Cronistoria sizziana

Un giovanissimo Sizzi

31/12/1983-1/1/1984 Paolo Sizzi viene concepito nella rustica villa di famiglia a Brembate di Sopra (Isola bergamasca, Orobia) da padre impiegato della Val di Scalve e madre operaia dell’Isola.

5/10/1984 Venerdì, ore 10:25. Paolo Sizzi, terzo di tre figli, viene alla luce presso la clinica di Ponte San Pietro (Isola bergamasca, Orobia). Il pargoletto è 42 centimetri per 4 chili e 2 etti, con una circonferenza cranica di 37 centimetri; il gruppo sanguigno è A+.

10/11/1984 – Sizzi viene battezzato come Paolo Emanuele Francesco presso la parrocchia di Santa Maria Assunta in Brembate di Sopra, dall’allora prevosto don Giuseppe Presti († 2001). L’Orobico verrà cresciuto ed educato nella fede cattolica da una famiglia molto religiosa.

1989/1990 – Paolo Sizzi frequenta la scuola materna di Cerchiera (frazione di Pontida, Orobia) nella sezione “grandi”. Un segno del destino?

1990-1995 – Paolo Sizzi frequenta le scuole elementari di Brembate di Sopra, in una classe di soli orobici, sviluppando simpatie calcistiche per l’Atalanta.

1995-1998 – Paolo Sizzi frequenta le scuole medie inferiori di Brembate di Sopra, in una classe in cui compare il primo immigrato italiano: un testimone di Geova calabrese. Sono gli anni del secessionismo padano e il Nostro avverte i primi sussulti lombardisti.

1998-2003 – Paolo Sizzi frequenta un istituto professionale per i servizi commerciali nel quartiere bergamasco di Longuelo, diplomandosi tecnico della grafica pubblicitaria. L’impatto con la realtà cittadina è traumatico: allogeni (ausonici e non), blasfemia dilagante, antifascismo e teppismo da centro sociale (unito al puzzo di giunto) inaspriscono il temperamento reazionario e confessionale del giovane orobico.

2003/2004 – Paolo Sizzi frequenta, in Bergamo, un corso post-diploma in e-commerce per perfezionare le proprie conoscenze nel campo grafico multimediale. A questi tempi risalgono le prime esperienze lavorative. Periodo di transizione, in attesa degli scoppiettanti eventi futuri.

2004 – Agosto. Paolo Sizzi si iscrive al corso di laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Bergamo, assecondando la sua passione e propensione umanistiche. Rinunzierà agli studi ad esami ultimati, per questioni didattiche, nell’anno accademico 2009-2010, iscrivendosi di nuovo a quello successivo.

2004/2005 – Paolo Sizzi, all’apice dello zelo cattolico, intraprende alcuni viaggi a sfondo religioso. Nell’ottobre 2004 è a Francoforte sul Meno e Limburg an der Lahn (Assia) per un ritiro spirituale extra-parrocchiale; nell’aprile 2005, a Roma, rende omaggio al defunto Wojtyla e assiste, in diretta, all’elezione al soglio pontificio di Ratzinger; ad agosto dello stesso anno prende parte alla Giornata Mondiale della Gioventù in quel di Colonia, visitando anche Düsseldorf, Dortmund e Aquisgrana (Renania).

2006 – Giugno. Paolo Sizzi, complice il forum della vecchia Politica On Line “Etnonazionalismo ed Etnofederalismo”, scopre l’ideologia völkisch applicata al padanismo, e i grandi classici della razziologia europide. È l’inizio della presa di coscienza lombardista che porterà il Nostro a plasmare il concetto di Grande Lombardia, la nazione cisalpina.

2008 – Aprile. Paolo Sizzi si tessera per il Fronte Indipendentista Lombardia di Max Ferrari, nato nel 2006 in polemica con la vecchia Lega Nord. L’Orobico giunge in contatto con gli ambienti identitari e tradizionalisti lombardi, tra cui la CAP-Cattolica di Piergiorgio Seveso e alcuni indipendentisti bresciani, come il compianto Simone Riva.

2008 – Estate. Paolo Sizzi si iscrive per la prima volta a Facebook. Nell’arco di sei anni verrà cacciato una dozzina di volte. Oggi potete trovarlo qui.

2009 – Febbraio. Paolo Sizzi partecipa alle elezioni universitarie bergamasche candidandosi al senato accademico come esponente del Fronte Universitario Bergamasco (lista di ispirazione indipendentista) per Lettere. Non viene eletto ma subentrerà al membro uscente nell’autunno dello stesso anno.

17/3/2009 – Paolo Sizzi, dopo una lenta agonia principiata nell’autunno precedente, si distacca dalla fede cattolica nel simbolico giorno di San Patrizio. Per una decina d’anni il Nostro adotterà una linea ideologica di taglio paganeggiante, fomentato dal disgusto per le conseguenze del Concilio Vaticano II.

2009 – Agosto. Paolo Sizzi apre il suo primo, storico blog Il Lombardista, in cui getta le basi del progetto identitario e comunitario grande-lombardo. Seguiranno Longobardo Tiratore e Paulus Lombardus. Il biennio 2009-2010 rappresenta la fase culminante del laboratorio ideologico del lombardesimo, l’etnonazionalismo völkisch alla cisalpina.

2009 – Novembre. Paolo Sizzi, allora membro per Lettere del senato accademico dell’ateneo bergomense, viene denunziato in massa dalla sinistra universitaria per i contenuti dei blog. L’Orobico verrà indagato un anno dopo per “offesa all’onore e al prestigio del PdR (Napolitano, NdA)” e “istigazione alla discriminazione razziale”, reati d’opinione frutto del liberticidio antifascista.

2010 – Estate. Paolo Sizzi e il camerata storico sepriese Adalbert Roncari, conosciuto un anno prima, rompono con gli indipendentisti bresciani ex FIL (nel frattempo imbrancatosi con leghe patacca). Costoro fonderanno, un anno dopo, pro Lombardia Indipendenza, un soggetto trasversale di ispirazione libertaria. Sizzi e Roncari rafforzano la connotazione völkisch dell’istanza lombardista.

2010 – Autunno. Paolo Sizzi si re-iscrive all’Università degli Studi di Bergamo, partendo dal secondo anno, ottenendo di lì a poco meno di quattro anni la laurea triennale in Lettere. Nel mentre consolida il sodalizio etnonazionalista con Adalbert Roncari e altri, nel segno del sangh e soeu lombardo, mettendo in cantiere il Movimento Nazionalista Lombardo.

26/11/2010 – Yara Gambirasio scompare da Brembate di Sopra; verrà trovata morta in un campo di Chignolo d’Isola nel febbraio 2011. Il controverso caso porterà in guardina, tre anni dopo, Massimo Bossetti. Tra i 18.000 profili genetici analizzati anche quello di Paolo Sizzi, convocato in questura, a Bergamo, in seguito ad alcuni articoli.

6/5/2011 – Nella data mediana tra equinozio di primavera e solstizio d’estate, presso i boschi della Froda (Castelveccana, Seprio), Paolo Sizzi e Adalbert Roncari fondano il Movimento Nazionalista Lombardo – I Lombardisti. Scopo principale è l’affrancamento identitario della Lombardia etnica (il bacino del Po).

2011 – Luglio. Paolo Sizzi rilascia un’intervista per Il Post intitolata “Non ho mai visto il mare”, in cui esplica la propria visione del mondo rustica, terragna, montanara all’insegna dell’etnonazionalismo lombardo. In essa i prodromi della grande passione di Paolo per la craniometria (e, dunque, per antropologia fisica e genetica delle popolazioni).

2011 – Dicembre. Paolo Sizzi lancia il fortunato canale YouTube dei Lombardisti in cui il Nostro arringa le folle lombarde mediante video-prediche mirate e divulgazione identitaria. La camicia plumbea, le insegne lombardiste e il taglio all’umberta entrano nella storia del web.

13/4/2012 – Su La7 va in onda una puntata de “Le invasioni barbariche” di Daria Bignardi con un’intervista taglia&cuci a Paolo Sizzi, realizzata alcuni mesi prima. In istudio Michele Serra – senza contraddittorio – sputa sentenze sul Nostro e sull’identitarismo lombardo, incensando l’Italietta antifascista e la statolatria tricolorata.

1/6/2012 – Paolo Sizzi sbarca su Twitter con il primo, epico, profilo: @paolosizzi (sospeso nel gennaio 2018 per segnalazioni di massa degli zombie liberal). L’Orobico divulga le tematiche care alla sua sensibilità: Lombardia, identità, craniometria, Indoeuropei e persistenza di lattasi.

2012 – Dicembre. Dopo le segnalazioni istigate da un ebreo romano viene aperta una seconda indagine su Paolo Sizzi, per cinguettii goliardici sugli “eletti”. Tra le singolari accuse “propaganda circa la superiorità della razza lombarda (sic!)”. L’indagine verrà archiviata nell’estate 2015.

2013 – Aprile. Paolo Sizzi viene condannato in primo grado ad un anno e sei mesi di reclusione per vilipendio del capo dello stato (Napolitano, ricordiamo) e violazione della legge Modigliani-Taradash (Mancino). Sentenza confermata in appello e in cassazione: il Nostro dovrà svolgere un anno di affidamento in prova ai servizi sociali. Reati (?) del genere sono l’ultima spiaggia di uno Stato senza nazione, come la Repubblica del tricolore.

2013 – Settembre. Paolo Sizzi effettua il fatidico test genetico, con 23andMe, risultando, come pronosticato, perfettamente in linea col campione accademico cisalpino (Bergamo). Altresì, il ramo paterno è R-Z36 (celtico/gallico) mentre quello materno H1m (mesolitico euro-occidentale).

6/11/2013 – Nella data mediana tra equinozio d’autunno e solstizio d’inverno Paolo Sizzi, Adalbert Roncari, Alessandro Poggi, Achille Beltrami e Ludovic Colomba fondano, a Pavia, Grande Lombardia – I Lombardisti. Il primigenio MNL confluisce nella nuova formazione, il cui intento è estendere il progetto lombardista all’intera Cisalpina.

2014 – Aprile. Paolo Sizzi, dopo una riflessione durata mesi, decide la svolta: coniugare l’istanza lombardista con l’italianismo etnofederale, inebriato dall’idea storica, civile e culturale di romanitas italica. L’Orobico esce da GL e porta la sua testimonianza su EreticaMente, lanciando il blog Il Sizzi.

2014 – Settembre. Paolo Sizzi si iscrive al corso di laurea magistrale in Culture moderne comparate (filologia moderna) presso l’ateneo bergomense, laureandosi nell’aprile 2017. La vocazione umanistica del Nostro si sposa mirabilmente con l’impegno identitario e tradizionalista di sempre.

2015 – Giugno. Paolo Sizzi viene raggiunto telefonicamente da “La Zanzara” del duo romano-ebraico Cruciani-Parenzo. La demenziale trasmissione di Radio24 contatta il Nostro per irridere craniometria e genetica delle popolazioni, uscendone con le ossa rotte. Presi da un irrefrenabile istinto masochistico, i due guitti radiofonici contatteranno nuovamente Sizzi negli anni seguenti.

2016/2017 – Paolo Sizzi si riavvicina a Grande Lombardia per una collaborazione tra la sua vecchia associazione ed il sito EreticaMente, di area tradizionalista, per cui scrive convincendo Adalbert Roncari e gli altri ad ammorbidire indipendentismo ed anti-italianismo. GL metterà da parte le posizioni più estreme in favore di un disegno etnofederale, senza rinunziare all’anima lombardista.

2018 – Gennaio. Lo storico profilo Twitter dell’Orobico, @paolosizzi, viene definitivamente sospeso dopo le reiterate segnalazioni di massa dei liberal, fomentati da una sguaiata negroide italofona. Festa grande presso gli squadristi antifa e i loro scagnozzi variopinti, che bramavano questo momento dall’1/6/2012.

2018 – Febbraio. Paolo Sizzi crea il suo secondo account Twitter, @lombardista, che durerà un anno, fino agli inizi del febbraio 2019. Il motivo della seconda sospensione riguarderà l’esecrazione del Nostro verso l’esogamia, soprattutto femminile, in merito ad un fatto di cronaca nera locale.

1/4/2018 – Paolo Sizzi verga l’ultimo articolo per EreticaMente, in dissidio con la cauta linea editoriale della comunità. La rubrica domenicale ideata dal Nostro, “Il Soledì”, viene chiusa.

2019 – Luglio. Dopo un decennio all’insegna dell’empietà e delle simpatie paganeggianti (per questioni di integralismo völkisch) Paolo Sizzi cessa la propaganda anticristiana esprimendo tolleranza per il cattolicesimo romano preconciliare. La Tradizione, tanto gentile quanto cristiana, va difesa a tutto tondo.

27/11/2019 – Con un agguato, un giornalista di “Piazzapulita”, trasmissione lib-dem di La7, si avventa su Paolo Sizzi irrompendo nella magione brembatese. Imbeccato dall’Osservatorio antisemitismo, e inebriato dai fumi dell’antifascismo, il giornalismo italico si compiace di tramutarsi in tristo strumento di regime.

5/12/2019 – “Piazzapulita”, su La7, manda in onda l’agguato a Paolo Sizzi presentandolo come “nazista” e “odiatore” del web, nonostante la sobria e pacata esposizione delle proprie, legittime, idee. In istudio si scatena la canea dei soloni dello status quo, orchestrata dal Formigli: oltre alla Boldrini un tal Giubilei, esponente del fascio-terronismo meloniano. Lo stile è il solito: intervista taglia&cuci, vecchi spezzoni di video, vecchi cinguettii decontestualizzati e linciaggio mediatico senza contraddittorio.

2019 – Dicembre. Poco prima della puntata incriminata di “Piazzapulita” i due rattoni radiofonici, Cruciani e il circonciso Parenzo, contattano nuovamente Paolo Sizzi. Tra gli argomenti caldi craniometria, endogamia, razzialismo e statuto giuridico di ebrei e negroidi “italiani”, conditi dalla solita gretta e arrogante ignoranza del pagliaccesco duo.

12/12/2019 – Alla vigilia di Santa Lucia, come da tradizione orobica, Paolo Sizzi dona un graditissimo presente ai suoi estimatori facendo ritorno su Twitter (dopo un’assenza quasi annuale): il nuovo account è @granlombard. Il Nostro ritroverà volti amici e nuovi seguaci, nonché gli immancabili detrattori.

16/2/2020 – In seguito ad un tweet razziologico, volto all’esaltazione delle sue qualità cranio-facciali, Paolo Sizzi viene attaccato dallo squadrismo da tastiera liberal: orde di zombie scagliano contro l’Orobico raffiche di insulti selvaggi, aizzate da due ras d’eccezione: Burioni e Bizzarri. Odiare ti costa? Se diffami maschi bianchi cis-, eterosessuali, normodotati e di “destra” non c’è body shaming che tenga.

17/2/2020 – Paolo Sizzi viene raggiunto, di nuovo, al telefono da “La Zanzara”, in merito all’orgoglio craniologico espresso mediante il controverso cinguettio. Messi con le spalle al muro, i due saltimbanchi di regime Cruciani e Parenzo chiudono bruscamente la chiamata, confezionando l’ennesima figura fecale.

2020 – Agosto. Paolo Sizzi sbarca su Instagram, lo potete, di nuovo, reperire qui.

2021 – Ottobre. In seguito alla pubblicazione di nuovi studi di genetica delle popolazioni, sul raffronto tra ADN antico e moderno, Paolo Sizzi rompe gli indugi: riabbraccia il lombardesimo totale primigenio (indipendentista) evidenziando, nuovamente, l’incompatibilità tra Lombardia e Italia etnica. Contestualmente, finisce l’esperienza settennale de Il Sizzi e nasce l’ultimo e definitivo spazio virtuale personale: Lombarditas.

