Cronistoria sizziana

Un giovanissimo Sizzi

31/12/1983-1/1/1984 Paolo Sizzi viene concepito nella rustica villa di famiglia a Brembate di Sopra (Isola bergamasca, Orobia) da padre impiegato della Val di Scalve e madre operaia dell’Isola.

5/10/1984 Venerdì, ore 10:25. Paolo Sizzi, terzo di tre figli, viene alla luce presso la clinica di Ponte San Pietro (Isola bergamasca, Orobia). Il pargoletto è 42 centimetri per 4 chili e 2 etti, con una circonferenza cranica di 37 centimetri; il gruppo sanguigno è A+.

10/11/1984 – Sizzi viene battezzato come Paolo Emanuele Francesco presso la parrocchia di Santa Maria Assunta in Brembate di Sopra, dall’allora prevosto don Giuseppe Presti (†2001). L’Orobico verrà cresciuto ed educato nella fede cattolica da una famiglia molto religiosa.

1989/1990 – Paolo Sizzi frequenta la scuola materna di Cerchiera (frazione di Pontida, Orobia) nella sezione “grandi”. Un segno del destino?

1990-1995 – Paolo Sizzi frequenta le scuole elementari di Brembate di Sopra, in una classe di soli orobici, sviluppando simpatie calcistiche per l’Atalanta.

1995-1998 – Paolo Sizzi frequenta le scuole medie inferiori di Brembate di Sopra, in una classe in cui compare il primo immigrato italiano: un testimone di Geova calabrese. Sono gli anni del secessionismo padano e il Nostro avverte i primi sussulti lombardisti.

1998-2003 – Paolo Sizzi frequenta un istituto professionale per i servizi commerciali nel quartiere bergamasco di Longuelo, diplomandosi tecnico della grafica pubblicitaria. L’impatto con la realtà cittadina è traumatico: allogeni (ausonici e non), blasfemia dilagante, antifascismo e teppismo da centro sociale (unito al puzzo di giunto) inaspriscono il temperamento reazionario e confessionalista del giovane orobico.

2003/2004 – Paolo Sizzi frequenta, in Bergamo, un corso post-diploma in e-commerce per perfezionare le proprie conoscenze nel campo grafico multimediale. A questi tempi risalgono le prime esperienze lavorative. Periodo di transizione, in attesa degli scoppiettanti eventi futuri.

2004 – Agosto. Paolo Sizzi si iscrive al corso di laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Bergamo, assecondando la sua passione e propensione umanistiche. Rinunzierà agli studi ad esami ultimati, per questioni didattiche, nell’anno accademico 2009-2010, iscrivendosi di nuovo a quello successivo.

2004/2005 – Paolo Sizzi, all’apice dello zelo cattolico, intraprende alcuni viaggi a sfondo religioso. Nell’ottobre 2004 è a Francoforte sul Meno e Limburg an der Lahn (Assia) per un ritiro spirituale extra-parrocchiale; nell’aprile 2005, a Roma, rende omaggio al defunto Wojtyla e assiste, in diretta, all’elezione al soglio pontificio di Ratzinger; ad agosto dello stesso anno prende parte alla Giornata Mondiale della Gioventù in quel di Colonia, visitando anche Düsseldorf, Dortmund e Aquisgrana (Renania).

2006 – Giugno. Paolo Sizzi, complice il forum della vecchia Politica On Line “Etnonazionalismo ed Etnofederalismo”, scopre l’ideologia völkisch applicata al padanismo, e i grandi classici della razziologia europide. È l’inizio della presa di coscienza lombardista che porterà il Nostro a plasmare il concetto di Grande Lombardia, la nazione cisalpina.

2008 – Aprile. Paolo Sizzi si tessera per il Fronte Indipendentista Lombardia di Max Ferrari, nato nel 2006 in polemica con la vecchia Lega Nord. L’Orobico giunge in contatto con gli ambienti identitari e tradizionalisti lombardi, tra cui la CAP-Cattolica di Piergiorgio Seveso e alcuni indipendentisti bresciani, come il compianto Simone Riva.

2008 – Estate. Paolo Sizzi si iscrive per la prima volta a Facebook. Nell’arco di sei anni verrà cacciato una dozzina di volte. Oggi potete trovarlo qui.

2009 – Febbraio. Paolo Sizzi partecipa alle elezioni universitarie bergamasche candidandosi al senato accademico come esponente del Fronte Universitario Bergamasco (lista di ispirazione indipendentista) per Lettere. Non viene eletto ma subentrerà al membro uscente nell’autunno dello stesso anno.

17/3/2009 – Paolo Sizzi, dopo una lenta agonia principiata nell’autunno precedente, si distacca dalla fede cattolica nel simbolico giorno di San Patrizio. Per una decina d’anni il Nostro adotterà una linea ideologica di taglio paganeggiante, fomentato dal disgusto per le conseguenze del Concilio Vaticano II.

2009 – Agosto. Paolo Sizzi apre il suo primo, storico blog Il Lombardista, in cui getta le basi del progetto identitario e comunitario grande-lombardo. Seguiranno Longobardo Tiratore e Paulus Lombardus. Il biennio 2009-2010 rappresenta la fase culminante del laboratorio ideologico del lombardesimo, l’etnonazionalismo völkisch alla cisalpina.

2009 – Novembre. Paolo Sizzi, allora membro per Lettere del senato accademico dell’ateneo bergomense, viene denunziato in massa dalla sinistra universitaria per i contenuti dei blog. L’Orobico verrà indagato un anno dopo per “offesa all’onore e al prestigio del PdR (Napolitano, NdA)” e “istigazione alla discriminazione razziale”, reati d’opinione frutto del liberticidio antifascista.

2010 – Estate. Paolo Sizzi e il camerata storico sepriese Adalbert Roncari, conosciuto un anno prima, rompono con gli indipendentisti bresciani ex FIL (nel frattempo imbrancatosi con leghe patacca). Costoro fonderanno, un anno dopo, pro Lombardia Indipendenza, un soggetto trasversale di ispirazione libertaria. Sizzi e Roncari rafforzano la connotazione völkisch dell’istanza lombardista.

2010 – Autunno. Paolo Sizzi si re-iscrive all’Università degli Studi di Bergamo, partendo dal secondo anno, ottenendo di lì a poco meno di quattro anni la laurea triennale in Lettere. Nel mentre consolida il sodalizio etnonazionalista con Adalbert Roncari e altri, nel segno del sangh e soeu lombardo, mettendo in cantiere il Movimento Nazionalista Lombardo.

26/11/2010 – Yara Gambirasio scompare da Brembate di Sopra; verrà trovata morta in un campo di Chignolo d’Isola nel febbraio 2011. Il controverso caso porterà in guardina, tre anni dopo, Massimo Bossetti. Tra i 18.000 profili genetici analizzati anche quello di Paolo Sizzi, convocato in questura, a Bergamo, in seguito ad alcuni articoli.

6/5/2011 – Nella data mediana tra equinozio di primavera e solstizio d’estate, presso i boschi della Froda (Castelveccana, Seprio), Paolo Sizzi e Adalbert Roncari fondano il Movimento Nazionalista Lombardo – I Lombardisti. Scopo principale è l’affrancamento identitario della Lombardia etnica (il bacino del Po).

2011 – Luglio. Paolo Sizzi rilascia un’intervista per Il Post intitolata “Non ho mai visto il mare”, in cui esplica la propria visione del mondo rustica, terragna, montanara all’insegna dell’etnonazionalismo lombardo. In essa i prodromi della grande passione di Paolo per la craniometria (e, dunque, per antropologia fisica e genetica delle popolazioni).

2011 – Dicembre. Paolo Sizzi lancia il fortunato canale YouTube dei Lombardisti in cui il Nostro arringa le folle lombarde mediante video-prediche mirate e divulgazione identitaria. La camicia plumbea, le insegne lombardiste e il taglio all’umberta entrano nella storia del web.

13/4/2012 – Su La7 va in onda una puntata de “Le invasioni barbariche” di Daria Bignardi con un’intervista taglia&cuci a Paolo Sizzi, realizzata alcuni mesi prima. In istudio Michele Serra – senza contraddittorio – sputa sentenze sul Nostro e sull’identitarismo lombardo, incensando l’Italietta antifascista e la statolatria tricolorata.

1/6/2012 – Paolo Sizzi sbarca su Twitter con il primo, epico, profilo: @paolosizzi (sospeso nel gennaio 2018 per segnalazioni di massa degli zombie liberal). L’Orobico divulga le tematiche care alla sua sensibilità: Lombardia, identità, craniometria, Indoeuropei e persistenza di lattasi.

2012 – Dicembre. Dopo le segnalazioni istigate da un ebreo romano viene aperta una seconda indagine su Paolo Sizzi, per cinguettii goliardici sugli “eletti”. Tra le singolari accuse “propaganda circa la superiorità della razza lombarda (sic!)”. L’indagine verrà archiviata nell’estate 2015.

2013 – Aprile. Paolo Sizzi viene condannato in primo grado ad un anno e sei mesi di reclusione per vilipendio del capo dello stato (Napolitano, ricordiamo) e violazione della legge Modigliani-Taradash (Mancino). Sentenza confermata in appello e in cassazione: il Nostro dovrà svolgere un anno di affidamento in prova ai servizi sociali. Reati (?) del genere sono l’ultima spiaggia di uno Stato senza nazione, come la Repubblica del tricolore.

2013 – Settembre. Paolo Sizzi effettua il fatidico test genetico, con 23andMe, risultando, come pronosticato, perfettamente in linea col campione accademico cisalpino (Bergamo). Altresì, il ramo paterno è R-Z36 (celtico/gallico) mentre quello materno H1m (mesolitico euro-occidentale).

6/11/2013 – Nella data mediana tra equinozio d’autunno e solstizio d’inverno Paolo Sizzi, Adalbert Roncari, Alessandro Poggi, Achille Beltrami e Ludovic Colomba fondano, a Pavia, Grande Lombardia – I Lombardisti. Il primigenio MNL confluisce nella nuova formazione, il cui intento è estendere il progetto lombardista all’intera Cisalpina.

2014 – Aprile. Paolo Sizzi, dopo una riflessione durata mesi, decide la svolta: coniugare l’istanza lombardista con l’italianismo etnofederale, inebriato dall’idea storica, civile e culturale di romanitas italica. L’Orobico esce da GL e porta la sua testimonianza su EreticaMente, lanciando il blog Il Sizzi.

2014 – Settembre. Paolo Sizzi si iscrive al corso di laurea magistrale in Culture moderne comparate (filologia moderna) presso l’ateneo bergomense, laureandosi nell’aprile 2017. La vocazione umanistica del Nostro si sposa mirabilmente con l’impegno identitario e tradizionalista di sempre.

2015 – Giugno. Paolo Sizzi viene raggiunto telefonicamente da “La Zanzara” del duo romano-ebraico Cruciani-Parenzo. La demenziale trasmissione di Radio24 contatta il Nostro per irridere craniometria e genetica delle popolazioni, uscendone con le ossa rotte. Presi da un irrefrenabile istinto masochistico, i due guitti radiofonici contatteranno nuovamente Sizzi negli anni seguenti.

2016/2017 – Paolo Sizzi si riavvicina a Grande Lombardia per una collaborazione tra la sua vecchia associazione ed il sito EreticaMente, di area tradizionalista, per cui scrive convincendo Adalbert Roncari e gli altri ad ammorbidire indipendentismo ed anti-italianismo. GL metterà da parte le posizioni più estreme in favore di un disegno etnofederale, senza rinunziare all’anima lombardista.

2018 – Gennaio. Lo storico profilo Twitter dell’Orobico, @paolosizzi, viene definitivamente sospeso dopo le reiterate segnalazioni di massa dei liberal, fomentati da una sguaiata negroide italofona. Festa grande presso gli squadristi antifa e i loro scagnozzi variopinti, che bramavano questo momento dall’1/6/2012.

2018 – Febbraio. Paolo Sizzi crea il suo secondo account Twitter, @lombardista, che durerà un anno, fino agli inizi del febbraio 2019. Il motivo della seconda sospensione riguarderà l’esecrazione del Nostro verso l’esogamia, soprattutto femminile, in merito ad un fatto di cronaca nera locale.

1/4/2018 – Paolo Sizzi verga l’ultimo articolo per EreticaMente, in dissidio con la cauta linea editoriale della comunità. La rubrica domenicale ideata dal Nostro, “Il Soledì”, viene chiusa.

2019 – Luglio. Dopo un decennio all’insegna dell’empietà e delle simpatie paganeggianti (per questioni di integralismo völkisch) Paolo Sizzi cessa la propaganda anticristiana esprimendo tolleranza per il cattolicesimo romano preconciliare. La Tradizione, tanto gentile quanto cristiana, va difesa a tutto tondo.

27/11/2019 – Con un agguato, un giornalista di “Piazzapulita”, trasmissione lib-dem di La7, si avventa su Paolo Sizzi irrompendo nella magione brembatese. Imbeccato dall’Osservatorio antisemitismo, e inebriato dai fumi dell’antifascismo, il giornalismo italico si compiace di tramutarsi in tristo strumento di regime.

5/12/2019 – “Piazzapulita”, su La7, manda in onda l’agguato a Paolo Sizzi presentandolo come “nazista” e “odiatore” del web, nonostante la sobria e pacata esposizione delle proprie, legittime, idee. In istudio si scatena la canea dei soloni dello status quo, orchestrata dal Formigli: oltre alla Boldrini un tal Giubilei, esponente del fascio-terronismo meloniano. Lo stile è il solito: intervista taglia&cuci, vecchi spezzoni di video, vecchi cinguettii decontestualizzati e linciaggio mediatico senza contraddittorio.

2019 – Dicembre. Poco prima della puntata incriminata di “Piazzapulita” i due rattoni radiofonici, Cruciani e il circonciso Parenzo, contattano nuovamente Paolo Sizzi. Tra gli argomenti caldi craniometria, endogamia, razzialismo e statuto giuridico di ebrei e negroidi “italiani”, conditi dalla solita gretta e arrogante ignoranza del pagliaccesco duo.

12/12/2019 – Alla vigilia di Santa Lucia, come da tradizione orobica, Paolo Sizzi dona un graditissimo presente ai suoi estimatori facendo ritorno su Twitter (dopo un’assenza quasi annuale): il nuovo account è @granlombard. Il Nostro ritroverà volti amici e nuovi seguaci, nonché gli immancabili detrattori.

16/2/2020 – In seguito ad un tweet razziologico, volto all’esaltazione delle sue qualità cranio-facciali, Paolo Sizzi viene attaccato dallo squadrismo da tastiera liberal: orde di zombie scagliano contro l’Orobico raffiche di insulti selvaggi, aizzate da due ras d’eccezione: Burioni e Bizzarri. Odiare ti costa? Se diffami maschi bianchi cis-, eterosessuali, normodotati e di “destra” non c’è body shaming che tenga.

17/2/2020 – Paolo Sizzi viene raggiunto, di nuovo, al telefono da “La Zanzara”, in merito all’orgoglio craniologico espresso mediante il controverso cinguettio. Messi con le spalle al muro, i due saltimbanchi di regime Cruciani e Parenzo chiudono bruscamente la chiamata, confezionando l’ennesima figura fecale.

2020 – Agosto. Paolo Sizzi sbarca su Instagram, lo potete, di nuovo, reperire qui.

2021 – Ottobre. In seguito alla pubblicazione di nuovi studi di genetica delle popolazioni, sul raffronto tra ADN antico e moderno, Paolo Sizzi rompe gli indugi: riabbraccia il lombardesimo totale primigenio (indipendentista) evidenziando, nuovamente, l’incompatibilità tra Lombardia e Italia etnica. Contestualmente, finisce l’esperienza settennale de Il Sizzi e nasce l’ultimo e definitivo spazio virtuale personale: Lombarditas.

2022 – Marzo. Per ragioni di ordine professionale, il Bergamasco abbandona le reti sociali, mettendo il nuovo blog privato.

2022 – Settembre. Paolo Sizzi ritorna sulla rete con nuovi profili sociali (su tutti quello del “Cinguettatore” @pavolsizz) inaugurando anche due canali, uno Telegram, Lombarditas, e uno YouTube, Il Lombardista. Anche il blog viene recuperato. Il ritorno dell’Orobico assume un taglio più culturale, ma la visuale politico-ideologica lombardista viene ovviamente mantenuta. Salut Lombardia!

I 50 punti programmatici del lombardesimo

Swastika camuno

Voglio proporvi il programma, in 50 punti, della visione lombardista, elaborato dal sottoscritto a partire dalla Weltanschauung di Grande Lombardia (che fu stesa da me e dal camerata Roncari diversi anni orsono). Al momento non faccio parte di alcun movimento o associazione ma rimango idealmente vicino alle posizioni dei due soggetti lombardisti storici da me fondati, GL appunto e il primigenio Movimento Nazionalista Lombardo. Queste due associazioni hanno raccolto la mia personale riflessione principiata nel lontano 2006, corroborata dal contributo scientifico del contubernale sepriese.

Ho suddiviso i 50 capisaldi in 10 aree tematiche differenti, onde evitare di elencarli banalmente in sequenza. Questo programma si ispira, principalmente, alla dottrina che sta alla base dell’ideologia lombardista, e cioè all’etnonazionalismo: l’interesse della Comunità nazionale lombarda (intesa come insieme di individui accomunati da medesima etnia, lingua, cultura, territorio e storia) deve essere l’obiettivo fondamentale e generale delle attività del settore pubblico, partendo dal presupposto che l’etnicità è l’elemento imprescindibile della Patria e, di conseguenza, di uno Stato degno di questo nome.

Tenendo conto del fatto che l’uomo è un animale sociale e che l’obiettivo di ogni essere vivente è massimizzare nel lungo periodo la trasmissione di geni il più possibile simili ai propri, l’idea lombardista (molto centrata su ragione e natura), in materia di sistema sociopolitico, è quella di un’entità – un etnostato – che sappia regolamentare la vita comunitaria su principi di cooperazione e solidarietà, in nome del senso d’appartenenza etnoculturale: senza di esso i legami comunitari verrebbero meno, lasciando il posto alla disgregazione operata da fenomeni migratori, meticciato e società multirazziale.

L’individualismo è, dunque, nemico dei destini della Nazione che solo abbracciando uno spirito comunitarista può porsi al riparo dai mortali rischi rappresentati dalla degenerazione del pensiero liberale (già di per sé un cancro) che cagiona egoismo, opportunismo e decadimento edonista su vasta scala. Il connubio nazionale e sociale è garanzia di successo per l’intera collettività lombarda, troppo spesso vittima – a livelli quasi patologici – delle seduzioni dell’arido profitto.

