Il perché di un calendario identitario

Gran Carro

L’esistenza dell’uomo (indo)europeo è scandita dal naturale ciclo delle stagioni che segue la posizione di quello che, da sempre, è il nostro vitale punto di riferimento: il sole. Un calendario identitario non può che basarsi, quindi, sull’anno solare e su quelli che sono i suoi quattro punti principali: i due solstizi e i due equinozi. La classica ruota solare ariana rappresenta icasticamente questo avvicendamento astronomico, e simboleggia degnamente la solare, virile, guerriera mentalità dei nostri padri, ossia di coloro che hanno plasmato il nostro continente rendendolo unico, grazie anche alla loro tensione spirituale verso l’alto, la perfezione, il divino (asse verticale) che si interseca col cammino terreno, con l’esperienza di vita quotidiana che diviene battaglia, dell’essere umano di stirpe arya (asse orizzontale). Del resto, lo stesso swastika è simbolo solare ma anche uranico, emulazione dell’universo, che rappresenta la rotazione delle costellazioni dell’Orsa Minore e del Grande Carro attorno alla stella polare, polo celeste Nord: le quattro posizioni rispecchiano i quattro punti cardinali e le quattro stagioni. Gli anni Ab Urbe condita, quelli trascorsi dalla fondazione di Roma (753 avanti era volgare, secondo la tradizione), potrebbero rappresentare una datazione europea per sostituire la cronologia cristocentrica attuale.

Tuttavia, in ottica lombardista, è ancor più intrigante far principiare il tutto dal crollo del fatiscente edificio tardo-imperiale (anno 476), quando cioè l’Europa viene liberata dalla parassitaria zavorra orientaleggiante, che di antico romano non aveva più nulla. Nel bene o nel male, la romanità risulta fondamentale, pei destini della porzione occidentale del continente, e una cronologia davvero razionale e identitaria deve tenerne conto. I nomi dei giorni della settimana, come quelli dei mesi, sono mutuati dalla gentilità romana, e proprio per questo andrebbero aboliti l’ebraico sabato e la cristiana domenica reintroducendo il saturdì (dies Saturni) e il soledì (dies Solis), primo giorno della settimana sebbene festivo, continuando la tradizione capitolina di conio indogermanico. Andrebbe, altresì, eradicato ogni riferimento giudeo-cristiano, che d’altronde ha parassitato ampiamente il prima pagano (giorni e mesi sono dedicati a deità romane, germaniche nel Nord Europa, per quanto concerne la rassegna ebdomadaria). Luglio e agosto hanno anche gli arcaici nomi di quintile e sestile. L’ora sarebbe, ovviamente, quella naturale, la solare, e la legale andrebbe abolita, poiché il tempo, le stagioni, gli anni devono essere scanditi dal sole. Assieme a ricorrenze laiche patrie (lombarde ed europee), un calendario identitario – o calend’ario – dovrebbe ricordare festività sacre care tanto alla pietas latina quanto alla rustica tradizione popolare pagana, incarnando mezzi spirituali ideali per veicolare i valori etnonazionali cisalpini, ed esprimere una mistica del sangue coerente con il messaggio culturale e politico völkisch.