Manifesto lombardista

Swastika camuno destrogiro

Non abbiamo particolari autori di riferimento o citazioni preferite, poiché riteniamo che la propria filosofia di vita genuina nasca semplicemente dalla natura e da ciò che da essa trae sussistenza: il sangue, il suolo, lo spirito. Una menzione d’obbligo va, tuttavia, ad alcuni importanti autori etnonazionalisti come Federico Prati, Silvano Lorenzoni, Harm Wulf, Flavio Grisolia, Gilberto Oneto e Gualtiero Ciola, che Paolo Sizzi scoprì nel 2006, assieme agli studiosi classici dell’area identitaria e antropologico-identitaria cisalpina ed europea. Parliamo, fondamentalmente, di ambienti nostrani vicini al GRECE d’oltralpe e alle “nuove destre” völkisch.

Paolo Sizzi è un identitario lombardista, un indipendentista dalla coscienza razzialista e un nazionalista etnico sangue e suolo, ovviamente europeo e dunque europide (che se vogliamo si può rendere con caucasoide bianco), ex segretario della disciolta associazione metapolitica Movimento Nazionalista Lombardo ed ex presidente di quella denominata Grande Lombardia, tuttora esistente. Si ritiene, nel suo piccolo, teorico del lombardesimo e padre fondatore dell’etnonazionalismo lombardo militante.

Pertanto la nostra Weltanschauung völkisch, nei vari ambiti dell’esperienza umana lombarda ed europea, non può che concretizzarsi secondo i seguenti dettami:

Stirpe: l’etnia lombarda, la patria grande-lombarda e la schiatta europea (sub-subspecie europide) vanno preservate materialmente e spiritualmente. La loro riproduzione va incentivata mediante politiche sociali adeguate, volte non al razzismo ma alla salvaguardia di comunità sempre più a rischio di estinzione. L’immigrazione va bloccata e deve lasciare il posto ad un naturale rimpatrio, se non vogliamo che l’Europa esploda.

Territorio: il suolo va salvaguardato dall’inquinamento, dalla cementificazione e dalla sovrappopolazione cagionati dall’immigrazione – e dalla sua speculazione – e dalla globalizzazione. Difendiamo la nostra terra poiché non v’è sangue senza suolo e, a maggior ragione, non v’è suolo senza sangue. Riscopriamo il contadinato e la montagna per prenderne coscienza, per conoscere realmente noi stessi e le nostre cisalpine genti, e le specie autoctone, animali e vegetali, che caratterizzano il nostro habitat; purtroppo, quanto gli autoctoni umani, esse subiscono il mortale parassitismo del sistema mondialista.

Cultura: la cultura è prodotto dello spirito inteso come indole ed intelletto, ragione; americanizzandosi, diviene corruzione, spazzatura, carcassa dilacerata da avvoltoi ideologici cosmopoliti. Essa va protetta e promossa in tutte le sue forme linguistiche, artistiche, letterarie, folcloriche, culinarie, sportive, scongiurando così la fossa comune rappresentata dallo stato-apparato giacobino e massonico e dalla società livellata e multirazziale. Un importante ruolo culturale e identitario, ma anche economico, deve altresì essere ricoperto dai viaggi formativi, che portino alla ri-scoperta da parte dei lombardi medesimi e degli europei, della realtà paesaggistica, storica, artistica, architettonica della nostra nazione, che non è seconda a nessuno.

Tradizione: la nostra identità etnica e territoriale passa per la tradizione indigena genuina, che nasce nella notte dei tempi e giunge sino a noi. Solo una società identitaria e patriottica può conservarla integra e tramandarla sana e salva ai posteri, affinché non rinneghino mai col cosmopolitismo apolide le proprie vere radici (che non sono certo “giudeo-cristiane” o illuministe ma europee, indoeuropee, gentili e romano-cristiane).