Veniamo ora ai 50 punti programmatici. Buona lettura.

I – Politiche etniche

1) Diffusione del concetto di Lombardia etnica, terra cisalpina racchiusa dal bacino padano e caratterizzata dalla stratificazione identitaria celto-ligure, gallo-romana, longobarda, dalla presenza degli idiomi lombardi (ovvero galloromanzi cisalpini) e dall’azione unificatrice della Lega Lombarda e del Ducato visconteo. Essa è il fulcro della Nazione ed è, per questo, meritevole di particolare tutela e di un preciso riconoscimento giuridico. Sua Capitale naturale è Milano.

2) Diffusione del concetto di Grande Lombardia (che è, sin dal Medioevo, la Lombardia lato sensu), sovrapposizione della Langobardia Maior alla Gallia Cisalpina, corroborata dalla geografia subcontinentale e dalla natura di anello di congiunzione tra Europa mediterranea e centrale. È, altresì, parte della Romània occidentale. Suoi confini irrinunciabili sono le Alpi, le acque del Mar Ligure e dell’Alto Adriatico e l’Appennino Tosco-Lombardo (limite meridionale che combacia con la barriera etnolinguistica, e nazionale, Massa-Senigallia). La Capitale è Milano.

3) Definizione e preservazione dell’etnia lombarda e grande-lombarda, mediante l’integrazione di ius sanguinis e di ius soli, affinché nazionalità e cittadinanza finalmente coincidano. Secondo i criteri lombardisti è lombardo colui che ha quattro nonni biologici, logicamente europidi, cognominati alla lombarda, e la cui famiglia risieda in Lombardia almeno dal 1900.

4) Promozione della pratica endogamica tra le popolazioni grandi-lombarde, tollerando blandi apporti di genti compatibili (le alpine, fondamentalmente). Condanna di meticciato e ibridazione extra-europide: le unioni miste vanno dissuase, anche tramite la creazione di leggi ad hoc. L’etnia (grande)lombarda va rinsanguata, bloccando eziandio l’italianizzazione che ha cagionato un genocidio “democratico” dei lombardi etnici.

5) Blocco totale dell’immigrazione e conseguente rimpatrio degli allogeni. Nel novero rientrano anche immigrati europei incompatibili, italiani etnici, israeliti, genti nomadi. Il fenomeno più drammatico rimane quello dell’italianizzazione (ossia della meridionalizzazione), che ha letteralmente travolto la Grande Lombardia occidentale riducendo a minoranza gli indigeni delle città del cosiddetto “triangolo industriale”.

II – Politiche comunitarie

6) Introduzione di “Opzioni” per le minoranze alloctone storiche presenti nella Cisalpina (occitani, arpitani, alemanni, bavari): ritorno in patria o assimilazione e fedeltà alla Grande Lombardia. Nel caso di sloveni e croati (e della sparuta minoranza istroromena) la prima opzione è preferibile, essendo popolazioni poco compatibili con quelle padano-alpine. La Lombardia appartiene ai lombardi, e su questa inconfutabile verità deve fondarsi la ragion d’essere di un futuro Stato lombardo.

7) Lombardizzazione delle aree grandi-lombarde periferiche quali Valle d’Aosta, Alpi Occidentali, Nizzardo, Liguria, Romagne, lagune, Tirolo primigenio (che è quello meridionale), Slavia friulana, bacino dell’Isonzo, Istria, Fiume con la soppressione degli statuti autonomi e il rimpatrio forzato dei soggetti eversivi. La Grande Lombardia, ossia la Cisalpina, è lo spazio “vitale” di un solo ethnos: quello lombardo.

8) Difesa della cultura, delle tradizioni, del carattere nazionale delle Lombardie, di quella “Comunità di Popolo” che costituisce il mastice di uno Stato per davvero sociale, nazionale e, dunque, comunitario. Va eliminato il pernicioso culto del fatturato caro a molti, troppi lombardi, che è la fonte di ogni masochismo antipatriottico. La ricchezza della Lombardia è il frutto plurisecolare di una mentalità del lavoro spiccatamente continentale, ma l’identità sovrasta il danaro.

9) Difesa della famiglia naturale e patriarcale fondata sul legame eterosessuale, monogamo e fecondo di uomo e donna, rafforzato da fedeltà, rispetto, solidarietà e dalla contemplazione degli innati ruoli del maschile e del femminile, garantita dalla tradizione. In mancanza di una (contenuta) prole biologica sì all’adozione di orfani europidi compatibili con la Grande Lombardia.

10) Isolazionismo nei riguardi del terzo mondo e delle aggressive economie emergenti (anche per scopi sanitari); promozione di una perentoria politica di controllo delle nascite nel sud del pianeta; lotta alla globalizzazione e cessazione di ogni ingerenza straniera (Vaticano incluso) negli affari nazionali; edificazione di un cameratismo razziale europide previa liquidazione dell’imperialismo atlanto-americano; creazione di un organismo confederale “eurusso” per la difesa degli interessi comunitari delle genti bianche autoctone.

III – Politiche culturali

11) Elezione del milanese classico volgare (emendato) – il principe degli idiomi lombardi – a lingua nazionale della Lombardia etnica e della Grande Lombardia, grazie alla natura linguistica centrale ed incontaminata del ramo insubrico. No a esperanto in tredicesimi, koinè senza storia, caos dialettale e soluzioni alla svizzera (ossia peculiari di una nazione inesistente). Il milanese è la miglior espressione linguistica del mondo galloromanzo cisalpino.

12) Promozione e tutela delle lingue locali, da impiegare in ambito cantonale accanto al lombardo (ovvero al milanese classico). I parlari transpadani occidentali e orientali, subalpini, cispadani, romagnoli (quelli tassonomicamente “gallo-italici”, ossia lombardi), così come quelli liguri, veneti, retoromanzi (friulano, ladino, romancio), meritano salvaguardia, nel rispetto dell’unità nazionale.

13) De-toscanizzazione linguistica della Grande Lombardia, attuata mediante il graduale abbandono del fiorentino letterario (l’italiano) e il recupero di ortografia, vocabolario, nomi, cognomi, toponimi originali, nel quadro di una rinnovata lombardizzazione del territorio nazionale. Scuola e università, a supporto di famiglia e Comunità, avranno il compito di educare i giovani lombardi all’amore per il milanese e le altre lingue lombarde e/o cisalpine, assieme alla riscoperta della nostra cultura e letteratura.

14) Riconoscimento del cattolicesimo apostolico di rito latino (romano e ambrosiano), ovviamente tradizionale, quale religione ufficiale della futura Repubblica Lombarda; nessun rapporto con il papa, fintanto che la Chiesa di Roma non disconoscerà il Concilio Vaticano II, pertanto l’idea di una Chiesa nazionale lombarda non va trascurata. Tolleranza per la rinascenza gentile indigena di matrice preromana e gallo-romana, o germanica. Messa al bando di tutti gli altri culti.

15) Etno-razionalismo come “mistica del sangue” della Grande Lombardia. Accanto alla difesa della tradizione cattolica e pagana, contro la piaga dell’ateismo e del laicismo di sinistra, la simbiosi tra etnicismo e razionalismo (che rievoca filosoficamente l’etnonazionalismo), volta a preservare la Comunità lombarda dalle degenerazioni della metafisica apolide.

IV – Politiche statuali

16) Indipendenza e piena sovranità della Grande Lombardia da raggiungersi con tutti i mezzi leciti, previa creazione di una “macroregione” amministrativa che associ ogni Popolo lombardo alla battaglia autoaffermativa della Lombardia etnica. Adozione delle Croci padano-alpine (Sangiorgio e Sangiovanni, bandiera nazionale), magari corredate dal Sole delle Alpi, e del Ducale visconteo (Biscione e Aquila imperiale, stemma nazionale).

17) Creazione di una Repubblica presidenziale (grande)lombarda fondata sui dettami dell’etnonazionalismo, del socialismo nazionale e del comunitarismo, ossia di un etnostato. No a federazioni e autonomie: lo Stato lombardo rappresenterebbe, alfine, Popoli affratellati dalle comuni origini cisalpine. Lo strumento del decentramento – in un contesto tutto sommato omogeneo e geograficamente ben definito – rischierebbe solamente di fomentare sciocchi egoismi campanilistici e micro-sciovinismi.

18) La Capitale amministrativa, economica e linguistica della Grande Lombardia è Milano, quella morale è Pavia. La suddivisione politica della Repubblica Lombarda consterebbe di 14 cantoni etno-lombardi a cui ne vanno aggiunti altri 15 cantoni del restante territorio cisalpino, raggruppati in 9 regioni create per meri fini statistici e demografici (Transpadana occidentale, Transpadana orientale, Subalpina, Cispadana, Romagna, Liguria, Veneto, Rezia cisalpina, Carnia e Istria).

19) De-italianizzazione della Grande Lombardia, conseguenza del processo indipendentista. Assieme al rimpatrio degli allogeni e degli italiani etnici, e alla liquidazione di ogni residuo tricolore, i concorsi, l’impiego pubblico e i posti-chiave vanno riservati ai soli lombardi. Gli immigrati regolarizzati in precedenza vanno incentivati affinché lascino la Lombardia, raggiungendo accordi con le loro terre d’origine (a cominciare dall’Italia) e stimolando il ricongiungimento famigliare al di fuori dei confini cisalpini. La questione della prole ibrida è tema alquanto problematico.

20) Uscita della Grande Lombardia da Unione Europea, euro, Nato, Onu, enti mondialisti e sovranazionali e dagli organi cosmopoliti nemici della sovranità popolare ed economica delle Nazioni. Come riportato al punto 10 è auspicabile la promozione di un cameratismo “imperiale” europide a partire dalle realtà dell’arco alpino. Contestualmente, va promossa una politica irredentista in quei territori grandi-lombardi oggi sotto entità straniere affinché vengano aggregati alla loro madrepatria: Moncenisio, Valle Stretta, Monginevro, Nizzardo, Briga e Tenda (RF); Montecarlo (MC); Sempione, Canton Ticino, Mesolcina, Val Bregaglia, Val Poschiavo, Val Monastero (CH); Goriziano, Litorale, Carso, parte della Carniola interna (SLO); Istria, Fiume, Quarnaro (HR); San Marino (RSM).

V – Politiche giuridiche

21) Espulsione di banche internazionali, multinazionali, lobby straniere; uscita dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e da ogni organizzazione internazionale, dunque apolide; condanna di sionismo ed internazionalismo; smantellamento delle basi atlantiste e cacciata dell’invasore americano (e del suo ascaro italico); gestione nazionale delle emergenze sanitarie (farmaci, vaccini, dispositivi di protezione individuale vanno prodotti in Patria per conto dello Stato), fermo restando che l’isolazionismo verso le terre esotiche rimane fondamentale.

22) Creazione di forze armate e di polizia composte di soli lombardi e istituzione di una Guardia Nazionale Lombarda; ritorno in patria delle forze d’occupazione italiane. Oltre che dalle minacce interne, la sicurezza della Comunità nazionale deve essere garantita anche da eventuali aggressioni esterne, istituendo la leva obbligatoria. Si deve assicurare, altresì, una salda stabilità politica, sociale ed economica ad una vera Europa delle Nazioni e sviluppare un’adeguata opera di opposizione alla globalizzazione e allo status quo mondialista.

23) Separazione dei tre poteri fondamentali tipica dello Stato di diritto: esecutivo assegnato ad un Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini con sistema maggioritario a doppio turno; legislativo spettante ad un’unica Assemblea parlamentare, “federale”, eletta direttamente dai cittadini con sistema proporzionale (unicameralismo); giudiziario attribuito ad una Corte Suprema eletta anch’essa direttamente dai cittadini con sistema sempre proporzionale.

24) Lotta senza quartiere a mafie e criminalità organizzata, terrorismo, eversione, massoneria, sette segrete, usura con particolare pervicacia nei riguardi di ogni delitto mirato ad angariare, danneggiare e tradire la Comunità nazionale. Liquidazione del precipuo serbatoio del crimine: l’immigrazione. Non va, tuttavia, punita severamente soltanto la bassa manovalanza ma anche, e soprattutto, i suoi mandanti in giacca e cravatta.

25) Pena capitale per i reati più gravi e odiosi quali mafia, terrorismo, stragismo, alto tradimento, disastro, epidemia, pedofilia, bancarotta fraudolenta; castrazione chimica per gli stupratori; lavori forzati per i detenuti comuni; costruzione di nuove carceri e rimpatrio dei delinquenti alieni minori. Lo Stato deve garantire, oltre alla sicurezza e al benessere dei cittadini, il disincentivo alla violazione delle regole, la certezza e l’adeguatezza della pena, il risarcimento dei danni e l’efficace rieducazione di chi ha sbagliato, laddove utile e possibile.

VI – Politiche socioeconomiche 

26) Socialismo nazionale e comunitarismo: riforma del mercato e lotta alla ricchezza parassitaria favorita dal capitalismo; fine della speculazione internazionale e abolizione di certi strumenti finanziari (come i derivati); equiparazione della tassazione sulle rendite finanziarie a quella sul reddito da lavoro; inserimento di strumenti redistributivi che consentano a tutti di esprimere le proprie capacità.

27) Inserimento di equità e giustizia nel sistema tributario con l’adozione di una tassazione basata sull’effettiva capacità contributiva e sul criterio fondamentale del “chi inquina paga”. Solo il comunitarismo è etico e sostenibile nel lungo periodo, contro la crescita illimitata e l’inevitabile degenerazione edonistica e consumistica del capitalismo; la mentalità individualista occidentale è iniqua, corrotta, devastatrice e cagione di gravissimi problemi di stabilità sociale, politica, economica e ambientale.

28) Riforma perentoria del sistema monetario che assicuri la sovranità monetaria ed economica alla Nazione, strappandola dalle mani dei banchieri internazionali (e apolidi). Liquidazione di euro e lira italiana in favore dell’introduzione della valuta grande-lombarda: danee e ghell.

29) No ad assistenzialismo, elevati sussidi di disoccupazione, alti livelli di sindacalizzazione ed eccessivi ostacoli alla circolazione dei lavoratori che riducono l’efficienza del mercato del lavoro premiando solamente i fannulloni; occorrono, piuttosto, corporativismo e nazionalizzazione delle grandi industrie di interesse cruciale per il Paese. Sì a politiche protezioniste e dirigiste, nella consapevolezza che è la Nazione a legittimare lo Stato, non viceversa.

30) Riorganizzazione della previdenza sociale (stante il continuo aumento della speranza di vita): riforma del sistema pensionistico su reali criteri di necessità e di merito, favorendo il passaggio graduale alla pensione tramite la possibilità di convertire contratti di lavoro a tempo pieno in contratti di lavoro a tempo parziale, in parte defiscalizzati una volta raggiunta una certa età.

VII – Politiche educative

31) Gestione della res publica affidata alle mani di un’aristocrazia (nel senso etimologico del termine) lombarda, a impronta maschile, debitamente formata in accademie specifiche, sulla base di stringenti criteri di merito, qualifiche, conoscenze ed etica consolidata. Alla luce di ciò si esprimono dubbi riguardo l’universalità dell’elettorato attivo e, soprattutto, passivo. La democrazia occidentale è a forte rischio fallimentare per via della manipolazione delle menti più fragili da parte di alcune cricche opportuniste.

32) Riforma totale del sistema educativo a partire dal suo organo basilare, la famiglia naturale, fino a quelli più complessi, come le università e le accademie. Urge una studiata e corretta educazione psichica, fisica e culturale dell’individuo, affinché la scuola sia palestra di orgoglio patrio. L’istruzione è cruciale per un pieno sviluppo della persona e, in particolare, per l’acquisizione consapevole di uno stile di vita sano ed equilibrato.

33) Creazione di istituzioni sociali di Stato per la (ri)educazione della gioventù, che sottraggano alla Chiesa postconciliare, e agli oratori, la formazione civile delle nuove generazioni; in questo senso esiste una questione spinosa da risolvere con una necessaria opera di bonifica: il legame tra omosessualità e pedofilia/pederastia di seminari e ambienti ecclesiastici. Scioglimento di scout, associazionismo cattolico modernista e, soprattutto, di quello antifascista: gli insegnamenti impartiti da istituzioni antinazionali risultano malsani e innaturali, essendo slegati dal culto della vera identità e della vera tradizione.

34) Creazione di un servizio di coscrizione obbligatoria, alternativo a quello civile, che funga anche da istituzione sociale di supporto allo sviluppo morale del giovane uomo. Per le ragazze servizio civile obbligatorio o possibilità di svolgere attività di leva in qualità di ausiliarie; le forze armate e di polizia devono assumere carattere squisitamente virile, ma ci può essere spazio per un ausiliariato militare femminile.

35) Salvaguardia della salubrità del proprio ambiente, dell’alimentazione e dello stile di vita, presupposto alla base della salute di ogni persona, controllabile dall’individuo stesso: cruciale importanza va data all’opera di educazione e sensibilizzazione di tutta la popolazione, col fine di far comprendere ai membri della Comunità nazionale che sono i principali responsabili del proprio stato di salute (a tutto vantaggio, così, anche della sanità pubblica).

VIII – Politiche agricole e ambientali

36) Lotta alla sovrappopolazione, una delle peggiori piaghe della Grande Lombardia. La densità demografica della Nazione lombarda è di circa 220 ab./km², un altissimo sovrappopolamento, con esiziali ricadute su Comunità e ambiente; situazione ancor più drammatica se consideriamo la Lombardia etnica, basti pensare alla spaventosa densità dell’attuale Regione Lombardia, 418,85 ab./km²! I milioni di allogeni dilagati nel territorio cisalpino hanno drasticamente peggiorato un quadro già di per sé (in talune aree) problematico. L’immigrazione comporta, inevitabilmente, distruzione.

37) Econazionalismo, ruralismo, comunitarismo. Difesa dell’ambiente dall’insostenibile furto di suolo, da cementificazione ed industrializzazione selvaggia (nuove residenze per immigrati, capannoni, centri commerciali, discariche), agricoltura convenzionale e allevamento industriale, inquinamento e traffico da terzo mondo, bomba demografica allogena. Il contatto con l’ambiente rurale permette di ritrovare la dimensione naturale dell’uomo promuovendo la riscoperta di valori e virtù oggi dimenticati per far spazio al feticcio del progresso.

38) Eco- ed etno-sostenibilità, per combattere l’alienazione delle masse urbane, il cui sviluppo ipertrofico è nemico del suolo lombardo incontaminato. In molte regioni d’Europa i terreni agricoli non sono più sufficienti ad alimentarne gli abitanti, e le sostanze di sintesi impiegate dall’agricoltura convenzionale stanno distruggendo la fertilità naturale dei campi, compromettendo così la sicurezza alimentare delle future generazioni. L’uomo ha plasmato la cultura e la civiltà, ma non è un essere estraneo alla natura e alle sue leggi.

