce lo spirito che è linfa vitale e faro della nazione, ciò che illumina ed eleva il dato biologico, altrimenti ridotto a lettera morta. In questo senso la Lombardia rispetta tutti i criteri fondamentali alla base dell’identità nazionale: eposethoslogosgenostopos, da cui l’ethnos, per dirla con l’antropologo Carlo Tullio-Altan. Aggiungiamoci l’oikos, interrelato al topos e al genos, che rappresenta il concetto stesso di comunità, anche come famiglia e focolare domestico, come casa.

È proprio nel caso del lombardesimo che questo etno-razionalismo trova ampio spazio, permettendogli di non rimanere fossilizzato su ideologie del passato, riprendendone, bensì, gli aspetti sempre attuali e aggiungendovi l’elemento di originalità e di (salutare) modernità rappresentato dall’armonico amalgama di identitarismo e tradizionalismo, etnicismo, razionalismo, appunto, e lotta senza quartiere a progressismo e conservatorismo parassitario (destra feudale e liberismo sono incompatibili con la dottrina nazional-sociale e comunitaria lombardista, e lo stesso vale, a maggior ragione, per l’antifascismo).

È il concetto di identità etno-razziale e territoriale, quindi biologica e culturale, a non tramontare mai, l’essenza più intima dell’Europa insomma, non certo movimenti novecenteschi che, riproposti oggidì, rischiano di dare vita a tragicomiche caricature degli originali. Essere lombardi è, innanzitutto, un fatto fisico e genetico, concreto e materiale, innegabile. Naturalmente esistono diversificazioni interne: ad esempio, anche il Veneto è Grande Lombardia ma ha un suo profilo identitario peculiare distinto da quello lombardo-etnico.

Il sangue non è tutto, chiaramente. La nazione lombarda è tale non solo per un comune aspetto antropogenetico ma anche per la continuità territoriale padano-alpina e per la condivisione di mentalità, indole, spirito che nei secoli ha forgiato la comunità etnonazionale grande-lombarda. La Lombardia è l’unico Paese dei lombardi.

Il lombardesimo prescinde da centralismi, regionalismi, autonomismi, federalismi e secessionismi, ossia da questioni riguardanti strettamente la politica e l’ordinamento dello Stato; esso è, anzitutto, ideologia militante, formazione culturale e azione metapolitica, che pongono al di sopra di tutto il sangue del popolo, il suolo dei padri, lo spirito nato dall’incontro dei primi due. Va da sé che la coerenza e la sete di radicalità lo inseriscano nel quadro dell’indipendentismo anti-mondialista, per liquidare l’innaturalità dell’italianismo dalle Alpi alla Sicilia, e di un europeismo indogermanico “imperiale” che non abbia nulla a che vedere con l’Unione Europea (e la Nato con gli Usa).

Al di là di ciò il fulcro lombardista è la ferrea volontà etnonazionalista di affrancamento dell’identità storica nazionale delle Lombardie, che conservano una facies etno-culturale unica all’interno del panorama europeo, e che nulla c’entra con le plaghe italiche originali, quelle dalla linea Massa-Senigallia in giù, per capirsi.

A tutt’oggi, punti fermi del lombardesimo, portati avanti non solo da chi scrive ma anche dall’associazione (meta)politica Grande Lombardia, sono i seguenti:

Etnonazionalismo – Il vero e serio nazionalismo, basato sul sangue, sul suolo, sullo spirito di un popolo, e non sulle invenzioni massoniche e giacobine che animano i finti Stati nazionali come l’Italia e i contemporanei dell’Europa occidentale, le cui insegne sono repliche del tricolore francese. Di conseguenza, l’etnonazionalismo lombardo non può che essere indipendentista e votato all’affrancamento della Grande Lombardia dal giogo italiano. Altresì, l’etnofederalismo (o nazional-federalismo) può essere un’opzione solo tra fratelli, nel quadro grande-lombardo, sebbene personalmente ritenga il decentramento – in un contesto relativamente omogeneo – pericoloso. Gli statuti autonomi vanno aboliti.

Irredentismo – La liberazione dal giogo straniero di quelle terre lombarde che non sono state ancora ricongiunte al grosso della nazione, vale a dire Nizzardo, “Svizzera” lombarda, Venezie restanti (Istria e dintorni), per citare le principali. Il tutto in un contesto imperiale, confederale, “euro-siberiano”. Chiaramente, l’emancipazione più urgente è quella dalla Repubblica Italiana e dall’occupazione delle forze mondialiste.

Identitarismo – La difesa dell’identità lombarda è amore per la propria stirpe, la propria terra, e la propria cultura, non è odio, e non lo è nemmeno la salvaguardia identitaria militante della propria nazione, che si realizza opponendosi alla globalizzazione, alla società multirazziale, all’immigrazione, all’italianismo artificiale e all’europeismo cialtronesco targato Ue, a ben vedere tutte magagne che avversano lo stesso concetto genuino di nazione. Se tuteliamo i nostri beni e prodotti perché non tutelare anche chi li ha concepiti e realizzati?

Tradizionalismo – Recupero e difesa delle tradizioni popolari che rischiano l’estinzione, dalle religioni tradizionali (precristiana e cattolico-romana, ambrosiana) al folclore, dalla cura delle lingue locali – milanese classico (il lombardo per antonomasia) su tutte – alla genuina mentalità contadina o montanara. Tradizionalismo è anche e soprattutto l’attaccamento agli immortali valori spirituali (indo)europei oggi minacciati dal pluralismo e dal relativismo, assorbiti nel tempo dal cristianesimo latino. Il patriarcato, l’eterosessualità, l’endogamia, la spiritualità sono seme di rinascita identitaria e tradizionale, nel segno della vera identità europide.

Etnicismo – Lo studio dell’antropologia umana, fisica e della genetica delle popolazioni, al fine di riscoprire le proprie radici e approfondire la conoscenza di noi stessi, dei nostri avi e dell’Europa. La cultura è alla base di tutto, sconfigge l’oscurantismo anti-identitario e anti-comunitario e corrobora l’attaccamento alle proprie origini, soprattutto oggi che gli europei/europidi sono in via d’estinzione. Altresì, occorre sviluppare una visione razzialista, che non significa razzista: riconoscere l’esistenza delle razze umane, battersi per preservarle (ciascuna nel proprio habitat naturale) anche mediante endogamia e rinvigorimento della natalità indigena, e promuovere una necessaria separazione continentale, indispensabile per sconfiggere il dispotismo mondialista e ogni nefasto prodotto della globalizzazione.