Famiglia: il nucleo base della società è la famiglia, quella vera, secondo natura, costituita da padre, madre e prole endogamica, rispettosa dei propri anziani, ossia la sua coscienza. È bene che il matrimonio sussista e che il divorzio sia via via sconfitto. I figli hanno diritto a crescere in una famiglia unita e solida, non disintegrata dal vizio, e sappiamo bene quanto abbiamo bisogno di figliolanza autoctona per sgominare la denatalità nostrana. Chi decide di sposarsi deve farlo nel rispetto della propria comunità: libertà è fare il bene del popolo, non soddisfare egoisticamente i propri bassi appetiti. Tutto il resto non è famiglia ma surrogato, blasfema parodia del sacro caposaldo comunitario, preso sempre più di mira dalla sovversione consumistica e relativista.

Società: la società di una nazione, per essere sana e ordinata, dev’essere gerarchizzata aristocraticamente (nel senso etimologico, un governo dei migliori) e basata sulla meritocrazia völkisch. Le ideologie perverse vanno sconfitte affinché non corrompano le istituzioni facendole precipitare negli inferi dell’anarchia o anche solo della “democrazia” in chiave plutocratica od oclocratica, dunque democrazia all’antifascista. La società, la comunità, non è una mera invenzione umana, ma il frutto dell’armonica fusione tra uomo e natura, e dei legami che da essa nascono.

Governo: auspichiamo una Lombardia presidenziale e nazional-sociale indipendente dall’Italia, dalla Ue e dalla Nato, e da ogni organismo sovranazionale, e un impero eurusso confederale, in cui le vere nazioni europee siano finalmente padrone di se stesse, sganciate dal carrozzone funebre americano. Accettiamo di buon grado quelle forme democratiche di autodeterminazione in cui il popolo sia davvero degno di partecipare alla vita politica della patria: la democrazia gettata in pasto a cani e porci non serve a nulla; i diritti bisogna guadagnarseli e la precedenza spetta agli autoctoni (gli altri vanno rimpatriati). Urgono governi identitari e aristocratici (ossia affidati ai migliori, non ai blasonati parassiti), autorevoli e ferrei, nemici della putrefazione globalista, che agiscano in maniera determinata non per fini personali ed egemonici ma per il benessere dei popoli lombardi ed europei; questi, allo stato attuale delle cose, sono sempre più minacciati dall’estinzione, dall’auto-genocidio fomentato dalle democrazie borghesi al guinzaglio dell’occidentalismo americano, e dalla conseguente impotenza.

Etica: sbarazziamoci della ipocrita morale borghese, progressista, liberale, ed universalista (ossia finta), che ha ammorbato la nostra etica ariana e romano-cristiana preconciliare al punto da castrarci ed annichilirci con le favole antifasciste tanto amate dal mercato e dalle banche. L’etica lombardista (ossia etnonazionalista) ed europeista völkisch, liberata da tale zavorra, deve promuovere una società forte, battagliera, identitaria, fedele ai comandamenti ispirati dal solare spirito indoeuropeo: sangue e suolo, ossia patria e natura. La nazione secondo la verità della tradizione, per il bene stesso di chi la compone.

Sessualità: difendiamo l’eterosessualità – dunque la salutare normalità – e una ferma morale sessuale ispirata a sobrietà e morigeratezza, no alla propaganda omofila e all’esaltazione degli atteggiamenti anti-tradizionali (che spesso sfociano nella perversione e nella promiscuità), come la spazzatura pornografica e le unioni esogamiche. Il sesso torni ad essere inquadrato anche come riproduzione, altrimenti siamo destinati alla tomba. Non è nostra intenzione criminalizzare l’omosessualità, ma vogliamo stroncare la sua squallida esibizione e la sua equiparazione all’eterosessualità, soprattutto quando si tratta di nozze, figli e valori identitari. Un conto è l’omosessuale, un altro l’omosessualismo.

Donna: le femmine d’ogni età e censo siano rispettose della tradizione indoeuropea e cattolica che le vuole fedeli all’uomo (non diciamo sottomesse in senso semitico), alla famiglia, alla nazione. Rigettino il femminismo e ritornino ad essere devote mogli, feconde madri e virtuose e patriottiche figlie, perché è la natura stessa che lo vuole. E gli uomini si battano a spada tratta per la protezione delle proprie donne, facili prede sia ideologicamente che materialmente dell’edonismo. Ognuno rispetti il suo innato ruolo sociale, altrimenti è la fine. Badate che è complementarità, non maschilismo. La parità, chiaramente, è ciarpame ideologico progressista.