39) Misure di tutela dell’agricoltura tramite il blocco del consumo di suolo, il ritorno ad un’agricoltura naturale – sostenibile nel tempo – e il raggiungimento di un’autarchia alimentare almeno dell’80%. Va garantito cibo sano e sicuro per noi e i nostri figli, senza compromessi. Anche la zootecnia deve sbarazzarsi dei metodi industriali ed intensivi dell’allevamento canonico, ne va della nostra salute.

40) Salvataggio e tutela della biodiversità tramite il controllo e l’eradicazione delle specie aliene dannose e l’aumento delle aree destinate alla natura selvaggia. Il sistema capitalista e la società dei consumi hanno portato alla distruzione di importanti ecosistemi e di significativi elementi di biodiversità. Il bioma temperato della Grande Lombardia va preservato dall’imbastardimento esotico di flora, fauna e popolazione indigena.

IX – Politiche energetiche 

41) Combinazione di sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e sostenibili (non semplicemente alternative, come gli scisti bituminosi) e riduzione degli sprechi e delle inefficienze del consumo. No al nucleare e al ritorno al carbone: soluzioni effimere (vedi penuria di uranio) e dall’impatto ambientale devastante (vedi problema, tuttora irrisolto, della gestione delle scorie radioattive). Il superamento del picco di estrazione del petrolio, seguito dal picco di estrazione del gas naturale, saranno un problema concreto, negli anni a venire.

42) Sviluppo di moderni ed efficienti sistemi di trasporto pubblico basati sulla rete ferroviaria e ripristino della tipica rete lombarda di canali navigabili, per il rilancio del trasporto fluviale (anche dello stesso Po). Argine al traffico su gomma e alla costruzione di dannose autostrade. Il settore aeronautico, come quello automobilistico, ha una resa energetica problematica, per via dei grandi costi.

43) Raggiungimento di soddisfacente efficacia ed efficienza dei servizi erogati dallo Stato, archiviando la fallimentare esperienza della Repubblica Italiana; per usare una battuta, Roma impone tasse “svedesi” in cambio di servizi “albanesi”, martoriando le finanze dei lombardi per poi beffarli con un terziario modellato sulle disfunzioni dell’Italia etnica.

44) Aiuti mirati e ben congegnati destinati al settore secondario e terziario affinché siano assistite quelle aziende che decidono di abbandonare la prospettiva del mero profitto e del “basta tirare avanti” per agire in maniera eticamente responsabile, seguendo un percorso di continua innovazione nel segno della sostenibilità. Non è desiderabile, inoltre, lasciare carta bianca agli agenti economici; piuttosto, occorre sviluppare una salda rete di alleanze europee che puntino al raggiungimento di una buona autarchia economica a livello continentale (senza rinunciare alla propria sovranità nazionale, ovviamente).

45) La ricerca scientifica di base è un elemento imprescindibile per sostenere il miglioramento della conoscenza e della qualità della vita nel tempo. La ricerca deve essere adeguatamente finanziata e sostenuta, anche con incentivi che inducano i giovani a scegliere percorsi di studio scientifici. Tutto questo sarà però effimero finché la scienza non potrà finalmente esprimersi liberamente, essendo oggi costretta a seguire i diktat delle lobby di influenza mondialista, che non si fanno scrupoli nel ricattare gli scienziati per garantire la loro posizione di rendita.

X – Politiche demo-sanitarie 

46) Lotta ad individualismo, femminismo, omosessualismo e a ciò che mina le fondamenta della famiglia naturale, a guida patriarcale, e della solidarietà comunitaria, compromettendone il funzionamento e, dunque, l’equilibrio e il benessere. Va difesa senza compromessi, in particolar modo, l’innocenza dell’infanzia. No ad unioni e diritti “civili”, adozioni omosessuali, propaganda omofila, teorie del “genere” e ad una bioetica asservita al mercato e al capitalismo, alla vita (surrogata e manipolata in laboratorio) come oggetto di consumo e capriccio borghese.

47) Incentivi per la crescita demografica indigena (in linea con i criteri di ecosostenibilità e di contenimento della secolare sovrappopolazione padana): sostegni alle famiglie, contrasto alla disoccupazione giovanile, garanzie e migliorie per il benessere e la sicurezza dei lavoratori. Molto dipende, tuttavia, da educazione e valori: lo Stato deve supportare economicamente e socialmente le giovani coppie ma deve anche promuovere responsabilizzazione mediante famiglie e Comunità, stimolando nei ragazzi e nelle ragazze una salutare presa di coscienza patriottica.

48) Aborto consentito in casi di stupro (allogeno, in particolare), pericolo di vita della madre, anomalie gravi del feto; eutanasia consentita nei casi irreversibili, laddove una vita normale sia compromessa e il malato sia terminale o in stato vegetativo. Serve una forma di razionalismo bioetico, rispettoso della sensibilità religiosa ed individuale ma dotato di robusto buonsenso giustificato dalla lucidità scientifica.

49) Adozione spontanea di alcune piccole misure eugenetiche a fini preventivi (si sottolinei, preventivi) e terapeutici. Non esistono vite degne ed indegne di essere vissute, biologicamente, ma i comportamenti responsabili volti al benessere presente e futuro della Comunità sono servigio di carattere sociale e patriottico. Occorre rivalutare la riapertura dei manicomi o di altri istituti specifici per gestire soggetti problematici, asociali, inabili, onde evitare ricadute che impattino sull’armonia della collettività nazionale.

50) La salubrità dell’ambiente di vita, dell’alimentazione e del proprio stile di vita sono i presupposti alla base della salute di ogni persona, e sono elementi per lo più controllabili dalla persona stessa: cruciale importanza va perciò data all’opera di educazione e sensibilizzazione di tutta la popolazione con il fine di far comprendere agli individui che sono i principali responsabili del proprio stato psicofisico.

Da un punto di vista meramente biologico, le analisi genetiche fanno ritenere che la giusta scala di aggregazione sociale, nel caso dell’uomo, sia quella della sottospecie, e cioè della razza; nella realtà entrano, tuttavia, in gioco altre variabili da prendere in considerazione, perché noi non siamo solo le informazioni genetiche (e fenotipiche) che portiamo ma anche l’ambiente in cui viviamo e le informazioni non biologiche (lingua, storia, cultura, ecc.) che abbiamo collettivamente ereditato dalla nostra società. Fermo restando che, sia geneticamente che fisicamente, vi sono ben note differenze anche a livello di sub-subspecies.

La nostra identità è, dunque, l’unione di etnia, territorio e cultura, indipendentemente dalle entità amministrative che attualmente ci riguardano e che auspichiamo di lasciarci alle spalle quanto prima in maniera attiva. Autoaffermazione, affrancamento del sentimento nazionale, preservazione dell’etnia (che si fonda su sangue e spirito), difesa del suolo patrio e battaglia per la libertà: questo ciò che il lombardesimo vuole per la Grande Lombardia.

Le razze umane

Come già osservato nell’articolo sugli europidi (cui vi rimandiamo per una trattazione più approfondita), per quanto il politicamente corretto possa negarlo, nel genere umano esistono delle razze, delle sottorazze e delle etnie caratterizzate da profili fenotipici peculiari, grazie a delle palesi differenze fisiche, genetiche, ambientali ed infine anche comportamentali (argomento, questo, controverso che qui non tratteremo, ma studiato dalla genetica indipendente).

‘Razza’, o ‘subspecies‘, è un concetto biologico, non certo sociale, e questo non significa che esista una razza superiore o migliore delle altre – la superiorità è un tema soggettivo e opinabile – ma semplicemente che esiste una biodiversità che va difesa, e prima ancora apprezzata, senza sconvolgimenti globalisti. Il termine in questione può essere tranquillamente sostituito, come accennato, da ‘sottospecie’.

‘Etnia’ è invece un concetto decisamente più culturale e arbitrario, sebbene la facies etnica grande-lombarda (per fare un esempio) presenti delle caratteristiche anche fisiche e genetiche, sub-subrazziali dunque (la sottorazza è quella europide), che la distinguono da altri ambiti, anche europei, a partire da quello italiano.

Qui presentiamo, in breve, le cinque (sei con quella capoide) razze umane, invitando a tenere a mente che, essendo questo un blog di razzialismo e identitarismo europei, l’attenzione è stata mantenuta sul ramo europide (o, meno precisamente, ‘bianco’) della famiglia caucasoide (‘europide’ è da intendersi come profilo subrazziale del continente europeo, che seppur affine agli altri caucasoidi presenta peculiari differenze, sia craniologiche/antropometriche ed antroposcopiche che genetiche, frutto delle nulle o quasi nulle influenze extra-caucasoidi).

Eccovi un piccolo modello tassonomico esemplificativo:

Genere: Homo

Specie: sapiens

Razza (o sottospecie): caucasoide/europoide

Sottorazza (o sub-subspecies): caucasoide europea (europide)

Fenotipo: mediterranide

Etnia: sarda

Ed eccovi un quadro razziale completo.

Razza caucasoide (o europoide) – Areale: Eurasia occidentale, Nordafrica. Sottorazze: europide, tauride, orientalide, irano-afganide, indide (lo statuto del gruppo camitico, etiopide, è controverso, sebbene metricamente caucasoide). Caratteristiche: naso stretto, bocca piccola, angolo facciale di 100-90°, ortognatismo, arcata sopraccigliare sporgente, soglia nasale appuntita, zigomi recedenti, cavità nasali a forma di goccia, occhio orizzontale, capelli ondulati dal liscio al ricciuto a sezione ovale (cimotrichi) e pigmentazione cutanea limitata.

Caucasoide

Razza mongoloide – Areale: Asia. Sottorazze: sibiride, tungide, sinide, paleo-mongolide. Caratteristiche: brachicefalia, bassa statura, fisico tozzo, gambe corte, viso largo e piatto, zigomi alti e sporgenti, orbite alte, occhi stretti e distanti scuri con plica mongolica, mesognatismo, naso schiacciato e concavo, labbra carnose, sinodonzia/sundadonzia, scarsa peluria, capelli neri diritti e grossi a sezione circolare (lissotrichi), pelle giallognola sovente con macchia mongolica, classica neotenia.

Mongoloide

Razza amerindioide (o indianoide) – Areale: Americhe. Sottorazze: andide, brasilide, centralide, eschimide, fuegide, lagide, margide, pacifide, pampide, silvide. Caratteristiche: simile a quella mongoloide, da cui deriva, ha fisico massiccio, alta statura frequente, viso alto e largo, mandibola larga, mesognatismo, naso largo e aquilino, bocca larga, palpebre larghe, basse frequenze di epicanto (plica mongolica), profilo prominente (rispetto ai mongoloidi), capelli neri diritti, occhi scuri, scarsa peluria, pelle bronzea.

Amerindioide

Razza negroide (suddivisa in congoidi e capoidi) – Areale: Africa subsahariana. Sottorazze congoidi: sudanide, paleo-negride, nilotide, bambutide, cafride, etiopide (statuto controverso); sottorazze capoidi: khoide e sanide. Caratteristiche: dolicocefalia (spesso), orbite squadrate, prognatismo, naso largo, basso e schiacciato (camuso), labbra grandi e carnose, denti grandi e larghi, palato rettangolare, pelle scurissima e spessa dal caratteristico odore, capelli neri lanosi e crespi a sezione ellittica (ulotrichi), occhi neri distanti e sporgenti, elevata produzione di testosterone (che si può notare nel timbro nasale e profondo della voce, nella massa muscolare e nella notoria virilità, non in tutti i negroidi comunque); i capoidi, invece, sono un tipo negroide “mongoleggiante”, molto arcaico, indigeno dell’Africa meridionale.

Congoide
Capoide

Razza australoide –  Areale: Asia meridionale, Oceania. Sottorazze: veddide (Asia meridionale), melaneside, polineside, australide propria (aborigeni australiani e tasmanidi). Caratteristiche: cranio lungo, basso e stretto, viso largo, basso e ovale, fronte sfuggente, arcata sopraccigliare marcata, naso largo e concavo dalla radice depressa, prognatismo, occhi infossati scuri, labbra carnose, sundadonzia, pelle scura, abbondante peluria, capelli molto scuri ondulati, generale aspetto alquanto arcaico.

Australoide

Ecco una cartina della distribuzione razziale a livello mondiale, prima delle colonizzazioni, delle deportazioni, dei massicci fenomeni migratori:

Distribuzione razziale nel globo

Indice cefalico nel mondo (1896):

Indice cefalico globale

Statura media maschile nel mondo (1897):

Statura media globale

Mappa della pigmentazione della pelle nel mondo, tratta da Renato Biasutti (1940):

Pigmentazione globale della pelle

Per quanto concerne la genetica delle popolazioni, ecco la componente principale individuata da Cavalli-Sforza (1994), che mostra l’omogeneità europea:

Genetica europea

Qui abbiamo, invece, un’approfondita analisi genetica di varie popolazioni del mondo (Lazaridis et al. 2013-2014) che individua e distingue le componenti autosomiche razziali. Azzurro = caucasoide; giallo = mongoloide; arancione = congoide; rosso = capoide; viola = australoide; verde = amerindioide:

K6

Mappa delle linee paterne nel mondo (aplogruppi del cromosoma Y):

ADN-Y globale

Mappa delle linee materne nel mondo (aplogruppi dell’ADN mitocondriale):

ADN mt globale

Sarà utile anche ricordare la distribuzione dei principali gruppi sanguigni nel mondo:

Gruppo sanguigno 0

Tale gruppo, 0, in Europa, sembra collegato ai cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore e Mesolitico.

Gruppo sanguigno A

A, in Europa, non sembra collegato a popoli preistorici o protostorici particolari, anche se tale gruppo sanguigno era più frequente presso le genti steppiche protoindoeuropee.

Gruppo sanguigno B

Il gruppo sanguigno B, infine, ha un aspetto molto asiatico, ma in Europa compare, con tutta probabilità, grazie agli invasori indoeuropei (che erano comunque, prevalentemente, A).

Il fattore Rhesus negativo è invece peculiare dell’Europa, e sembra legato all’uomo di Cro-Magnon e, oggi, particolarmente ai Baschi:

Rh negativo

Una curiosità: l’intolleranza al lattosio è forte presso quelle popolazioni dove scarseggiano (o sono assenti) geni indoeuropei (cioè ANE-EHG-WSH, steppici e mesolitici nordorientali), e dunque soprattutto tra i non caucasoidi europei. I nomadi e pastori kurganiti sono anche i responsabili della diffusione, in Eurasia, di alta statura, tratti cromagnonoidi e nordoidi, pigmento chiaro (soprattutto capelli biondi e occhi azzurri).

Intolleranza globale al lattosio

Le razze umane, inquadrate dall’antropologia fisica e dalla genetica delle popolazioni (razziologia), sono il frutto dell’adattamento al proprio habitat naturale, del clima, dell’ambiente, dell’alimentazione, della selezione sessuale ma anche di un processo evolutivo che le ha distanziate e differenziate, e suddivise in raggruppamenti minori (sottorazze). In secondo luogo, naturalmente, subentra la questione etnoculturale.

La teoria più affidabile sulla genesi della specie umana moderna è quella dell’Out of Africa, poiché il policentrismo non risulta abbastanza convincente. Con tutta probabilità, comunque, come è accaduto in Europa con l’Uomo di Neanderthal, le razze moderne si sono mescolate con i sapiens arcaici locali, assorbendone alcuni tratti genetici e fors’anche fisici. Anche per questo motivo le sottospecie umane esistono e sono diversificate. Del resto, un tempo, si attribuiva la dicitura sapiens sapiens (usata per designare l’uomo anatomicamente moderno) all’Uomo di Cro-Magnon, progenitore degli europei.

Sia ben chiaro che discendere da uomini usciti dall’Africa più di 100.000 anni fa non significa certo discendere dalla razza negroide (formatasi in areale subsahariano successivamente), ma dal sapiens ivi inizialmente stanziato, che raggiunse l’Europa, dall’Eurasia, 50.000 anni fa. Per assurdo, se gli europoidi discendessero dalle popolazioni negre africane ne sarebbero un’evoluzione…

Questi due ultimi schemi mostrano la distanza genetica fra gruppi razziali (con alcune popolazioni esemplificative), evidenziando ancora una volta la loro specifica identità biologica:

Distanze genetiche globali
Albero filogenetico globale

Stando agli studi pionieristici di Cavalli-Sforza, le popolazioni non africane sono più vicine tra loro rispetto agli africani subsahariani (congoidi e capoidi); gli europei sono imparentati con le altre genti caucasoidi di Nordafrica, Vicino e Medio Oriente e subcontinente indiano. I caucasoidi, e dunque gli europei, si collocano tra negroidi e mongoloidi, ma questo non significa che i “bianchi” siano il rimescolamento fra le altre due razze, bensì, semplicemente, che l’uomo anatomicamente moderno nato in Eurasia occidentale tra i 60.000 e i 50.000 anni fa ha avuto contributi genetici africani e asiatici (che non vuol dire automaticamente negroidi e mongoloidi, parlando qui di migrazioni umane preistoriche e dunque di fenotipi arcaici), data la contiguità territoriale di Eurasia e Corno d’Africa, da cui il sapiens sarebbe uscito tra 150.000 e 100.000 anni fa.

Gli europidi

Per prima cosa un piccolo sunto dell’evoluzione umana, particolarmente riguardo agli europei:

  • 2,5 milioni di anni fa: comparsa dell’Homo habilis in Africa.
  • 2 milioni di anni fa: comparsa dell’Homo erectus in Africa.
  • 600.000 anni fa: comparsa dell’Homo heidelbergensis in Europa.
  • 200.000 anni fa: comparsa dell’Homo neanderthalensis in Europa.
  • 200.000 anni fa: comparsa dell’Homo sapiens in Africa.
  • Oltre 100.000 anni fa: teoria Out of Africa – L’Homo sapiens esce dall’Africa giungendo in Medio Oriente.
  • 50.000 anni fa: L’uomo anatomicamente moderno (Homo sapiens sapiens) compare in Europa (Cro-Magnon) via Eurasia > Paleolitico superiore.
  • 12000 avanti Cristo: compare l’uomo anatomicamente moderno europoide diverso dal cromagnonoide, detto convenzionalmente aurignacoide o capelloide, in Medio Oriente e Nordafrica > Mesolitico.
  • 7000 avanti Cristo: diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento dal Medio Oriente > Neolitico.
  • 5500 avanti Cristo: nascita della cultura kurganita, protoindoeuropea > Calcolitico (Età del rame).
  • 3500 avanti Cristo: Età del bronzo.
  • 1200 avanti Cristo: Età del ferro.

