La metafisica, parlando di filosofia, si occupa di quello che sta oltre la fisica e che non può dunque essere indagato in termini meramente materiali e razionali. Un mondo completamente astratto che va dalle credenze alle religioni, dalle superstizioni alla mitologia, ma che cerca di approfondire anche tutto ciò che non è tangibile e che, quindi, sfugge alla sfera sensoriale. Un campo di indagine che poteva avere un senso fino a che l’uomo non avesse avuto tutti gli strumenti scientifici necessari per comprendere che la metafisica è un cumulo di idiozie, una gigantesca perdita di tempo, esattamente come la teologia. Sesso degli angeli e aria fritta. Oggi, pertanto, chi è capace di intendere e di volere, ha un briciolo di raziocinio e di cultura ed è intellettualmente onesto non avrà alcun problema a riconoscere che stiamo parlando di ciarpame, oltretutto sapientemente sfruttato dai preti e dai parassiti di sempre col fine di soggiogare il popolino, inchiodandolo all’ignoranza e all’oscurantismo per spremerlo a proprio piacimento, terrorizzandolo con l’incubo dell’inferno.
È chiaro che la civiltà possa anche costruirsi attingendo da miti, religioni, idee astratte e irrazionali, grazie a cui, ad esempio, è possibile esaltare il virtuosismo delle arti e della letteratura, ma se parliamo di scienza, e direi pure di filosofia, di visione del mondo, occorre lasciarsi alle spalle la metafisica, trattando l’argomento da un punto di vista storico e culturale che ricostruisca il percorso compiuto dallo scibile umano. La ragione deve essere il nostro faro, perché è l’unico antidoto all’ignoranza, ai fanatismi religiosi (ma direi tranquillamente alla religione stessa) e alle menzogne di qualsivoglia credo che schiavizzano l’uomo castrandone la volontà , l’autoaffermazione, il potere di essere padrone della propria vita e del proprio destino. Fra l’altro, oggi, assistiamo ad un impiego apolide o cosmopolita (che è poi la stessa cosa) della metafisica, teso a giustificare relativismi e universalismi, colludendo con l’ateismo medesimo di conio marxista: non vi è alcuna differenza tra l’invenzione di un dio assoluto e universale, a cui tutto deve essere sottomesso, e la sua negazione progressista, due facce dell’identico feticcio mondialista. Chi scrive si dice ateo, ma anche empio, non per giungere alle conclusioni woke (irrazionali quanto quelle pretesche), bensì per ricondurre la realizzazione dell’uomo alla ragione, che è quanto giustifica la visione etnonazionalista della vita.