2022 – Marzo. Per ragioni di ordine professionale, il Bergamasco abbandona le reti sociali, mettendo il nuovo blog privato.

2022 – Settembre. Paolo Sizzi ritorna sulla rete con nuovi profili sociali (su tutti quello del “Cinguettatore” @pavolsizz) inaugurando anche due canali, uno Telegram, Lombarditas, e uno YouTube, Il Lombardista. Pure il blog viene recuperato. Il ritorno dell’Orobico assume un taglio più culturale, ma la visuale politico-ideologica lombardista viene ovviamente mantenuta.

21/12/2022 – Rimpatriata lombardista nel segno del solstizio d’inverno: Paolo Sizzi ritrova Adalbert Roncari e altri patrioti lombardi, riflettendo sulla possibilità di galvanizzare Grande Lombardia con nuove iniziative. Sizzi dà così novello lustro all’ideale del lombardesimo militante.

I 50 punti programmatici del lombardesimo

Swastika camuno

Voglio proporvi il programma, in 50 punti, della visione lombardista, elaborato dal sottoscritto a partire dalla Weltanschauung di Grande Lombardia (che fu stesa da me e dal camerata Roncari diversi anni orsono). Al momento non faccio parte di alcun movimento o associazione ma rimango idealmente vicino alle posizioni dei due soggetti lombardisti storici da me fondati, GL appunto e il primigenio Movimento Nazionalista Lombardo. Queste due associazioni hanno raccolto la mia personale riflessione principiata nel lontano 2006, corroborata dal contributo scientifico del contubernale sepriese.

Ho suddiviso i 50 capisaldi in 10 aree tematiche differenti, onde evitare di elencarli banalmente in sequenza. Questo programma si ispira, principalmente, alla dottrina che sta alla base dell’ideologia lombardista, e cioè all’etnonazionalismo: l’interesse della Comunità nazionale lombarda (intesa come insieme di individui accomunati da medesima etnia, lingua, cultura, territorio e storia) deve essere l’obiettivo fondamentale e generale delle attività del settore pubblico, partendo dal presupposto che l’etnicità è l’elemento imprescindibile della Patria e, di conseguenza, di uno Stato degno di questo nome.

Tenendo conto del fatto che l’uomo è un animale sociale e che l’obiettivo di ogni essere vivente è massimizzare nel lungo periodo la trasmissione di geni il più possibile simili ai propri, l’idea lombardista (molto centrata su ragione e natura), in materia di sistema sociopolitico, è quella di un’entità – un etnostato – che sappia regolamentare la vita comunitaria su principi di cooperazione e solidarietà, in nome del senso d’appartenenza etnoculturale: senza di esso i legami comunitari verrebbero meno, lasciando il posto alla disgregazione operata da fenomeni migratori, meticciato e società multirazziale.

L’individualismo è, dunque, nemico dei destini della Nazione che solo abbracciando uno spirito comunitarista può porsi al riparo dai mortali rischi rappresentati dalla degenerazione del pensiero liberale (già di per sé un cancro) che cagiona egoismo, opportunismo e decadimento edonista su vasta scala. Il connubio nazionale e sociale è garanzia di successo per l’intera collettività lombarda, troppo spesso vittima – a livelli quasi patologici – delle seduzioni dell’arido profitto.

Veniamo ora ai 50 punti programmatici. Buona lettura.

I – Politiche etniche

1) Diffusione del concetto di Lombardia etnica, terra cisalpina racchiusa dal bacino padano e caratterizzata dalla stratificazione identitaria celto-ligure, gallo-romana, longobarda, dalla presenza degli idiomi lombardi (ovvero galloromanzi cisalpini) e dall’azione unificatrice della Lega Lombarda e del Ducato visconteo. Essa è il fulcro della Nazione ed è, per questo, meritevole di particolare tutela e di un preciso riconoscimento giuridico. Sua Capitale naturale è Milano.

2) Diffusione del concetto di Grande Lombardia (che è, sin dal Medioevo, la Lombardia lato sensu), sovrapposizione della Langobardia Maior alla Gallia Cisalpina, corroborata dalla geografia subcontinentale e dalla natura di anello di congiunzione tra Europa mediterranea e centrale. È, altresì, parte della Romània occidentale. Suoi confini irrinunciabili sono le Alpi, le acque del Mar Ligure e dell’Alto Adriatico e l’Appennino Tosco-Lombardo (limite meridionale che combacia con la barriera etnolinguistica, e nazionale, Massa-Senigallia). La Capitale è Milano.

3) Definizione e preservazione dell’etnia lombarda e grande-lombarda, mediante l’integrazione di ius sanguinis e di ius soli, affinché nazionalità e cittadinanza finalmente coincidano. Secondo i criteri lombardisti è lombardo colui che ha quattro nonni biologici, logicamente europidi, cognominati alla lombarda, e la cui famiglia risieda in Lombardia almeno dal 1900.

4) Promozione della pratica endogamica tra le popolazioni grandi-lombarde, tollerando blandi apporti di genti compatibili (le alpine, fondamentalmente). Condanna di meticciato e ibridazione extra-europide: le unioni miste vanno dissuase, anche tramite la creazione di leggi ad hoc. L’etnia (grande)lombarda va rinsanguata, bloccando eziandio l’italianizzazione che ha cagionato un genocidio “democratico” dei lombardi etnici.

5) Blocco totale dell’immigrazione e conseguente rimpatrio degli allogeni. Nel novero rientrano anche immigrati europei incompatibili, italiani etnici, israeliti, genti nomadi. Il fenomeno più drammatico rimane quello dell’italianizzazione (ossia della meridionalizzazione), che ha letteralmente travolto la Grande Lombardia occidentale riducendo a minoranza gli indigeni delle città del cosiddetto “triangolo industriale”.

II – Politiche comunitarie

6) Introduzione di “Opzioni” per le minoranze alloctone storiche presenti nella Cisalpina (occitani, arpitani, alemanni, bavari): ritorno in patria o assimilazione e fedeltà alla Grande Lombardia. Nel caso di sloveni e croati (e della sparuta minoranza istroromena) la prima opzione è preferibile, essendo popolazioni poco compatibili con quelle padano-alpine. La Lombardia appartiene ai lombardi, e su questa inconfutabile verità deve fondarsi la ragion d’essere di un futuro Stato lombardo.

7) Lombardizzazione delle aree grandi-lombarde periferiche quali Valle d’Aosta, Alpi Occidentali, Nizzardo, Liguria, Romagne, lagune, Tirolo primigenio (che è quello meridionale), Slavia friulana, bacino dell’Isonzo, Istria, Fiume con la soppressione degli statuti autonomi e il rimpatrio forzato dei soggetti eversivi. La Grande Lombardia, ossia la Cisalpina, è lo spazio “vitale” di un solo ethnos: quello lombardo.

8) Difesa della cultura, delle tradizioni, del carattere nazionale delle Lombardie, di quella “Comunità di Popolo” che costituisce il mastice di uno Stato per davvero sociale, nazionale e, dunque, comunitario. Va eliminato il pernicioso culto del fatturato caro a molti, troppi lombardi, che è la fonte di ogni masochismo antipatriottico. La ricchezza della Lombardia è il frutto plurisecolare di una mentalità del lavoro spiccatamente continentale, ma l’identità sovrasta il danaro.

9) Difesa della famiglia naturale e patriarcale fondata sul legame eterosessuale, monogamo e fecondo di uomo e donna, rafforzato da fedeltà, rispetto, solidarietà e dalla contemplazione degli innati ruoli del maschile e del femminile, garantita dalla tradizione. In mancanza di una (contenuta) prole biologica sì all’adozione di orfani europidi compatibili con la Grande Lombardia.

10) Isolazionismo nei riguardi del terzo mondo e delle aggressive economie emergenti (anche per scopi sanitari); promozione di una perentoria politica di controllo delle nascite nel sud del pianeta; lotta alla globalizzazione e cessazione di ogni ingerenza straniera (Vaticano incluso) negli affari nazionali; edificazione di un cameratismo razziale europide previa liquidazione dell’imperialismo atlanto-americano; creazione di un organismo confederale “eurusso” per la difesa degli interessi comunitari delle genti bianche autoctone.

III – Politiche culturali

11) Elezione del milanese classico volgare (emendato) – il principe degli idiomi lombardi – a lingua nazionale della Lombardia etnica e della Grande Lombardia, grazie alla natura linguistica centrale ed incontaminata del ramo insubrico. No a esperanto in tredicesimi, koinè senza storia, caos dialettale e soluzioni alla svizzera (ossia peculiari di una nazione inesistente). Il milanese è la miglior espressione linguistica del mondo galloromanzo cisalpino.

12) Promozione e tutela delle lingue locali, da impiegare in ambito cantonale accanto al lombardo (ovvero al milanese classico). I parlari transpadani occidentali e orientali, subalpini, cispadani, romagnoli (quelli tassonomicamente “gallo-italici”, ossia lombardi), così come quelli liguri, veneti, retoromanzi (friulano, ladino, romancio), meritano salvaguardia, nel rispetto dell’unità nazionale.

13) De-toscanizzazione linguistica della Grande Lombardia, attuata mediante il graduale abbandono del fiorentino letterario (l’italiano) e il recupero di ortografia, vocabolario, nomi, cognomi, toponimi originali, nel quadro di una rinnovata lombardizzazione del territorio nazionale. Scuola e università, a supporto di famiglia e Comunità, avranno il compito di educare i giovani lombardi all’amore per il milanese e le altre lingue lombarde e/o cisalpine, assieme alla riscoperta della nostra cultura e letteratura.

14) Riconoscimento del cattolicesimo apostolico di rito latino (romano e ambrosiano), ovviamente tradizionale, quale religione ufficiale della futura Repubblica Lombarda; nessun rapporto con il papa, fintanto che la Chiesa di Roma non disconoscerà il Concilio Vaticano II, pertanto l’idea di una Chiesa nazionale lombarda non va trascurata. Tolleranza per la rinascenza gentile indigena di matrice preromana e gallo-romana, o germanica. Messa al bando di tutti gli altri culti.

15) Etno-razionalismo come “mistica del sangue” della Grande Lombardia. Accanto alla difesa della tradizione cattolica e pagana, contro la piaga dell’ateismo e del laicismo di sinistra, la simbiosi tra etnicismo e razionalismo (che rievoca filosoficamente l’etnonazionalismo), volta a preservare la Comunità lombarda dalle degenerazioni della metafisica apolide.

IV – Politiche statuali

16) Indipendenza e piena sovranità della Grande Lombardia da raggiungersi con tutti i mezzi leciti, previa creazione di una “macroregione” amministrativa che associ ogni Popolo lombardo alla battaglia autoaffermativa della Lombardia etnica. Adozione delle Croci padano-alpine (Sangiorgio e Sangiovanni, bandiera nazionale), magari corredate dal Sole delle Alpi, e del Ducale visconteo (Biscione e Aquila imperiale, stemma nazionale).

17) Creazione di una Repubblica presidenziale (grande)lombarda fondata sui dettami dell’etnonazionalismo, del socialismo nazionale e del comunitarismo, ossia di un etnostato. No a federazioni e autonomie: lo Stato lombardo rappresenterebbe, alfine, Popoli affratellati dalle comuni origini cisalpine. Lo strumento del decentramento – in un contesto tutto sommato omogeneo e geograficamente ben definito – rischierebbe solamente di fomentare sciocchi egoismi campanilistici e micro-sciovinismi.

18) La Capitale amministrativa, economica e linguistica della Grande Lombardia è Milano, quella morale è Pavia. La suddivisione politica della Repubblica Lombarda consterebbe di 14 cantoni etno-lombardi a cui ne vanno aggiunti altri 15 cantoni del restante territorio cisalpino, raggruppati in 9 regioni create per meri fini statistici e demografici (Transpadana occidentale, Transpadana orientale, Subalpina, Cispadana, Romagna, Liguria, Veneto, Rezia cisalpina, Carnia e Istria).

19) De-italianizzazione della Grande Lombardia, conseguenza del processo indipendentista. Assieme al rimpatrio degli allogeni e degli italiani etnici, e alla liquidazione di ogni residuo tricolore, i concorsi, l’impiego pubblico e i posti-chiave vanno riservati ai soli lombardi. Gli immigrati regolarizzati in precedenza vanno incentivati affinché lascino la Lombardia, raggiungendo accordi con le loro terre d’origine (a cominciare dall’Italia) e stimolando il ricongiungimento famigliare al di fuori dei confini cisalpini. La questione della prole ibrida è tema alquanto problematico.

20) Uscita della Grande Lombardia da Unione Europea, euro, Nato, Onu, enti mondialisti e sovranazionali e dagli organi cosmopoliti nemici della sovranità popolare ed economica delle Nazioni. Come riportato al punto 10 è auspicabile la promozione di un cameratismo “imperiale” europide a partire dalle realtà dell’arco alpino. Contestualmente, va promossa una politica irredentista in quei territori grandi-lombardi oggi sotto entità straniere affinché vengano aggregati alla loro madrepatria: Moncenisio, Valle Stretta, Monginevro, Nizzardo, Briga e Tenda (RF); Montecarlo (MC); Sempione, Canton Ticino, Mesolcina, Val Bregaglia, Val Poschiavo, Val Monastero (CH); Goriziano, Litorale, Carso, parte della Carniola interna (SLO); Istria, Fiume, Quarnaro (HR); San Marino (RSM).

V – Politiche giuridiche

21) Espulsione di banche internazionali, multinazionali, lobby straniere; uscita dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e da ogni organizzazione internazionale, dunque apolide; condanna di sionismo ed internazionalismo; smantellamento delle basi atlantiste e cacciata dell’invasore americano (e del suo ascaro italico); gestione nazionale delle emergenze sanitarie (farmaci, vaccini, dispositivi di protezione individuale vanno prodotti in Patria per conto dello Stato), fermo restando che l’isolazionismo verso le terre esotiche rimane fondamentale.

22) Creazione di forze armate e di polizia composte di soli lombardi e istituzione di una Guardia Nazionale Lombarda; ritorno in patria delle forze d’occupazione italiane. Oltre che dalle minacce interne, la sicurezza della Comunità nazionale deve essere garantita anche da eventuali aggressioni esterne, istituendo la leva obbligatoria. Si deve assicurare, altresì, una salda stabilità politica, sociale ed economica ad una vera Europa delle Nazioni e sviluppare un’adeguata opera di opposizione alla globalizzazione e allo status quo mondialista.

23) Separazione dei tre poteri fondamentali tipica dello Stato di diritto: esecutivo assegnato ad un Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini con sistema maggioritario a doppio turno; legislativo spettante ad un’unica Assemblea parlamentare, “federale”, eletta direttamente dai cittadini con sistema proporzionale (unicameralismo); giudiziario attribuito ad una Corte Suprema eletta anch’essa direttamente dai cittadini con sistema sempre proporzionale.

24) Lotta senza quartiere a mafie e criminalità organizzata, terrorismo, eversione, massoneria, sette segrete, usura con particolare pervicacia nei riguardi di ogni delitto mirato ad angariare, danneggiare e tradire la Comunità nazionale. Liquidazione del precipuo serbatoio del crimine: l’immigrazione. Non va, tuttavia, punita severamente soltanto la bassa manovalanza ma anche, e soprattutto, i suoi mandanti in giacca e cravatta.

25) Pena capitale per i reati più gravi e odiosi quali mafia, terrorismo, stragismo, alto tradimento, disastro, epidemia, pedofilia, bancarotta fraudolenta; castrazione chimica per gli stupratori; lavori forzati per i detenuti comuni; costruzione di nuove carceri e rimpatrio dei delinquenti alieni minori. Lo Stato deve garantire, oltre alla sicurezza e al benessere dei cittadini, il disincentivo alla violazione delle regole, la certezza e l’adeguatezza della pena, il risarcimento dei danni e l’efficace rieducazione di chi ha sbagliato, laddove utile e possibile.