Gioventù: le giovani generazioni imparino a sentirsi parte integrante della nazione, perché futuro di essa. La corruzione giovanile è la morte precoce delle speranze di una società rigenerata e finalmente libera da ogni veleno ideologico e non solo (fumo, alcol, droga), sparso dai cattivi maestri. I giovani ritornino all’ordine salutare come savi figli, disciplinati atleti e combattenti, esemplari studenti e lavoratori, indefessi etnonazionalisti araldi del radioso domani, il cui credo vada ad una patria benedetta dai principi gentili e cattolici.

Anzianità: i nostri vecchi non vanno abbandonati o dirottati verso badanti straniere e ospizi, ma difesi e valorizzati. Grazie a loro noi siamo qui, oggi, lombardi ed europidi, essi custodiscono le nostre radici e la nostra memoria, e dimenticarli è dunque tradimento e crimine. Siano essi coscienza popolare e guida spirituale per tutti noi e siamo noi sostegno della loro vecchiaia, contro ogni sopruso terzomondista che li vuole relegare in fondo alle preoccupazioni delle politiche socialdemocratiche, più che sociali.

Infanzia: diamo alle donne e alle famiglie la possibilità di decidere di abortire, qualora si profili una grave situazione di disabilità, il frutto di uno stupro o un serio pericolo alla salute della madre, ma non sdoganiamo l’aborto incondizionato, rischiando di farlo divenire un capriccio più che una necessità estrema. Difendiamo i nostri figli da ogni forma di barbarie, sia essa abortismo, macelleria genetica, violenza, pedofilia, pedo-pornografia, sfruttamento, e castighiamo in modo esemplare coloro che osino violare l’infanzia.

Sanità: massimo impegno per una sanità moderna, progredita ed efficiente, ma soprattutto messa al servizio del popolo e non degli interessi delle logge e delle case farmaceutiche. Isolazionismo nei confronti del terzo/quarto mondo e delle aggressive economie emergenti anche per scopi sanitari. Ripensamento di aborto ed eutanasia, e di altre misure sanitarie atte ad aiutare la popolazione, ma condanna della bioetica asservita all’individualismo e al consumismo: l’essere umano non è una merce. Spietata lotta al fumo, all’alcolismo, alle droghe, al cibo-spazzatura (“casualmente” americano), al gioco d’azzardo e ad ogni vizio, sempre indotto dal sistema, peraltro, per fare mercato.

Scienza: la ricerca scientifica deve essere volta al miglioramento dell’uomo e della terra, e ad eliminare il marcio cancerogeno, evitando i deliri dello scientismo. Perciò deve essere sempre aiutata e sovvenzionata. Tutti i campi dello scibile umano interrompano ogni sudditanza ideologica in favore dei poteri mondialisti e del loro terrorismo conformistico. La scienza non dev’essere manipolazione al servizio dei corrotti potentati, ma libero e laico strumento a disposizione dell’uomo, che l’ha plasmata per sé e per il dominio razionale del globo.

Religione: il cristianesimo cattolico preconciliare, segnatamente ambrosiano, va salvaguardato in quanto patrimonio storico, culturale, spirituale di Grande Lombardia ed Europa; non così per giudaismo e islam, corpi estranei semitici ben poco compatibili con lo spirito europeo, e per le varie eresie e sette cristiane. L’ortodossia può essere stimata per il piglio battagliero, ma resta scismatica. Il cattolicesimo romano, oltretutto, è debitore della gentilità romana, e dobbiamo tenerne conto. Tempo di controbattere culturalmente a chiese mondialiste (Vaticano incluso), sette, eresie, sinagoghe, moschee, templi di culti esotici, riti new age e tossiche baggianate wiccasuperstizioni varie, oroscopi, maghi e ciarlatani, tutta roba che non fa altro, inoltre, che fomentare il popolo all’auto-genocidio multirazziale. Discorso diverso per il paganesimo autoctono rinascente, soprattutto se portato avanti su binari culturali e senza pretese teocratiche. Meglio ancora una salutare mistica del sangue ispirata alla visione del mondo indoeuropea. La tradizione cristiana e la gentilità sono compatibili con l’Europa (e la ragione), altri credi no. Diffidate sempre, altresì, di chi vi parla di “radici giudeo-cristiane”.