Econazionalismo – La salvaguardia del suolo che deve assolutamente andare di pari passo con quella del sangue, altrimenti lo sterile ambientalismo progressista consegna la nostra terra alle storture del sistema-mondo e della società multirazziale, che della natura sono mortali nemici (non conoscendo questa le menzogne del politicamente corretto e delle ideologie “democratiche”). L’immigrazione disgrega il tessuto etno-sociale originale del territorio e devasta anche (quanti non ci pensano) l’ambiente circostante (cementificazione, sovrappopolazione, inquinamento). La Lombardia etnica è stata ed è, per l’appunto, teatro di questa barbarie. Se si preserva l’habitat naturale bisogna anche salvaguardare chi lo popola da millenni; in caso contrario l’ecologismo diventa insopportabile ipocrisia salottiera.

Panlombardismo – L’identitarismo lombardo che riunisce sotto le sacre insegne lombardiste tutti i territori etno-geo-linguisticamente lombardi, alpino-padani, galloromanzi cisalpini, dunque Insubria, Orobia, Emilia, Piemonte, Valle d’Aosta, allargando successivamente lo sguardo e il campo d’azione a ciò che è Grande Lombardia, ossia l’intera Padania, a partire dal resto dei territori gallo-italici, cosiddetti.

Razionalismo – Il salutare culto della ragione, non come assolutismo illuminista-rivoluzionario (di fatto irrazionale), che culmina nel materialismo zoologico occidentale e nel positivismo, ma come faro che ci guida e illumina nelle scelte di tutti i giorni, sbarazzandosi così di ogni superstizione, o sentimentalismo, che zavorrano la Lombardia mortalmente e si rivelano incoerenti con una visione genuinamente identitaria, in quanto indoeuropea. Tempo di mettere giudaismo, islam, eresie varie del cattolicesimo e ciarpame new age alla porta e di ridurre a zero l’ingerenza postconciliare negli affari di Stato, investendo massicciamente su scuola, università, ricerca e naturalmente cultura. Tagliare i ponti con la Roma contemporanea, anche spiritualmente: guardiamo con simpatia all’ipotesi di una Chiesa nazionale lombarda che si ispiri al cattolicesimo ambrosiano, tradizionalista.

Socialismo – Socialismo nazionale, naturalmente, la lotta non più di classe e universale ma identitaria applicata alla nazione, la Lombardia nel nostro caso. Tutti devono concorrere al benessere della società, nella convinzione che libertà non è fare quel che si vuole ma promuovere il bene della comunità nazionale, dei popoli lombardi. No al capitalismo, all’affarismo, al consumismo e all’edonismo, a liberalismo/liberismo/libertarismo, alla vita per il lavoro (invece del contrario) e al feticcio del fatturato, e a tutto quello che ruota attorno all’individualismo e ai suoi bassi appetiti borghesi, minando le fondamenta di una grande famiglia nazionale unita, coesa e solidale. E no anche all’altra faccia della medaglia, al progressismo, che non è altro che trotskismo “laico”, ossia ecumenismo, classismo ipocrita al contrario, fra connazionali, ed internazionalismo sradicatore. La Lombardia ai lombardi, non solo come buonsenso identitario ma anche come interruzione dello sfruttamento dell’immigrazione da parte di coloro a cui fa comodo (industriali senza scrupoli, plutocrati, cosiddetti “moderati”, socialdemocratici, assistenzialisti, preti postconciliari).

Comunitarismo – Il robusto spirito d’appartenenza promosso a partire dalle comunità locali, luoghi dove prendere coscienza delle proprie origini granlombarde e sviluppare l’identitarismo, fondamentale per lottare coerentemente e raggiungere la salvazione e la liberazione delle Lombardie. La promozione della solidarietà e del mutuo soccorso tra connazionali, agevolata dal radicamento etnonazionale, aiuta a ritrovare il contatto non solo umano (e famigliare) ma anche con la natura e l’ambiente incontaminato, proponendo modelli di vita eco- ed etno-sostenibili. Dallo spirito comunitario, la famiglia naturale e tradizionale, patriarcale, lombarda, base della società; una società fedele al proprio passato ma rivoluzionaria nei confronti del presente occidentale, sana e rinsanguata da giovani eroi del quotidiano. Servono una Lombardia e un’Europa dei forti, non dei furbi. I vincoli biologici e socioculturali di razza, sottorazza ed etnia sono sacri ed inviolabili.

Ruralismo – Il modo migliore per assaporare direttamente sangue e suolo, entrando in contatto con la natura, promuovendo il contadinato e adoperandosi per edificare una famiglia endogamica, con prole, che possa trovare il tempo di immergersi nella dimensione ideale per ogni uomo, di cui la Grande Lombardia è ricca grazie a monti, colline, boschi, campagne, laghi e coste. Lo scenario naturale, assieme ad agricoltura, allevamento e caccia e pesca (responsabili), aiuta a recuperare la sfera più intima di ogni lombardo; da sempre il nostro Paese (quello vero) è identificato col mondo rurale, e dobbiamo esserne orgogliosi.

Indoeuropeismo – Tradizionalismo culturale di stampo ario (ossia indoeuropeo, per chi non lo sapesse), per onorare coloro che hanno plasmato, soprattutto spiritualmente e culturalmente, la nostra grande famiglia europide. La mentalità e l’etica dei nostri avi indoeuropei, soprattutto Celti e Veneti (ma anche Romani e Longobardi), mostrano la via, una via caratterizzata da ethos patriarcale, conservatore nel giusto, virile, battagliero, solare, incline alla politica, alla filosofia, alla vita militare e di studio, e all’interesse, dunque, per la propria comunità nazionale, anche per poter promuovere una società aristocratica (nel senso etimologico del termine) che un domani si occupi seriamente del governo della nazione grande-lombarda liberata, avendo a proprio favore, finalmente, il merito.