VI – Politiche socioeconomiche 

26) Socialismo nazionale e comunitarismo: riforma del mercato e lotta alla ricchezza parassitaria favorita dal capitalismo; fine della speculazione internazionale e abolizione di certi strumenti finanziari (come i derivati); equiparazione della tassazione sulle rendite finanziarie a quella sul reddito da lavoro; inserimento di strumenti redistributivi che consentano a tutti di esprimere le proprie capacità.

27) Inserimento di equità e giustizia nel sistema tributario con l’adozione di una tassazione basata sull’effettiva capacità contributiva e sul criterio fondamentale del “chi inquina paga”. Solo il comunitarismo è etico e sostenibile nel lungo periodo, contro la crescita illimitata e l’inevitabile degenerazione edonistica e consumistica del capitalismo; la mentalità individualista occidentale è iniqua, corrotta, devastatrice e cagione di gravissimi problemi di stabilità sociale, politica, economica e ambientale.

28) Riforma perentoria del sistema monetario che assicuri la sovranità monetaria ed economica alla Nazione, strappandola dalle mani dei banchieri internazionali (e apolidi). Liquidazione di euro e lira italiana in favore dell’introduzione della valuta grande-lombarda: danee e ghell.

29) No ad assistenzialismo, elevati sussidi di disoccupazione, alti livelli di sindacalizzazione ed eccessivi ostacoli alla circolazione dei lavoratori che riducono l’efficienza del mercato del lavoro premiando solamente i fannulloni; occorrono, piuttosto, corporativismo e nazionalizzazione delle grandi industrie di interesse cruciale per il Paese. Sì a politiche protezioniste e dirigiste, nella consapevolezza che è la Nazione a legittimare lo Stato, non viceversa.

30) Riorganizzazione della previdenza sociale (stante il continuo aumento della speranza di vita): riforma del sistema pensionistico su reali criteri di necessità e di merito, favorendo il passaggio graduale alla pensione tramite la possibilità di convertire contratti di lavoro a tempo pieno in contratti di lavoro a tempo parziale, in parte defiscalizzati una volta raggiunta una certa età.

VII – Politiche educative

31) Gestione della res publica affidata alle mani di un’aristocrazia (nel senso etimologico del termine) lombarda, a impronta maschile, debitamente formata in accademie specifiche, sulla base di stringenti criteri di merito, qualifiche, conoscenze ed etica consolidata. Alla luce di ciò si esprimono dubbi riguardo l’universalità dell’elettorato attivo e, soprattutto, passivo. La democrazia occidentale è a forte rischio fallimentare per via della manipolazione delle menti più fragili da parte di alcune cricche opportuniste.

32) Riforma totale del sistema educativo a partire dal suo organo basilare, la famiglia naturale, fino a quelli più complessi, come le università e le accademie. Urge una studiata e corretta educazione psichica, fisica e culturale dell’individuo, affinché la scuola sia palestra di orgoglio patrio. L’istruzione è cruciale per un pieno sviluppo della persona e, in particolare, per l’acquisizione consapevole di uno stile di vita sano ed equilibrato.

33) Creazione di istituzioni sociali di Stato per la (ri)educazione della gioventù, che sottraggano alla Chiesa postconciliare, e agli oratori, la formazione civile delle nuove generazioni; in questo senso esiste una questione spinosa da risolvere con una necessaria opera di bonifica: il legame tra omosessualità e pedofilia/pederastia di seminari e ambienti ecclesiastici. Scioglimento di scout, associazionismo cattolico modernista e, soprattutto, di quello antifascista: gli insegnamenti impartiti da istituzioni antinazionali risultano malsani e innaturali, essendo slegati dal culto della vera identità e della vera tradizione.

34) Creazione di un servizio di coscrizione obbligatoria, alternativo a quello civile, che funga anche da istituzione sociale di supporto allo sviluppo morale del giovane uomo. Per le ragazze servizio civile obbligatorio o possibilità di svolgere attività di leva in qualità di ausiliarie; le forze armate e di polizia devono assumere carattere squisitamente virile, ma ci può essere spazio per un ausiliariato militare femminile.

35) Salvaguardia della salubrità del proprio ambiente, dell’alimentazione e dello stile di vita, presupposto alla base della salute di ogni persona, controllabile dall’individuo stesso: cruciale importanza va data all’opera di educazione e sensibilizzazione di tutta la popolazione, col fine di far comprendere ai membri della Comunità nazionale che sono i principali responsabili del proprio stato di salute (a tutto vantaggio, così, anche della sanità pubblica).

VIII – Politiche agricole e ambientali

36) Lotta alla sovrappopolazione, una delle peggiori piaghe della Grande Lombardia. La densità demografica della Nazione lombarda è di circa 220 ab./km², un altissimo sovrappopolamento, con esiziali ricadute su Comunità e ambiente; situazione ancor più drammatica se consideriamo la Lombardia etnica, basti pensare alla spaventosa densità dell’attuale Regione Lombardia, 418,85 ab./km²! I milioni di allogeni dilagati nel territorio cisalpino hanno drasticamente peggiorato un quadro già di per sé (in talune aree) problematico. L’immigrazione comporta, inevitabilmente, distruzione.

37) Econazionalismo, ruralismo, comunitarismo. Difesa dell’ambiente dall’insostenibile furto di suolo, da cementificazione ed industrializzazione selvaggia (nuove residenze per immigrati, capannoni, centri commerciali, discariche), agricoltura convenzionale e allevamento industriale, inquinamento e traffico da terzo mondo, bomba demografica allogena. Il contatto con l’ambiente rurale permette di ritrovare la dimensione naturale dell’uomo promuovendo la riscoperta di valori e virtù oggi dimenticati per far spazio al feticcio del progresso.

38) Eco- ed etno-sostenibilità, per combattere l’alienazione delle masse urbane, il cui sviluppo ipertrofico è nemico del suolo lombardo incontaminato. In molte regioni d’Europa i terreni agricoli non sono più sufficienti ad alimentarne gli abitanti, e le sostanze di sintesi impiegate dall’agricoltura convenzionale stanno distruggendo la fertilità naturale dei campi, compromettendo così la sicurezza alimentare delle future generazioni. L’uomo ha plasmato la cultura e la civiltà, ma non è un essere estraneo alla natura e alle sue leggi.

39) Misure di tutela dell’agricoltura tramite il blocco del consumo di suolo, il ritorno ad un’agricoltura naturale – sostenibile nel tempo – e il raggiungimento di un’autarchia alimentare almeno dell’80%. Va garantito cibo sano e sicuro per noi e i nostri figli, senza compromessi. Anche la zootecnia deve sbarazzarsi dei metodi industriali ed intensivi dell’allevamento canonico, ne va della nostra salute.

40) Salvataggio e tutela della biodiversità tramite il controllo e l’eradicazione delle specie aliene dannose e l’aumento delle aree destinate alla natura selvaggia. Il sistema capitalista e la società dei consumi hanno portato alla distruzione di importanti ecosistemi e di significativi elementi di biodiversità. Il bioma temperato della Grande Lombardia va preservato dall’imbastardimento esotico di flora, fauna e popolazione indigena.

IX – Politiche energetiche 

41) Combinazione di sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e sostenibili (non semplicemente alternative, come gli scisti bituminosi) e riduzione degli sprechi e delle inefficienze del consumo. No al nucleare e al ritorno al carbone: soluzioni effimere (vedi penuria di uranio) e dall’impatto ambientale devastante (vedi problema, tuttora irrisolto, della gestione delle scorie radioattive). Il superamento del picco di estrazione del petrolio, seguito dal picco di estrazione del gas naturale, saranno un problema concreto, negli anni a venire.

42) Sviluppo di moderni ed efficienti sistemi di trasporto pubblico basati sulla rete ferroviaria e ripristino della tipica rete lombarda di canali navigabili, per il rilancio del trasporto fluviale (anche dello stesso Po). Argine al traffico su gomma e alla costruzione di dannose autostrade. Il settore aeronautico, come quello automobilistico, ha una resa energetica problematica, per via dei grandi costi.

43) Raggiungimento di soddisfacente efficacia ed efficienza dei servizi erogati dallo Stato, archiviando la fallimentare esperienza della Repubblica Italiana; per usare una battuta, Roma impone tasse “svedesi” in cambio di servizi “albanesi”, martoriando le finanze dei lombardi per poi beffarli con un terziario modellato sulle disfunzioni dell’Italia etnica.

44) Aiuti mirati e ben congegnati destinati al settore secondario e terziario affinché siano assistite quelle aziende che decidono di abbandonare la prospettiva del mero profitto e del “basta tirare avanti” per agire in maniera eticamente responsabile, seguendo un percorso di continua innovazione nel segno della sostenibilità. Non è desiderabile, inoltre, lasciare carta bianca agli agenti economici; piuttosto, occorre sviluppare una salda rete di alleanze europee che puntino al raggiungimento di una buona autarchia economica a livello continentale (senza rinunciare alla propria sovranità nazionale, ovviamente).

45) La ricerca scientifica di base è un elemento imprescindibile per sostenere il miglioramento della conoscenza e della qualità della vita nel tempo. La ricerca deve essere adeguatamente finanziata e sostenuta, anche con incentivi che inducano i giovani a scegliere percorsi di studio scientifici. Tutto questo sarà però effimero finché la scienza non potrà finalmente esprimersi liberamente, essendo oggi costretta a seguire i diktat delle lobby di influenza mondialista, che non si fanno scrupoli nel ricattare gli scienziati per garantire la loro posizione di rendita.

X – Politiche demo-sanitarie 

46) Lotta ad individualismo, femminismo, omosessualismo e a ciò che mina le fondamenta della famiglia naturale, a guida patriarcale, e della solidarietà comunitaria, compromettendone il funzionamento e, dunque, l’equilibrio e il benessere. Va difesa senza compromessi, in particolar modo, l’innocenza dell’infanzia. No ad unioni e diritti “civili”, adozioni omosessuali, propaganda omofila, teorie del “genere” e ad una bioetica asservita al mercato e al capitalismo, alla vita (surrogata e manipolata in laboratorio) come oggetto di consumo e capriccio borghese.

47) Incentivi per la crescita demografica indigena (in linea con i criteri di ecosostenibilità e di contenimento della secolare sovrappopolazione padana): sostegni alle famiglie, contrasto alla disoccupazione giovanile, garanzie e migliorie per il benessere e la sicurezza dei lavoratori. Molto dipende, tuttavia, da educazione e valori: lo Stato deve supportare economicamente e socialmente le giovani coppie ma deve anche promuovere responsabilizzazione mediante famiglie e Comunità, stimolando nei ragazzi e nelle ragazze una salutare presa di coscienza patriottica.

48) Aborto consentito in casi di stupro (allogeno, in particolare), pericolo di vita della madre, anomalie gravi del feto; eutanasia consentita nei casi irreversibili, laddove una vita normale sia compromessa e il malato sia terminale o in stato vegetativo. Serve una forma di razionalismo bioetico, rispettoso della sensibilità religiosa ed individuale ma dotato di robusto buonsenso giustificato dalla lucidità scientifica.

49) Adozione spontanea di alcune piccole misure eugenetiche a fini preventivi (si sottolinei, preventivi) e terapeutici. Non esistono vite degne ed indegne di essere vissute, biologicamente, ma i comportamenti responsabili volti al benessere presente e futuro della Comunità sono servigio di carattere sociale e patriottico. Occorre rivalutare la riapertura dei manicomi o di altri istituti specifici per gestire soggetti problematici, asociali, inabili, onde evitare ricadute che impattino sull’armonia della collettività nazionale.

50) La salubrità dell’ambiente di vita, dell’alimentazione e del proprio stile di vita sono i presupposti alla base della salute di ogni persona, e sono elementi per lo più controllabili dalla persona stessa: cruciale importanza va perciò data all’opera di educazione e sensibilizzazione di tutta la popolazione con il fine di far comprendere agli individui che sono i principali responsabili del proprio stato psicofisico.

Da un punto di vista meramente biologico, le analisi genetiche fanno ritenere che la giusta scala di aggregazione sociale, nel caso dell’uomo, sia quella della sottospecie, e cioè della razza; nella realtà entrano, tuttavia, in gioco altre variabili da prendere in considerazione, perché noi non siamo solo le informazioni genetiche (e fenotipiche) che portiamo ma anche l’ambiente in cui viviamo e le informazioni non biologiche (lingua, storia, cultura, ecc.) che abbiamo collettivamente ereditato dalla nostra società. Fermo restando che, sia geneticamente che fisicamente, vi sono ben note differenze anche a livello di sub-subspecies.

La nostra identità è, dunque, l’unione di etnia, territorio e cultura, indipendentemente dalle entità amministrative che attualmente ci riguardano e che auspichiamo di lasciarci alle spalle quanto prima in maniera attiva. Autoaffermazione, affrancamento del sentimento nazionale, preservazione dell’etnia (che si fonda su sangue e spirito), difesa del suolo patrio e battaglia per la libertà: questo ciò che il lombardesimo vuole per la Grande Lombardia.

Manifesto lombardista

Swastika camuno destrogiro

Non abbiamo particolari autori di riferimento o citazioni preferite, poiché riteniamo che la propria filosofia di vita genuina nasca semplicemente dalla natura e da ciò che da essa trae sussistenza: il sangue, il suolo, lo spirito. Una menzione d’obbligo va, tuttavia, ad alcuni importanti autori etnonazionalisti come Federico Prati, Silvano Lorenzoni, Harm Wulf, Flavio Grisolia, Gilberto Oneto e Gualtiero Ciola, che Paolo Sizzi scoprì nel 2006, assieme agli studiosi classici dell’area identitaria e antropologico-identitaria cisalpina ed europea. Parliamo, fondamentalmente, di ambienti nostrani vicini al GRECE d’oltralpe e alle “nuove destre” völkisch.

Paolo Sizzi è un identitario lombardista, un indipendentista dalla coscienza razzialista e un nazionalista etnico sangue e suolo, ovviamente europeo e dunque europide (che se vogliamo si può rendere con caucasoide bianco), ex segretario della disciolta associazione metapolitica Movimento Nazionalista Lombardo ed ex presidente di quella denominata Grande Lombardia, tuttora esistente. Si ritiene, nel suo piccolo, teorico del lombardesimo e padre fondatore dell’etnonazionalismo lombardo militante.

Pertanto la nostra Weltanschauung völkisch, nei vari ambiti dell’esperienza umana lombarda ed europea, non può che concretizzarsi secondo i seguenti dettami:

Stirpe: l’etnia lombarda, la patria grande-lombarda e la schiatta europea (sub-subspecie europide) vanno preservate materialmente e spiritualmente. La loro riproduzione va incentivata mediante politiche sociali adeguate, volte non al razzismo ma alla salvaguardia di comunità sempre più a rischio di estinzione. L’immigrazione va bloccata e deve lasciare il posto ad un naturale rimpatrio, se non vogliamo che l’Europa esploda.

Territorio: il suolo va salvaguardato dall’inquinamento, dalla cementificazione e dalla sovrappopolazione cagionati dall’immigrazione – e dalla sua speculazione – e dalla globalizzazione. Difendiamo la nostra terra poiché non v’è sangue senza suolo e, a maggior ragione, non v’è suolo senza sangue. Riscopriamo il contadinato e la montagna per prenderne coscienza, per conoscere realmente noi stessi e le nostre cisalpine genti, e le specie autoctone, animali e vegetali, che caratterizzano il nostro habitat; purtroppo, quanto gli autoctoni umani, esse subiscono il mortale parassitismo del sistema mondialista.