Scuola: l’istruzione d’ogni ordine e grado, dagli asili alle università, dovrebbe ispirarsi all’identitarismo (non oscurantista, beninteso), affinché la gioventù sia ampiamente acculturata in nome della natura, e preservata così dal plagio e dalla corruzione dell’educazione politicizzata voluta dalle logge atlantiste o dai finti comunisti salottieri. La scuola, come tutte le istituzioni e i servizi, è innanzitutto rivolta agli autoctoni e così dovrebbe essere per il personale. Sbarazziamoci della statolatria italiana fondata sul monopolio ausonico dell’impiego pubblico; l’indipendentismo deve regolare, una volta per tutte, i conti con Roma affinché la pubblica amministrazione grande-lombarda sia appannaggio dei nativi. L’erudizione non va affossata, deve mirare all’eccellenza, perché rivolta a chi, un domani, diverrà la classe dirigente del Paese. Senza più tricolore e giogo italo-romano le Lombardie potranno finalmente risorgere.

Media: basta con l’informazione schiava di partiti, cialtroni, ideologie globaliste, gruppi di pressione e del politicamente corretto, che si dimostra discriminatoria nei confronti dell’identità, soprattutto lombarda; i mezzi di comunicazione devono essere liberi, ma non libertari, e quindi devono dare spazio adeguato anche al razionale culto del sangue e del suolo, sempre al servizio del popolo e della nazione e mai delle cricche, perché solo così l’informazione si emancipa dal giogo ideologico e plutocratico dei parassiti per farsi araldo di natura e verità.

Giustizia: troppo importante è la sicurezza di lombardi ed europei per lasciarsi andare all’ipocrita pietismo pezzente. Un individuo, nel momento in cui delinque, deliberatamente ripudia i suoi doveri e quindi rinuncia anche ai suoi diritti. Nelle nostre terre dovrebbero rimanere, ovviamente imprigionati, i delinquenti autoctoni. La maggioranza dei criminali che imperversano e affollano le nostre carceri, ormai, è immigrata, e andrebbe rispedita al mittente addebitandogli le spese, se si tratta di delinquenti comuni. Saremmo favorevoli all’introduzione della pena di morte per i reati più gravi e ripugnanti, nonché contro la nazione lombarda e le sue genti, ai lavori forzati per tutti i detenuti e alla castrazione/sterilizzazione per gli stupratori. La durata della carcerazione non basta, ci deve essere certezza della pena materiale, e le spaventose condizioni delle carceri italiane si risolvono con altre carceri, con pene più severe e col rimpatrio dei criminali stranieri (naturalmente, prima di questo, va fermata l’immigrazione). La giustizia, per essere tale, va rifondata da capo a piedi e resa dura, davvero esemplare e rieducativa. Le forze dell’ordine devono essere del posto e avere più mezzi a disposizione e stipendi più alti, per contrastare ed annientare a dovere il crimine in ogni sua forma, per il bene della comunità. Snelliamo le patrie galere, normalizziamole, e apriamo magari manicomi (anche interni al carcere) in cui sistemare gli psicopatici.

Difesa: la Grande Lombardia deve dotarsi di forze armate proprie, autoctone ed indipendenti, come le forze di polizia e una papabile guardia nazionale, e re-introdurre l’obbligo di leva; l’Europa deve fare altrettanto per conservare autonomamente la propria sovranità (non parlo dunque di Ue), espellendo le basi americane e costituendo un consorzio “imperiale” dalla Galizia agli Urali. L’Europa deve divenire “Grande Europa” tramite la fraterna alleanza con la Russia e tornare ad essere l’inespugnabile fortezza armata dei secoli addietro. Sì alla virtuosa mentalità militare, no all’atlantismo e al pacifismo, per evitare una società agonizzante in balia della degenerazione americanizzante.