Europeismo völkisch – Non più l’europeismo unionista consueto, fatto di Stati senza nazione e spina dorsale, ma un patriottismo europide etnico e confederale che possa studiare un disegno di consorzio “imperiale” con o alleato della Russia e in buoni rapporti col mondo eurasiatico indoeuropeo (senza più enti sovranazionali e mondialisti a minare la sovranità nazionale), ma anche con le comunità bianche sparse per la terra che rifiutano il globalismo all’americana. Basta unioni che europee sono solo di nome, sì invece ad un sacro consesso “euro-siberiano” dove nazioni omogenee, altamente identitarie, costituiscano la base di una rinascita dell’intramontabile sogno imperiale/ghibellino nato con Roma, naturalmente in chiave contemporanea e razzialmente compatta. L’Europa non deve e non può abdicare al proprio ruolo di culla della civiltà e per farlo, se necessario, deve saper adottare anche un punto di vista isolazionista nei riguardi del terzo/quarto mondo e delle aggressive economie emergenti.

Presidenzialismo – Una repubblica lombarda basata sull’elezione di un solo presidente, che sia capo dello Stato e del governo, eletto direttamente dai lombardi senza intralci parlamentari. La scelta al popolo sovrano. Niente più soluzioni all’italiana con tanto di costituzione antifascista, con governi tecnici (ossia plutocratici), primi ministri non eletti e culto liberticida di presidenti non voluti direttamente dal popolo, che nonostante il prestigio simbolico vengono venerati come monarchi illuminati passibili di lesa maestà.

Dirigismo – Logica conseguenza del socialismo nazionale, dove le redini della grande industria strategica, dell’economia, del mercato, e della sovranità monetaria (liquidazione dell’euro) vengano direttamente impugnate dallo Stato, che deve dettare la linea da seguire e che unico può, se eretto come si deve, garantire gli interessi nazionali granlombardi. Non statolatria e dispotismo, ma salubre nazionalizzazione e doveroso protezionismo, con interesse per soluzioni corporative. La Lombardia deve conquistare autorità e sovranità, in nome dell’originalità della sua identità nazionale.

Cristianesimo e paganesimo – Le uniche due forme di religiosità accettabili, cattolicesimo romano (preconciliare) e gentilità ariana. Giusto salvaguardare le radici romano-cristiane (non quelle, fantomatiche, giudeo-cristiane), ma anche le primigenie, ossia le pagane, senza arrivare a scontri confessionali: lo Stato deve rimanere laico, che non significa ovviamente ateo, laicista e pluralista. Lecito il recupero culturale della religiosità tradizionale legata alla gentilità precristiana (celtica, romana o germanica), senza però dimenticare che il cammino iniziatico di questi culti si è interrotto millenni fa. La spiritualità può tranquillamente conciliarsi col razionalismo, perché la prima è riflessione, meditazione, contemplazione ma anche edificazione collettiva di una religione civica nazionale. Naturalmente, non vi è contraddizione con il punto razionalista precedente, se si tratta appunto delle religioni pagane genuinamente identitarie e legate etnicamente alla Lombardia, e della cristianità cattolica, radicata da duemila anni nel nostro Paese e debitrice della gentilità indogermanica. La fede, ad ogni modo, non deve intralciare le politiche etnonazionaliste, ma fare il bene della patria.

Questi punti rispecchiano la personale visione del mondo sizziana delineatasi concretamente dal 2006 in avanti, nel periodo, cioè, in cui il Nostro ha cominciato ad interessarsi seriamente di politica, metapolitica e cultura. Nel tempo s’è raffinata ed evoluta in un pensiero più serio, razionale e concreto, pronto a spiccare nuovamente il volo verso l’indipendentismo – dopo la parentesi italianista etnofederale – doverosamente etnonazionale, non certo liberale o progressista. Destra? centro? sinistra? vuote etichette senza alcun significato: conta la Lombardia, e chi la incarna per vincoli biologici, territoriali e culturali (etnici e nazionali).

Ora di dire basta alle menzogne, né Italia né Padania leghista, è giunto il momento dell’autoaffermazione nazionale della Lombardia, quella etnica e storica, vera, racchiusa nel bacino idrografico del Po ma proiettata nel suo naturale spazio vitale cisalpino, all’interno di un quadro “eurusso” dove i destini dei popoli e delle comunità etnoculturali vengano comunque prima di qualsivoglia forma di Stato. In questo senso sarebbe basilare un’intesa tra tutte le realtà nazionali dell’arco alpino. La nazione giustifica lo Stato, non viceversa, e se questo non aderisce a stringenti criteri identitari va messo in discussione. La Repubblica Italiana è da archiviare in quanto entità multietnica priva di carattere nazionale. Al suo posto, in ambito padano-alpino, deve sorgere una repubblica che rappresenti degnamente le due principali anime della Grande Lombardia: quella occidentale, celto-ligure, e quella orientale, reto-venetica, comunque accomunate dalla gallo-romanità e dall’epopea longobarda e lombarda in senso medievale.

Solo il lombardesimo può salvare la Lombardia rendendola di nuovo Grande, mediante la sapiente opera etnonazionalista di rivoluzione nella riorganizzazione territoriale e amministrativa delle nostre terre padano-alpine; l’etnonazionalismo völkisch in chiave lombardista non ha nulla da spartire con le cialtronerie padaniste o con le sceneggiate neofasciste/neonaziste, perché si tratta di non rinunciare alla nostra realtà etno-razziale, declinata in senso panlombardo, e alla sua legittima difesa totale, così come al legittimo diritto di autodeterminazione anti-mondialista del sovrano popolo lombardo.

Ci lasciamo alle spalle il banale italianismo per riconciliarci a pieno regime con la rivoluzione lombardista, pur non avendo mai abbandonato e rinunciato alla doverosa battaglia comunitarista volta a salvaguardia, preservazione e realizzazione biologiche ed etniche dei Lombardi, un insieme di genti affratellate e distinte dagli italiani e dagli altri europei. A che giova dimenarsi nell’amorfa massa sovranista quando possiamo essere, con rinnovato fervore, gli araldi di una dottrina originale, da noi stessi plasmata e divulgata? Ma, soprattutto, perché impantanarsi nell’italianità quando il nostro sangue, il nostro suolo, il nostro spirito parlano lombardo?