Cultura: la cultura è prodotto dello spirito inteso come indole ed intelletto, ragione; americanizzandosi, diviene corruzione, spazzatura, carcassa dilacerata da avvoltoi ideologici cosmopoliti. Essa va protetta e promossa in tutte le sue forme linguistiche, artistiche, letterarie, folcloriche, culinarie, sportive, scongiurando così la fossa comune rappresentata dallo stato-apparato giacobino e massonico e dalla società livellata e multirazziale. Un importante ruolo culturale e identitario, ma anche economico, deve altresì essere ricoperto dai viaggi formativi, che portino alla ri-scoperta da parte dei lombardi medesimi e degli europei, della realtà paesaggistica, storica, artistica, architettonica della nostra nazione, che non è seconda a nessuno.

Tradizione: la nostra identità etnica e territoriale passa per la tradizione indigena genuina, che nasce nella notte dei tempi e giunge sino a noi. Solo una società identitaria e patriottica può conservarla integra e tramandarla sana e salva ai posteri, affinché non rinneghino mai col cosmopolitismo apolide le proprie vere radici (che non sono certo “giudeo-cristiane” o illuministe ma europee, indoeuropee, gentili e romano-cristiane).

Famiglia: il nucleo base della società è la famiglia, quella vera, secondo natura, costituita da padre, madre e prole endogamica, rispettosa dei propri anziani, ossia la sua coscienza. È bene che il matrimonio sussista e che il divorzio sia via via sconfitto. I figli hanno diritto a crescere in una famiglia unita e solida, non disintegrata dal vizio, e sappiamo bene quanto abbiamo bisogno di figliolanza autoctona per sgominare la denatalità nostrana. Chi decide di sposarsi deve farlo nel rispetto della propria comunità: libertà è fare il bene del popolo, non soddisfare egoisticamente i propri bassi appetiti. Tutto il resto non è famiglia ma surrogato, blasfema parodia del sacro caposaldo comunitario, preso sempre più di mira dalla sovversione consumistica e relativista.

Società: la società di una nazione, per essere sana e ordinata, dev’essere gerarchizzata aristocraticamente (nel senso etimologico, un governo dei migliori) e basata sulla meritocrazia völkisch. Le ideologie perverse vanno sconfitte affinché non corrompano le istituzioni facendole precipitare negli inferi dell’anarchia o anche solo della “democrazia” in chiave plutocratica od oclocratica, dunque democrazia all’antifascista. La società, la comunità, non è una mera invenzione umana, ma il frutto dell’armonica fusione tra uomo e natura, e dei legami che da essa nascono.

Governo: auspichiamo una Lombardia presidenziale e nazional-sociale indipendente dall’Italia, dalla Ue e dalla Nato, e da ogni organismo sovranazionale, e un impero eurusso confederale, in cui le vere nazioni europee siano finalmente padrone di se stesse, sganciate dal carrozzone funebre americano. Accettiamo di buon grado quelle forme democratiche di autodeterminazione in cui il popolo sia davvero degno di partecipare alla vita politica della patria: la democrazia gettata in pasto a cani e porci non serve a nulla; i diritti bisogna guadagnarseli e la precedenza spetta agli autoctoni (gli altri vanno rimpatriati). Urgono governi identitari e aristocratici (ossia affidati ai migliori, non ai blasonati parassiti), autorevoli e ferrei, nemici della putrefazione globalista, che agiscano in maniera determinata non per fini personali ed egemonici ma per il benessere dei popoli lombardi ed europei; questi, allo stato attuale delle cose, sono sempre più minacciati dall’estinzione, dall’auto-genocidio fomentato dalle democrazie borghesi al guinzaglio dell’occidentalismo americano, e dalla conseguente impotenza.

Etica: sbarazziamoci della ipocrita morale borghese, progressista, liberale, ed universalista (ossia finta), che ha ammorbato la nostra etica ariana e romano-cristiana preconciliare al punto da castrarci ed annichilirci con le favole antifasciste tanto amate dal mercato e dalle banche. L’etica lombardista (ossia etnonazionalista) ed europeista völkisch, liberata da tale zavorra, deve promuovere una società forte, battagliera, identitaria, fedele ai comandamenti ispirati dal solare spirito indoeuropeo: sangue e suolo, ossia patria e natura. La nazione secondo la verità della tradizione, per il bene stesso di chi la compone.

Sessualità: difendiamo l’eterosessualità – dunque la salutare normalità – e una ferma morale sessuale ispirata a sobrietà e morigeratezza, no alla propaganda omofila e all’esaltazione degli atteggiamenti anti-tradizionali (che spesso sfociano nella perversione e nella promiscuità), come la spazzatura pornografica e le unioni esogamiche. Il sesso torni ad essere inquadrato anche come riproduzione, altrimenti siamo destinati alla tomba. Non è nostra intenzione criminalizzare l’omosessualità, ma vogliamo stroncare la sua squallida esibizione e la sua equiparazione all’eterosessualità, soprattutto quando si tratta di nozze, figli e valori identitari. Un conto è l’omosessuale, un altro l’omosessualismo.

Donna: le femmine d’ogni età e censo siano rispettose della tradizione indoeuropea e cattolica che le vuole fedeli all’uomo (non diciamo sottomesse in senso semitico), alla famiglia, alla nazione. Rigettino il femminismo e ritornino ad essere devote mogli, feconde madri e virtuose e patriottiche figlie, perché è la natura stessa che lo vuole. E gli uomini si battano a spada tratta per la protezione delle proprie donne, facili prede sia ideologicamente che materialmente dell’edonismo. Ognuno rispetti il suo innato ruolo sociale, altrimenti è la fine. Badate che è complementarità, non maschilismo. La parità, chiaramente, è ciarpame ideologico progressista.

Gioventù: le giovani generazioni imparino a sentirsi parte integrante della nazione, perché futuro di essa. La corruzione giovanile è la morte precoce delle speranze di una società rigenerata e finalmente libera da ogni veleno ideologico e non solo (fumo, alcol, droga), sparso dai cattivi maestri. I giovani ritornino all’ordine salutare come savi figli, disciplinati atleti e combattenti, esemplari studenti e lavoratori, indefessi etnonazionalisti araldi del radioso domani, il cui credo vada ad una patria benedetta dai principi gentili e cattolici.

Anzianità: i nostri vecchi non vanno abbandonati o dirottati verso badanti straniere e ospizi, ma difesi e valorizzati. Grazie a loro noi siamo qui, oggi, lombardi ed europidi, essi custodiscono le nostre radici e la nostra memoria, e dimenticarli è dunque tradimento e crimine. Siano essi coscienza popolare e guida spirituale per tutti noi e siamo noi sostegno della loro vecchiaia, contro ogni sopruso terzomondista che li vuole relegare in fondo alle preoccupazioni delle politiche socialdemocratiche, più che sociali.

Infanzia: diamo alle donne e alle famiglie la possibilità di decidere di abortire, qualora si profili una grave situazione di disabilità, il frutto di uno stupro o un serio pericolo alla salute della madre, ma non sdoganiamo l’aborto incondizionato, rischiando di farlo divenire un capriccio più che una necessità estrema. Difendiamo i nostri figli da ogni forma di barbarie, sia essa abortismo, macelleria genetica, violenza, pedofilia, pedo-pornografia, sfruttamento, e castighiamo in modo esemplare coloro che osino violare l’infanzia.

Sanità: massimo impegno per una sanità moderna, progredita ed efficiente, ma soprattutto messa al servizio del popolo e non degli interessi delle logge e delle case farmaceutiche. Isolazionismo nei confronti del terzo/quarto mondo e delle aggressive economie emergenti anche per scopi sanitari. Ripensamento di aborto ed eutanasia, e di altre misure sanitarie atte ad aiutare la popolazione, ma condanna della bioetica asservita all’individualismo e al consumismo: l’essere umano non è una merce. Spietata lotta al fumo, all’alcolismo, alle droghe, al cibo-spazzatura (“casualmente” americano), al gioco d’azzardo e ad ogni vizio, sempre indotto dal sistema, peraltro, per fare mercato.

Scienza: la ricerca scientifica deve essere volta al miglioramento dell’uomo e della terra, e ad eliminare il marcio cancerogeno, evitando i deliri dello scientismo. Perciò deve essere sempre aiutata e sovvenzionata. Tutti i campi dello scibile umano interrompano ogni sudditanza ideologica in favore dei poteri mondialisti e del loro terrorismo conformistico. La scienza non dev’essere manipolazione al servizio dei corrotti potentati, ma libero e laico strumento a disposizione dell’uomo, che l’ha plasmata per sé e per il dominio razionale del globo.

Religione: il cristianesimo cattolico preconciliare, segnatamente ambrosiano, va salvaguardato in quanto patrimonio storico, culturale, spirituale di Grande Lombardia ed Europa; non così per giudaismo e islam, corpi estranei semitici ben poco compatibili con lo spirito europeo, e per le varie eresie e sette cristiane. L’ortodossia può essere stimata per il piglio battagliero, ma resta scismatica. Il cattolicesimo romano, oltretutto, è debitore della gentilità romana, e dobbiamo tenerne conto. Tempo di controbattere culturalmente a chiese mondialiste (Vaticano incluso), sette, eresie, sinagoghe, moschee, templi di culti esotici, riti new age e tossiche baggianate wiccasuperstizioni varie, oroscopi, maghi e ciarlatani, tutta roba che non fa altro, inoltre, che fomentare il popolo all’auto-genocidio multirazziale. Discorso diverso per il paganesimo autoctono rinascente, soprattutto se portato avanti su binari culturali e senza pretese teocratiche. Meglio ancora una salutare mistica del sangue ispirata alla visione del mondo indoeuropea. La tradizione cristiana e la gentilità sono compatibili con l’Europa (e la ragione), altri credi no. Diffidate sempre, altresì, di chi vi parla di “radici giudeo-cristiane”.

Scuola: l’istruzione d’ogni ordine e grado, dagli asili alle università, dovrebbe ispirarsi all’identitarismo (non oscurantista, beninteso), affinché la gioventù sia ampiamente acculturata in nome della natura, e preservata così dal plagio e dalla corruzione dell’educazione politicizzata voluta dalle logge atlantiste o dai finti comunisti salottieri. La scuola, come tutte le istituzioni e i servizi, è innanzitutto rivolta agli autoctoni e così dovrebbe essere per il personale. Sbarazziamoci della statolatria italiana fondata sul monopolio ausonico dell’impiego pubblico; l’indipendentismo deve regolare, una volta per tutte, i conti con Roma affinché la pubblica amministrazione grande-lombarda sia appannaggio dei nativi. L’erudizione non va affossata, deve mirare all’eccellenza, perché rivolta a chi, un domani, diverrà la classe dirigente del Paese. Senza più tricolore e giogo italo-romano le Lombardie potranno finalmente risorgere.

Media: basta con l’informazione schiava di partiti, cialtroni, ideologie globaliste, gruppi di pressione e del politicamente corretto, che si dimostra discriminatoria nei confronti dell’identità, soprattutto lombarda; i mezzi di comunicazione devono essere liberi, ma non libertari, e quindi devono dare spazio adeguato anche al razionale culto del sangue e del suolo, sempre al servizio del popolo e della nazione e mai delle cricche, perché solo così l’informazione si emancipa dal giogo ideologico e plutocratico dei parassiti per farsi araldo di natura e verità.

Giustizia: troppo importante è la sicurezza di lombardi ed europei per lasciarsi andare all’ipocrita pietismo pezzente. Un individuo, nel momento in cui delinque, deliberatamente ripudia i suoi doveri e quindi rinuncia anche ai suoi diritti. Nelle nostre terre dovrebbero rimanere, ovviamente imprigionati, i delinquenti autoctoni. La maggioranza dei criminali che imperversano e affollano le nostre carceri, ormai, è immigrata, e andrebbe rispedita al mittente addebitandogli le spese, se si tratta di delinquenti comuni. Saremmo favorevoli all’introduzione della pena di morte per i reati più gravi e ripugnanti, nonché contro la nazione lombarda e le sue genti, ai lavori forzati per tutti i detenuti e alla castrazione/sterilizzazione per gli stupratori. La durata della carcerazione non basta, ci deve essere certezza della pena materiale, e le spaventose condizioni delle carceri italiane si risolvono con altre carceri, con pene più severe e col rimpatrio dei criminali stranieri (naturalmente, prima di questo, va fermata l’immigrazione). La giustizia, per essere tale, va rifondata da capo a piedi e resa dura, davvero esemplare e rieducativa. Le forze dell’ordine devono essere del posto e avere più mezzi a disposizione e stipendi più alti, per contrastare ed annientare a dovere il crimine in ogni sua forma, per il bene della comunità. Snelliamo le patrie galere, normalizziamole, e apriamo magari manicomi (anche interni al carcere) in cui sistemare gli psicopatici.

Difesa: la Grande Lombardia deve dotarsi di forze armate proprie, autoctone ed indipendenti, come le forze di polizia e una papabile guardia nazionale, e re-introdurre l’obbligo di leva; l’Europa deve fare altrettanto per conservare autonomamente la propria sovranità (non parlo dunque di Ue), espellendo le basi americane e costituendo un consorzio “imperiale” dalla Galizia agli Urali. L’Europa deve divenire “Grande Europa” tramite la fraterna alleanza con la Russia e tornare ad essere l’inespugnabile fortezza armata dei secoli addietro. Sì alla virtuosa mentalità militare, no all’atlantismo e al pacifismo, per evitare una società agonizzante in balia della degenerazione americanizzante.

Lavoro: lavoro europeo agli europei, lavoro lombardo ai lombardi, basta immigrazione calamitata da affaristi senza scrupoli, che svendono il territorio o delocalizzano la produzione nel secondo/terzo mondo per lucrare sulla manodopera. E basta mafie che rubino l’occupazione agli autoctoni riservandola ai migranti. Il fenomeno mafioso, fra l’altro, può essere eradicato facendo rientrare gli italiani e troncando i legami tra squali nostrani (?) e cosche ausoniche. Serve un unico sindacato nazionale, su basi sociali e nazionali (e magari corporativistiche), che tuteli tutti i lavoratori, gli artigiani, e le piccole e medie imprese con politiche dirigiste nazionalistiche. Il lavoro rende liberi, ma solo se esso è etno-sostenibile ed eco-sostenibile, quanto lo sviluppo industriale, e contrario ad ogni accumulazione di ricchezza parassitaria.

Industria: autarchia all’europide, dirigismo, protezionismo e nazionalizzazione delle grandi industrie di rilevanza strategica nazionale. Ricetta vincente per proteggere il lavoro, l’industria e l’economia del continente dalla slealtà straniera e delle economie emergenti, ma anche da quella delle squallide multinazionali “europee”. Non si dimentichi mai che lo sviluppo economico ed industriale del Paese, cioè della Lombardia, deve andare di pari passo con la salvaguardia del popolo e della natura, con il benessere di tutta la collettività indigena. In questo senso vanno ripensate le politiche demografiche e lo stesso radicamento di stabilimenti, capannoni ed onnipervasivi centri commerciali; la sovrappopolazione e la cementificazione, assieme all’inquinamento dell’aria, sono vere piaghe in ambito padano-alpino.

Economia: no al bolscevismo, no al liberismo, no al capitalismo. Sì al dirigismo da parte degli Stati fondati su vere nazioni, come la Lombardia, alla nazionalizzazione dei servizi principali e delle grandi industrie, come ricordato sopra, e ad un’economia su basi sociali e nazionali, che metta le proprie risorse finanziarie a servizio della causa patria. No all’Europa oligarchica e plutocratica dei servi dei pescecani, e quindi no all’Unione Europea; sì invece all’Europa delle nazioni comunitarista, nazional-sociale e confederata in entità statuali dal tessuto etnico omogeneo, per promuovere fratellanza e solidarietà anche a livello internazionale (cioè europeo), senza più bisogno di farsi mettere sotto da gendarmi e banchieri del globo, ma anche senza rinunciare alla propria sovranità monetaria nazionale.