Lavoro: lavoro europeo agli europei, lavoro lombardo ai lombardi, basta immigrazione calamitata da affaristi senza scrupoli, che svendono il territorio o delocalizzano la produzione nel secondo/terzo mondo per lucrare sulla manodopera. E basta mafie che rubino l’occupazione agli autoctoni riservandola ai migranti. Il fenomeno mafioso, fra l’altro, può essere eradicato facendo rientrare gli italiani e troncando i legami tra squali nostrani (?) e cosche ausoniche. Serve un unico sindacato nazionale, su basi sociali e nazionali (e magari corporativistiche), che tuteli tutti i lavoratori, gli artigiani, e le piccole e medie imprese con politiche dirigiste nazionalistiche. Il lavoro rende liberi, ma solo se esso è etno-sostenibile ed eco-sostenibile, quanto lo sviluppo industriale, e contrario ad ogni accumulazione di ricchezza parassitaria.

Industria: autarchia all’europide, dirigismo, protezionismo e nazionalizzazione delle grandi industrie di rilevanza strategica nazionale. Ricetta vincente per proteggere il lavoro, l’industria e l’economia del continente dalla slealtà straniera e delle economie emergenti, ma anche da quella delle squallide multinazionali “europee”. Non si dimentichi mai che lo sviluppo economico ed industriale del Paese, cioè della Lombardia, deve andare di pari passo con la salvaguardia del popolo e della natura, con il benessere di tutta la collettività indigena. In questo senso vanno ripensate le politiche demografiche e lo stesso radicamento di stabilimenti, capannoni ed onnipervasivi centri commerciali; la sovrappopolazione e la cementificazione, assieme all’inquinamento dell’aria, sono vere piaghe in ambito padano-alpino.

Economia: no al bolscevismo, no al liberismo, no al capitalismo. Sì al dirigismo da parte degli Stati fondati su vere nazioni, come la Lombardia, alla nazionalizzazione dei servizi principali e delle grandi industrie, come ricordato sopra, e ad un’economia su basi sociali e nazionali, che metta le proprie risorse finanziarie a servizio della causa patria. No all’Europa oligarchica e plutocratica dei servi dei pescecani, e quindi no all’Unione Europea; sì invece all’Europa delle nazioni comunitarista, nazional-sociale e confederata in entità statuali dal tessuto etnico omogeneo, per promuovere fratellanza e solidarietà anche a livello internazionale (cioè europeo), senza più bisogno di farsi mettere sotto da gendarmi e banchieri del globo, ma anche senza rinunciare alla propria sovranità monetaria nazionale.

Infrastrutture: si deve ri-costruire l’ovvio dinamismo di una nazione ricca e progredita, perché industriosa, come la Lombardia con il consenso e il benessere del popolo e della natura. Pertanto, alleggeriamo i trasporti e il traffico eliminando ogni grave fonte di inquinamento, spesso dovuta all’eccessivo numero di antidiluviani mezzi di individui (anche forestieri) incapaci di guidare, drogati e ubriachi, cagione di stragi automobilistiche; fermiamo la cementificazione selvaggia e il disboscamento (o l’esproprio di terreni e campi per costruire strade e ipermercati) e affidiamoci di più a trasporti pubblici, aerei, ferroviari, fluviali (sfruttando adeguatamente il Po ad esempio, e le altre vie idriche padane), utilizzando mezzi ecologici nei centri storici delle città, liberandoci da tutto quel tipico degrado mediterraneo fatto di traffico “indiano”, catorci, ritardi, ingorghi, smog, incidenti, fallimenti societari dei mezzi pubblici, strade da terzo mondo e sporcizia. Vogliamo emulare Roma, Napoli e Palermo? Inoltre, come suaccennato, è chiaro che contenendo gli immigrati e il traffico pesante su gomma, il traffico stesso, disastri ed inquinamento si riducano drasticamente e le infrastrutture divengano più vivibili e a misura d’uomo, comunitarie, sicure, senza più mine vaganti rappresentate anche dal gravissimo fenomeno della pirateria stradale, frutto di alcol e droghe, ma come detto anche dell’immigrazione selvaggia, unita ad una rete viaria obsoleta. La gestione statale romana delle terre granlombarde è disastrosa.