Simbologia

Esporremo ora bandiere e simboli della Lombardia etnica e della Grande Lombardia, al fine di rendere onore al retaggio etnoculturale e storico delle genti lombarde, dando degna rappresentanza al carattere nazionale cisalpino. Ci soffermeremo anche sull’Europa, nell’ottica di una grande famiglia confederale che costituisca, con la Russia o in alleanza con essa, un impero “euro-siberiano” incarnato da genti indigene accomunate da un lignaggio inimitabile, che dall’epoca mesolitica, passando per quella neolitica, sbocca nella straordinaria epopea indogermanica. Il mastice “imperiale” è dato dalla razza europide/bianca.

Il punto di vista lombardista si concentra più sulla comune eredità etnica delle Lombardie che sul particolare regionale, sulla lombardità quindi, perché la nazione è una ed è la (Grande) Lombardia. Nonostante ciò, esso difende e promuove anche la salvaguardia delle specificità locali di ogni suddivisione territoriale storica, al netto di inutili campanilismi o di ridicoli micro-indipendentismi. L’etnonazionalismo lombardo, il lombardesimo, va dal Monviso al Nevoso, dal Gottardo al Cimone, come recita il motto dell’associazione politico-culturale Grande Lombardia.

Vale anche qui il discorso relativo alla questione linguistica: vogliamo preservare la naturale varietà ma al contempo promuovere la presa di coscienza panlombarda che porti ad un’unificazione nazionale sotto l’egida del lombardesimo (e in senso linguistico del milanese classico volgare, principe dei nostri idiomi), a partire ovviamente dalla Lombardia etnica. Il fiorentino letterario (l’italiano), lingua franca straniera, andrebbe gradualmente eliminato in favore del lombardo (il milanese puro, appunto), accostandolo alle lingue locali indigene (varianti “gallo-italiche”/lombarde, ligure, veneto, ladino in senso lato).

Ecco la nostra proposta di vessillo panlombardo, sia etnico che grande-lombardo, un vessillo inquartato che unisce la guelfa Croce di San Giorgio (già bandiera della capitale ideale Milano e della Lega Lombarda) alla ghibellina Croce di San Giovanni Battista (già bandiera della capitale morale Pavia e dell’esercito del Sacro Romano Impero); queste due croci medievali sono diffusissime nelle città della Grande Lombardia, per ragioni storiche e identitarie, e rappresentano dunque al meglio le anime della nostra terra: quella comunale e nazionale, ossia il particolare, e quella imperiale, ossia l’universale (ovviamente in accezione europea). Anche il cromatismo biancorosso “alpino” è assai ricorrente nelle terre padano-alpine.

Croci lombarde

In alternativa si potrebbe pure pensare ad una soluzione grafica di questo tipo:

Croci lombarde 2

Insostituibile insegna della lombardità è il Ducale visconteo, tradizionalmente associato all’Insubria (Lombardia transpadana occidentale). Noi lo inquadriamo come stemma lombardo, che accosta mirabilmente il simbolo per antonomasia del nostro popolo, ossia il longobardo Biscione, l’azzurra vipera di cui esistono reminiscenze persino a Benevento (col tocco dal gusto crociato grazie al nemico moresco ingollato), a quello latino-germanico dell’Aquila imperiale, ossia dell’Europa più alta e nobile in cui ci riconosciamo, e di cui la Lombardia fa degnamente parte. La nostra terra è, infatti, anello di congiunzione tra mondo mediterraneo e mitteleuropeo.

Ducale visconteo

Simbolo della Lombardia transpadana occidentale (Insubria) è la Scrofa semilanuta, un emblema celtico/gallico che risale ai tempi di Belloveso e della fondazione sacrale di Milano (in cui si inserisce anche il tempio dedicato a Belisama, che sorgeva dove oggi si trova il Duomo; la Madonnina ha, non a caso, reminiscenze di quella dea celtica, nonché della romana Minerva). Il cinghiale è un classico animale totemico dei Celti.

Scrofa semilanuta

Come simbolo della Lombardia transpadana orientale (cosiddetta Orobia) abbiamo pensato ad una ruota solare camuna in versione di swastika, simbolo tratto dalle incisioni rupestri della Val Camonica. Una variante certo più nobile della famosa rosa camuna inflazionata dalla regione del Pirellone, grazie al palese rimando astrale e solare e al cromatismo sacrale indoeuropeo. Ne esistono due versioni, ideate da Paolo Sizzi: la prima, scelta dal Nostro come emblema del lombardesimo, riprende l’originale inclinazione astronomica dell’incisione di Carpene, la seconda, riportata qui sotto, allinea le coppelle per formare una croce greca, rimandando così alle Croci lombarde e al disco solare ario-europeo. Lo sfondo grigio simula la parete rocciosa ma è anche un tributo al colore sociale lombardista (sebbene plumbeo).

Swastika camuno

Oltre al petroglifo di Carpene ne esiste un altro ben noto, che è quello di Paspardo, il cui andamento è destrogiro, anziché levogiro:

Swastika camuno 2

Classico emblema della Lombardia subalpina (cosiddetto Piemonte, o meglio, Taurasia) è il Drapò, la bandiera con la Croce di San Giovanni Battista e le ornature azzurro sabaudo, rimembranza del ramo piemontese del Ducato di Savoia. Il tema dei vessilli e degli scudi crociati è davvero un topos della simbologia storica lombarda, e non solo in accezione cristiana: la croce è un antichissimo simbolo solare ispirato alla spiritualità e alla cosmologia ariane.

Drapò

L’aquila degli Este, e dell’antico Ducato di Modena e Reggio, può rappresentare la Lombardia cispadana (cosiddetta Emilia, o meglio, Boica). Tale vessillo si ricollega all’origine longobarda degli Estensi, originatisi dagli Obertenghi, medievali signori della Grande Lombardia occidentale.

Aquila estense

La Croce di San Giorgio è divenuta simbolo famoso grazie innanzitutto a Genova e alla Liguria repubblicana, e in seconda battuta grazie a Milano e alla Lega Lombarda, anche se più facilmente viene associata all’Inghilterra. Per quanto tale vessillo sia inequivocabilmente legato al cristianesimo cattolico e al guelfismo, sarà utile ricordare come San Giorgio fosse una figura guerriera particolarmente cara ai Longobardi, assieme ovviamente a San Michele, grazie ad una interpretazione cristiana delle bellicose divinità germaniche. Il negativo del Sangiorgio, invece, ossia la ghibellina Croce di San Giovanni Battista, riprende la Blutfahne imperiale, bandiera da guerra del SRI.