Il vocabolo ‘razza’ non è nulla di perverso, criminale e sbagliato. Nonostante gli sforzi per invalidarne l’utilizzo, tale termine conserva la sua scientificità e il suo valore in campo biologico e tassonomico del regno animale. E l’uomo cos’è se non un animale?

Al netto dell’uso politico che ambo le fazioni (razzisti ed antirazzisti) possono farne, ‘razza’ indica, come da dizionario, un complesso di individui appartenenti alla stessa specie, che si distinguono per uno o più caratteri comuni, trasmissibili ai discendenti; per estensione, significa anche famiglia, discendenza, tipo. Ora, volete forse negare le differenze che distinguono le classiche suddivisioni razziali della specie umana (sapiens)? E sottolineo specie, visto che si ama tanto confondere le acque dicendo ‘razza umana’, quando invece è la specie ad essere umana, ossia unica. Tutti gli uomini appartengono al genere umano e alla specie sapiens (ossia all’uomo moderno), ma non appartengono certo ad un’unica razza, che non è un concetto ideologico suprematista e discriminatorio, parlandone in termini scientifici, biologici e anche etnici.

Ad ogni modo, al posto di ‘razza’ (che per certi versi assorbe l’accezione etnica, ossia anche culturale e spirituale, nell’uso comune), si potrebbe tranquillamente parlare di ‘sottospecie’, che volendo è anche più scientifico (sottospecie della specie sapiens).

La razza è un insieme di caratteristiche che si possono, appunto, trasmettere e che sono il risultato dell’eredità genetica, dell’adattamento all’ambiente, di dieta e salute e della selezione sessuale. Chiaro che nessuna razza umana sia magicamente calata dal cielo così come appare, ma sia il frutto della differenziazione geografica, e della separazione plurimillenaria dei continenti, e di differenti processi evolutivi fisici, ed è anche chiaro che le razze possano mischiarsi perché gli uomini appartengono alla medesima specie. Questo, però, non nega il concetto di razza, e nemmeno ne inflaziona l’uso. Basta solo togliersi dalla testa gli stereotipi nazisti, razzisti e suprematisti all’americana, ma anche il non meno pernicioso antirazzismo, che è sottoprodotto pseudo-culturale dell’antifascismo postbellico.

Qualcuno dice che parlare di razze non ha senso perché ce ne possono essere 10 come 1000. Errato: bisogna solo saper distinguere la razza dalla sottorazza e dalle sue varianti fenotipiche regionali, e in questo ci vengono in soccorso l’antropologia fisica e la genetica delle popolazioni. Oltretutto, non va ignorato il possibile contributo di specie arcaiche – come il Neanderthal in Europa – che andrebbe a distinguere ulteriormente i grandi raggruppamenti umani razziali.

Tradizionalmente le razze umane sono tre, sbrigativamente basate sulla pigmentazione della cute: caucasoide, mongoloide, negroide con varie sfumature. Diciamo che, per essere più precisi, le razze umane sono cinque: caucasoide/europoide, mongoloide, amerindioide/indianoide, negroide (congoide + capoide) e australoide con delle ben note ibridazioni. Sono cinque (sei con i capoidi) perché non il pigmento bensì cranio, ossatura, dimensioni fisiche, tratti somatici e morfologici distinguono innanzitutto le varie razze, e pure il timbro di voce, l’odore, gli ormoni. Poi viene certamente il colore. E la genetica, oggi basilare.

A noi interessa, in particolar modo, la subspecies (o razza, appunto) caucasoide, ma non mancheremo di fornire un quadro generale sulla tassonomia razziale umana. Innanzitutto, perché usiamo –oide? Perché, come sappiamo, i caucasoidi (o europoidi) sono eterogenei e al loro interno possono essere da subito isolate le seguenti sub-spp.: europide (gruppo europeo), tauride (gruppo anatolico-caucasico), orientalide (gruppo semitico), irano-afganide (gruppo dell’Altopiano iranico), indide (gruppo indiano). Ci sarebbe anche un gruppo camitico, che va dal Nordafrica al Corno d’Africa, e culmina nel tipo etiopide, il cui statuto è comunque, oggi, ibrido (caucaso-negroide).

La sottospecie caucasoide è caratterizzata da naso stretto, bocca piccola, angolo facciale di 100-90°, ortognatismo, arcata sopraccigliare sporgente, soglia nasale appuntita, zigomi recedenti, cavità nasali a forma di goccia, occhio orizzontale, capelli ondulati dal liscio al ricciuto a sezione ovale (cimotrichi) e pigmentazione cutanea limitata.

Ora ci soffermeremo sulla sub-subspecies che più ci interessa da vicino, che è quella europide. Al suo interno vi sono diversi tipi fisici, fenotipi, che qui esporremo; sono in continuità con gli altri caucasoidi ma l’europeizzazione li ha diversificati, non solo a livello di colorazione. La genetica ha giocato, come è ovvio che sia, un ruolo fondamentale, per quanto il fenotipo non necessariamente coincida col genotipo. Logicamente si parla di differenze meno palesi di quelle che intercorrono con le altre sottospecie/razze.

I principali profili fenotipici europidi sono i seguenti:

Mediterranide – Versione europea del tipo orientalide (semitico). Dolicocefalo, cranio piccolo e basso, viso allungato e stretto, ortognato, naso leptorrino, tratti somatici regolari e delicati, medio-bassa statura, corporatura gracile, pigmentazione scura. Diffusione: penisola iberica, Italia meridionale, Grecia, isole mediterranee, Nordafrica, Asia Minore (ovviamente, in questi due ultimi casi, con pigmento più scuro e spesso incrociato con altro). Nella versione atlanto-mediterranide (Europa sudoccidentale) e pontide (Europa sudorientale), questo tipo è più alto, robusto, chiaro e dai tratti progressivi.

Mediterranide sud-italiano
Atlantide (nordo-mediterranide)  Una forma intermedia tra il mediterranide e il nordide, fenotipo paneuropeo. Diffusione: Europa atlantica (atlantide/atlantide settentrionale), Europa centromeridionale (nordo-mediterranide), Europa orientale (pontide settentrionale). Nel caso occidentale, più che una forma intermedia nordide-mediterranide, si tratta di atlanto-mediterranidi depigmentati.
Atlantide lombardo

Nordide – Versione nordica del tipo mediterranide. Mesocefalo, cranio grande e di altezza media, viso allungato e stretto, ortognato, mento forte, naso leptorrino, tratti somatici regolari e taglienti, alta statura, corporatura snella, pigmentazione chiara. Diffusione: Nord Europa, nelle varianti celtica (occidentale), Hallstatt (centrale), cordata (orientale). In quest’ultimo caso il tipo sarà dolico-ipsicefalo e dalla corporatura più robusta (affiliato agli invasori indoeuropei della Cultura della ceramica cordata-ascia da combattimento).

Nordide anglosassone

Cromagnonoide/paleo-europide – Sopravvissuto del Paleolitico superiore. Dolicocefalo, cranio possente e medio-alto, viso largo, basso e squadrato, mento forte, naso mesorrino, tratti somatici arcaici, statura molto alta, corporatura massiccia, pigmentazione solitamente chiara. Diffusione: nella versione dalo-falide soprattutto Germania centrosettentrionale e Scandinavia, nella versione Brünn, invece, isole britanniche. Esiste anche una varietà cromagnonoide protoindoeuropea, orientale, denominata kurganoide/balto-cromagnonoide. Tipi di ispirazione cromagnonoide, alterati e ridotti, si possono trovare in tutta Europa.

Cromagnonoide irlandese

Alpinide – Cromagnonoide fortemente ridotto e fetalizzato di area alpina; esiste anche un ramo alpinoide afroasiatico. Brachicefalo, cranio tondo e basso, viso largo e tondeggiante, mento debole, naso mesorrino, tratti somatici infantili, statura medio-bassa, corporatura tozza, pigmentazione intermedia. Diffusione: Alpi ed Europa centrale, anche alterato da elementi nordidi (sub-nordide), baltidi (goride) o cromagnonoidi (Borreby).

Alpinide tedesco

Baltide – Cromagnonoide ridotto e fetalizzato boreale. Brachicefalo, cranio piatto e basso, viso largo, mento debole, naso mesorrino, tratti somatici infantili, statura medio-bassa, corporatura tozza, pigmentazione chiara. Diffusione: Paesi baltici, Fennoscandia, Lapponia, Russia, anche ibridato con elementi lappoidi (ossia dagli influssi mongoloidi).

Baltide finnico

Dinaride – Versione europea del tipo tauride (anatolico-caucasico) con aggiuntiva commistione cromagnonoide. Brachicefalo, cranio piatto e alto, viso allungato, mento aguzzo, naso leptorrino e convesso, tratti somatici spigolosi, statura molto alta, corporatura ossuta, pigmentazione intermedia. Diffusione: penisola balcanica, Carpazi e Alpi Orientali, a volte alterato da elementi nordidi (noridi).

Dinaride slovacco

Riassumendo, ecco una cartina esplicativa sulla diffusione dei tipi fisici europidi:

Distribuzione dei fenotipi europidi

Una precisazione: il verde scuro atlantide, in questa mappa, allude agli atlanto-mediterranidi depigmentati dell’Europa occidentale, non tanto ai tipi intermedi dell’Europa centromeridionale e orientale (nordo-mediterranidi e nordo-pontidi). Non è una carta precisissima, infatti non distingue i mediterranidi europidi dai mediterranoidi caucasoidi e non rende l’idea delle differenti qualità mediterranidi che separano l’Europa sudoccidentale e centromeridionale (Lombardia inclusa) da quella sudorientale (Italia inclusa), sottostimando l’apporto tauride (più armenoide che dinaride) proprio nel meridione italiano.

Alleghiamo, inoltre, tre mappe antropologiche di Carleton Coon (da cui anche le tavole craniologiche suesposte). Indice cefalico europeo:

Indice cefalico europeo

Statura media europea (mappa del 1939, precisiamo):

Statura media europea

Pigmentazione di capelli e occhi in Europa:

Pigmentazione europea
Questo per quanto riguarda l’aspetto fenotipico degli europei.

C’è poi la parte sulla genetica delle popolazioni, che non può essere scissa dall’analisi antropologica fisica.

La genetica ci aiuta a collegare il nostro aspetto fenotipico a quello genotipico, che come sappiamo non sempre coincidono.

L’ADN autosomico determina il fenotipo, ma ci sono anche aspetti ambientali, alimentari, evolutivi, selettivi che hanno portato nel tempo ad una modificazione del nostro aspetto, nonostante la base di partenza sia quella dei nostri avi.

Già Cavalli-Sforza osservava come, rispetto agli altri popoli, gli europei fossero geneticamente omogenei:

Genetica europea

Da un punto di vista autosomico, ossia se vogliamo etno-geografico, basato sui geni non sessuali, la posizione dei vari popoli europei è la seguente:

PCA Eurogenes K15
 

Plot Eupedia
Plot Eurogenes K15
Plot Eurogenes G25
PCA Repubblica Italiana Eurogenes K13
PCA Repubblica Italiana Dodecad K12b

Qui interessa soprattutto la situazione “italiana”, esemplificata in particolare dalle ultime due PCA. Come potete notare anche, e soprattutto, la genetica mostra l’inesistenza di un unico gruppo etnico/nazionale italiano dalle Alpi alla Sicilia, con il settentrione della Repubblica Italiana (solitamente rappresentato dal campione accademico bergamasco) che segue l’andamento dell’Europa occidentale (Iberia, Francia meridionale, popoli alpini) e il meridione che finisce accanto ai popoli sudorientali periferici (maltesi, cretesi ed isolani greci, ciprioti ed ebrei “europei”), il cui statuto è una sorta di ibridismo euro-levantino, per lo più antico ma anche recente; Toscana equidistante da Bergamo e mediani, con quest’ultimi più vicini al sud che al nord. Sardegna, come risaputo, isolata e Corsica a metà strada fra Liguria e Toscana, con un discreto influsso di tipo sardo.

Tra Cisalpina e Italia etnica esiste una vera e propria frattura biologica che si fa baratro considerando il sud. Il famigerato cline “italiano” è un mito, sussiste solo una sovrapposizione tra Toscana e Romagna. Ma i toscani sono geneticamente distinti da Umbria, Marche, Lazio.

Quel che distanzia drasticamente l’ambito padano-alpino dalla penisola è tanto antico quanto recente: un Neolitico differente (continentale e arricchito da geni mesolitici al nord, mediterraneo orientale al centro-sud, non senza elementi mediorientali); movimenti anatolico-caucasici tra Rame e Ferro, via Balcani, nel meridione; colonizzazione greca al sud contrapposta al sostrato celtico del nord; flussi migratori levantini in epoca imperiale e post-imperiale a Roma e dintorni e nel mezzogiorno. I genetisti valutano anche l’impatto germanico medievale nelle Lombardie. Aggiungiamoci un residuo nordafricano in Sicilia, dovuto a Cartaginesi e Mori (influsso punico presente anche lungo le coste sarde meridionali). Ciò che più colpisce è come i campioni antichi etruschi (che non erano levantini bensì quasi indistinguibili dagli Italici) e latini ricordino il genoma cisalpino, mentre i Romani dell’Impero, pesantemente mediterranei orientali, siano in linea con i meridionali; lo stesso Lazio moderno è più vicino ai Micenei che ai Latini della Repubblica.

Altresì, nel settentrione della RI vi è maggior quota di geni mesolitici e steppici (recati dagli invasori indoeuropei), senza escludere un eventuale apporto longobardo. Se la cosa è evidente considerando il campione accademico (HGDP) bergamasco, figuriamoci se prendessimo in esame i territori prealpini e alpini occidentali e orientali. La Cisalpina/Lombardia non è solo la Pianura Padana… Il meridione dell’Italia etnica, invece, deve fare i conti con popoli quali Fenici, Punici, antichi Greci di ispirazione minoico-micenea (non continentali), immigrati levantini, Romani imperiali e Bizantini, Ebrei, Arabi, Saraceni. Il MENA, laggiù, è un dato di fatto incontrovertibile – anche se chiaramente non preponderante -, che si riflette sull’aspetto fenotipico.

A titolo informativo riportiamo questa nota mappa genetica “italiana” elaborata da Alberto Piazza e colleghi che mostra in maniera abbastanza eloquente le differenze esposte. Piuttosto annosa, ma indicativa:

Genetica della Repubblica Italiana

Accomunare il cosiddetto nord al cosiddetto centrosud, in nome di un’italianità di cartapesta, è assurdo e ridicolo sotto svariati punti di vista, non da ultimo quello genetico. E non solo perché l’unità biologica ed etnica dei territori dell’attuale Stato italiano non sussiste, ma pure perché lo stesso concetto di “Europa meridionale” è sterminato e arbitrario: nel medesimo calderone mediterraneo finiscono galiziani, occitani, sardi, trentini, siciliani, croati, albanesi, greci continentali, ciprioti e aschenaziti, il che è demenziale.

Riguardo le varie componenti geografiche autosomiche presenti nel nostro ADN, il Dodecad Project, seppure un po’ datato, offre interessanti spunti:

Componenti autosomiche

Si basa su alcuni campioni, anche “italiani” come potete vedere (il Bergamo sample è il campione accademico dei settentrionali, come detto), che danno un’idea sulle origini remote degli antenati delle popolazioni moderne. Potrebbero saltare all’occhio la componente West Asian (anatolico-caucasica) e quella SW Asian (mediorientale), ma si tratta fondamentalmente, perlomeno nel caso cisalpino, di arcaici sostrati neolitici e calcolitici entrati nell’Europa centromeridionale con l’espansione dell’agricoltura e della pastorizia. Fra l’altro, genti protoindoeuropee quali gli Yamnaya, i conquistatori steppici dell’Europa, presentavano una mistura di geni mesolitici euro-orientali (EHG) e caucasici (CHG), ed è probabile che il dato West Asian padano-alpino sia dovuto (anche) a loro.

Ecco ora uno studio di Lazaridis et al. 2014, in cui viene analizzata la componente caucasoide/europoide (in azzurro) di varie popolazioni del mondo:

Componente europoide

Riguardo invece la linea paterna (ADN-Y) degli europei il quadro è questo:

ADN-Y europeo 1
ADN-Y europeo 2

La situazione è un poco confusa per l’Italia etnica – il che la dice lunga – e nella tabella sotto viene illustrata meglio. La linea R1b, ritenuta a torto non indoeuropea nella prima mappa, prevale, anche se di poco, pure al sud, con l’eccezione di Calabria, Sicilia orientale e Molise:

ADN-Y della RI
In linea di massima la legenda è questa: I2a1 sardo e dinarico; I2a2 pre-celto-germanico; I1 nordico pre-germanico; R1b protoindoeuropeo e italo-celto-germanico (nel centrosud è anche anatolico); R1a protoindoeuropeo e balto-slavo-germanico, e forse ellenico; G caucasico e greco-anatolico; E1b mediterraneo, balcanico, afroasiatico; T mediorientale neolitico; J1 levantino neolitico e semitico; J2 greco-anatolico, levantino del Bronzo.

Ecco la tabella con le percentuali “regionali”, parimenti tratta da Eupedia:

Percentuali ADN-Y

Per quanto concerne invece la linea materna (ADN mitocondriale) degli europei ecco la situazione:

ADN mt europeo

La fa da padrone l’aplogruppo H, originatosi 35.000 anni fa nel Vicino Oriente. Come è facile intuire le donne erano storicamente meno stanziali degli uomini, perché spesso mandate qua e là per sposarsi e vivere in villaggi o località diversi da quelli d’origine, e questa mobilità ha cagionato una maggior dispersione degli aplogruppi mitocondriali, che appaiono più variegati rispetto alle linee paterne, e difficilmente riconducibili a specifici gruppi etnici e/o popolazioni dell’antichità.

In questa tabella una situazione mitocondriale più definita, sempre per la Repubblica Italiana (fonte Eupedia):

ADN mt della RI

Anche in “Italia” predomina nettamente l’aplogruppo H (H1, soprattutto). Bene ricordare che non gli aplogruppi ma l’ADN autosomico, non sessuale, determina il profilo etno-geografico dei singoli e delle popolazioni.