Energia: investiamo sulle energie rinnovabili e pulite, sul sole, sull’acqua, sul vento, sul biocombustibile, sul metano, sull’idrogeno; rigettiamo il nucleare e tutte le bombe ecologiche, e non solo. Sdoganiamo l’agricoltura naturale, ed impariamo finalmente a rispettare l’ambiente, il nostro habitat, che ci ha plasmato rendendoci grandi, rendendo l’Europa il continente più sviluppato ed equilibrato del globo, anche da un punto di vista demografico. A questo proposito ribadiamo il no a immigrazione, che cagiona distruzione etno-culturale (per tutti, poiché il meticciato è un disvalore che fa comodo solo a chi ci guadagna economicamente), criminalità e sovrappopolazione, ed invito al controllo delle nascite, perché smodate, del terzo/quarto mondo. Più contraccezione e meno slogan pietistici, laggiù: se non si hanno i mezzi, non si può figliare come conigli. Lo dico anche per l’elevata mortalità. Urge una ragionevole decrescita.

Immigrazione: argomento scottante, perché profondamente intrecciato a meticciamento, multirazzialismo e criminalità, oltre che allo sconvolgimento del tessuto etnico originale di un territorio. No all’immigrazione, clandestina e non; rimpatrio di ogni allogeno; punizione esemplare per chi gestisce le “tratte”, lucrandoci a scapito degli europei. Non esiste nessuna integrazione, ma solo la disintegrazione dei nostri valori, della nostra identità, di noi stessi e della nostra comunità. La società multirazziale è la tomba degli europei, ma anche degli altri popoli della terra. Possono essere tollerati, inizialmente, tetti per i migranti europei, anche se la cosa migliore è aiutare nelle proprie terre, in nome della solidarietà europea, le nazioni che restano indietro e soprattutto il meridione dell’Italia etnica, ma in questo caso l’aiuto va unito al necessario piglio italico per sanare una volta per tutte quel disgraziato territorio dalle svariate piaghe che lo affliggono. Il centrosud della Repubblica Italiana ha subito la sciagurata unità ottocentesca, pertanto va aiutato, a patto, però, che accetti l’indipendenza delle Lombardie e il ricollocamento degli ausonici emigrati quassù.

Europa: la Lombardia deve sempre contribuire al benessere e all’unità geopolitica e strategica di tutta l’Europa (Europa =/= Ue), segnatamente dell’area centromeridionale, alpina per così dire, e l’Europa tutta, con la sua vicinanza e il suo aiuto, non deve mai abbandonare la Lombardia, soprattutto nelle sue battaglie identitarie e indipendentiste (in cui si spera di contare sulla collaborazione degli Stati europei che hanno accorpato territori storici lombardi, come Nizzardo, “Svizzera” lombarda, Venezia Giulia storica). Urgono politiche europeiste völkisch per farla finita con Ue, Nato, Onu e globalizzazione unipolare americana, e per dare così vita alla vittoriosa e salvifica “Grande Europa”, all’Eurussia imperiale. Sì all’Europa confederale delle nazioni nel nome della comune eredità indoeuropea, no all’Unione d’Eurolandia fatta di banche e “massoneria” internazionalista mondiale.

Estero: via da Nato e Onu, buoni rapporti con le realtà indoeuropee eurasiatiche, cameratismo planetario tra europidi. No alle ammucchiate sovranazionali, e ben vengano invece relazioni strategiche geopolitiche mirate alla difesa dell’Europa, dei suoi popoli, dei suoi valori, per la sconfitta totale di schemi ormai superati, o inutili e dannosi, quali giudeo-bolscevismo, capitalismo, mondialismo e di dottrine politiche ed economiche che non hanno più nulla da darci (marxismo, fascismo, nazismo hitleriano). Oggi l’accento va posto più che mai sull’identità e sulla sua salvaguardia, e sull’unica ideologia che, per davvero, rema dalla sua parte: l’etnonazionalismo (e il socialismo nazionale, con il comunitarismo e il corporativismo che ne conseguono).

Sangue e suolo, popolo e razza (intesa come insieme armonico di valori biologici, etnici, spirituali), identità e tradizione. La Grande Lombardia, finalmente affrancata dal mondialismo in ogni sua declinazione burocratica e tecnocratica, deve fondarsi su questi immortali principi, che sono alla base, oltretutto, di uno Stato veramente e seriamente etnonazionale.