Sangiorgio

Per la Romagna (o Senonia) vediamo positivamente questo bipartito rosso-dorato, cromatismo romano e imperiale, che fa da sfondo al galletto e alla caveja, due simboli romagnoli classici: il galletto è animale solare e totemico dei Galli Senoni, mentre la seconda è un’asta d’acciaio conficcata un tempo nel timone dei carri della Romagna trainati dai buoi, accompagnata da alcuni ornamenti tradizionali di origine pagana o cristiana.

Caveja

Il famoso Leone alato di San Marco, vessillo del Veneto e prima ancora della Serenissima, nella versione con libro chiuso e spada sguainata, a simboleggiare quasi la necessità delle Lombardie di tornare a combattere per la difesa della propria vera identità e per la libertà delle proprie terre.

San Marco

L’aquila fiammeggiante di San Venceslao rappresenta la Rezia cisalpina (ossia il Trentino e il Tirolo originale), un antico simbolo medievale già insegna del Principato vescovile di Trento. Non siamo ostili ai germanofoni cisalpini (e ad ogni altra minoranza alpina) ma da lombardi difendiamo innanzitutto l’eredità retica, romanza e celto-germanica del Tirolo propriamente detto, cioè la sua porzione meridionale, grande-lombarda.

Aquila di San Venceslao

Per il Friuli (o Carnia) vediamo bene l’antico vessillo del Patriarcato di Aquileia, che tradizionalmente presenta sfondo blu; per distinguerlo da quello estense della Lombardia cispadana, opteremmo per la versione da guerra della bandiera friulana, ove l’aquila campeggia su sfondo rosso.

Aquila friulana

Infine, per la Venezia Giulia storica (che noi denominiamo Istria), ecco il classico simbolo della capra istriana, un antichissimo emblema che risale all’epoca romana e rappresenta territori crocevia fra Veneti, Illiri e Celti.

Capra istriana

Merita una citazione il povero sole delle Alpi (o sole celtico), il cui significato è stato inflazionato dalle pagliacciate propagandistiche, e mercatistiche, della vecchia Lega Nord. Il simbolo, già studiato da Gilberto Oneto, è uno squisito emblema celtico/celto-ligure alpino-padano, rivisitato dai Longobardi e dall’arte cristiana. Esprime il culto solare indoeuropeo e l’armonia che i Celti instauravano con la natura e il ciclo delle stagioni, nonché della vita e della morte, e della rinascita (primaverile). È un simbolo beneaugurale che irradia la gioia di vivere celtica, contrapposta alle tenebre ctonie e lunari esemplificate da drappi neri, teschi, iettatori, prefiche, corna e catafalchi dal sapore levantino che tanto piacciono a certe latitudini… Appare più sensato rosso che verde “padano”, riprendendo così la peculiare colorazione biancorossa cisalpina. Un motivo similare compare in altre culture antiche europee come, ad esempio, in area gallica transalpina, lungo l’Appennino e presso gli Etruschi.

Sole celtico

Ci venga concesso un cenno allo stemma della città di Bergamo, il capoluogo sizziano, che affonda le proprie radici nel Medioevo comunale:

Sole raggiante orobico

Lo scudo sannitico bipartito (in origine palato), ha il classico cromatismo nobiliare rosso-dorato tipico della romanitas, in cui il rosso rappresenta il sangue del popolo e l’oro le messi bergamasche e la feracità del suolo orobico. Lo scudo è racchiuso in un cerchio blu, raffigurante il cielo, a sua volta inglobato in una raggiera similare alla più nota Razza viscontea, un simbolo cristologico volto a rappresentare Gesù come sole di salvezza e redenzione, e l’autonomia politica del comune bergomense.

Seppur le intenzioni di chi ha fatto questo stemma siano state cristiane, è interessante rivedere in esso anche un rimando indoeuropeo alla solarità, al celeste, al mondo uranico di valori alti e spirituali che hanno caratterizzato la religiosità e l’etica dei nostri arii padri. Valori che, del resto, il cristianesimo ha ampiamente assorbito e fatti propri.

Anche lo stemma della Provincia di Bergamo è particolare, oltre che molto caro alle genti bergamasche:

Provincia di Bergamo

Chiaramente ispirato al simbolo e ai colori tradizionali del comune orobico, fonde due stemmi nobiliari bergamaschi, quello dei Bersani (con l’Aquila imperiale nera) e dei Camozzi (con il cervo in corsa). Il cervo è l’animale simbolo della terra bergamasca e riecheggia il culto alpino e celtico di Cernunnos. Già che ci siamo ricordiamo che il toponimo di Bergamo deriva, con tutta probabilità (e come già suggeriva il Mommsen), dal nome del dio celtico Bergimus, secondo alcuni divinità dei monti e delle alture (radice protoceltica *bherg- ‘colle, monte’), secondo altri, come l’archeologo Angelo Ardovino, della magia e delle fasi lunari, affine al gallico transalpino Ogmios.

Prima di venire all’ambito europeo val la pena spendere qualche parola per il simbolo di Grande Lombardia, analogo a quello del precedente Movimento Nazionalista Lombardo, entrambi concepiti dal Sizzi:

Logo MNL
Logo GL

Si chiama Croce lombardista e consiste, fondamentalmente, nell’integrazione della Croce di San Giorgio panlombarda e comunale con la ruota solare indoeuropea, fondendo così le due croci tradizionali care ai lombardisti, tanto di valenza pagana quanto cristiana (le due anime della civiltà europide). Nel logo di Grande Lombardia questa simbologia di partenza viene arricchita da un altro cerchio che racchiude la Croce precedente andando a costituire una rinnovata insegna lombardista nata dall’armonica unione tra Sangiorgio e Sangiovanni – anch’esso panlombardo ma imperiale – mediata dal disco solare indogermanico. E così l’abbraccio tra Lombardia etnica e Grande Lombardia suggella l’estensione del progetto lombardista a tutta la nazione storica lombarda, che a sua volta si inscrive nella grande famiglia imperiale europea.