L’apporto genetico indoeuropeo alle terre padano-alpine e italiche può essere quantificato in base alla diffusione delle linee paterne R1b e R1a (e ad altre minori), ad alcuni aplogruppi mitocondriali e alla componente autosomica steppica (Yamnaya), forte nella Padania; invece, la commistione paleolitico-mesolitica dei cacciatori-raccoglitori europei occidentali (WHG) picca in Sardegna e nel settentrione della RI. Si parla, comunque, di contributi di peso inferiore rispetto a quello neolitico (EEF o ENF), anche perché gli indigeni cisalpini e peninsulari, preindoeuropei, risultarono preponderanti, soprattutto nel centrosud. Gli invasori ariani dell’Età dei metalli ci ereditarono la loro linea paterna grazie alla propria forza, inclusa quella riproduttiva; nelle valli bergamasche l’aplogruppo R1b raggiunge oltre l’80%, crollando al 26% in Calabria (stime di Grugni et al. 2018 e Tofanelli et al. 2016). L’R1b “italiano” è prevalentemente U152 (italo-celtico).

Fisicamente, e geneticamente, il picco indoeuropeo in Europa si riscontra nel Nord, in particolar modo ad oriente, grazie alla presenza di fenotipi nordidi, cromagnonoidi e cordati. Ne approfittiamo per ricordare che gli Ariani non sono una creazione hitleriana ma popoli storici parlanti lingue indoeuropee che, partendo dall’area kurganita delle steppe ponto-caspiche, nell’attuale Russia, diffusero la loro cultura, ma anche fenotipo e genotipo: Anatolici (tra cui gli Ittiti), Illiri (da cui, si pensa, l’ethnos albanese), Traci, Daci, Macedoni, Peoni, Balti, Slavi, Germani, Celti, Veneti, Italici (da cui i Latini), Lusitani, Frigi, Armeni, Elleni, Iranici, Indo-Ari, Tocari. ‘Ariano’ deriva dal sanscrito arya e significa ‘nobile, puro’, in riferimento a quelle élite di guerrieri delle steppe che invasero l’India e la conquistarono, sottomettendo i nativi adivasi e dravidici. Devoto ci segnala che tale termine era presente anche presso i Celti d’Irlanda, mentre un altro etnonimo assai popolare era quello portato dagli antichi Veneti (che avevano diversi omonimi in giro per l’Europa).

La Grande Lombardia è dunque un Paese antropologicamente alpinide, dinaride e (atlanto)mediterranide con influssi nordoidi e geneticamente in linea coi valori dell’Europa sudoccidentale (non senza influenza centro-europea, in particolare nell’area alpina). Per converso, l’Italia etnica (salvo la Toscana) si inserisce in un quadro mediterranide (segnatamente orientale), alpinoide e di ispirazione tauride (dinaro-armenoide), coerente con l’aspetto genetico periferico nel contesto dell’Europa sudorientale. Nel meridione si può anche riscontrare la presenza di soggetti estremi per il continente (il mediterranide orientale in parte lo è già) quali i succitati armenoidi, il fenotipo mediterranoide di transizione fra Europa e Nordafrica (saharide), qualche traccia orientalide in Sicilia ed elementi cappadocidi (mediterranoidi anatolici). La Sardegna, infine, è isolata e arcaica, assai affine geneticamente agli agricoltori del primo Neolitico ma con concreti lasciti mesolitici; da segnalare i fenotipi mediterranide classico (occidentale), alpino-mediterranide e il cosiddetto beride, variante mediterranoide contraddistinta da grezzi tratti paleo-europidi. Come si diceva più sopra nel sud della Sardegna esiste un apporto cartaginese.

Per chiudere la questione europide, ecco alcune interessanti mappe antropologiche tratte dalla celebre opera di Ridolfo Livi Antropometria militare, che mettono in evidenza le differenze fisiche degli “italiani”:

Indice cefalico 1
Indice cefalico 2
Alte stature
Basse stature
Capelli biondi con occhi azzurri
Capelli biondi e occhi azzurri (presi separatamente)
Rutilismo
Capelli neri con occhi scuri
Capelli neri e occhi scuri (presi separatamente)

Si tratta di carte di fine ‘800, ma che risultano indicative anche per la situazione attuale, soprattutto perché precedenti all’emigrazione sud-italiana nella Cisalpina e nell’Italia settentrionale (Toscana), e allogena in tutto il territorio della Repubblica Italiana, in particolare sempre nelle Lombardie.

Manifesto lombardista

Swastika camuno destrogiro

Non abbiamo particolari autori di riferimento o citazioni preferite, poiché riteniamo che la propria filosofia di vita genuina nasca semplicemente dalla natura e da ciò che da essa trae sussistenza: il sangue, il suolo, lo spirito. Una menzione d’obbligo va, tuttavia, ad alcuni importanti autori etnonazionalisti come Federico Prati, Silvano Lorenzoni, Harm Wulf, Flavio Grisolia, Gilberto Oneto e Gualtiero Ciola, che Paolo Sizzi scoprì nel 2006, assieme agli studiosi classici dell’area identitaria e antropologico-identitaria cisalpina ed europea. Parliamo, fondamentalmente, di ambienti nostrani vicini al GRECE d’oltralpe e alle “nuove destre” völkisch.

Paolo Sizzi è un identitario lombardista, un indipendentista dalla coscienza razzialista e un nazionalista etnico sangue e suolo, ovviamente europeo e dunque europide (che se vogliamo si può rendere con caucasoide bianco), ex segretario della disciolta associazione metapolitica Movimento Nazionalista Lombardo ed ex presidente di quella denominata Grande Lombardia, tuttora esistente. Si ritiene, nel suo piccolo, teorico del lombardesimo e padre fondatore dell’etnonazionalismo lombardo militante.

Pertanto la nostra Weltanschauung völkisch, nei vari ambiti dell’esperienza umana lombarda ed europea, non può che concretizzarsi secondo i seguenti dettami:

Stirpe: l’etnia lombarda, la patria grande-lombarda e la schiatta europea (sub-subspecie europide) vanno preservate materialmente e spiritualmente. La loro riproduzione va incentivata mediante politiche sociali adeguate, volte non al razzismo ma alla salvaguardia di comunità sempre più a rischio di estinzione. L’immigrazione va bloccata e deve lasciare il posto ad un naturale rimpatrio, se non vogliamo che l’Europa esploda.

Territorio: il suolo va salvaguardato dall’inquinamento, dalla cementificazione e dalla sovrappopolazione cagionati dall’immigrazione – e dalla sua speculazione – e dalla globalizzazione. Difendiamo la nostra terra poiché non v’è sangue senza suolo e, a maggior ragione, non v’è suolo senza sangue. Riscopriamo il contadinato e la montagna per prenderne coscienza, per conoscere realmente noi stessi e le nostre cisalpine genti, e le specie autoctone, animali e vegetali, che caratterizzano il nostro habitat; purtroppo, quanto gli autoctoni umani, esse subiscono il mortale parassitismo del sistema mondialista.

Cultura: la cultura è prodotto dello spirito inteso come indole ed intelletto, ragione; americanizzandosi, diviene corruzione, spazzatura, carcassa dilacerata da avvoltoi ideologici cosmopoliti. Essa va protetta e promossa in tutte le sue forme linguistiche, artistiche, letterarie, folcloriche, culinarie, sportive, scongiurando così la fossa comune rappresentata dallo stato-apparato giacobino e massonico e dalla società livellata e multirazziale. Un importante ruolo culturale e identitario, ma anche economico, deve altresì essere ricoperto dai viaggi formativi, che portino alla ri-scoperta da parte dei lombardi medesimi e degli europei, della realtà paesaggistica, storica, artistica, architettonica della nostra nazione, che non è seconda a nessuno.

Tradizione: la nostra identità etnica e territoriale passa per la tradizione indigena genuina, che nasce nella notte dei tempi e giunge sino a noi. Solo una società identitaria e patriottica può conservarla integra e tramandarla sana e salva ai posteri, affinché non rinneghino mai col cosmopolitismo apolide le proprie vere radici (che non sono certo “giudeo-cristiane” o illuministe ma europee, indoeuropee, gentili e romano-cristiane).

Famiglia: il nucleo base della società è la famiglia, quella vera, secondo natura, costituita da padre, madre e prole endogamica, rispettosa dei propri anziani, ossia la sua coscienza. È bene che il matrimonio sussista e che il divorzio sia via via sconfitto. I figli hanno diritto a crescere in una famiglia unita e solida, non disintegrata dal vizio, e sappiamo bene quanto abbiamo bisogno di figliolanza autoctona per sgominare la denatalità nostrana. Chi decide di sposarsi deve farlo nel rispetto della propria comunità: libertà è fare il bene del popolo, non soddisfare egoisticamente i propri bassi appetiti. Tutto il resto non è famiglia ma surrogato, blasfema parodia del sacro caposaldo comunitario, preso sempre più di mira dalla sovversione consumistica e relativista.

Società: la società di una nazione, per essere sana e ordinata, dev’essere gerarchizzata aristocraticamente (nel senso etimologico, un governo dei migliori) e basata sulla meritocrazia völkisch. Le ideologie perverse vanno sconfitte affinché non corrompano le istituzioni facendole precipitare negli inferi dell’anarchia o anche solo della “democrazia” in chiave plutocratica od oclocratica, dunque democrazia all’antifascista. La società, la comunità, non è una mera invenzione umana, ma il frutto dell’armonica fusione tra uomo e natura, e dei legami che da essa nascono.

Governo: auspichiamo una Lombardia presidenziale e nazional-sociale indipendente dall’Italia, dalla Ue e dalla Nato, e da ogni organismo sovranazionale, e un impero eurusso confederale, in cui le vere nazioni europee siano finalmente padrone di se stesse, sganciate dal carrozzone funebre americano. Accettiamo di buon grado quelle forme democratiche di autodeterminazione in cui il popolo sia davvero degno di partecipare alla vita politica della patria: la democrazia gettata in pasto a cani e porci non serve a nulla; i diritti bisogna guadagnarseli e la precedenza spetta agli autoctoni (gli altri vanno rimpatriati). Urgono governi identitari e aristocratici (ossia affidati ai migliori, non ai blasonati parassiti), autorevoli e ferrei, nemici della putrefazione globalista, che agiscano in maniera determinata non per fini personali ed egemonici ma per il benessere dei popoli lombardi ed europei; questi, allo stato attuale delle cose, sono sempre più minacciati dall’estinzione, dall’auto-genocidio fomentato dalle democrazie borghesi al guinzaglio dell’occidentalismo americano, e dalla conseguente impotenza.

Etica: sbarazziamoci della ipocrita morale borghese, progressista, liberale, ed universalista (ossia finta), che ha ammorbato la nostra etica ariana e romano-cristiana preconciliare al punto da castrarci ed annichilirci con le favole antifasciste tanto amate dal mercato e dalle banche. L’etica lombardista (ossia etnonazionalista) ed europeista völkisch, liberata da tale zavorra, deve promuovere una società forte, battagliera, identitaria, fedele ai comandamenti ispirati dal solare spirito indoeuropeo: sangue e suolo, ossia patria e natura. La nazione secondo la verità della tradizione, per il bene stesso di chi la compone.

Sessualità: difendiamo l’eterosessualità – dunque la salutare normalità – e una ferma morale sessuale ispirata a sobrietà e morigeratezza, no alla propaganda omofila e all’esaltazione degli atteggiamenti anti-tradizionali (che spesso sfociano nella perversione e nella promiscuità), come la spazzatura pornografica e le unioni esogamiche. Il sesso torni ad essere inquadrato anche come riproduzione, altrimenti siamo destinati alla tomba. Non è nostra intenzione criminalizzare l’omosessualità, ma vogliamo stroncare la sua squallida esibizione e la sua equiparazione all’eterosessualità, soprattutto quando si tratta di nozze, figli e valori identitari. Un conto è l’omosessuale, un altro l’omosessualismo.

Donna: le femmine d’ogni età e censo siano rispettose della tradizione indoeuropea e cattolica che le vuole fedeli all’uomo (non diciamo sottomesse in senso semitico), alla famiglia, alla nazione. Rigettino il femminismo e ritornino ad essere devote mogli, feconde madri e virtuose e patriottiche figlie, perché è la natura stessa che lo vuole. E gli uomini si battano a spada tratta per la protezione delle proprie donne, facili prede sia ideologicamente che materialmente dell’edonismo. Ognuno rispetti il suo innato ruolo sociale, altrimenti è la fine. Badate che è complementarità, non maschilismo. La parità, chiaramente, è ciarpame ideologico progressista.

Gioventù: le giovani generazioni imparino a sentirsi parte integrante della nazione, perché futuro di essa. La corruzione giovanile è la morte precoce delle speranze di una società rigenerata e finalmente libera da ogni veleno ideologico e non solo (fumo, alcol, droga), sparso dai cattivi maestri. I giovani ritornino all’ordine salutare come savi figli, disciplinati atleti e combattenti, esemplari studenti e lavoratori, indefessi etnonazionalisti araldi del radioso domani, il cui credo vada ad una patria benedetta dai principi gentili e cattolici.

Anzianità: i nostri vecchi non vanno abbandonati o dirottati verso badanti straniere e ospizi, ma difesi e valorizzati. Grazie a loro noi siamo qui, oggi, lombardi ed europidi, essi custodiscono le nostre radici e la nostra memoria, e dimenticarli è dunque tradimento e crimine. Siano essi coscienza popolare e guida spirituale per tutti noi e siamo noi sostegno della loro vecchiaia, contro ogni sopruso terzomondista che li vuole relegare in fondo alle preoccupazioni delle politiche socialdemocratiche, più che sociali.

Infanzia: diamo alle donne e alle famiglie la possibilità di decidere di abortire, qualora si profili una grave situazione di disabilità, il frutto di uno stupro o un serio pericolo alla salute della madre, ma non sdoganiamo l’aborto incondizionato, rischiando di farlo divenire un capriccio più che una necessità estrema. Difendiamo i nostri figli da ogni forma di barbarie, sia essa abortismo, macelleria genetica, violenza, pedofilia, pedo-pornografia, sfruttamento, e castighiamo in modo esemplare coloro che osino violare l’infanzia.

Sanità: massimo impegno per una sanità moderna, progredita ed efficiente, ma soprattutto messa al servizio del popolo e non degli interessi delle logge e delle case farmaceutiche. Isolazionismo nei confronti del terzo/quarto mondo e delle aggressive economie emergenti anche per scopi sanitari. Ripensamento di aborto ed eutanasia, e di altre misure sanitarie atte ad aiutare la popolazione, ma condanna della bioetica asservita all’individualismo e al consumismo: l’essere umano non è una merce. Spietata lotta al fumo, all’alcolismo, alle droghe, al cibo-spazzatura (“casualmente” americano), al gioco d’azzardo e ad ogni vizio, sempre indotto dal sistema, peraltro, per fare mercato.

Scienza: la ricerca scientifica deve essere volta al miglioramento dell’uomo e della terra, e ad eliminare il marcio cancerogeno, evitando i deliri dello scientismo. Perciò deve essere sempre aiutata e sovvenzionata. Tutti i campi dello scibile umano interrompano ogni sudditanza ideologica in favore dei poteri mondialisti e del loro terrorismo conformistico. La scienza non dev’essere manipolazione al servizio dei corrotti potentati, ma libero e laico strumento a disposizione dell’uomo, che l’ha plasmata per sé e per il dominio razionale del globo.

Religione: il cristianesimo cattolico preconciliare, segnatamente ambrosiano, va salvaguardato in quanto patrimonio storico, culturale, spirituale di Grande Lombardia ed Europa; non così per giudaismo e islam, corpi estranei semitici ben poco compatibili con lo spirito europeo, e per le varie eresie e sette cristiane. L’ortodossia può essere stimata per il piglio battagliero, ma resta scismatica. Il cattolicesimo romano, oltretutto, è debitore della gentilità romana, e dobbiamo tenerne conto. Tempo di controbattere culturalmente a chiese mondialiste (Vaticano incluso), sette, eresie, sinagoghe, moschee, templi di culti esotici, riti new age e tossiche baggianate wiccasuperstizioni varie, oroscopi, maghi e ciarlatani, tutta roba che non fa altro, inoltre, che fomentare il popolo all’auto-genocidio multirazziale. Discorso diverso per il paganesimo autoctono rinascente, soprattutto se portato avanti su binari culturali e senza pretese teocratiche. Meglio ancora una salutare mistica del sangue ispirata alla visione del mondo indoeuropea. La tradizione cristiana e la gentilità sono compatibili con l’Europa (e la ragione), altri credi no. Diffidate sempre, altresì, di chi vi parla di “radici giudeo-cristiane”.

Scuola: l’istruzione d’ogni ordine e grado, dagli asili alle università, dovrebbe ispirarsi all’identitarismo (non oscurantista, beninteso), affinché la gioventù sia ampiamente acculturata in nome della natura, e preservata così dal plagio e dalla corruzione dell’educazione politicizzata voluta dalle logge atlantiste o dai finti comunisti salottieri. La scuola, come tutte le istituzioni e i servizi, è innanzitutto rivolta agli autoctoni e così dovrebbe essere per il personale. Sbarazziamoci della statolatria italiana fondata sul monopolio ausonico dell’impiego pubblico; l’indipendentismo deve regolare, una volta per tutte, i conti con Roma affinché la pubblica amministrazione grande-lombarda sia appannaggio dei nativi. L’erudizione non va affossata, deve mirare all’eccellenza, perché rivolta a chi, un domani, diverrà la classe dirigente del Paese. Senza più tricolore e giogo italo-romano le Lombardie potranno finalmente risorgere.

Media: basta con l’informazione schiava di partiti, cialtroni, ideologie globaliste, gruppi di pressione e del politicamente corretto, che si dimostra discriminatoria nei confronti dell’identità, soprattutto lombarda; i mezzi di comunicazione devono essere liberi, ma non libertari, e quindi devono dare spazio adeguato anche al razionale culto del sangue e del suolo, sempre al servizio del popolo e della nazione e mai delle cricche, perché solo così l’informazione si emancipa dal giogo ideologico e plutocratico dei parassiti per farsi araldo di natura e verità.