Infrastrutture: si deve ri-costruire l’ovvio dinamismo di una nazione ricca e progredita, perché industriosa, come la Lombardia con il consenso e il benessere del popolo e della natura. Pertanto, alleggeriamo i trasporti e il traffico eliminando ogni grave fonte di inquinamento, spesso dovuta all’eccessivo numero di antidiluviani mezzi di individui (anche forestieri) incapaci di guidare, drogati e ubriachi, cagione di stragi automobilistiche; fermiamo la cementificazione selvaggia e il disboscamento (o l’esproprio di terreni e campi per costruire strade e ipermercati) e affidiamoci di più a trasporti pubblici, aerei, ferroviari, fluviali (sfruttando adeguatamente il Po ad esempio, e le altre vie idriche padane), utilizzando mezzi ecologici nei centri storici delle città, liberandoci da tutto quel tipico degrado mediterraneo fatto di traffico “indiano”, catorci, ritardi, ingorghi, smog, incidenti, fallimenti societari dei mezzi pubblici, strade da terzo mondo e sporcizia. Vogliamo emulare Roma, Napoli e Palermo? Inoltre, come suaccennato, è chiaro che contenendo gli immigrati e il traffico pesante su gomma, il traffico stesso, disastri ed inquinamento si riducano drasticamente e le infrastrutture divengano più vivibili e a misura d’uomo, comunitarie, sicure, senza più mine vaganti rappresentate anche dal gravissimo fenomeno della pirateria stradale, frutto di alcol e droghe, ma come detto anche dell’immigrazione selvaggia, unita ad una rete viaria obsoleta. La gestione statale romana delle terre granlombarde è disastrosa.

Energia: investiamo sulle energie rinnovabili e pulite, sul sole, sull’acqua, sul vento, sul biocombustibile, sul metano, sull’idrogeno; rigettiamo il nucleare e tutte le bombe ecologiche, e non solo. Sdoganiamo l’agricoltura naturale, ed impariamo finalmente a rispettare l’ambiente, il nostro habitat, che ci ha plasmato rendendoci grandi, rendendo l’Europa il continente più sviluppato ed equilibrato del globo, anche da un punto di vista demografico. A questo proposito ribadiamo il no a immigrazione, che cagiona distruzione etno-culturale (per tutti, poiché il meticciato è un disvalore che fa comodo solo a chi ci guadagna economicamente), criminalità e sovrappopolazione, ed invito al controllo delle nascite, perché smodate, del terzo/quarto mondo. Più contraccezione e meno slogan pietistici, laggiù: se non si hanno i mezzi, non si può figliare come conigli. Lo dico anche per l’elevata mortalità. Urge una ragionevole decrescita.

Immigrazione: argomento scottante, perché profondamente intrecciato a meticciamento, multirazzialismo e criminalità, oltre che allo sconvolgimento del tessuto etnico originale di un territorio. No all’immigrazione, clandestina e non; rimpatrio di ogni allogeno; punizione esemplare per chi gestisce le “tratte”, lucrandoci a scapito degli europei. Non esiste nessuna integrazione, ma solo la disintegrazione dei nostri valori, della nostra identità, di noi stessi e della nostra comunità. La società multirazziale è la tomba degli europei, ma anche degli altri popoli della terra. Possono essere tollerati, inizialmente, tetti per i migranti europei, anche se la cosa migliore è aiutare nelle proprie terre, in nome della solidarietà europea, le nazioni che restano indietro e soprattutto il meridione dell’Italia etnica, ma in questo caso l’aiuto va unito al necessario piglio italico per sanare una volta per tutte quel disgraziato territorio dalle svariate piaghe che lo affliggono. Il centrosud della Repubblica Italiana ha subito la sciagurata unità ottocentesca, pertanto va aiutato, a patto, però, che accetti l’indipendenza delle Lombardie e il ricollocamento degli ausonici emigrati quassù.

Europa: la Lombardia deve sempre contribuire al benessere e all’unità geopolitica e strategica di tutta l’Europa (Europa =/= Ue), segnatamente dell’area centromeridionale, alpina per così dire, e l’Europa tutta, con la sua vicinanza e il suo aiuto, non deve mai abbandonare la Lombardia, soprattutto nelle sue battaglie identitarie e indipendentiste (in cui si spera di contare sulla collaborazione degli Stati europei che hanno accorpato territori storici lombardi, come Nizzardo, “Svizzera” lombarda, Venezia Giulia storica). Urgono politiche europeiste völkisch per farla finita con Ue, Nato, Onu e globalizzazione unipolare americana, e per dare così vita alla vittoriosa e salvifica “Grande Europa”, all’Eurussia imperiale. Sì all’Europa confederale delle nazioni nel nome della comune eredità indoeuropea, no all’Unione d’Eurolandia fatta di banche e “massoneria” internazionalista mondiale.

Estero: via da Nato e Onu, buoni rapporti con le realtà indoeuropee eurasiatiche, cameratismo planetario tra europidi. No alle ammucchiate sovranazionali, e ben vengano invece relazioni strategiche geopolitiche mirate alla difesa dell’Europa, dei suoi popoli, dei suoi valori, per la sconfitta totale di schemi ormai superati, o inutili e dannosi, quali giudeo-bolscevismo, capitalismo, mondialismo e di dottrine politiche ed economiche che non hanno più nulla da darci (marxismo, fascismo, nazismo hitleriano). Oggi l’accento va posto più che mai sull’identità e sulla sua salvaguardia, e sull’unica ideologia che, per davvero, rema dalla sua parte: l’etnonazionalismo (e il socialismo nazionale, con il comunitarismo e il corporativismo che ne conseguono).

Sangue e suolo, popolo e razza (intesa come insieme armonico di valori biologici, etnici, spirituali), identità e tradizione. La Grande Lombardia, finalmente affrancata dal mondialismo in ogni sua declinazione burocratica e tecnocratica, deve fondarsi su questi immortali principi, che sono alla base, oltretutto, di uno Stato veramente e seriamente etnonazionale.

Per la libertà e la sovranità dei popoli granlombardi e il trionfo dell’Europa rinnovata, non scordiamoci mai di chi siamo e donde veniamo, perché solo così la verità e il bene, a cui diciamo tanto di tenere, possono manifestarsi definitivamente, squarciando le letali nebbie dell’ignoranza, che ci impediscono di capire dove andiamo.

Salut Lombardia – Ave Evropa

Il lombardesimo

Razza viscontea

Il lombardesimo è l’identitarismo etnico sangue-suolo-spirito lombardo, di cui Paolo Sizzi si sente, nel suo piccolo, l’iniziatore e il pioniere; viene teorizzato nel triennio 2006-2009, dopo essere giunto in contatto con gli ambienti etnonazionalisti padano-alpini ispirati agli scritti völkisch di Federico Prati e altri. Diciamolo subito: quando il Sizzi parla di Lombardia intende, ovviamente, l’intero nord dell’attuale Repubblica Italiana (Lombardia etnica e Grande Lombardia), la cosiddetta Cisalpina o Padania.

È l’ideologia di fondo del Movimento Nazionalista Lombardo (fondato nel 2011), disciolto due anni dopo per approdare a Grande Lombardia, associazione politica lombardista fondata, quanto il primo, dal Sizzi e da Adalbert Roncari, camerata della prima ora dell’Orobico. GL allarga la visuale del lombardesimo estendendola a tutte le Lombardie storicamente intese, ossia alla Lombardia primigenia di marca altomedievale (già Gallia Cisalpina e Langobardia Maior).

Nonostante dalla primavera del 2014 all’autunno del 2021 abbia adottato una visuale italianista etnofederale, il Sizzi ha conservato con fierezza l’etnicismo lombardo, decidendo alfine di riabbracciarlo totalmente, essendo la Lombardia una nazione in fieri, animata da un’etnia a tutti gli effetti, coesa dalle tre lombardità storiche (Lombardia etnica, Lombardia linguistico-culturale, Grande Lombardia) che la distinguono dagli altri areali nazionali ed etnoculturali ad essa contigui. Per non parlare della grande distanza che la separa dal sud dell’Italia etnica, o dalla Sardegna.

Il lombardesimo, e l’etnonazionalismo in genere, affondano le proprie radici nel retroterra culturale dei movimenti völkisch germanici sorti a cavallo tra ‘800 e ‘900 in area mitteleuropea, movimenti sicuramente imbevuti di romanticismo Blut und Boden ma anche, a loro modo, di quel realismo che deriva dal “culto” della natura e che li smarca da tutte le utopie cosmopolite, borghesi, plutocratiche, le stesse che manovrano come marionette gli Stati-apparato ottocenteschi, privi di qualsivoglia accezione etnica e genuinamente nazionale.

Dall’incontro fra il sangue della stirpe e il suolo patrio nasce lo spirito che è linfa vitale e faro della nazione, ciò che illumina ed eleva il dato biologico, altrimenti ridotto a lettera morta. In questo senso la Lombardia rispetta tutti i criteri fondamentali alla base dell’identità nazionale: eposethoslogosgenostopos, da cui l’ethnos, per dirla con l’antropologo Carlo Tullio-Altan. Aggiungiamoci l’oikos, interrelato al topos e al genos, che rappresenta il concetto stesso di comunità, anche come famiglia e focolare domestico, come casa.

È proprio nel caso del lombardesimo che questo etno-razionalismo trova ampio spazio, permettendogli di non rimanere fossilizzato su ideologie del passato, riprendendone, bensì, gli aspetti sempre attuali e aggiungendovi l’elemento di originalità e di (salutare) modernità rappresentato dall’armonico amalgama di identitarismo e tradizionalismo, etnicismo, razionalismo, appunto, e lotta senza quartiere a progressismo e conservatorismo parassitario (destra feudale e liberismo sono incompatibili con la dottrina nazional-sociale e comunitaria lombardista, e lo stesso vale, a maggior ragione, per l’antifascismo).

È il concetto di identità etno-razziale e territoriale, quindi biologica e culturale, a non tramontare mai, l’essenza più intima dell’Europa insomma, non certo movimenti novecenteschi che, riproposti oggidì, rischiano di dare vita a tragicomiche caricature degli originali. Essere lombardi è, innanzitutto, un fatto fisico e genetico, concreto e materiale, innegabile. Naturalmente esistono diversificazioni interne: ad esempio, anche il Veneto è Grande Lombardia ma ha un suo profilo identitario peculiare distinto da quello lombardo-etnico.

Il sangue non è tutto, chiaramente. La nazione lombarda è tale non solo per un comune aspetto antropogenetico ma anche per la continuità territoriale padano-alpina e per la condivisione di mentalità, indole, spirito che nei secoli ha forgiato la comunità etnonazionale grande-lombarda. La Lombardia è l’unico Paese dei lombardi.

Il lombardesimo prescinde da centralismi, regionalismi, autonomismi, federalismi e secessionismi, ossia da questioni riguardanti strettamente la politica e l’ordinamento dello Stato; esso è, anzitutto, ideologia militante, formazione culturale e azione metapolitica, che pongono al di sopra di tutto il sangue del popolo, il suolo dei padri, lo spirito nato dall’incontro dei primi due. Va da sé che la coerenza e la sete di radicalità lo inseriscano nel quadro dell’indipendentismo anti-mondialista, per liquidare l’innaturalità dell’italianismo dalle Alpi alla Sicilia, e di un europeismo indogermanico “imperiale” che non abbia nulla a che vedere con l’Unione Europea (e la Nato con gli Usa).

Al di là di ciò il fulcro lombardista è la ferrea volontà etnonazionalista di affrancamento dell’identità storica nazionale delle Lombardie, che conservano una facies etno-culturale unica all’interno del panorama europeo, e che nulla c’entra con le plaghe italiche originali, quelle dalla linea Massa-Senigallia in giù, per capirsi.

A tutt’oggi, punti fermi del lombardesimo, portati avanti non solo da chi scrive ma anche dall’associazione (meta)politica Grande Lombardia, sono i seguenti:

Etnonazionalismo – Il vero e serio nazionalismo, basato sul sangue, sul suolo, sullo spirito di un popolo, e non sulle invenzioni massoniche e giacobine che animano i finti Stati nazionali come l’Italia e i contemporanei dell’Europa occidentale, le cui insegne sono repliche del tricolore francese. Di conseguenza, l’etnonazionalismo lombardo non può che essere indipendentista e votato all’affrancamento della Grande Lombardia dal giogo italiano. Altresì, l’etnofederalismo (o nazional-federalismo) può essere un’opzione solo tra fratelli, nel quadro grande-lombardo, sebbene personalmente ritenga il decentramento – in un contesto relativamente omogeneo – pericoloso. Gli statuti autonomi vanno aboliti.

Irredentismo – La liberazione dal giogo straniero di quelle terre lombarde che non sono state ancora ricongiunte al grosso della nazione, vale a dire Nizzardo, “Svizzera” lombarda, Venezie restanti (Istria e dintorni), per citare le principali. Il tutto in un contesto imperiale, confederale, “euro-siberiano”. Chiaramente, l’emancipazione più urgente è quella dalla Repubblica Italiana e dall’occupazione delle forze mondialiste.

Identitarismo – La difesa dell’identità lombarda è amore per la propria stirpe, la propria terra, e la propria cultura, non è odio, e non lo è nemmeno la salvaguardia identitaria militante della propria nazione, che si realizza opponendosi alla globalizzazione, alla società multirazziale, all’immigrazione, all’italianismo artificiale e all’europeismo cialtronesco targato Ue, a ben vedere tutte magagne che avversano lo stesso concetto genuino di nazione. Se tuteliamo i nostri beni e prodotti perché non tutelare anche chi li ha concepiti e realizzati?

Tradizionalismo – Recupero e difesa delle tradizioni popolari che rischiano l’estinzione, dalle religioni tradizionali (precristiana e cattolico-romana, ambrosiana) al folclore, dalla cura delle lingue locali – milanese classico (il lombardo per antonomasia) su tutte – alla genuina mentalità contadina o montanara. Tradizionalismo è anche e soprattutto l’attaccamento agli immortali valori spirituali (indo)europei oggi minacciati dal pluralismo e dal relativismo, assorbiti nel tempo dal cristianesimo latino. Il patriarcato, l’eterosessualità, l’endogamia, la spiritualità sono seme di rinascita identitaria e tradizionale, nel segno della vera identità europide.

Etnicismo – Lo studio dell’antropologia umana, fisica e della genetica delle popolazioni, al fine di riscoprire le proprie radici e approfondire la conoscenza di noi stessi, dei nostri avi e dell’Europa. La cultura è alla base di tutto, sconfigge l’oscurantismo anti-identitario e anti-comunitario e corrobora l’attaccamento alle proprie origini, soprattutto oggi che gli europei/europidi sono in via d’estinzione. Altresì, occorre sviluppare una visione razzialista, che non significa razzista: riconoscere l’esistenza delle razze umane, battersi per preservarle (ciascuna nel proprio habitat naturale) anche mediante endogamia e rinvigorimento della natalità indigena, e promuovere una necessaria separazione continentale, indispensabile per sconfiggere il dispotismo mondialista e ogni nefasto prodotto della globalizzazione.

Econazionalismo – La salvaguardia del suolo che deve assolutamente andare di pari passo con quella del sangue, altrimenti lo sterile ambientalismo progressista consegna la nostra terra alle storture del sistema-mondo e della società multirazziale, che della natura sono mortali nemici (non conoscendo questa le menzogne del politicamente corretto e delle ideologie “democratiche”). L’immigrazione disgrega il tessuto etno-sociale originale del territorio e devasta anche (quanti non ci pensano) l’ambiente circostante (cementificazione, sovrappopolazione, inquinamento). La Lombardia etnica è stata ed è, per l’appunto, teatro di questa barbarie. Se si preserva l’habitat naturale bisogna anche salvaguardare chi lo popola da millenni; in caso contrario l’ecologismo diventa insopportabile ipocrisia salottiera.