A coronare la nobiltà e il prestigio del simbolo la pennellata rosso-bianco-nera mutuata dai colori sacri degli Indoeuropei che, peraltro, ben si sposano con quelli classici lombardi. Nel vecchio logo dell’MNL si può vedere come i cerchi concentrici formino la bandiera della Tradizione, un vessillo che, unito alla ruota solare, crediamo sia il miglior candidato a costituire un’ipotetica insegna “euro-siberiana”, espressione dell’impero confederale d’Europa.

Croce solare
Swastika

La ruota, o croce, solare (la banalmente detta “celtica”) rappresenta alla perfezione i tipici simboli di tradizione indoeuropea, relativi alle più antiche radici della nostra grande patria europide dunque, intrisi di quella visione solare ed uranica che era caratteristica delle genti ariane e che ha plasmato il nostro continente fecondando il suo retroterra più arcaico (continentale e mediterraneo). Ricorda da vicino lo swastika, emblema ariano principe, che nonostante la strumentalizzazione antifascista simboleggia il sole, l’energia vitale, i movimenti astrali, la fortuna ed è carico di positività.

Bandiera della Tradizione

Il cromatismo ariano succitato rappresenta, come detto, la bandiera della Tradizione, molto cara ad ogni identitario völkisch ed indoeuropeista. Tale drappo riflette la tipica tripartizione funzionale della società ariana costituita da sfera militare, sfera spirituale e sfera rurale, che si rispecchia anche nel pantheon dei principali credi indoeuropei. In base a ciò noi possiamo ravvisare nel rosso il sangue indogermanico versato sui campi di battaglia dai nostri padri, nel bianco il luminoso spirito della gentilità accolto dalla religiosità cattolica tradizionale, nel nero l’ubertoso suolo europeo inscindibilmente legato alla razza. Cosicché chi difende questi colori, e questi valori, difenderà anche il popolo, la sua cultura, la sua terra.

Una citazione d’obbligo merita la classica Aquila bicipite imperiale nera su sfondo dorato, simbolo di Occidente e Oriente europei, possibile “stemma” dell’Eurussia, le cui origini affondano nel passato romano, bizantino, celto-germanico, mitteleuropeo e russo.

Aquila bicipite imperiale

Per chiudere ecco una rassegna di altri importanti simboli solari ariani, tra i più noti, che sono espressione di nazioni riconducibili a precisi ambiti geografici e storici, ma che non vogliono essere bandiere di Stato; esso, come sappiamo, deve coincidere con la (vera) nazione e in questo senso ogni (vera) patria europea ha il diritto all’autodeterminazione e ad organismi statuali indipendenti dagli apparati mondialisti di matrice illuminista, massonica, giacobina o liberale e antifascista. Va da sé che l’adozione di bandiere nazionali spetti alle nazioni interessate.

Per l’Iberia il Lauburu. Simbolo sia basco che celtiberico dalla evidente valenza solare e astrale, ma anche relativa al ciclo vitale. Appare molto affine allo swastika, anche nel significato (destrogiro e levogiro).

Lauburu

Per la Gallia la triscele. Racchiude in sé il potere del numero perfetto tre, che si manifesta attraverso le tre spirali e rappresenta il ruotare delle energie, naturalmente anche in accezione solare. Come nel caso di altri emblemi solari il significato varia a seconda dell’orientamento del simbolo, ed è stato riadattato dal cristianesimo per simboleggiare la solarità del Cristo e il mistero della Trinità.

Triscele

Per la Britannia la triquetra. Un altro simbolo celtico molto famoso, la cui valenza è analoga alla triscele e rappresenta le tre forze naturali (terra, aria, acqua) e i tre gradi dell’evoluzione dell’esistenza (vita, morte, rinascita), aspetti di un unico ente che è il tutto.

Triquetra

Per la Germania il sole nero. Si tratta di una variante germanica dello swastika con eguale simbologia solare, dunque; può rappresentare una ruota dell’anno grazie ai suoi dodici raggi che rimandano all’andamento del sole con il susseguirsi dei mesi. Per quanto associato alle SS, questo emblema è assai arcaico e risale alla storia teutonica antica.

Sole nero

Per la Scandinavia il Valknut. Legato al paganesimo germanico e norreno, ha una valenza similare a quella della triquetra e si collega intimamente agli attributi odinici, nonché ai guerrieri caduti in battaglia e accolti nel Valhalla.

Valknut

Per il Balticum il Tursaansydän. Presso i popoli finnici e, soprattutto, baltici i simboli affini allo swastika sono assai importanti (vedi anche il lettone Pērkonkrusts) poiché rappresentano l’importante eredità ariana che riguarda il loro areale. Il simbolo in questione ha un uso beneaugurale e pare che si connetta anche al martello rotante di Thor, ma pure ai fulmini del dio Perkūnas, divinità comune a tutti i popoli dell’areale baltico.

Tursaansydän
Pērkonkrusts

Per la Slavia le mani di Dio. Un simbolo tratto dal paganesimo slavo e ricorrente in Polonia, sovente accostato allo swastika e ad altri simboli solari.

Mani di Dio

Per la Russia il Kolovrat. Simbolo pagano molto legato alla Russia etnica, riferito ad una divinità solare slava e avente medesimo significato del più noto swastika.

Kolovrat

Per la Balcania la croce solare. Anche questo è un classico simbolo, non solo balcanico (vedi Armenia), dal chiaro riferimento solare e astrale, legato al ciclo della vita e all’eternità, e mostra legami etnici con Daci, Traci e Illiri.

Croce solare

Per l’Ellade il sole di Verghina. Emblema della Macedonia ellenica è probabilmente correlato alla dinastia di Alessandro Magno e al pantheon olimpico, e porta con sé una squisita valenza uranica.

Sole di Verghina

Vi è, infine, l’Italia (etnica), dalla Toscana a Malta e dalla Corsica all’arcipelago di Pelagosa. Per questo areale s’era pensato al cosiddetto “fiore a sei petali”, affine al sole delle Alpi, un simbolo presente nel mondo etrusco, tra i Dauni della Puglia, nell’antica Roma e in altre aree italiche. Tuttavia, l’emblema/vessillo ideale per le terre della Saturnia tellus, ossia la genuina Italia, è il seguente:

Aquila repubblicana

Unisce l’Aquila di Roma, animale sacro a Zeus e Giove, ad altri simboli della classicità italico-romana quali il fascio repubblicano (di origine etrusca), il serto di alloro, la dicitura SPQR e il cromatismo rosso-dorato. Non conosciamo l’autore ma questa bandiera (in parte ispirata alla bandiera da combattimento della RSI) potrebbe benissimo rappresentare i popoli della reale penisola, gli Italiani etnici, lasciandosi alle spalle le bandiere tricolori, brutta copia del drappo giacobino d’oltralpe, che sono soltanto l’espressione senza storia degli interessi di pochissimi ai danni delle nazioni, quelle vere.