Giustizia: troppo importante è la sicurezza di lombardi ed europei per lasciarsi andare all’ipocrita pietismo pezzente. Un individuo, nel momento in cui delinque, deliberatamente ripudia i suoi doveri e quindi rinuncia anche ai suoi diritti. Nelle nostre terre dovrebbero rimanere, ovviamente imprigionati, i delinquenti autoctoni. La maggioranza dei criminali che imperversano e affollano le nostre carceri, ormai, è immigrata, e andrebbe rispedita al mittente addebitandogli le spese, se si tratta di delinquenti comuni. Saremmo favorevoli all’introduzione della pena di morte per i reati più gravi e ripugnanti, nonché contro la nazione lombarda e le sue genti, ai lavori forzati per tutti i detenuti e alla castrazione/sterilizzazione per gli stupratori. La durata della carcerazione non basta, ci deve essere certezza della pena materiale, e le spaventose condizioni delle carceri italiane si risolvono con altre carceri, con pene più severe e col rimpatrio dei criminali stranieri (naturalmente, prima di questo, va fermata l’immigrazione). La giustizia, per essere tale, va rifondata da capo a piedi e resa dura, davvero esemplare e rieducativa. Le forze dell’ordine devono essere del posto e avere più mezzi a disposizione e stipendi più alti, per contrastare ed annientare a dovere il crimine in ogni sua forma, per il bene della comunità. Snelliamo le patrie galere, normalizziamole, e apriamo magari manicomi (anche interni al carcere) in cui sistemare gli psicopatici.

Difesa: la Grande Lombardia deve dotarsi di forze armate proprie, autoctone ed indipendenti, come le forze di polizia e una papabile guardia nazionale, e re-introdurre l’obbligo di leva; l’Europa deve fare altrettanto per conservare autonomamente la propria sovranità (non parlo dunque di Ue), espellendo le basi americane e costituendo un consorzio “imperiale” dalla Galizia agli Urali. L’Europa deve divenire “Grande Europa” tramite la fraterna alleanza con la Russia e tornare ad essere l’inespugnabile fortezza armata dei secoli addietro. Sì alla virtuosa mentalità militare, no all’atlantismo e al pacifismo, per evitare una società agonizzante in balia della degenerazione americanizzante.

Lavoro: lavoro europeo agli europei, lavoro lombardo ai lombardi, basta immigrazione calamitata da affaristi senza scrupoli, che svendono il territorio o delocalizzano la produzione nel secondo/terzo mondo per lucrare sulla manodopera. E basta mafie che rubino l’occupazione agli autoctoni riservandola ai migranti. Il fenomeno mafioso, fra l’altro, può essere eradicato facendo rientrare gli italiani e troncando i legami tra squali nostrani (?) e cosche ausoniche. Serve un unico sindacato nazionale, su basi sociali e nazionali (e magari corporativistiche), che tuteli tutti i lavoratori, gli artigiani, e le piccole e medie imprese con politiche dirigiste nazionalistiche. Il lavoro rende liberi, ma solo se esso è etno-sostenibile ed eco-sostenibile, quanto lo sviluppo industriale, e contrario ad ogni accumulazione di ricchezza parassitaria.

Industria: autarchia all’europide, dirigismo, protezionismo e nazionalizzazione delle grandi industrie di rilevanza strategica nazionale. Ricetta vincente per proteggere il lavoro, l’industria e l’economia del continente dalla slealtà straniera e delle economie emergenti, ma anche da quella delle squallide multinazionali “europee”. Non si dimentichi mai che lo sviluppo economico ed industriale del Paese, cioè della Lombardia, deve andare di pari passo con la salvaguardia del popolo e della natura, con il benessere di tutta la collettività indigena. In questo senso vanno ripensate le politiche demografiche e lo stesso radicamento di stabilimenti, capannoni ed onnipervasivi centri commerciali; la sovrappopolazione e la cementificazione, assieme all’inquinamento dell’aria, sono vere piaghe in ambito padano-alpino.

Economia: no al bolscevismo, no al liberismo, no al capitalismo. Sì al dirigismo da parte degli Stati fondati su vere nazioni, come la Lombardia, alla nazionalizzazione dei servizi principali e delle grandi industrie, come ricordato sopra, e ad un’economia su basi sociali e nazionali, che metta le proprie risorse finanziarie a servizio della causa patria. No all’Europa oligarchica e plutocratica dei servi dei pescecani, e quindi no all’Unione Europea; sì invece all’Europa delle nazioni comunitarista, nazional-sociale e confederata in entità statuali dal tessuto etnico omogeneo, per promuovere fratellanza e solidarietà anche a livello internazionale (cioè europeo), senza più bisogno di farsi mettere sotto da gendarmi e banchieri del globo, ma anche senza rinunciare alla propria sovranità monetaria nazionale.

Infrastrutture: si deve ri-costruire l’ovvio dinamismo di una nazione ricca e progredita, perché industriosa, come la Lombardia con il consenso e il benessere del popolo e della natura. Pertanto, alleggeriamo i trasporti e il traffico eliminando ogni grave fonte di inquinamento, spesso dovuta all’eccessivo numero di antidiluviani mezzi di individui (anche forestieri) incapaci di guidare, drogati e ubriachi, cagione di stragi automobilistiche; fermiamo la cementificazione selvaggia e il disboscamento (o l’esproprio di terreni e campi per costruire strade e ipermercati) e affidiamoci di più a trasporti pubblici, aerei, ferroviari, fluviali (sfruttando adeguatamente il Po ad esempio, e le altre vie idriche padane), utilizzando mezzi ecologici nei centri storici delle città, liberandoci da tutto quel tipico degrado mediterraneo fatto di traffico “indiano”, catorci, ritardi, ingorghi, smog, incidenti, fallimenti societari dei mezzi pubblici, strade da terzo mondo e sporcizia. Vogliamo emulare Roma, Napoli e Palermo? Inoltre, come suaccennato, è chiaro che contenendo gli immigrati e il traffico pesante su gomma, il traffico stesso, disastri ed inquinamento si riducano drasticamente e le infrastrutture divengano più vivibili e a misura d’uomo, comunitarie, sicure, senza più mine vaganti rappresentate anche dal gravissimo fenomeno della pirateria stradale, frutto di alcol e droghe, ma come detto anche dell’immigrazione selvaggia, unita ad una rete viaria obsoleta. La gestione statale romana delle terre granlombarde è disastrosa.

Energia: investiamo sulle energie rinnovabili e pulite, sul sole, sull’acqua, sul vento, sul biocombustibile, sul metano, sull’idrogeno; rigettiamo il nucleare e tutte le bombe ecologiche, e non solo. Sdoganiamo l’agricoltura naturale, ed impariamo finalmente a rispettare l’ambiente, il nostro habitat, che ci ha plasmato rendendoci grandi, rendendo l’Europa il continente più sviluppato ed equilibrato del globo, anche da un punto di vista demografico. A questo proposito ribadiamo il no a immigrazione, che cagiona distruzione etno-culturale (per tutti, poiché il meticciato è un disvalore che fa comodo solo a chi ci guadagna economicamente), criminalità e sovrappopolazione, ed invito al controllo delle nascite, perché smodate, del terzo/quarto mondo. Più contraccezione e meno slogan pietistici, laggiù: se non si hanno i mezzi, non si può figliare come conigli. Lo dico anche per l’elevata mortalità. Urge una ragionevole decrescita.

Immigrazione: argomento scottante, perché profondamente intrecciato a meticciamento, multirazzialismo e criminalità, oltre che allo sconvolgimento del tessuto etnico originale di un territorio. No all’immigrazione, clandestina e non; rimpatrio di ogni allogeno; punizione esemplare per chi gestisce le “tratte”, lucrandoci a scapito degli europei. Non esiste nessuna integrazione, ma solo la disintegrazione dei nostri valori, della nostra identità, di noi stessi e della nostra comunità. La società multirazziale è la tomba degli europei, ma anche degli altri popoli della terra. Possono essere tollerati, inizialmente, tetti per i migranti europei, anche se la cosa migliore è aiutare nelle proprie terre, in nome della solidarietà europea, le nazioni che restano indietro e soprattutto il meridione dell’Italia etnica, ma in questo caso l’aiuto va unito al necessario piglio italico per sanare una volta per tutte quel disgraziato territorio dalle svariate piaghe che lo affliggono. Il centrosud della Repubblica Italiana ha subito la sciagurata unità ottocentesca, pertanto va aiutato, a patto, però, che accetti l’indipendenza delle Lombardie e il ricollocamento degli ausonici emigrati quassù.

Europa: la Lombardia deve sempre contribuire al benessere e all’unità geopolitica e strategica di tutta l’Europa (Europa =/= Ue), segnatamente dell’area centromeridionale, alpina per così dire, e l’Europa tutta, con la sua vicinanza e il suo aiuto, non deve mai abbandonare la Lombardia, soprattutto nelle sue battaglie identitarie e indipendentiste (in cui si spera di contare sulla collaborazione degli Stati europei che hanno accorpato territori storici lombardi, come Nizzardo, “Svizzera” lombarda, Venezia Giulia storica). Urgono politiche europeiste völkisch per farla finita con Ue, Nato, Onu e globalizzazione unipolare americana, e per dare così vita alla vittoriosa e salvifica “Grande Europa”, all’Eurussia imperiale. Sì all’Europa confederale delle nazioni nel nome della comune eredità indoeuropea, no all’Unione d’Eurolandia fatta di banche e “massoneria” internazionalista mondiale.

Estero: via da Nato e Onu, buoni rapporti con le realtà indoeuropee eurasiatiche, cameratismo planetario tra europidi. No alle ammucchiate sovranazionali, e ben vengano invece relazioni strategiche geopolitiche mirate alla difesa dell’Europa, dei suoi popoli, dei suoi valori, per la sconfitta totale di schemi ormai superati, o inutili e dannosi, quali giudeo-bolscevismo, capitalismo, mondialismo e di dottrine politiche ed economiche che non hanno più nulla da darci (marxismo, fascismo, nazismo hitleriano). Oggi l’accento va posto più che mai sull’identità e sulla sua salvaguardia, e sull’unica ideologia che, per davvero, rema dalla sua parte: l’etnonazionalismo (e il socialismo nazionale, con il comunitarismo e il corporativismo che ne conseguono).

Sangue e suolo, popolo e razza (intesa come insieme armonico di valori biologici, etnici, spirituali), identità e tradizione. La Grande Lombardia, finalmente affrancata dal mondialismo in ogni sua declinazione burocratica e tecnocratica, deve fondarsi su questi immortali principi, che sono alla base, oltretutto, di uno Stato veramente e seriamente etnonazionale.

Per la libertà e la sovranità dei popoli granlombardi e il trionfo dell’Europa rinnovata, non scordiamoci mai di chi siamo e donde veniamo, perché solo così la verità e il bene, a cui diciamo tanto di tenere, possono manifestarsi definitivamente, squarciando le letali nebbie dell’ignoranza, che ci impediscono di capire dove andiamo.

Salut Lombardia – Ave Evropa

Il lombardesimo

Razza viscontea

Il lombardesimo è l’identitarismo etnico sangue-suolo-spirito lombardo, di cui Paolo Sizzi si sente, nel suo piccolo, l’iniziatore e il pioniere; viene teorizzato nel triennio 2006-2009, dopo essere giunto in contatto con gli ambienti etnonazionalisti padano-alpini ispirati agli scritti völkisch di Federico Prati e altri. Diciamolo subito: quando il Sizzi parla di Lombardia intende, ovviamente, l’intero nord dell’attuale Repubblica Italiana (Lombardia etnica e Grande Lombardia), la cosiddetta Cisalpina o Padania.

È l’ideologia di fondo del Movimento Nazionalista Lombardo (fondato nel 2011), disciolto due anni dopo per approdare a Grande Lombardia, associazione politica lombardista fondata, quanto il primo, dal Sizzi e da Adalbert Roncari, camerata della prima ora dell’Orobico. GL allarga la visuale del lombardesimo estendendola a tutte le Lombardie storicamente intese, ossia alla Lombardia primigenia di marca altomedievale (già Gallia Cisalpina e Langobardia Maior).

Nonostante dalla primavera del 2014 all’autunno del 2021 abbia adottato una visuale italianista etnofederale, il Sizzi ha conservato con fierezza l’etnicismo lombardo, decidendo alfine di riabbracciarlo totalmente, essendo la Lombardia una nazione in fieri, animata da un’etnia a tutti gli effetti, coesa dalle tre lombardità storiche (Lombardia etnica, Lombardia linguistico-culturale, Grande Lombardia) che la distinguono dagli altri areali nazionali ed etnoculturali ad essa contigui. Per non parlare della grande distanza che la separa dal sud dell’Italia etnica, o dalla Sardegna.

Il lombardesimo, e l’etnonazionalismo in genere, affondano le proprie radici nel retroterra culturale dei movimenti völkisch germanici sorti a cavallo tra ‘800 e ‘900 in area mitteleuropea, movimenti sicuramente imbevuti di romanticismo Blut und Boden ma anche, a loro modo, di quel realismo che deriva dal “culto” della natura e che li smarca da tutte le utopie cosmopolite, borghesi, plutocratiche, le stesse che manovrano come marionette gli Stati-apparato ottocenteschi, privi di qualsivoglia accezione etnica e genuinamente nazionale.

Dall’incontro fra il sangue della stirpe e il suolo patrio nasce lo spirito che è linfa vitale e faro della nazione, ciò che illumina ed eleva il dato biologico, altrimenti ridotto a lettera morta. In questo senso la Lombardia rispetta tutti i criteri fondamentali alla base dell’identità nazionale: eposethoslogosgenostopos, da cui l’ethnos, per dirla con l’antropologo Carlo Tullio-Altan. Aggiungiamoci l’oikos, interrelato al topos e al genos, che rappresenta il concetto stesso di comunità, anche come famiglia e focolare domestico, come casa.

È proprio nel caso del lombardesimo che questo etno-razionalismo trova ampio spazio, permettendogli di non rimanere fossilizzato su ideologie del passato, riprendendone, bensì, gli aspetti sempre attuali e aggiungendovi l’elemento di originalità e di (salutare) modernità rappresentato dall’armonico amalgama di identitarismo e tradizionalismo, etnicismo, razionalismo, appunto, e lotta senza quartiere a progressismo e conservatorismo parassitario (destra feudale e liberismo sono incompatibili con la dottrina nazional-sociale e comunitaria lombardista, e lo stesso vale, a maggior ragione, per l’antifascismo).

È il concetto di identità etno-razziale e territoriale, quindi biologica e culturale, a non tramontare mai, l’essenza più intima dell’Europa insomma, non certo movimenti novecenteschi che, riproposti oggidì, rischiano di dare vita a tragicomiche caricature degli originali. Essere lombardi è, innanzitutto, un fatto fisico e genetico, concreto e materiale, innegabile. Naturalmente esistono diversificazioni interne: ad esempio, anche il Veneto è Grande Lombardia ma ha un suo profilo identitario peculiare distinto da quello lombardo-etnico.

Il sangue non è tutto, chiaramente. La nazione lombarda è tale non solo per un comune aspetto antropogenetico ma anche per la continuità territoriale padano-alpina e per la condivisione di mentalità, indole, spirito che nei secoli ha forgiato la comunità etnonazionale grande-lombarda. La Lombardia è l’unico Paese dei lombardi.

Il lombardesimo prescinde da centralismi, regionalismi, autonomismi, federalismi e secessionismi, ossia da questioni riguardanti strettamente la politica e l’ordinamento dello Stato; esso è, anzitutto, ideologia militante, formazione culturale e azione metapolitica, che pongono al di sopra di tutto il sangue del popolo, il suolo dei padri, lo spirito nato dall’incontro dei primi due. Va da sé che la coerenza e la sete di radicalità lo inseriscano nel quadro dell’indipendentismo anti-mondialista, per liquidare l’innaturalità dell’italianismo dalle Alpi alla Sicilia, e di un europeismo indogermanico “imperiale” che non abbia nulla a che vedere con l’Unione Europea (e la Nato con gli Usa).

Al di là di ciò il fulcro lombardista è la ferrea volontà etnonazionalista di affrancamento dell’identità storica nazionale delle Lombardie, che conservano una facies etno-culturale unica all’interno del panorama europeo, e che nulla c’entra con le plaghe italiche originali, quelle dalla linea Massa-Senigallia in giù, per capirsi.

A tutt’oggi, punti fermi del lombardesimo, portati avanti non solo da chi scrive ma anche dall’associazione (meta)politica Grande Lombardia, sono i seguenti:

Etnonazionalismo – Il vero e serio nazionalismo, basato sul sangue, sul suolo, sullo spirito di un popolo, e non sulle invenzioni massoniche e giacobine che animano i finti Stati nazionali come l’Italia e i contemporanei dell’Europa occidentale, le cui insegne sono repliche del tricolore francese. Di conseguenza, l’etnonazionalismo lombardo non può che essere indipendentista e votato all’affrancamento della Grande Lombardia dal giogo italiano. Altresì, l’etnofederalismo (o nazional-federalismo) può essere un’opzione solo tra fratelli, nel quadro grande-lombardo, sebbene personalmente ritenga il decentramento – in un contesto relativamente omogeneo – pericoloso. Gli statuti autonomi vanno aboliti.

Irredentismo – La liberazione dal giogo straniero di quelle terre lombarde che non sono state ancora ricongiunte al grosso della nazione, vale a dire Nizzardo, “Svizzera” lombarda, Venezie restanti (Istria e dintorni), per citare le principali. Il tutto in un contesto imperiale, confederale, “euro-siberiano”. Chiaramente, l’emancipazione più urgente è quella dalla Repubblica Italiana e dall’occupazione delle forze mondialiste.

Identitarismo – La difesa dell’identità lombarda è amore per la propria stirpe, la propria terra, e la propria cultura, non è odio, e non lo è nemmeno la salvaguardia identitaria militante della propria nazione, che si realizza opponendosi alla globalizzazione, alla società multirazziale, all’immigrazione, all’italianismo artificiale e all’europeismo cialtronesco targato Ue, a ben vedere tutte magagne che avversano lo stesso concetto genuino di nazione. Se tuteliamo i nostri beni e prodotti perché non tutelare anche chi li ha concepiti e realizzati?

Tradizionalismo – Recupero e difesa delle tradizioni popolari che rischiano l’estinzione, dalle religioni tradizionali (precristiana e cattolico-romana, ambrosiana) al folclore, dalla cura delle lingue locali – milanese classico (il lombardo per antonomasia) su tutte – alla genuina mentalità contadina o montanara. Tradizionalismo è anche e soprattutto l’attaccamento agli immortali valori spirituali (indo)europei oggi minacciati dal pluralismo e dal relativismo, assorbiti nel tempo dal cristianesimo latino. Il patriarcato, l’eterosessualità, l’endogamia, la spiritualità sono seme di rinascita identitaria e tradizionale, nel segno della vera identità europide.