Panlombardismo – L’identitarismo lombardo che riunisce sotto le sacre insegne lombardiste tutti i territori etno-geo-linguisticamente lombardi, alpino-padani, galloromanzi cisalpini, dunque Insubria, Orobia, Emilia, Piemonte, Valle d’Aosta, allargando successivamente lo sguardo e il campo d’azione a ciò che è Grande Lombardia, ossia l’intera Padania, a partire dal resto dei territori gallo-italici, cosiddetti.

Razionalismo – Il salutare culto della ragione, non come assolutismo illuminista-rivoluzionario (di fatto irrazionale), che culmina nel materialismo zoologico occidentale e nel positivismo, ma come faro che ci guida e illumina nelle scelte di tutti i giorni, sbarazzandosi così di ogni superstizione, o sentimentalismo, che zavorrano la Lombardia mortalmente e si rivelano incoerenti con una visione genuinamente identitaria, in quanto indoeuropea. Tempo di mettere giudaismo, islam, eresie varie del cattolicesimo e ciarpame new age alla porta e di ridurre a zero l’ingerenza postconciliare negli affari di Stato, investendo massicciamente su scuola, università, ricerca e naturalmente cultura. Tagliare i ponti con la Roma contemporanea, anche spiritualmente: guardiamo con simpatia all’ipotesi di una Chiesa nazionale lombarda che si ispiri al cattolicesimo ambrosiano, tradizionalista.

Socialismo – Socialismo nazionale, naturalmente, la lotta non più di classe e universale ma identitaria applicata alla nazione, la Lombardia nel nostro caso. Tutti devono concorrere al benessere della società, nella convinzione che libertà non è fare quel che si vuole ma promuovere il bene della comunità nazionale, dei popoli lombardi. No al capitalismo, all’affarismo, al consumismo e all’edonismo, a liberalismo/liberismo/libertarismo, alla vita per il lavoro (invece del contrario) e al feticcio del fatturato, e a tutto quello che ruota attorno all’individualismo e ai suoi bassi appetiti borghesi, minando le fondamenta di una grande famiglia nazionale unita, coesa e solidale. E no anche all’altra faccia della medaglia, al progressismo, che non è altro che trotskismo “laico”, ossia ecumenismo, classismo ipocrita al contrario, fra connazionali, ed internazionalismo sradicatore. La Lombardia ai lombardi, non solo come buonsenso identitario ma anche come interruzione dello sfruttamento dell’immigrazione da parte di coloro a cui fa comodo (industriali senza scrupoli, plutocrati, cosiddetti “moderati”, socialdemocratici, assistenzialisti, preti postconciliari).

Comunitarismo – Il robusto spirito d’appartenenza promosso a partire dalle comunità locali, luoghi dove prendere coscienza delle proprie origini granlombarde e sviluppare l’identitarismo, fondamentale per lottare coerentemente e raggiungere la salvazione e la liberazione delle Lombardie. La promozione della solidarietà e del mutuo soccorso tra connazionali, agevolata dal radicamento etnonazionale, aiuta a ritrovare il contatto non solo umano (e famigliare) ma anche con la natura e l’ambiente incontaminato, proponendo modelli di vita eco- ed etno-sostenibili. Dallo spirito comunitario, la famiglia naturale e tradizionale, patriarcale, lombarda, base della società; una società fedele al proprio passato ma rivoluzionaria nei confronti del presente occidentale, sana e rinsanguata da giovani eroi del quotidiano. Servono una Lombardia e un’Europa dei forti, non dei furbi. I vincoli biologici e socioculturali di razza, sottorazza ed etnia sono sacri ed inviolabili.

Ruralismo – Il modo migliore per assaporare direttamente sangue e suolo, entrando in contatto con la natura, promuovendo il contadinato e adoperandosi per edificare una famiglia endogamica, con prole, che possa trovare il tempo di immergersi nella dimensione ideale per ogni uomo, di cui la Grande Lombardia è ricca grazie a monti, colline, boschi, campagne, laghi e coste. Lo scenario naturale, assieme ad agricoltura, allevamento e caccia e pesca (responsabili), aiuta a recuperare la sfera più intima di ogni lombardo; da sempre il nostro Paese (quello vero) è identificato col mondo rurale, e dobbiamo esserne orgogliosi.

Indoeuropeismo – Tradizionalismo culturale di stampo ario (ossia indoeuropeo, per chi non lo sapesse), per onorare coloro che hanno plasmato, soprattutto spiritualmente e culturalmente, la nostra grande famiglia europide. La mentalità e l’etica dei nostri avi indoeuropei, soprattutto Celti e Veneti (ma anche Romani e Longobardi), mostrano la via, una via caratterizzata da ethos patriarcale, conservatore nel giusto, virile, battagliero, solare, incline alla politica, alla filosofia, alla vita militare e di studio, e all’interesse, dunque, per la propria comunità nazionale, anche per poter promuovere una società aristocratica (nel senso etimologico del termine) che un domani si occupi seriamente del governo della nazione grande-lombarda liberata, avendo a proprio favore, finalmente, il merito.

Europeismo völkisch – Non più l’europeismo unionista consueto, fatto di Stati senza nazione e spina dorsale, ma un patriottismo europide etnico e confederale che possa studiare un disegno di consorzio “imperiale” con o alleato della Russia e in buoni rapporti col mondo eurasiatico indoeuropeo (senza più enti sovranazionali e mondialisti a minare la sovranità nazionale), ma anche con le comunità bianche sparse per la terra che rifiutano il globalismo all’americana. Basta unioni che europee sono solo di nome, sì invece ad un sacro consesso “euro-siberiano” dove nazioni omogenee, altamente identitarie, costituiscano la base di una rinascita dell’intramontabile sogno imperiale/ghibellino nato con Roma, naturalmente in chiave contemporanea e razzialmente compatta. L’Europa non deve e non può abdicare al proprio ruolo di culla della civiltà e per farlo, se necessario, deve saper adottare anche un punto di vista isolazionista nei riguardi del terzo/quarto mondo e delle aggressive economie emergenti.

Presidenzialismo – Una repubblica lombarda basata sull’elezione di un solo presidente, che sia capo dello Stato e del governo, eletto direttamente dai lombardi senza intralci parlamentari. La scelta al popolo sovrano. Niente più soluzioni all’italiana con tanto di costituzione antifascista, con governi tecnici (ossia plutocratici), primi ministri non eletti e culto liberticida di presidenti non voluti direttamente dal popolo, che nonostante il prestigio simbolico vengono venerati come monarchi illuminati passibili di lesa maestà.

Dirigismo – Logica conseguenza del socialismo nazionale, dove le redini della grande industria strategica, dell’economia, del mercato, e della sovranità monetaria (liquidazione dell’euro) vengano direttamente impugnate dallo Stato, che deve dettare la linea da seguire e che unico può, se eretto come si deve, garantire gli interessi nazionali granlombardi. Non statolatria e dispotismo, ma salubre nazionalizzazione e doveroso protezionismo, con interesse per soluzioni corporative. La Lombardia deve conquistare autorità e sovranità, in nome dell’originalità della sua identità nazionale.

Cristianesimo e paganesimo – Le uniche due forme di religiosità accettabili, cattolicesimo romano (preconciliare) e gentilità ariana. Giusto salvaguardare le radici romano-cristiane (non quelle, fantomatiche, giudeo-cristiane), ma anche le primigenie, ossia le pagane, senza arrivare a scontri confessionali: lo Stato deve rimanere laico, che non significa ovviamente ateo, laicista e pluralista. Lecito il recupero culturale della religiosità tradizionale legata alla gentilità precristiana (celtica, romana o germanica), senza però dimenticare che il cammino iniziatico di questi culti si è interrotto millenni fa. La spiritualità può tranquillamente conciliarsi col razionalismo, perché la prima è riflessione, meditazione, contemplazione ma anche edificazione collettiva di una religione civica nazionale. Naturalmente, non vi è contraddizione con il punto razionalista precedente, se si tratta appunto delle religioni pagane genuinamente identitarie e legate etnicamente alla Lombardia, e della cristianità cattolica, radicata da duemila anni nel nostro Paese e debitrice della gentilità indogermanica. La fede, ad ogni modo, non deve intralciare le politiche etnonazionaliste, ma fare il bene della patria.

Questi punti rispecchiano la personale visione del mondo sizziana delineatasi concretamente dal 2006 in avanti, nel periodo, cioè, in cui il Nostro ha cominciato ad interessarsi seriamente di politica, metapolitica e cultura. Nel tempo s’è raffinata ed evoluta in un pensiero più serio, razionale e concreto, pronto a spiccare nuovamente il volo verso l’indipendentismo – dopo la parentesi italianista etnofederale – doverosamente etnonazionale, non certo liberale o progressista. Destra? centro? sinistra? vuote etichette senza alcun significato: conta la Lombardia, e chi la incarna per vincoli biologici, territoriali e culturali (etnici e nazionali).

Ora di dire basta alle menzogne, né Italia né Padania leghista, è giunto il momento dell’autoaffermazione nazionale della Lombardia, quella etnica e storica, vera, racchiusa nel bacino idrografico del Po ma proiettata nel suo naturale spazio vitale cisalpino, all’interno di un quadro “eurusso” dove i destini dei popoli e delle comunità etnoculturali vengano comunque prima di qualsivoglia forma di Stato. In questo senso sarebbe basilare un’intesa tra tutte le realtà nazionali dell’arco alpino. La nazione giustifica lo Stato, non viceversa, e se questo non aderisce a stringenti criteri identitari va messo in discussione. La Repubblica Italiana è da archiviare in quanto entità multietnica priva di carattere nazionale. Al suo posto, in ambito padano-alpino, deve sorgere una repubblica che rappresenti degnamente le due principali anime della Grande Lombardia: quella occidentale, celto-ligure, e quella orientale, reto-venetica, comunque accomunate dalla gallo-romanità e dall’epopea longobarda e lombarda in senso medievale.

Solo il lombardesimo può salvare la Lombardia rendendola di nuovo Grande, mediante la sapiente opera etnonazionalista di rivoluzione nella riorganizzazione territoriale e amministrativa delle nostre terre padano-alpine; l’etnonazionalismo völkisch in chiave lombardista non ha nulla da spartire con le cialtronerie padaniste o con le sceneggiate neofasciste/neonaziste, perché si tratta di non rinunciare alla nostra realtà etno-razziale, declinata in senso panlombardo, e alla sua legittima difesa totale, così come al legittimo diritto di autodeterminazione anti-mondialista del sovrano popolo lombardo.

Ci lasciamo alle spalle il banale italianismo per riconciliarci a pieno regime con la rivoluzione lombardista, pur non avendo mai abbandonato e rinunciato alla doverosa battaglia comunitarista volta a salvaguardia, preservazione e realizzazione biologiche ed etniche dei Lombardi, un insieme di genti affratellate e distinte dagli italiani e dagli altri europei. A che giova dimenarsi nell’amorfa massa sovranista quando possiamo essere, con rinnovato fervore, gli araldi di una dottrina originale, da noi stessi plasmata e divulgata? Ma, soprattutto, perché impantanarsi nell’italianità quando il nostro sangue, il nostro suolo, il nostro spirito parlano lombardo?

Le Lombardie

Estensione della Lombardia etnica

Una battaglia fondamentale, e del tutto innovativa, portata avanti dal lombardesimo (e dalle associazioni ad esso ispirate come il Movimento Nazionalista Lombardo prima e Grande Lombardia poi) è quella relativa al concetto di ‘Lombardia’ (e parallelamente di ‘lombardi’), nonché al corretto utilizzo dei due termini.

Nel linguaggio comune si tende infatti a utilizzare il termine ‘Lombardia’ per identificare la suddivisione amministrativa denominata ‘Regione Lombardia’, creata nel 1970 dalla Repubblica Italiana, e il termine ‘lombardi’ per identificare gli abitanti del citato ente politico.

Ovviamente, se il chiamare la ‘Regione Lombardia’ semplicemente ‘Lombardia’ fosse soltanto una contrazione sbrigativa usata nel linguaggio comune, e se si fosse consci che l’ente politico non coincide con la terra lombarda, non esisterebbe alcun problema.

Purtroppo non è così: moltissime persone sono convinte che la Lombardia sia la Regione italiana omonima e duole constatare che questo fraintendimento esista perfino in ambito accademico e culturale!

Per spiegare gli errori grossolani dietro a questo diffuso equivoco interpretativo bisogna innanzitutto chiarire che, parlando di una “nazione”, si può cadere in un’altra trappola semantica poiché nel linguaggio comune si confondono sovente i termini ‘Stato’ e ‘nazione’, ritenendoli addirittura dei sinonimi in innumerevoli casi!

Tuttavia, i lemmi in oggetto hanno accezioni completamente diverse: se la parola ‘Stato’ rappresenta un ordinamento giuridico-politico che esercita il potere sovrano su un determinato territorio, e sui soggetti ad esso appartenenti, la parola ‘nazione’ identifica un complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura e l’etnia, si identifica in una comune identità a cui essi sentono di appartenere (sentimento nazionale).

Se identificare uno Stato è un’operazione molto semplice e oggettiva, perché basta individuare un ordinamento che eserciti un potere sovrano, identificare una nazione è molto più complicato perché l’individuazione degli elementi caratterizzanti (storia, lingua, territorio, cultura ed etnia) richiede una maggiore valutazione soggettiva.

Ecco perché il lombardesimo vuole battersi per dare finalmente volto etnonazionale alla Lombardia (archiviando l’esperienza nell’entità statuale del tricolore), cosicché il campo sia sgombrato, una volta per tutte, da banalizzazioni, incomprensioni e inflazioni figlie anche dei confusionari in camicia verde. I danni del leghismo (vecchia scuola e nuovo corso) si ripercuotono pure sulla geopolitica cisalpina, ossia lombarda.

Dopo un lungo studio degli elementi caratterizzanti le popolazioni abitanti la Regione Lombardia e i territori limitrofi, si è giunti alla conclusione che la terra lombarda genuina, quella che andremo a designare come ‘Lombardia etnica’, comprende le seguenti caratteristiche: da un punto di vista storico, oltre a essere stata definita come Lombardia fino all’inizio dell’Ottocento, ha fatto parte della Gallia Cisalpina e del Regno longobardo, ha dato origine ai liberi comuni, all’epopea della Lega Lombarda e alle signorie, segnatamente a quella unificatrice dei Visconti; da un punto di vista linguistico, ha sviluppato le lingue galloromanze cisalpine; da un punto di vista territoriale, consiste nel bacino idrografico del fiume Po, delimitato da Alpi e Appennino; da un punto di vista culturale, ha sviluppato una civiltà che è anello di congiunzione fra Mediterraneo ed Europa centrale; da un punto di vista etnico, ha radici celto-liguri e galliche (romanizzate), con periferici contributi reto-etruschi, cui si è aggiunta una contenuta componente germanica (longobarda in particolare, a cui dobbiamo, del resto, il nostro etnonimo).

Basta quindi andare a verificare empiricamente questi punti per rendersi conto che, oltre ai territori sotto la giurisdizione dell’ente precedentemente nominato, la vera Lombardia comprenda anche la Regione Piemonte, la cosiddetta “Emilia” fino al confine storico rappresentato dal Panaro (che anticamente correva lungo il corso dell’estinto Scoltenna-Panaro, grossomodo sul confine provinciale di pianura che separa il Modenese dal Bolognese), il Canton Ticino, la Valle d’Aosta, il Trentino occidentale e alcuni lembi di terra del bacino imbrifero padano.

Il concetto di ‘Grande Lombardia’, che il lombardesimo, parimenti, propaganda, riguarda invece, in buona sostanza, tutto il settentrione della Repubblica Italiana, avente una precisa fisionomia che lo distingue dal resto dei territori “italiani” e il cui perno è, appunto, rappresentato dal fulcro della Lombardia etnica, e cioè il territorio padano-alpino designato poc’anzi.