Per la libertà e la sovranità dei popoli granlombardi e il trionfo dell’Europa rinnovata, non scordiamoci mai di chi siamo e donde veniamo, perché solo così la verità e il bene, a cui diciamo tanto di tenere, possono manifestarsi definitivamente, squarciando le letali nebbie dell’ignoranza, che ci impediscono di capire dove andiamo.

Salut Lombardia – Ave Evropa

9 pensieri riguardo “Manifesto lombardista

  1. Quante cazzate.. Lei è solo uno xenofobo sciovinista con la puzza sotto al naso che si vergogna della sua origine italiana. Sì vergogni

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      1. Quindi io dovrei essere orgoglioso di essere un italiano come lei è orgoglioso di essere lombardo? Lo sarei peccato che temo con questa idea lombardista per carità legittima lei voglia comunque buttare fango sull’Italia accorpandosi alle altre nazioni europee che hanno questo atteggiamento da freddi distaccati continentali con la puzza sotto al naso mentre noi dalla Toscana alla Sicilia siamo i calorosi istintivi impulsivi retrogradi sudamericani giullari di corte mediterranei? Italia e Lombardia sono due nazioni distinte? Ok ma non accetto questa calunnia di definite l’Italia regione borderline quando ci sono nazioni più a est e oiu a sud come Croazia Grecia eccetera. Io innanzitutto sono europeo e poi italiano e posso fare il bianco distaccato zen con clima freddo esattamente come lei. Poi mentre nell’ipotetica Grande Lombardia i popoli sono omogenei perché Emilia Romagna Liguria Friuli Lombardia eccetera comunque hanno climi e dialetti simili sia se è mare sia se è montagna in Italia mi sembra ci siano differenze abissali tra Toscana e Sicilia così come tra mare Mediterraneo e montagna appenninica nonché mare adriatico con correnti siberiani e mar Tirreno eccetera. Basti pensare anche alla Corsica che sarebbe Italia nella sua ricostruzione. Io sono umbro e non mi sento più simile a un siciliano rispetto che a un romagnolo solo perche Italia e Lombardia sono due cose distinte. Mi permetta di sentirmi più vicino alla regione confinante con la mia rispetto che con genti calabresi o siciliane che stanno a 1200km da me e 1400 da lei. Scusi se è troppo chiedere di essere trattato per dove sono realmente a livello geografico. Ma lo direi anche se fossi un romano o un abruzzese che per altro nella sua nuova ricostruzione diventeremmo noi i norditaliani o mi sbaglio? Umbria Marche e Toscana sarebbero il nord Abruzzo Lazio Corsica e Molise il centro e il resto sud o mi sbaglio? Il pacchetto se proprio ce lo dobbiamo prendere lo prendiamo al completo quindi voi siete Lombardi e pertanto non fate parte più della Repubblicana Italiana dove voi siete il nord Italia e noi il centro? Bene allora staccandovi io divento automaticamente un Italiano etnico del nord giusto?

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      2. Mi sembra in preda a un delirio, e la invito a commentare in un unico post, cercando di essere più stringato, grazie.
        Deve avere un bel po’ di confusione nella zucca, se crede che il pensiero lombardista, espresso dal sottoscritto, sia gettare fango sul centrosud e mirare a farsi annettere da francesi e tedeschi (espressione di altre due finte nazioni). Cosa crede? Che me la prenda soltanto con la Repubblica Italiana? Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Belgio, sono tutte finte nazioni, e auspico libertà per tutte le vere nazioni oppresse da questi baracconi sette-ottocenteschi. Non me ne frega proprio nulla di assomigliare ai transalpini, perché l’identità cisalpina è unica, ben distinta tanto dall’Italia quanto dal resto d’Europa (sebbene per secoli si orbitasse attorno alla Mitteleuropa, e non al Mediterraneo). Il meridione è una regione borderline, sotto diversi aspetti, l’Italia mediana no, ma non vedo come questo possa essere un insulto, dal momento che è confortato da diverse discipline.
        Toscana e Corsica sono il vero nord Italia, già Umbria-Marche-Lazio hanno un aspetto distinto dalle prime due, perché hanno tendenze settentrionali. La Romagna ha una tendenza sudorientale ma ricorda la Toscana, non l’Umbria. Ad ogni modo l’Italia etnica può riorganizzarsi su base etnofederale, perché è chiaro che esistano differenze tra voialtri e siciliani o maltesi. Tuttavia siete la vera Italia, la Saturnia tellus, e non credo proprio che questo rappresenti un’offesa. Fossi in voi me ne vanterei ad ogni piè sospinto, rimarcando le differenze che intercorrono tra la Cisalpina e la poetica Ausonia.
        Quindi direi che ha scritto un ammasso di sciocchezze e di banalità; nel mio intento non v’è nulla di discriminatorio, trattasi soltanto di verità etniche, antropologiche, culturali, storiche, che poggiano su basi etnonazionaliste. Se proprio proprio devo individuare due regioni che si smarcano davvero dal meridione direi le succitate Corsica e Toscana, ma per il resto, tutto sommato, non vedo nulla di abominevole nell’unire centro e sud in un’unica realtà statuale, ben distinta dalla Padania. Che poi in Italia ci siano mari e monti non vedo cosa c’entri; l’Appennino v’è pure in Calabria, ma questo non fa dei calabresi dei norreni.