Etnicismo – Lo studio dell’antropologia umana, fisica e della genetica delle popolazioni, al fine di riscoprire le proprie radici e approfondire la conoscenza di noi stessi, dei nostri avi e dell’Europa. La cultura è alla base di tutto, sconfigge l’oscurantismo anti-identitario e anti-comunitario e corrobora l’attaccamento alle proprie origini, soprattutto oggi che gli europei/europidi sono in via d’estinzione. Altresì, occorre sviluppare una visione razzialista, che non significa razzista: riconoscere l’esistenza delle razze umane, battersi per preservarle (ciascuna nel proprio habitat naturale) anche mediante endogamia e rinvigorimento della natalità indigena, e promuovere una necessaria separazione continentale, indispensabile per sconfiggere il dispotismo mondialista e ogni nefasto prodotto della globalizzazione.

Econazionalismo – La salvaguardia del suolo che deve assolutamente andare di pari passo con quella del sangue, altrimenti lo sterile ambientalismo progressista consegna la nostra terra alle storture del sistema-mondo e della società multirazziale, che della natura sono mortali nemici (non conoscendo questa le menzogne del politicamente corretto e delle ideologie “democratiche”). L’immigrazione disgrega il tessuto etno-sociale originale del territorio e devasta anche (quanti non ci pensano) l’ambiente circostante (cementificazione, sovrappopolazione, inquinamento). La Lombardia etnica è stata ed è, per l’appunto, teatro di questa barbarie. Se si preserva l’habitat naturale bisogna anche salvaguardare chi lo popola da millenni; in caso contrario l’ecologismo diventa insopportabile ipocrisia salottiera.

Panlombardismo – L’identitarismo lombardo che riunisce sotto le sacre insegne lombardiste tutti i territori etno-geo-linguisticamente lombardi, alpino-padani, galloromanzi cisalpini, dunque Insubria, Orobia, Emilia, Piemonte, Valle d’Aosta, allargando successivamente lo sguardo e il campo d’azione a ciò che è Grande Lombardia, ossia l’intera Padania, a partire dal resto dei territori gallo-italici, cosiddetti.

Razionalismo – Il salutare culto della ragione, non come assolutismo illuminista-rivoluzionario (di fatto irrazionale), che culmina nel materialismo zoologico occidentale e nel positivismo, ma come faro che ci guida e illumina nelle scelte di tutti i giorni, sbarazzandosi così di ogni superstizione, o sentimentalismo, che zavorrano la Lombardia mortalmente e si rivelano incoerenti con una visione genuinamente identitaria, in quanto indoeuropea. Tempo di mettere giudaismo, islam, eresie varie del cattolicesimo e ciarpame new age alla porta e di ridurre a zero l’ingerenza postconciliare negli affari di Stato, investendo massicciamente su scuola, università, ricerca e naturalmente cultura. Tagliare i ponti con la Roma contemporanea, anche spiritualmente: guardiamo con simpatia all’ipotesi di una Chiesa nazionale lombarda che si ispiri al cattolicesimo ambrosiano, tradizionalista.

Socialismo – Socialismo nazionale, naturalmente, la lotta non più di classe e universale ma identitaria applicata alla nazione, la Lombardia nel nostro caso. Tutti devono concorrere al benessere della società, nella convinzione che libertà non è fare quel che si vuole ma promuovere il bene della comunità nazionale, dei popoli lombardi. No al capitalismo, all’affarismo, al consumismo e all’edonismo, a liberalismo/liberismo/libertarismo, alla vita per il lavoro (invece del contrario) e al feticcio del fatturato, e a tutto quello che ruota attorno all’individualismo e ai suoi bassi appetiti borghesi, minando le fondamenta di una grande famiglia nazionale unita, coesa e solidale. E no anche all’altra faccia della medaglia, al progressismo, che non è altro che trotskismo “laico”, ossia ecumenismo, classismo ipocrita al contrario, fra connazionali, ed internazionalismo sradicatore. La Lombardia ai lombardi, non solo come buonsenso identitario ma anche come interruzione dello sfruttamento dell’immigrazione da parte di coloro a cui fa comodo (industriali senza scrupoli, plutocrati, cosiddetti “moderati”, socialdemocratici, assistenzialisti, preti postconciliari).

Comunitarismo – Il robusto spirito d’appartenenza promosso a partire dalle comunità locali, luoghi dove prendere coscienza delle proprie origini granlombarde e sviluppare l’identitarismo, fondamentale per lottare coerentemente e raggiungere la salvazione e la liberazione delle Lombardie. La promozione della solidarietà e del mutuo soccorso tra connazionali, agevolata dal radicamento etnonazionale, aiuta a ritrovare il contatto non solo umano (e famigliare) ma anche con la natura e l’ambiente incontaminato, proponendo modelli di vita eco- ed etno-sostenibili. Dallo spirito comunitario, la famiglia naturale e tradizionale, patriarcale, lombarda, base della società; una società fedele al proprio passato ma rivoluzionaria nei confronti del presente occidentale, sana e rinsanguata da giovani eroi del quotidiano. Servono una Lombardia e un’Europa dei forti, non dei furbi. I vincoli biologici e socioculturali di razza, sottorazza ed etnia sono sacri ed inviolabili.

Ruralismo – Il modo migliore per assaporare direttamente sangue e suolo, entrando in contatto con la natura, promuovendo il contadinato e adoperandosi per edificare una famiglia endogamica, con prole, che possa trovare il tempo di immergersi nella dimensione ideale per ogni uomo, di cui la Grande Lombardia è ricca grazie a monti, colline, boschi, campagne, laghi e coste. Lo scenario naturale, assieme ad agricoltura, allevamento e caccia e pesca (responsabili), aiuta a recuperare la sfera più intima di ogni lombardo; da sempre il nostro Paese (quello vero) è identificato col mondo rurale, e dobbiamo esserne orgogliosi.

Indoeuropeismo – Tradizionalismo culturale di stampo ario (ossia indoeuropeo, per chi non lo sapesse), per onorare coloro che hanno plasmato, soprattutto spiritualmente e culturalmente, la nostra grande famiglia europide. La mentalità e l’etica dei nostri avi indoeuropei, soprattutto Celti e Veneti (ma anche Romani e Longobardi), mostrano la via, una via caratterizzata da ethos patriarcale, conservatore nel giusto, virile, battagliero, solare, incline alla politica, alla filosofia, alla vita militare e di studio, e all’interesse, dunque, per la propria comunità nazionale, anche per poter promuovere una società aristocratica (nel senso etimologico del termine) che un domani si occupi seriamente del governo della nazione grande-lombarda liberata, avendo a proprio favore, finalmente, il merito.

Europeismo völkisch – Non più l’europeismo unionista consueto, fatto di Stati senza nazione e spina dorsale, ma un patriottismo europide etnico e confederale che possa studiare un disegno di consorzio “imperiale” con o alleato della Russia e in buoni rapporti col mondo eurasiatico indoeuropeo (senza più enti sovranazionali e mondialisti a minare la sovranità nazionale), ma anche con le comunità bianche sparse per la terra che rifiutano il globalismo all’americana. Basta unioni che europee sono solo di nome, sì invece ad un sacro consesso “euro-siberiano” dove nazioni omogenee, altamente identitarie, costituiscano la base di una rinascita dell’intramontabile sogno imperiale/ghibellino nato con Roma, naturalmente in chiave contemporanea e razzialmente compatta. L’Europa non deve e non può abdicare al proprio ruolo di culla della civiltà e per farlo, se necessario, deve saper adottare anche un punto di vista isolazionista nei riguardi del terzo/quarto mondo e delle aggressive economie emergenti.

Presidenzialismo – Una repubblica lombarda basata sull’elezione di un solo presidente, che sia capo dello Stato e del governo, eletto direttamente dai lombardi senza intralci parlamentari. La scelta al popolo sovrano. Niente più soluzioni all’italiana con tanto di costituzione antifascista, con governi tecnici (ossia plutocratici), primi ministri non eletti e culto liberticida di presidenti non voluti direttamente dal popolo, che nonostante il prestigio simbolico vengono venerati come monarchi illuminati passibili di lesa maestà.

Dirigismo – Logica conseguenza del socialismo nazionale, dove le redini della grande industria strategica, dell’economia, del mercato, e della sovranità monetaria (liquidazione dell’euro) vengano direttamente impugnate dallo Stato, che deve dettare la linea da seguire e che unico può, se eretto come si deve, garantire gli interessi nazionali granlombardi. Non statolatria e dispotismo, ma salubre nazionalizzazione e doveroso protezionismo, con interesse per soluzioni corporative. La Lombardia deve conquistare autorità e sovranità, in nome dell’originalità della sua identità nazionale.

Cristianesimo e paganesimo – Le uniche due forme di religiosità accettabili, cattolicesimo romano (preconciliare) e gentilità ariana. Giusto salvaguardare le radici romano-cristiane (non quelle, fantomatiche, giudeo-cristiane), ma anche le primigenie, ossia le pagane, senza arrivare a scontri confessionali: lo Stato deve rimanere laico, che non significa ovviamente ateo, laicista e pluralista. Lecito il recupero culturale della religiosità tradizionale legata alla gentilità precristiana (celtica, romana o germanica), senza però dimenticare che il cammino iniziatico di questi culti si è interrotto millenni fa. La spiritualità può tranquillamente conciliarsi col razionalismo, perché la prima è riflessione, meditazione, contemplazione ma anche edificazione collettiva di una religione civica nazionale. Naturalmente, non vi è contraddizione con il punto razionalista precedente, se si tratta appunto delle religioni pagane genuinamente identitarie e legate etnicamente alla Lombardia, e della cristianità cattolica, radicata da duemila anni nel nostro Paese e debitrice della gentilità indogermanica. La fede, ad ogni modo, non deve intralciare le politiche etnonazionaliste, ma fare il bene della patria.

Questi punti rispecchiano la personale visione del mondo sizziana delineatasi concretamente dal 2006 in avanti, nel periodo, cioè, in cui il Nostro ha cominciato ad interessarsi seriamente di politica, metapolitica e cultura. Nel tempo s’è raffinata ed evoluta in un pensiero più serio, razionale e concreto, pronto a spiccare nuovamente il volo verso l’indipendentismo – dopo la parentesi italianista etnofederale – doverosamente etnonazionale, non certo liberale o progressista. Destra? centro? sinistra? vuote etichette senza alcun significato: conta la Lombardia, e chi la incarna per vincoli biologici, territoriali e culturali (etnici e nazionali).

Ora di dire basta alle menzogne, né Italia né Padania leghista, è giunto il momento dell’autoaffermazione nazionale della Lombardia, quella etnica e storica, vera, racchiusa nel bacino idrografico del Po ma proiettata nel suo naturale spazio vitale cisalpino, all’interno di un quadro “eurusso” dove i destini dei popoli e delle comunità etnoculturali vengano comunque prima di qualsivoglia forma di Stato. In questo senso sarebbe basilare un’intesa tra tutte le realtà nazionali dell’arco alpino. La nazione giustifica lo Stato, non viceversa, e se questo non aderisce a stringenti criteri identitari va messo in discussione. La Repubblica Italiana è da archiviare in quanto entità multietnica priva di carattere nazionale. Al suo posto, in ambito padano-alpino, deve sorgere una repubblica che rappresenti degnamente le due principali anime della Grande Lombardia: quella occidentale, celto-ligure, e quella orientale, reto-venetica, comunque accomunate dalla gallo-romanità e dall’epopea longobarda e lombarda in senso medievale.

Solo il lombardesimo può salvare la Lombardia rendendola di nuovo Grande, mediante la sapiente opera etnonazionalista di rivoluzione nella riorganizzazione territoriale e amministrativa delle nostre terre padano-alpine; l’etnonazionalismo völkisch in chiave lombardista non ha nulla da spartire con le cialtronerie padaniste o con le sceneggiate neofasciste/neonaziste, perché si tratta di non rinunciare alla nostra realtà etno-razziale, declinata in senso panlombardo, e alla sua legittima difesa totale, così come al legittimo diritto di autodeterminazione anti-mondialista del sovrano popolo lombardo.

Ci lasciamo alle spalle il banale italianismo per riconciliarci a pieno regime con la rivoluzione lombardista, pur non avendo mai abbandonato e rinunciato alla doverosa battaglia comunitarista volta a salvaguardia, preservazione e realizzazione biologiche ed etniche dei Lombardi, un insieme di genti affratellate e distinte dagli italiani e dagli altri europei. A che giova dimenarsi nell’amorfa massa sovranista quando possiamo essere, con rinnovato fervore, gli araldi di una dottrina originale, da noi stessi plasmata e divulgata? Ma, soprattutto, perché impantanarsi nell’italianità quando il nostro sangue, il nostro suolo, il nostro spirito parlano lombardo?

Simbologia

Esporremo ora bandiere e simboli della Lombardia etnica e della Grande Lombardia, al fine di rendere onore al retaggio etnoculturale e storico delle genti lombarde, dando degna rappresentanza al carattere nazionale cisalpino. Ci soffermeremo anche sull’Europa, nell’ottica di una grande famiglia confederale che costituisca, con la Russia o in alleanza con essa, un impero “euro-siberiano” incarnato da genti indigene accomunate da un lignaggio inimitabile, che dall’epoca mesolitica, passando per quella neolitica, sbocca nella straordinaria epopea indogermanica. Il mastice “imperiale” è dato dalla razza europide/bianca.

Il punto di vista lombardista si concentra più sulla comune eredità etnica delle Lombardie che sul particolare regionale, sulla lombardità quindi, perché la nazione è una ed è la (Grande) Lombardia. Nonostante ciò, esso difende e promuove anche la salvaguardia delle specificità locali di ogni suddivisione territoriale storica, al netto di inutili campanilismi o di ridicoli micro-indipendentismi. L’etnonazionalismo lombardo, il lombardesimo, va dal Monviso al Nevoso, dal Gottardo al Cimone, come recita il motto dell’associazione politico-culturale Grande Lombardia.

Vale anche qui il discorso relativo alla questione linguistica: vogliamo preservare la naturale varietà ma al contempo promuovere la presa di coscienza panlombarda che porti ad un’unificazione nazionale sotto l’egida del lombardesimo (e in senso linguistico del milanese classico volgare, principe dei nostri idiomi), a partire ovviamente dalla Lombardia etnica. Il fiorentino letterario (l’italiano), lingua franca straniera, andrebbe gradualmente eliminato in favore del lombardo (il milanese puro, appunto), accostandolo alle lingue locali indigene (varianti “gallo-italiche”/lombarde, ligure, veneto, ladino in senso lato).

Ecco la nostra proposta di vessillo panlombardo, sia etnico che grande-lombardo, un vessillo inquartato che unisce la guelfa Croce di San Giorgio (già bandiera della capitale ideale Milano e della Lega Lombarda) alla ghibellina Croce di San Giovanni Battista (già bandiera della capitale morale Pavia e dell’esercito del Sacro Romano Impero); queste due croci medievali sono diffusissime nelle città della Grande Lombardia, per ragioni storiche e identitarie, e rappresentano dunque al meglio le anime della nostra terra: quella comunale e nazionale, ossia il particolare, e quella imperiale, ossia l’universale (ovviamente in accezione europea). Anche il cromatismo biancorosso “alpino” è assai ricorrente nelle terre padano-alpine.

Croci lombarde

In alternativa si potrebbe pure pensare ad una soluzione grafica di questo tipo:

Croci lombarde 2

Insostituibile insegna della lombardità è il Ducale visconteo, tradizionalmente associato all’Insubria (Lombardia transpadana occidentale). Noi lo inquadriamo come stemma lombardo, che accosta mirabilmente il simbolo per antonomasia del nostro popolo, ossia il longobardo Biscione, l’azzurra vipera di cui esistono reminiscenze persino a Benevento (col tocco dal gusto crociato grazie al nemico moresco ingollato), a quello latino-germanico dell’Aquila imperiale, ossia dell’Europa più alta e nobile in cui ci riconosciamo, e di cui la Lombardia fa degnamente parte. La nostra terra è, infatti, anello di congiunzione tra mondo mediterraneo e mitteleuropeo.

Ducale visconteo

Simbolo della Lombardia transpadana occidentale (Insubria) è la Scrofa semilanuta, un emblema celtico/gallico che risale ai tempi di Belloveso e della fondazione sacrale di Milano (in cui si inserisce anche il tempio dedicato a Belisama, che sorgeva dove oggi si trova il Duomo; la Madonnina ha, non a caso, reminiscenze di quella dea celtica, nonché della romana Minerva). Il cinghiale è un classico animale totemico dei Celti.

Scrofa semilanuta

Come simbolo della Lombardia transpadana orientale (cosiddetta Orobia) abbiamo pensato ad una ruota solare camuna in versione di swastika, simbolo tratto dalle incisioni rupestri della Val Camonica. Una variante certo più nobile della famosa rosa camuna inflazionata dalla regione del Pirellone, grazie al palese rimando astrale e solare e al cromatismo sacrale indoeuropeo. Ne esistono due versioni, ideate da Paolo Sizzi: la prima, scelta dal Nostro come emblema del lombardesimo, riprende l’originale inclinazione astronomica dell’incisione di Carpene, la seconda, riportata qui sotto, allinea le coppelle per formare una croce greca, rimandando così alle Croci lombarde e al disco solare ario-europeo. Lo sfondo grigio simula la parete rocciosa ma è anche un tributo al colore sociale lombardista (sebbene plumbeo).

Swastika camuno

Oltre al petroglifo di Carpene ne esiste un altro ben noto, che è quello di Paspardo, il cui andamento è destrogiro, anziché levogiro:

Swastika camuno 2

Classico emblema della Lombardia subalpina (cosiddetto Piemonte, o meglio, Taurasia) è il Drapò, la bandiera con la Croce di San Giovanni Battista e le ornature azzurro sabaudo, rimembranza del ramo piemontese del Ducato di Savoia. Il tema dei vessilli e degli scudi crociati è davvero un topos della simbologia storica lombarda, e non solo in accezione cristiana: la croce è un antichissimo simbolo solare ispirato alla spiritualità e alla cosmologia ariane.

Drapò

L’aquila degli Este, e dell’antico Ducato di Modena e Reggio, può rappresentare la Lombardia cispadana (cosiddetta Emilia, o meglio, Boica). Tale vessillo si ricollega all’origine longobarda degli Estensi, originatisi dagli Obertenghi, medievali signori della Grande Lombardia occidentale.

Aquila estense

La Croce di San Giorgio è divenuta simbolo famoso grazie innanzitutto a Genova e alla Liguria repubblicana, e in seconda battuta grazie a Milano e alla Lega Lombarda, anche se più facilmente viene associata all’Inghilterra. Per quanto tale vessillo sia inequivocabilmente legato al cristianesimo cattolico e al guelfismo, sarà utile ricordare come San Giorgio fosse una figura guerriera particolarmente cara ai Longobardi, assieme ovviamente a San Michele, grazie ad una interpretazione cristiana delle bellicose divinità germaniche. Il negativo del Sangiorgio, invece, ossia la ghibellina Croce di San Giovanni Battista, riprende la Blutfahne imperiale, bandiera da guerra del SRI.