Ricorrenze e anniversari

Corona Ferrea di Monza

Ecco una proposta di calendario identitario (solare ovviamente) con i principali anniversari e ricorrenze lombardisti (lombardi ed europei). Non è di taglio prettamente cattolico, ma non vuole essere nulla di anticristiano, bensì una sorta di esperimento in chiave gentile, o ibrida.

In alternativa alla datazione canonica, cristiana, peraltro sfasata non essendo Cristo nato nell’anno 0, potremmo adoperarne una più consona alla bisogna, a partire dall’anno ritenuto, convenzionalmente, la fine dell’Impero romano d’Occidente, il 476 (in quanto apparato statale artificiale, soprattutto sul finire, parassitario, levantineggiante, anti-identitario); pertanto, oggi non saremmo nel 2022 ma nel 1546, o 1545 senza calcolare l’anno 0.

Chiariamo: tale datazione, unita alla dicitura ‘avanti era volgare’ ed ‘era volgare’, non ha patetici intenti giacobini, massonici, laicisti e new age (figuriamoci!) ma vuole semplicemente rappresentare un’alternativa “pagana” al consueto calendario di ispirazione cattolica (già di per sé intriso di echi pagani). E le uniche anime religiose tollerabili, nel contesto grande-lombardo, sono proprio il recupero della gentilità indoeuropea (più che altro in senso culturale) e, naturalmente, il cattolicesimo tradizionalista, segnatamente ambrosiano. ‘Volgare’ può anche essere un riferimento all’adozione dei volgari lombardi, in contrapposizione al latino, da parte della popolazione indigena.

Assieme a ricorrenze laiche abbiamo inserito alcune date cultuali care al tradizionalismo pagano, che incarna un mezzo spirituale per veicolare i valori etnonazionali lombardi ed esprimere una mistica del sangue coerente con il messaggio culturale e politico lombardista, anche perché i sette giorni della settimana sono mutuati proprio dalla gentilità, così come i nomi dei mesi.

A questo proposito, al posto dell’ebraico sabato e della cristiana domenica, abbiamo re-introdotto il saturdì (dies Saturni) e il soledì (dies Solis), primo giorno della settimana sebbene festivo, continuando la tradizione gentile. Pur avendo tolto riferimenti cristiani (e soprattutto giudaici) va precisato che il cristianesimo cattolico, d’altro canto, ha assorbito ampiamente il prima gentile, assurgendo ad erede imperiale ed universale (che, comunque, non significa cosmopolita e multirazziale) della romanitas ariana. Il Cristo riveste, così, i radiosi panni della solarità indoeuropea, novello Sol Invictus.

Per quanto chi scrive ritenga poco convincente (e serio) il ricostruzionismo pagano, al di fuori di un’attività meramente culturale e identitaria, può essere apprezzabile riscoprire le radici ariane del nostro continente e della terra lombarda, così come fronteggiare il degrado mondialista e modernista del cattolicesimo postconciliare mediante recupero della cristianità romana tradizionale. Merita attenzione anche il rito ambrosiano, latino ma con originali elementi gallici, un tempo esteso a tutta la Grande Lombardia.

Infine, saremmo favorevoli all’abolizione dell’ora legale, conservando la classica ora solare. Il tempo, le stagioni, gli anni devono essere scanditi dal sole, che da sempre è il punto di riferimento dell’uomo europeo, supportato in questo dalla mentalità indoeuropea, nostra guida etica e spirituale che ha influenzato profondamente anche il cattolicesimo romano (a differenza degli scismatici orientali, degli eretici protestanti in odore di giudaismo e del pulviscolo di settari cialtroni americani).

Gli anni qui indicati, per comodità, si riferiscono alla datazione tradizionale.

Gennaio 

1 gennaio: Capodanno.

2 gennaio (1492): resa di Granada, ultimo atto della Reconquista.

6 gennaio: falò di inizio anno.

10 gennaio (1072): liberazione normanna della Sicilia.

21 gennaio (1277): battaglia di Desio.

29-30-31 gennaio: giorni della merla.

30 gennaio (1972): Bloody Sunday.

Ultimo giovedì di gennaio: festa della Gioeubbia.

Febbraio 

1-2 febbraio: Candelora – Imbolc. Data intermedia tra solstizio d’inverno ed equinozio di primavera.

3 febbraio (1998): strage del Cermis.

10 febbraio (1947): foibe ed esodo veneto.

13 febbraio (1945): bombardamento di Dresda.

17 febbraio: festa del lavoro (in quanto giorno dedicato a Quirino).

18 febbraio (1248): battaglia di Parma.

21 febbraio (1339): battaglia di Parabiago.

Carnevale/Quaresima.

Marzo 

1 marzo: more veneto (Capodanno veneto).

7 marzo: festa delle donne e delle madri (in quanto, anticamente, Matronali).

13: Tredesin de marz.

17 marzo: festa dei padri (in quanto giorno dedicato a Liber Pater).

18 marzo: ricordo delle vittime del COVID-19.

20-21 marzo: Ostara – Pasqua cristiana. Equinozio di primavera.

30 marzo (1397): nascita del Ducato di Lombardia.

Aprile 

2 aprile (568): discesa dei Longobardi di Alboino nella Cisalpina.

3 aprile (1077): nascita del Patriarcato di Aquileia (festa del Friuli/Carnia).

5 aprile (1945): bombardamento di Alessandria.

7 aprile (1167): giuramento di Pontida – Nascita della Societas Lombardiae.

23 aprile: San Giorgio (festa della Croce di San Giorgio).

24 aprile (1915): genocidio armeno e greco.

25 aprile: San Marco (festa della Venethia).

28 aprile (1487): battaglia di Crevola.

30 aprile: notte di Valpurga.