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      3. Anzi le faccio una battuta. Nel momento in cui Lombardia e Italia si dividono io da umbro verrei visto comunque come “inferiore” poco indoeuropeo in quanto al suditalia c’è stata la famosa Langobardia Minor con tanto di influssi nordeuropei e normanni specie in Sicilia e in Campania

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      4. E aggiungo un’altra cosa. Secondo me oggi ci si vergogna a essere italiani solo perché va di moda l’America il nordeuropa e altri paesi. Se l’Italia fosse il paese top al mondo non so quanto lei volesse sentirsi lombardo nonostante ammetto che a livello economico la regione che fa fruttare a livello di PIL maggiormente l’Italia è proprio la Lombardia. Ma se l’unità d’Italia ci fosse stata già nel Rinascimento fiorentino non so se lei avesse lottato per essere lombardo e staccarsi dalla nazione della Firenze rinascimentale e della Roma Imperiale papalina o meno. È questo il vero problema secondo me. Poi come espressione geografica che esista una regione italiana è un dato di fatto. La penisola coinvolge anche il mare della Liguria e del Friuli Venezia Giulia. Anche quello è mar Adriatico e mar Ligure e quindi eventualmente mediterraneo a meno che non intendiamo mediterraneo solo il mare etimologicamente tale ovvero quello tra terre diverse quindi il mare a sud della Sicilia tra africa e Europa mentre adriatico tirreno e ligure sono indipendenti e staccati da esso. Perché definire mediterraneo il gelido mare di Trieste o delle coste marchigiane riminesi e abruzzesi con venti siberiane è ridicolo così come il mar Ligure

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      5. Io non posso vergognarmi di una cosa che non sono; se fossi italiano etnico me ne vanterei ogni secondo della mia vita. E degli Usa o dei nordici non me ne può fregare di meno; sono società che disprezzo con tutto il cuore, da etnonazionalista e tradizionalista. E aggiungo che anche la ricchezza padana non mi esalta più di tanto, perché il vero abisso con l’Italia è anzitutto etnico, culturale, ambientale, caratteriale, climatico, storico, e via dicendo. Poi viene l’economia. L’Italia esiste come espressione geografica, certo: dall’Appennino tosco-emiliano in giù, è la penisola, più le isole (Sardegna esclusa). Il clima mediterraneo al nord è presente soltanto lungo la costa ligure; l’alto Adriatico ha ben poco a che fare col Mediterraneo, in senso climatico.

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      6. Ok allora mettiamola così nonostante rimango ancora scettico di quello che lei dice per il quale attendo prove posso riconoscerle un sano idealismo e coerenza di valori in quanto a differenza di altri non si è staccato dall’Italia per leccare il lato B agli esotismi iperborei o addirittura in alcuni casi giapponesi come i meridionali che fanno i radical chic emancipati andando al sushi. Per cui buona fortuna nel caso in cui i suoi progetti siano motivati e mossi da sane intenzioni. Io rimango quello che sono ovvero un normalissimo italiano ed europeo indipendentemente da ciò che fate voi così come succede tra Spagna e Catalogna

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