La Cisalpina è una regione europea caratterizzata da una geografia subcontinentale (non peninsulare), da un clima submediterraneo temperato (eccetto l’area costiera ligure), da una conformazione alpino-padana che la colloca a metà strada fra il Mediterraneo e la Mitteleuropa; etnicamente parlando, è figlia della famiglia indoeuropea celtica e venetica (“italo-celtica”), corroborata dal comune elemento gallico, con degli influssi mediterranei e germanici; linguisticamente, appartiene al ramo occidentale delle lingue romanze, a differenza dell’Italia etnica che è romanza orientale; culturalmente, si inscrive in quell’anello di congiunzione fra Europa meridionale e centrale su cui si è costruita la nostra stessa storia, a cavaliere tra romanità e celto-germanicità.

Tutto ciò riguarda intimamente anche la sfera propriamente biologica (in senso antropologico e genetico) dei volgarmente detti “padani”, che fisicamente presentano un aspetto sovente mitteleuropeo (che non significa necessariamente germanico, precisiamo) e geneticamente si distanziano dall’Italia grazie alla maggiore eredità mesolitica, neolitica occidentale, steppica/indoeuropea e nordica. Per non parlare del dato esotico che interessa da vicino, in particolar modo, l’Italia estrema. Ciò sia detto senza alcuna venatura razzista, intendiamoci.

Siccome parlare di “padani”, di cisalpini o di “italiani” settentrionali significa perdere di vista la squisita accezione etnica e nazionale che ci riguarda, è decisamente doveroso parlare di granlombardi, indicando per l’appunto come Grande Lombardia tutta la mezzanotte della Repubblica Italiana.

Vi sono alcuni territori marginali che potrebbe apparire forzato chiamare (gran)lombardi, ma essendo parte integrante del continuum alpino-padano, “italo-celtico” (che significa proto-celtico/celto-ligure, celtico, venetico, proto-italico, gallico) e galloromanzo cisalpino non possono essere esclusi dal novero; mi riferisco a Liguria, Romagna storica, lagune venete, Venezia Giulia, zone peraltro poco o punto interessate dalla dominazione longobarda.

Ci sarebbero poi ambiti come quello valdostano, tirolese meridionale e isontino-istriano che esulano da un genuino discorso granlombardo, essendo popolati da minoranze straniere; tuttavia, quelle zone rientrano nello spazio geografico padano-alpino e, storicamente, prima dell’avvento delle minoranze suddette, il popolamento era cisalpino romanizzato.

I confini di questo areale granlombardo, che si potrebbe dividere in un troncone occidentale e uno orientale, sono le Alpi a nord, le Alpi e il fiume Varo a ovest, l’Appennino tosco-lombardo (corroborato dalla linea linguistica Massa-Senigallia) e il fiume Misa a sud, le Alpi, il torrente Eneo e il Quarnaro a est. Le due subregioni sarebbero una granlombarda occidentale (celto-ligure e linguisticamente lombarda) e una granlombarda orientale (reto-venetica con influssi mittel), sebbene la distinzione canonica rimanga comunque quella tra Lombardia etnica e Grande Lombardia. Si potrebbe, infatti, anche parlare di una Lombardia linguistica sia in senso ristretto (ossia quella in cui si favella la variante “lombarda” transpadana del cosiddetto “gallo-italico”) che in senso allargato (l’area “gallo-italica” cosiddetta, e la famiglia linguistica “gallo-italica”, a ben vedere, può essere tranquillamente definita lombarda).

Oltre alla Lombardia etnica fanno parte della Grande Lombardia: Nizzardo, Liguria/Genovesato, Lunigiana, Emilia orientale, Romagna, Ager Gallicus, Veneto, Trentino, Tirolo meridionale, Friuli, Venezia Giulia storica (l’attuale più Goriziano, Litorale, Carso, parte della Carniola interna, Istria, Fiume, Quarnaro).

Lo spazio lombardo-etnico e grande-lombardo è stato determinato combinando l’aspetto geografico (che non è un’opinione) con quello etnolinguistico e culturale (che a volte è assai controverso), affidandosi al primo criterio laddove serviva delimitare il territorio con precisione, ed è il caso del confine tra Lombardia etnica e Grande Lombardia e tra Grande Lombardia e aree extra-lombarde. Ciò è stato fatto sia in senso inclusivo che esclusivo, e infatti potete verificare come territori oggi amministrativamente sotto le regioni settentrionali della Repubblica Italiana, o comunque per certi versi storicamente “italiani”, siano stati esclusi proprio perché appartenenti ad altre regioni geografiche europee.

Un dato culturale interessante è quello rappresentato dalla considerevole presenza sul territorio di medievali croci lombarde, ossia quella di San Giorgio (guelfa) e quella di San Giovanni Battista (ghibellina), impiegate come stemmi comunali; la precipua è la prima, simbolo del comune di Milano e della Lega Lombarda, e anche di Genova e della sua antica repubblica, ma degna di nota è pure la seconda, emblema militare del Sacro Romano Impero che inglobò il Regno d’Italia medievale post-longobardo (fondamentalmente la Grande Lombardia con la Toscana), nonché simbolo della sua capitale Pavia, già capitale longobarda. Per citare i principali centri grandi-lombardi aventi tali stemmi ricordiamo: la capitale ideale Milano, Bologna, Genova e poi Oneglia (Imperia), Ivrea, Alba, Novi, Acqui, Alessandria, Bobbio, Vercelli, Varese, Lecco, Mantova, Reggio di Lombardia, Padova, Rimini (Croce di San Giorgio); la capitale morale Pavia, Susa, Aosta, Mondovì, Cuneo, Asti, Novara, Lugano, Domodossola, Como, Bormio, Borgo San Donnino (Fidenza), Vicenza, Treviso, Castelfranco, Ceneda, Forlì (Croce di San Giovanni Battista).

Il tema dello scudo crociato, al di là dei colori, è comunque diffusissimo nella Pianura Padana (e le origini della croce, prima che cristiane, sono ariane e pagane). Importante, però, è il cromatismo biancorosso, tipicamente alpino-padano, contrapposto al giallorosso mediterraneo di origine romana. Il Biscione è invece uno squisito emblema della Lombardia etnica, il simbolo più originale del popolo lombardo.

Il fulcro dell’azione (meta)politica lombardista è, ovviamente, la Lombardia etnica, ma l’areale grande-lombardo individuato è anch’esso parte della Lombardia nella sua accezione storica allargata, plasmatasi nel Medioevo: si tratta della, approssimativamente detta, “Alta Italia”, della Gallia CisalpinaLangobardia Maior, ambito etno-culturale distinto, grazie ad una identità e ad una tradizione peculiari conclamate, dal resto dell’Europa, a cominciare dall’Italia vera e propria, quella etnica. La Lombardia è, dunque, una nazione a tutti gli effetti, mentre la Repubblica Italiana un semplice Stato (a nostro avviso fallimentare), privo di qualsivoglia carattere etnonazionale.

La nazione dei lombardi possiede, indi, tutti gli elementi caratterizzanti una regione etnica e storica europea, dal profilo patrio, incastonata nell’Europa centromeridionale. Certamente, esiste un indebolimento della coscienza identitaria e del senso di appartenenza, tra i nativi, frutto della frammentazione secolare del popolo lombardo che ha sviluppato un particolarissimo continuum etnolinguistico e culturale (la lingua veneta è modellata sul veneziano e, nel Medioevo, Verona, Trento e le altre aree non lagunari si avvicinavano alle parlate lombarde classiche, come attestano Dante e il pavano, grazie al riemergere del comune substrato gallico). Tuttavia, il fenomeno è palesemente reversibile, sebbene richieda una ipotetica suddivisione amministrativa in numerosi cantoni relativamente omogenei, raggruppati in regioni a fini statistici e demografici.

Estensione della Grande Lombardia

Il ritorno (sul “Tubo”) di Paolo Sizzi

Pavol Sizz

Ebbene sì, signori, dopo dieci anni esatti Paolo Sizzi è tornato sul “Tubo”, aprendo un canale in cui si occupa di divulgazione culturale all’insegna del lombardesimo e della lombardità. Assieme a ciò sono anche sbarcato sul “Telegramma” inaugurando, parimenti, un canale in cui pubblico settimanalmente dei video, cioè gli stessi proposti su YouTube. In quest’ultima piattaforma mi trovate come Il Lombardista mentre su Telegram il canale è denominato come il blog da cui scrivo, Lombarditas. Mi auguro di fare cosa gradita a quanti sentivano la mancanza in video di chi scrive, e a tutti coloro che possono essere interessati a queste nuove avventure. Sino ad ora ho reso pubblici 6 filmati: uno di presentazione sul “Tubo” (con la versione bergamasca) e quattro sul “Telegramma”, e vedrò di portarmi in pari. Il giorno d’elezione della realizzazione è il saturdì/sabato, sull’esempio dei vecchi tempi, ma la condivisione sulle reti sociali viene posticipata al lunedì sera.

Se una decina di anni fa lo scopo era la propaganda politica e ideologica, relativamente al Movimento Nazionalista Lombardo, oggi mi voglio occupare principalmente di divulgazione, acculturazione e trattazione lombardista in chiave etnoantropologica, riservandomi di pubblicare, più avanti, qualche video di contenuto metapolitico e dottrinale. Il mio punto di vista, ovviamente, non è del tutto neutro, perciò è evidente come si possa intuire l’ideologia etnonazionalista ed indipendentista; tuttavia, si vuole cercare di dimostrare che, al di là della politica, le Lombardie hanno tutte le carte in regola per dirsi comunità nazionale, patria e insieme di popoli omogenei affratellati da un comune passato. Il vecchio canale fu chiuso con la cessata esperienza dell’MNL, ma devo dire che riscosse un discreto successo, che spero di eguagliare e superare.

Del resto, come si evince dalla casacca da me indossata, il colore sociale e la fede lombardista vengono rispettati, riallacciandomi idealmente all’esperienza militante degli anni scorsi. Vorrei, comunque sia, che il pubblico non partisse prevenuto sull’affidabilità e la credibilità di quanto dico, e sappia dunque ascoltarmi con attenzione, aprendosi poi – perché no? – al dibattito e al confronto, interagendo con me e con tutti quelli che mostreranno la mia stessa sensibilità e il mio stesso interesse circa gli argomenti affrontati. Invito sempre ad un dialogo franco e schietto ma al contempo civile e costruttivo; la goliardia e i toni accesi ci possono anche stare, a patto che non si esondi nelle sterili provocazioni e nel caos.

I commenti sono attivati tanto su YouTube che su Telegram e, già che ci sono, vi ricordo anche di aggiungermi, qualora lo vogliate, su Twitter e su Instagram: sul primo do spazio, oltre alla cultura, all’attualità, mentre sul secondo posto immagini relative all’esperienza del lombardesimo associativo, all’antropologia fisica, alla civiltà lombarda e alla dimensione culturale ed etnoantropologica del lombardesimo. I vecchi profili furono chiusi nella primavera scorsa per motivi di lavoro, e oggi vengono riproposti in una veste contenutistica rinnovata, per quanto sempre sotto l’egida del pensiero sizziano, come è ovvio che sia. Vi chiedo, nelle vostre possibilità, di aiutarmi a spargere la voce perché gradirei che il ritorno del Sizzi fosse accompagnato da una certa eco, che possa permettergli di raggiungere un uditorio sempre più ampio, non per velleità narcisistiche ma per diffondere la vulgata panlombarda e, quindi, lombardista.

Dai profili social diffondo anche gli articoli del blog, a cui invito ad iscrivervi per rimanere aggiornati e commentare. Ne approfitto per ringraziarvi anticipatamente della sequela, vedendo anche la risposta positiva in termini di iscrizioni ai canali succitati, che in pochi giorni hanno visto un concreto incremento. Mi fa piacere riscontrare un certo interesse, perché tutto quel che faccio è ispirato alla lombardità e vuole essere un tributo alla mia vera patria, che non è una piccola “matria” italica bensì una nazione a se stante a metà strada fra Mediterraneo ed Europa centrale. Vi esorto dunque alla sequela e al dibattito, senza precludermi, un domani, una trattazione più politico-ideologica che, comunque, in controluce è sempre presente.

Salut Lombardia!

Paolo Sizzi, una biografia

Il Sizzi

Paolo Sizzi nasce venerdì 5 ottobre 1984, alle 10:25, presso la clinica di Ponte San Pietro (Bergamo). Terzo di tre figli, appartiene ad una famiglia bergamasca dalla notte dei tempi e di estrazione rustica che lo cresce secondo i dettami cattolici e tradizionalisti. Il ramo paterno è originario della Val di Scalve, mentre quello materno è nativo dell’Isola, ossia di quel territorio incuneato tra i fiumi Adda ad ovest e Brembo ad est. La coscienza e l’orgoglio identitari, derivanti da un fortissimo senso di appartenenza, non abbandoneranno mai il giovane orobico, segnando indelebilmente il suo percorso ideologico-politico e portandolo ad una adesione entusiastica al pensiero etnonazionalista.

Seppur residente a Brembate di Sopra, a mo’ di segno del destino, Sizzi frequenta l’asilo di Cerchiera, frazione di Pontida, a poca distanza da quell’abbazia che secondo la tradizione fu sede del celebre giuramento, atto fondativo della Lega Lombarda (7 aprile 1167). Questo offre il destro per ribadire, ancora una volta, come la vera Lombardia sia l’intero settentrione della Repubblica Italiana, e non soltanto l’artificiale regione del Pirellone; la Lombardia è la Padania medievale, grazie a cui potevano dirsi lombardi tanto a Vercelli quanto a Ferrara (Dante insegna) e tanto a Bergamo quanto a Treviso. Del resto, ‘Piemonte’ ed ‘Emilia’ non vogliono dire nulla, e il Triveneto (concetto risorgimentale), prima dell’espansione del veneziano, parlava lombardo, come testimoniano ladino e friulano che gli sono affini.

Nel paese dell’Isola suddetto, Brembate di Sopra, Sizzi cresce e frequenta le vecchie scuole elementari e medie, rimanendo nell’ambito di parrocchia e oratorio, da cui del resto si distaccherà alla soglia dei 25 anni. L’educazione impartita dalla famiglia all’Orobico è rigorosamente cattolica osservante, ma assieme a ciò trova spazio una vigorosa presa di coscienza identitaria che lo ancora solidamente al territorio bergamasco e lombardo concretizzandosi, ad esempio, nell’uso quotidiano dell’idioma di Bergamo, pressoché unica lingua impiegata in ambito famigliare, con orgoglio. È suggestivo che Brembate Superiore si trovi a metà strada fra Sotto il Monte – paese natale del Roncalli – e la già citata Pontida, quasi a rimanervi doppiamente influenzato; d’altra parte, il giovanissimo Paolo matura negli anni ruggenti del leghismo secessionista.

Dopo le medie inferiori, nel 1998, ecco le superiori in Bergamo, grafica pubblicitaria presso un istituto professionale. L’impatto con la realtà cittadina rappresenta per il rustico virgulto brembatese un’esperienza spiazzante; Sizzi deve misurarsi con un ambiente caratterizzato da pluralismo (tanto etnico – significativa presenza di italiani etnici e qualche gettone allogeno – quanto ideologico) e dall’inevitabile strascico frutto di un relativismo ormai imperante presso la gioventù occidentale: blasfemia, libertinaggio, immoralità, crisi valoriale, progressismo, deviazioni assortite, uso e abuso adolescenziale di bacco e tabacco (e non solo), deliri da centro sociale, occupazioni/autogestioni e via di questo passo. Superfluo dire che questi 5 anni acuiranno il temperamento reazionario del Nostro, portandolo ad un’idiosincrasia per tutto quello che puzza di sinistra mondialista e libertarismo.