Maggio 

1 maggio: Calendimaggio- Beltane. Data intermedia tra equinozio di primavera e solstizio d’estate.

6 maggio (2011): nascita del Movimento Nazionalista Lombardo.

8 maggio (1898): cannonate di Bava-Beccaris contro la folla milanese.

11 maggio (1395): costituzione del Ducato di Milano (festa del Ducale visconteo).

28 maggio (1974): strage di Brescia.

29 maggio (1176): battaglia di Legnano (festa nazionale della Lombardia etnica).

Giugno 

3 giugno (1796): fuochi del Sacro Cuore di Gesù (festa del Tirolo cisalpino/Rezia cisalpina).

6 giugno: giorno dedicato a Belisama (matrona della Lombardia).

6 giugno (1431): battaglia di Pavia.

10 giugno (1944): bombardamento di Trieste.

11-12 giugno (1859): ritiro dello Stato della Chiesa dalle Romagne (festa della Romagna/Senonia).

20-21 giugno: Notte di mezz’estate – Litha. Solstizio d’estate.

20 giugno (451): battaglia dei Campi Catalaunici (l’Impero romano d’Occidente sconfigge gli Unni).

24 giugno: San Giovanni Battista (festa della Croce di San Giovanni Battista; fuochi solstiziali).

24 giugno (217 a.e.v.): vittoria di Ducario nella battaglia del Lago Trasimeno.

30 giugno (1422): battaglia di Arbedo.

Luglio (anche detto quintile)

6 luglio (1449): battaglia di Castione.

6 luglio (1944): bombardamento di Dalmine (Bergamo).

10 luglio (1009): nascita di Alberto Azzo II, capostipite d’Este (festa della Lombardia cispadana/Boica).

10 luglio (1976): disastro di Seveso.

13 luglio (1943): bombardamento di Torino.

13 luglio (1944): bombardamento di Brescia.

18 luglio (388 a.e.v.): battaglia dell’Allia e sacco di Roma (Clades Gallica).

19 luglio (1747): battaglia dell’Assietta (festa della Lombardia subalpina/Taurasia).

27 luglio (1993): strage di via Palestro.

Agosto (anche detto sestile)

1 agosto: festa del raccolto – LughnasadhData intermedia tra solstizio d’estate ed equinozio d’autunno.

2 agosto: festa del sole (festa degli uomini).

2 agosto (1980): strage di Bologna.

13 agosto (1943): bombardamento di Milano.

26 agosto: giorno dedicato a Bergimus (patrono eponimo di Bergamo).

30 agosto (1706): sacrificio di Pietro Micca.

Ultimo sabato di agosto: San Bortolo (festa dell’Istria).

Settembre 

3 settembre (569): nascita del Regno longobardo a Milano (festa nazionale della Grande Lombardia).

5 settembre (1395): nascita del Ducato di Milano (festa della Lombardia transpadana occidentale/Insubria).

11 settembre (1683): battaglia di Vienna (festa dell’Europa).

15 settembre (1448): battaglia di Caravaggio.

18-19 settembre (1432): battaglia di Delebio.

22-23 settembre: festa della vendemmia – Mabon. Equinozio d’autunno.

25 settembre (1943): bombardamento di Bologna.

29 settembre: San Michele Arcangelo.

Ottobre 

7 ottobre (1571): battaglia di Lepanto.

9 ottobre (1963): disastro del Vajont.

10 ottobre (732): battaglia di Poitiers.

20 ottobre (1944): strage di Gorla – Giornata della memoria.

22 ottobre (1942): bombardamento di Genova.

31 ottobre-1 novembre: Calenda – Samonios. Capodanno celtico. Data intermedia tra equinozio d’autunno e solstizio d’inverno.

Novembre

6 novembre (2013): nascita di Grande Lombardia.

14 novembre (583 a.e.v.): fondazione di Milano.

25 novembre: Caterina Segurana (festa di Nizza).

Dicembre 

5 dicembre: Giorno dedicato a Cernunnos (patrono della Lombardia).

5 dicembre (1746): rivolta del Balilla (festa della Liguria).

7 dicembre: ricordo di Belloveso e Ducario (festa di Milano).

12 dicembre (1969): strage di piazza Fontana.

13 dicembre: Santa Lucia = Lucina/Angerona/Gambara (festa della Lombardia transpadana orientale/Orobia).

21-22 dicembre: Capodanno astronomico – Yule. Solstizio d’inverno.

25 dicembre: Natale solare e cristiano.

Abbiamo indicato gli anni con la numerazione consueta per comodità, e ci siamo permessi di aggiungere alcune festività che, nonostante la rivisitazione cattolica, sono intimamente pagane o legate fortemente all’identità delle genti lombarde. La maggior parte sono invece date storiche di interesse nazionale o culturale, a nostro avviso fondamentali per una sensibilità etnonazionalista völkisch.

Chi scrive non si ritiene pagano, essendo cattolico romano di formazione, ma tollera le forme di rinascenza gentile, in quanto espressione di religiosità e spiritualità indigene, ancorché il cammino iniziatico della gentilità si sia interrotto due millenni fa. D’altra parte anche la civiltà cattolica è prodotto autoctono, alla base della grandezza europea. Un recupero culturale del paganesimo sarebbe un tributo alle nostre radici, senza dimenticare che il cristianesimo, specie cattolico, è debitore, sotto diversi aspetti, della tradizione precristiana. Di sicuro, le uniche due religioni accettabili, nel panorama grande-lombardo, sono il cattolicesimo (preconciliare) e il paganesimo di matrice ariana (celtico, romano, germanico). L’idea di una Chiesa nazionale ambrosiana, grande-lombarda, è affascinante, fintanto che a Roma non disconosceranno il nefasto Concilio Vaticano II.

Abbiamo, ovviamente, eliminato ogni anniversario italiano (ed internazionale), che non è altro che un segnacolo dell’occupante straniero e repubblicano. Il “25 aprile” lombardo sarà la liberazione dall’Italia, non dell’Italia (già di per sé una pagliacciata retorica). Il carattere di giorno festivo di alcune delle date suesposte dipenderà dalle scelte dell’entità statuale granlombarda sebbene, in linea di massima, possiamo già indicare come papabili solstizi, equinozi, feste nazionali (o sub-nazionali, a livello locale) e alcune festività tradizionali cattoliche, dagli echi pagani.