Ottenuta la maturità nel 2003, Sizzi consegue un attestato post-diploma in e-commerce, per perfezionare le conoscenze multimediali. Ma la vera svolta, assieme alle prime esperienze lavorative, è data dall’iscrizione alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bergamo, coronando la propria passione umanistica, sopitasi negli anni precedenti a vantaggio della vena grafica e artistica. Paolo si laureerà nel 2014 in Lettere, e nel 2017 diverrà dottore magistrale in Culture moderne comparate. Il periodo universitario coincide con la scoperta dell’etnonazionalismo, risalente al 2006; una rivoluzione ideologica e culturale nel mondo dottrinale dell’Orobico, principio della personale saga lombardista. Cerchiamo di ripercorrerne le tappe salienti.

Nel 2006, come detto, Sizzi si avvicina all’etnonazionalismo, grazie alle opere di Federico Prati divulgate sulla rete da un forum völkisch della vecchia Politica On Line; parimenti, il Nostro comincia ad appassionarsi all’antropologia fisica – dunque alla craniologia – e alla genetica delle popolazioni, scoprendo gli scritti antropologici di alcuni autori fondamentali quali Coon, Biasutti, Sergi, Günther, von Eickstedt, Lundman, Deniker, Hooton, Angel, Baker e altri, e seguendo i vari studi in materia di genetica via via pubblicati anche su internet, a partire dalla fondamentale opera di Cavalli-Sforza e dei suoi collaboratori. La biologia e la razziologia ricoprono un ruolo basilare nel pensiero sizziano, perché se l’identitarismo non è etnoantropologico si riduce a flatus vocis, soprattutto alla luce della situazione “italiana” (cioè di un quadro pseudonazionale, data la sua estrema diversità).

Nel medesimo anno Paolo scopre il Fronte Indipendentista Lombardia, soggetto nato da fuoriusciti leghisti in polemica con Bossi, e comincia ad interessarsi alla questione nazionale lombarda nella sua reale estensione etno-storica; l’etnonazionalismo lo distacca pian piano dalla sfera reazionaria e cattolica, in favore di una dimensione più intimamente legata alle origini e alle radici (anche spirituali) cisalpine. Due anni più tardi si tessera per il FIL entrando in contatto con diversi indipendentisti lombardi, fra cui il compianto Simone Riva. Sino al 2010 collaborerà con quest’ultimi al progetto di un coerente e radicale movimento lombardista che – con loro – non verrà mai alla luce. In compenso Sizzi conosce Adalbert Roncari, con cui stringe un sodalizio che porterà alla fondazione del Movimento Nazionalista Lombardo (2011) e di Grande Lombardia (2013).

Nel 2009 il Nostro getta le basi del lombardesimo mediante la creazione di alcuni blog. Il lombardesimo è l’etnonazionalismo lombardo, ovviamente indipendentista, che rappresenta il fecondo incontro fra il filone völkisch e l’identitarismo cisalpino; inizialmente esso incarna anche una durissima polemica contro il cristianesimo, dopo che Sizzi decide di abbandonare la fede cattolica per sposare una linea culturalmente paganeggiante e spiritualmente nativista, senza comunque aderire ad alcun credo specifico. Sono, infatti, gli anni dell’etno-razionalismo, un connubio che conduce il Bergamasco ad una visuale tendenzialmente atea ma rispettosa dei culti tradizionali europei. Sempre nel 2009 Sizzi diviene membro del senato accademico di Bergamo per la facoltà di Scienze umanistiche (Lettere), esperienza che lo espone all’inquisizione progressista con conseguenti denunce per i caustici contenuti dei suoi blog. Da questa vicenda matura il noto infortunio giudiziario per reati d’opinione: offese al PdR e istigazione alla discriminazione razziale.

Come ricordato, la fondazione del primo soggetto lombardista, l’MNL, risale al 2011, e il campo d’azione era rappresentato dalla Lombardia etnica, cioè il territorio nazionale lombardo racchiuso dal bacino del Padus (Insubria, Orobia, Emilia fino al Panaro, Piemonte); successivamente, nel 2013, il Movimento confluisce in Grande Lombardia e apre all’intero panorama storico lombardo, ossia alla Padania nella sua globalità. La riflessione sizziana, tuttavia, non si fermerà qui, e nell’aprile 2014 Paolo decide la svolta: esce da GL e coniuga l’istanza etnicistica con l’idea di un federalismo italico, per cercare di non buttare il bambino assieme all’acqua sporca. Questa sorta di etnonazionalismo patriottardo, in senso antico-romano ma per nulla statuale/repubblicano, si prefigge il recupero della nobiltà dell’ideale panitaliano, senza comunque rinnegare il prima lombardista ma adeguandolo alla nuova bisogna. Per un settennio la linea di Sizzi sarà, dunque, etnofederale, italico-romana, lombardista epperò sposata ad un italianismo che si voleva animato da un sacrale afflato ispirato alla terra di Saturno.

Ciononostante, questa esperienza, caratterizzata anche da diversi anni di collaborazione con il consorzio di EreticaMente, sarà destinata ad esaurirsi nell’estate del 2021, sia per un rinnovato fervore lombardista di Paolo, desideroso di radicalità, sia per le riflessioni maturate alla luce dei più recenti studi di genetica delle popolazioni, che sottolineano non solo l’eterogeneità italiana (unica nel continente) ma pure il dato esotico, antico e recente, che contraddistingue l’Italia vera e propria, cioè la Penisola e la Sicilia. Cosicché, per ragioni di coerenza, serietà e maturità, Sizzi abbandona l’italianismo, ancorché etnofederale, e riabbraccia la causa lombardista tornando sulle primigenie posizioni etnonazionaliste in chiave panlombarda. Il blog da cui si scrive nasce da tale riscoperta delle origini, conseguenza della chiusura del vecchio Il Sizzi, e questa volta non si tornerà più indietro. Unica sensibile differenza, rispetto agli albori del 2009, sta nella cessata ostilità nei riguardi del cristianesimo cattolico (tradizionalista), per cercare una convergenza tra lo spirito pagano e quello romano-cristiano d’Europa.

Attualmente Paolo Sizzi non fa parte di alcun movimento o associazione, ma rimane idealmente vicino alle posizioni di MNL e GL, soggetti da lui fondati. Indipendentemente dalla militanza, la testimonianza sizziana continua all’insegna del lombardesimo dei primordi, insistendo soprattutto sulla bontà del panlombardismo etnico; va da sé, comunque, che anche i restanti territori cisalpini siano parte integrante della propria idea di Lombardia, essendo storicamente ancorati alla dimensione padano-alpina e, dunque, granlombarda. Non avrebbe senso, infatti, lasciare Liguria, Romagne, Venezie, Friuli, Trentino e Tirolo meridionale al proprio destino: devono anch’essi partecipare al consesso lombardo, sebbene non rientrino nell’ambito propriamente etnico. Da notare che la divulgazione delle idee sizziane è stata agevolata da alcune interviste (televisive e radiofoniche) e da qualche polemica sulle reti sociali animata persino da noti tromboni liberal; il regime cerca in ogni modo di mettere in cattiva luce chi esce dal coro di belanti pecoroni antifascisti, ma così facendo gli regala visibilità e pubblicità. Ecco il perché del mio espormi con nome, cognome e faccia, nonostante tutto e tutti.

Oggi, assieme al lavoro, Sizzi porta avanti il proprio impegno, soprattutto culturale, per rendere giustizia all’identità etnica e storica lombarda, dopo essersi assestato sulle posizioni etnonazionaliste primigenie. Egli auspica l’autoaffermazione delle genti lombarde tutte, e di conseguenza un’Europa delle (vere) nazioni affrancate da ogni giogo statolatrico (e sovranazionale) insensibile ai richiami di sangue, suolo e spirito. La cultura è fondamentale, per riscoprire se stessi, e l’Orobico vuole insistere per l’appunto sulla bontà della battaglia identitaria, che viene prima di quella politica. Non si esclude, in futuro, una nuova sfida lombardista in chiave associazionistica, ma per il momento ciò che importa è non perdere di vista la basilare dottrina völkisch, declinandola in senso etnoantropologico e spirituale; la tenzone culturale va portata avanti giorno dopo giorno, in nome dei valori più alti e nobili che animano uomini e donne desiderosi di vera identità, dunque di vera libertà.

SL

Ritorno alle origini

P. Sizzi

Un anno fa, dopo un settennio trascorso all’insegna della conciliazione fra pensiero lombardista e italianismo etnofederale, decisi di riabbracciare in toto il lombardesimo delle origini, tornando sulle mie posizioni etnonazionaliste iniziali incentrate sull’autodeterminazione lombarda e sull’identitarismo etnico applicato al contesto cisalpino. Tale svolta fu il frutto di una riflessione estiva motivata dall’esigenza di una rinnovata coerenza comunitaria (dunque nazionale e sociale), dove sangue, suolo e spirito venissero ricollocati al centro del dibattito senza più compromessi; la decisione fu agevolata dalla pubblicazione di alcuni studi di genetica delle popolazioni (da affrontare più avanti) che ribadivano con forza non solo la straordinaria eterogeneità – unica in Europa – di ciò che oggi chiamiamo Italia, ma anche quanto andava emergendo nelle ricerche degli anni precedenti: il contributo esotico, antico e recente, al genoma italico, ossia centromeridionale (segnatamente meridionale).

Avremo modo di parlare compiutamente della questione genetica italiana, ma sin da ora appare utile sottolineare come il dato biologico, nell’ottica sizziana, rimanga fondamentale al fine di plasmare un concreto e lineare pensiero politico-ideologico che poggi su solide basi etnoantropologiche: stirpe e terra, dunque la patria sublimata dal radioso spirito indoeuropeo, sono sempre state le irriducibili guide della visione del mondo del sottoscritto, non per razzismo o suprematismo ma per questioni di serietà, trasparenza e coerenza; il dato razziale (inteso come origine, nazione, discendenza) esige una salutare radicalità che nelle destre di ogni tempo viene meno ma che in ambito etnonazionalista rappresenta il fulcro della filosofia völkisch.

Il Sizzi nasce lombardista, l’originalità del lombardesimo fa parte della sua cifra ideologica e politica, nonché culturale ed antropologica, ed era dunque giusto e doveroso recuperare il senso del messaggio primevo lasciandosi alle spalle l’esaurita esperienza italianista. A maggior ragione è doveroso in un momento in cui trionfa il sovranismo tricolore sposato persino da coloro che un tempo si dicevano padanisti ma che, in realtà, sono sempre stati ambigui, ondivaghi e opportunisti. La Lombardia, ovviamente nella sua accezione etno-storica, non ha affatto bisogno di patriottismo italiano (non essendo Italia in senso nazionale) bensì di identitarismo genuino e di affrancamento da ogni giogo imposto dal sistema-mondo, a partire dalla gabbia statolatrica romana.

L’indipendentismo è dunque la logica conseguenza dell’azione metapolitica e politica lombardista, sebbene personalmente abbia sempre visto la dottrina etnonazionalista come prioritaria; infatti, l’etnonazionalismo presuppone, nel contesto padano-alpino, l’istanza indipendentista, ma non viceversa. Sappiamo, per l’appunto, che il separatismo europeo è solito sventolare lacere bandierine progressiste, a differenza del lombardesimo che è invece degna espressione etnonazionale del pensiero völkisch. Una comunità, una patria, un insieme di popoli omogenei coesi da identità e tradizione trovano il proprio fondamento nella natura e nella cultura, non certo nelle chiacchiere (o, meglio, nelle fanfaluche) della sinistra internazionalista che vede fascisti e razzisti in ogni dove.

Alla luce di quanto esposto era meritorio, da parte mia, un recupero integrale della dottrina lombardista – del resto da me forgiata – e un conseguente riavvicinamento agli storici sodali e al soggetto da me fondato, Grande Lombardia, erede del Movimento Nazionalista Lombardo (anch’esso frutto delle elucubrazioni e dell’azione sizziana). Attualmente GL è ibernata ma rimane l’unica associazione ideale nel panorama (meta)politico cisalpino, pur non appartenendovi più; i capisaldi della compagine sono quelli del sottoscritto, a partire da etnonazionalismo e panlombardismo. Unica differenza sta nel fatto che, nel tempo, ho abbandonato il ripudio del cristianesimo cattolico, optando per una conciliazione tra le due grandi componenti spirituali europee: la cristiana e la gentile (per quanto quest’ultima, oggi, sia inconsistente).

Precisiamo: non mi ritengo religioso e men che meno osservante ma le nostre radici sono indubitabilmente cattoliche, romane e ambrosiane. Per come la vedo, il cattolicesimo va preservato in senso tradizionale e preconciliare, prendendo le distanze dalla contemporanea deriva mondialista della Chiesa, e per quanto possa essere opera velleitaria la Lombardia dovrebbe adottare la visione integrista sganciandosi così dal Vaticano. Un cristianesimo latino sano condanna le contaminazioni giudaiche ed ecumeniste, così come la patetica tendenza al sincretismo buonista che grazie a Bergoglio ha subito un’impennata. Ricordiamoci che il Cristo è l’erede della solarità e dello spirito uranico indoeuropeo, e la rinascita della pietas continentale sta nella salvaguardia della tradizione, non certo nella difesa di un mellifluo monoteismo denominato abramitico (in sostanza, una concessione agli eretici, agli scismatici e soprattutto ad ebrei e musulmani).

La religione è comunque argomento secondario, ai fini politici e ideologici, e la vera svolta del mio personale credo sta nel ritorno alle origini lombardiste dure e pure, abbandonando l’italianismo, ancorché etnofederale, e riprendendo le fila del discorso interrotto nell’aprile 2014. La Lombardia, intesa come nazione storica permeata di schietta identità galloromanza cisalpina, non può dirsi Italia, in quanto figlia di una temperie etnoculturale che si colloca a metà strada fra Mediterraneo ed Europa centrale. L’Italia vera e propria è, invece, l’ambito peninsulare e insulare (Corsica e Sicilia) coeso dal dato italico-romano, romanzo orientale, puramente meridionale (nel quadro europeo) e influenzato dal mondo greco. Ritengo non si tratti di materia opinabile, anche perché lo stesso nome ‘Italia’ nasce nell’estremo sud ausonico.

Va da sé che il passo successivo al riconoscimento delle specificità lombarde, sia nei confronti dell’Italia che del resto d’Europa, riguardi l’indipendentismo, l’affrancamento identitario volto all’autodeterminazione delle genti padano-alpine, ancorché possa parere utopico. Nell’ottica di un’Europa delle vere nazioni, finalmente liberata dagli enti sovranazionali mondialisti, la Lombardia trova il suo spazio, ovviamente come realtà etnica allargata a tutti i popoli che possono dirsi cisalpini/lombardi; il punto di partenza è il bacino padano, cioè la Lombardia etnica, per poi giungere a tutto quanto il quadro settentrionale, che è la Grande Lombardia del Sizzi.

Lasciandomi alle spalle il periodo italianista, voglio intraprendere di nuovo il cammino völkisch, soprattutto per essere d’esempio ai più giovani, che giustamente anelano a quella intransigenza identitaria che passa per la riscoperta del patrimonio etnoantropologico natio. Non tornerò mai più indietro ma insisterò sulla bontà dell’etnonazionalismo, che a mio dire è l’unica ideologia capace di dare un senso profondo e rinnovato alle legittime aspirazioni patriottiche di popoli troppo spesso imprigionati in mere entità statuali, totalmente prive di connotati etnici e nazionali unitari. È questo il caso della Repubblica Italiana, espressione di un Occidente massificatore e standardizzante a guida americana che tiene completamente in non cale identità e tradizione. Riscoprire i primordi lombardisti è dunque basilare, e il mio augurio è quello di essere un modello positivo per tutti coloro che non piegano il capo di fronte all’omologazione di nazioni annichilite e umiliate da una globalizzazione inevitabilmente priva di valori, in quanto beceramente fondata sull’arido dato finanziario.