Sangiorgio

Per la Romagna (o Senonia) vediamo positivamente questo bipartito rosso-dorato, cromatismo romano e imperiale, che fa da sfondo al galletto e alla caveja, due simboli romagnoli classici: il galletto è animale solare e totemico dei Galli Senoni, mentre la seconda è un’asta d’acciaio conficcata un tempo nel timone dei carri della Romagna trainati dai buoi, accompagnata da alcuni ornamenti tradizionali di origine pagana o cristiana.

Caveja

Il famoso Leone alato di San Marco, vessillo del Veneto e prima ancora della Serenissima, nella versione con libro chiuso e spada sguainata, a simboleggiare quasi la necessità delle Lombardie di tornare a combattere per la difesa della propria vera identità e per la libertà delle proprie terre.

San Marco

L’aquila fiammeggiante di San Venceslao rappresenta la Rezia cisalpina (ossia il Trentino e il Tirolo originale), un antico simbolo medievale già insegna del Principato vescovile di Trento. Non siamo ostili ai germanofoni cisalpini (e ad ogni altra minoranza alpina) ma da lombardi difendiamo innanzitutto l’eredità retica, romanza e celto-germanica del Tirolo propriamente detto, cioè la sua porzione meridionale, grande-lombarda.

Aquila di San Venceslao

Per il Friuli (o Carnia) vediamo bene l’antico vessillo del Patriarcato di Aquileia, che tradizionalmente presenta sfondo blu; per distinguerlo da quello estense della Lombardia cispadana, opteremmo per la versione da guerra della bandiera friulana, ove l’aquila campeggia su sfondo rosso.

Aquila friulana

Infine, per la Venezia Giulia storica (che noi denominiamo Istria), ecco il classico simbolo della capra istriana, un antichissimo emblema che risale all’epoca romana e rappresenta territori crocevia fra Veneti, Illiri e Celti.

Capra istriana

Merita una citazione il povero sole delle Alpi (o sole celtico), il cui significato è stato inflazionato dalle pagliacciate propagandistiche, e mercatistiche, della vecchia Lega Nord. Il simbolo, già studiato da Gilberto Oneto, è uno squisito emblema celtico/celto-ligure alpino-padano, rivisitato dai Longobardi e dall’arte cristiana. Esprime il culto solare indoeuropeo e l’armonia che i Celti instauravano con la natura e il ciclo delle stagioni, nonché della vita e della morte, e della rinascita (primaverile). È un simbolo beneaugurale che irradia la gioia di vivere celtica, contrapposta alle tenebre ctonie e lunari esemplificate da drappi neri, teschi, iettatori, prefiche, corna e catafalchi dal sapore levantino che tanto piacciono a certe latitudini… Appare più sensato rosso che verde “padano”, riprendendo così la peculiare colorazione biancorossa cisalpina. Un motivo similare compare in altre culture antiche europee come, ad esempio, in area gallica transalpina, lungo l’Appennino e presso gli Etruschi.

Sole celtico

Ci venga concesso un cenno allo stemma della città di Bergamo, il capoluogo sizziano, che affonda le proprie radici nel Medioevo comunale:

Sole raggiante orobico

Lo scudo sannitico bipartito (in origine palato), ha il classico cromatismo nobiliare rosso-dorato tipico della romanitas, in cui il rosso rappresenta il sangue del popolo e l’oro le messi bergamasche e la feracità del suolo orobico. Lo scudo è racchiuso in un cerchio blu, raffigurante il cielo, a sua volta inglobato in una raggiera similare alla più nota Razza viscontea, un simbolo cristologico volto a rappresentare Gesù come sole di salvezza e redenzione, e l’autonomia politica del comune bergomense.

Seppur le intenzioni di chi ha fatto questo stemma siano state cristiane, è interessante rivedere in esso anche un rimando indoeuropeo alla solarità, al celeste, al mondo uranico di valori alti e spirituali che hanno caratterizzato la religiosità e l’etica dei nostri arii padri. Valori che, del resto, il cristianesimo ha ampiamente assorbito e fatti propri.

Anche lo stemma della Provincia di Bergamo è particolare, oltre che molto caro alle genti bergamasche:

Provincia di Bergamo

Chiaramente ispirato al simbolo e ai colori tradizionali del comune orobico, fonde due stemmi nobiliari bergamaschi, quello dei Bersani (con l’Aquila imperiale nera) e dei Camozzi (con il cervo in corsa). Il cervo è l’animale simbolo della terra bergamasca e riecheggia il culto alpino e celtico di Cernunnos. Già che ci siamo ricordiamo che il toponimo di Bergamo deriva, con tutta probabilità (e come già suggeriva il Mommsen), dal nome del dio celtico Bergimus, secondo alcuni divinità dei monti e delle alture (radice protoceltica *bherg- ‘colle, monte’), secondo altri, come l’archeologo Angelo Ardovino, della magia e delle fasi lunari, affine al gallico transalpino Ogmios.

Prima di venire all’ambito europeo val la pena spendere qualche parola per il simbolo di Grande Lombardia, analogo a quello del precedente Movimento Nazionalista Lombardo, entrambi concepiti dal Sizzi:

Logo MNL
Logo GL

Si chiama Croce lombardista e consiste, fondamentalmente, nell’integrazione della Croce di San Giorgio panlombarda e comunale con la ruota solare indoeuropea, fondendo così le due croci tradizionali care ai lombardisti, tanto di valenza pagana quanto cristiana (le due anime della civiltà europide). Nel logo di Grande Lombardia questa simbologia di partenza viene arricchita da un altro cerchio che racchiude la Croce precedente andando a costituire una rinnovata insegna lombardista nata dall’armonica unione tra Sangiorgio e Sangiovanni – anch’esso panlombardo ma imperiale – mediata dal disco solare indogermanico. E così l’abbraccio tra Lombardia etnica e Grande Lombardia suggella l’estensione del progetto lombardista a tutta la nazione storica lombarda, che a sua volta si inscrive nella grande famiglia imperiale europea.

A coronare la nobiltà e il prestigio del simbolo la pennellata rosso-bianco-nera mutuata dai colori sacri degli Indoeuropei che, peraltro, ben si sposano con quelli classici lombardi. Nel vecchio logo dell’MNL si può vedere come i cerchi concentrici formino la bandiera della Tradizione, un vessillo che, unito alla ruota solare, crediamo sia il miglior candidato a costituire un’ipotetica insegna “euro-siberiana”, espressione dell’impero confederale d’Europa.

Croce solare
Swastika

La ruota, o croce, solare (la banalmente detta “celtica”) rappresenta alla perfezione i tipici simboli di tradizione indoeuropea, relativi alle più antiche radici della nostra grande patria europide dunque, intrisi di quella visione solare ed uranica che era caratteristica delle genti ariane e che ha plasmato il nostro continente fecondando il suo retroterra più arcaico (continentale e mediterraneo). Ricorda da vicino lo swastika, emblema ariano principe, che nonostante la strumentalizzazione antifascista simboleggia il sole, l’energia vitale, i movimenti astrali, la fortuna ed è carico di positività.

Bandiera della Tradizione

Il cromatismo ariano succitato rappresenta, come detto, la bandiera della Tradizione, molto cara ad ogni identitario völkisch ed indoeuropeista. Tale drappo riflette la tipica tripartizione funzionale della società ariana costituita da sfera militare, sfera spirituale e sfera rurale, che si rispecchia anche nel pantheon dei principali credi indoeuropei. In base a ciò noi possiamo ravvisare nel rosso il sangue indogermanico versato sui campi di battaglia dai nostri padri, nel bianco il luminoso spirito della gentilità accolto dalla religiosità cattolica tradizionale, nel nero l’ubertoso suolo europeo inscindibilmente legato alla razza. Cosicché chi difende questi colori, e questi valori, difenderà anche il popolo, la sua cultura, la sua terra.

Una citazione d’obbligo merita la classica Aquila bicipite imperiale nera su sfondo dorato, simbolo di Occidente e Oriente europei, possibile “stemma” dell’Eurussia, le cui origini affondano nel passato romano, bizantino, celto-germanico, mitteleuropeo e russo.

Aquila bicipite imperiale

Per chiudere ecco una rassegna di altri importanti simboli solari ariani, tra i più noti, che sono espressione di nazioni riconducibili a precisi ambiti geografici e storici, ma che non vogliono essere bandiere di Stato; esso, come sappiamo, deve coincidere con la (vera) nazione e in questo senso ogni (vera) patria europea ha il diritto all’autodeterminazione e ad organismi statuali indipendenti dagli apparati mondialisti di matrice illuminista, massonica, giacobina o liberale e antifascista. Va da sé che l’adozione di bandiere nazionali spetti alle nazioni interessate.

Per l’Iberia il Lauburu. Simbolo sia basco che celtiberico dalla evidente valenza solare e astrale, ma anche relativa al ciclo vitale. Appare molto affine allo swastika, anche nel significato (destrogiro e levogiro).

Lauburu

Per la Gallia la triscele. Racchiude in sé il potere del numero perfetto tre, che si manifesta attraverso le tre spirali e rappresenta il ruotare delle energie, naturalmente anche in accezione solare. Come nel caso di altri emblemi solari il significato varia a seconda dell’orientamento del simbolo, ed è stato riadattato dal cristianesimo per simboleggiare la solarità del Cristo e il mistero della Trinità.

Triscele

Per la Britannia la triquetra. Un altro simbolo celtico molto famoso, la cui valenza è analoga alla triscele e rappresenta le tre forze naturali (terra, aria, acqua) e i tre gradi dell’evoluzione dell’esistenza (vita, morte, rinascita), aspetti di un unico ente che è il tutto.

Triquetra

Per la Germania il sole nero. Si tratta di una variante germanica dello swastika con eguale simbologia solare, dunque; può rappresentare una ruota dell’anno grazie ai suoi dodici raggi che rimandano all’andamento del sole con il susseguirsi dei mesi. Per quanto associato alle SS, questo emblema è assai arcaico e risale alla storia teutonica antica.

Sole nero

Per la Scandinavia il Valknut. Legato al paganesimo germanico e norreno, ha una valenza similare a quella della triquetra e si collega intimamente agli attributi odinici, nonché ai guerrieri caduti in battaglia e accolti nel Valhalla.

Valknut

Per il Balticum il Tursaansydän. Presso i popoli finnici e, soprattutto, baltici i simboli affini allo swastika sono assai importanti (vedi anche il lettone Pērkonkrusts) poiché rappresentano l’importante eredità ariana che riguarda il loro areale. Il simbolo in questione ha un uso beneaugurale e pare che si connetta anche al martello rotante di Thor, ma pure ai fulmini del dio Perkūnas, divinità comune a tutti i popoli dell’areale baltico.

Tursaansydän
Pērkonkrusts

Per la Slavia le mani di Dio. Un simbolo tratto dal paganesimo slavo e ricorrente in Polonia, sovente accostato allo swastika e ad altri simboli solari.

Mani di Dio

Per la Russia il Kolovrat. Simbolo pagano molto legato alla Russia etnica, riferito ad una divinità solare slava e avente medesimo significato del più noto swastika.

Kolovrat

Per la Balcania la croce solare. Anche questo è un classico simbolo, non solo balcanico (vedi Armenia), dal chiaro riferimento solare e astrale, legato al ciclo della vita e all’eternità, e mostra legami etnici con Daci, Traci e Illiri.

Croce solare

Per l’Ellade il sole di Verghina. Emblema della Macedonia ellenica è probabilmente correlato alla dinastia di Alessandro Magno e al pantheon olimpico, e porta con sé una squisita valenza uranica.

Sole di Verghina

Vi è, infine, l’Italia (etnica), dalla Toscana a Malta e dalla Corsica all’arcipelago di Pelagosa. Per questo areale s’era pensato al cosiddetto “fiore a sei petali”, affine al sole delle Alpi, un simbolo presente nel mondo etrusco, tra i Dauni della Puglia, nell’antica Roma e in altre aree italiche. Tuttavia, l’emblema/vessillo ideale per le terre della Saturnia tellus, ossia la genuina Italia, è il seguente:

Aquila repubblicana

Unisce l’Aquila di Roma, animale sacro a Zeus e Giove, ad altri simboli della classicità italico-romana quali il fascio repubblicano (di origine etrusca), il serto di alloro, la dicitura SPQR e il cromatismo rosso-dorato. Non conosciamo l’autore ma questa bandiera (in parte ispirata alla bandiera da combattimento della RSI) potrebbe benissimo rappresentare i popoli della reale penisola, gli Italiani etnici, lasciandosi alle spalle le bandiere tricolori, brutta copia del drappo giacobino d’oltralpe, che sono soltanto l’espressione senza storia degli interessi di pochissimi ai danni delle nazioni, quelle vere.

Ricorrenze e anniversari

Corona Ferrea di Monza

Ecco una proposta di calendario identitario (solare ovviamente) con i principali anniversari e ricorrenze lombardisti (lombardi ed europei). Non è di taglio prettamente cattolico, ma non vuole essere nulla di anticristiano, bensì una sorta di esperimento in chiave gentile, o ibrida.

In alternativa alla datazione canonica, cristiana, peraltro sfasata non essendo Cristo nato nell’anno 0, potremmo adoperarne una più consona alla bisogna, a partire dall’anno ritenuto, convenzionalmente, la fine dell’Impero romano d’Occidente, il 476 (in quanto apparato statale artificiale, soprattutto sul finire, parassitario, levantineggiante, anti-identitario); pertanto, oggi non saremmo nel 2022 ma nel 1546, o 1545 senza calcolare l’anno 0.

Chiariamo: tale datazione, unita alla dicitura ‘avanti era volgare’ ed ‘era volgare’, non ha patetici intenti giacobini, massonici, laicisti e new age (figuriamoci!) ma vuole semplicemente rappresentare un’alternativa “pagana” al consueto calendario di ispirazione cattolica (già di per sé intriso di echi pagani). E le uniche anime religiose tollerabili, nel contesto grande-lombardo, sono proprio il recupero della gentilità indoeuropea (più che altro in senso culturale) e, naturalmente, il cattolicesimo tradizionalista, segnatamente ambrosiano. ‘Volgare’ può anche essere un riferimento all’adozione dei volgari lombardi, in contrapposizione al latino, da parte della popolazione indigena.

Assieme a ricorrenze laiche abbiamo inserito alcune date cultuali care al tradizionalismo pagano, che incarna un mezzo spirituale per veicolare i valori etnonazionali lombardi ed esprimere una mistica del sangue coerente con il messaggio culturale e politico lombardista, anche perché i sette giorni della settimana sono mutuati proprio dalla gentilità, così come i nomi dei mesi.

A questo proposito, al posto dell’ebraico sabato e della cristiana domenica, abbiamo re-introdotto il saturdì (dies Saturni) e il soledì (dies Solis), primo giorno della settimana sebbene festivo, continuando la tradizione gentile. Pur avendo tolto riferimenti cristiani (e soprattutto giudaici) va precisato che il cristianesimo cattolico, d’altro canto, ha assorbito ampiamente il prima gentile, assurgendo ad erede imperiale ed universale (che, comunque, non significa cosmopolita e multirazziale) della romanitas ariana. Il Cristo riveste, così, i radiosi panni della solarità indoeuropea, novello Sol Invictus.

Per quanto chi scrive ritenga poco convincente (e serio) il ricostruzionismo pagano, al di fuori di un’attività meramente culturale e identitaria, può essere apprezzabile riscoprire le radici ariane del nostro continente e della terra lombarda, così come fronteggiare il degrado mondialista e modernista del cattolicesimo postconciliare mediante recupero della cristianità romana tradizionale. Merita attenzione anche il rito ambrosiano, latino ma con originali elementi gallici, un tempo esteso a tutta la Grande Lombardia.

Infine, saremmo favorevoli all’abolizione dell’ora legale, conservando la classica ora solare. Il tempo, le stagioni, gli anni devono essere scanditi dal sole, che da sempre è il punto di riferimento dell’uomo europeo, supportato in questo dalla mentalità indoeuropea, nostra guida etica e spirituale che ha influenzato profondamente anche il cattolicesimo romano (a differenza degli scismatici orientali, degli eretici protestanti in odore di giudaismo e del pulviscolo di settari cialtroni americani).

Gli anni qui indicati, per comodità, si riferiscono alla datazione tradizionale.

Gennaio 

1 gennaio: Capodanno.

2 gennaio (1492): resa di Granada, ultimo atto della Reconquista.

6 gennaio: falò di inizio anno.

10 gennaio (1072): liberazione normanna della Sicilia.

21 gennaio (1277): battaglia di Desio.

29-30-31 gennaio: giorni della merla.

30 gennaio (1972): Bloody Sunday.

Ultimo giovedì di gennaio: festa della Gioeubbia.

Febbraio 

1-2 febbraio: Candelora – Imbolc. Data intermedia tra solstizio d’inverno ed equinozio di primavera.

3 febbraio (1998): strage del Cermis.

10 febbraio (1947): foibe ed esodo veneto.

13 febbraio (1945): bombardamento di Dresda.

17 febbraio: festa del lavoro (in quanto giorno dedicato a Quirino).

18 febbraio (1248): battaglia di Parma.

21 febbraio (1339): battaglia di Parabiago.

Carnevale/Quaresima.

Marzo 

1 marzo: more veneto (Capodanno veneto).

7 marzo: festa delle donne e delle madri (in quanto, anticamente, Matronali).

13: Tredesin de marz.

17 marzo: festa dei padri (in quanto giorno dedicato a Liber Pater).

18 marzo: ricordo delle vittime del COVID-19.

20-21 marzo: Ostara – Pasqua cristiana. Equinozio di primavera.

30 marzo (1397): nascita del Ducato di Lombardia.

Aprile 

2 aprile (568): discesa dei Longobardi di Alboino nella Cisalpina.

3 aprile (1077): nascita del Patriarcato di Aquileia (festa del Friuli/Carnia).

5 aprile (1945): bombardamento di Alessandria.

7 aprile (1167): giuramento di Pontida – Nascita della Societas Lombardiae.

23 aprile: San Giorgio (festa della Croce di San Giorgio).

24 aprile (1915): genocidio armeno e greco.

25 aprile: San Marco (festa della Venethia).

28 aprile (1487): battaglia di Crevola.

30 aprile: notte di Valpurga.

Maggio 

1 maggio: Calendimaggio- Beltane. Data intermedia tra equinozio di primavera e solstizio d’estate.

6 maggio (2011): nascita del Movimento Nazionalista Lombardo.

8 maggio (1898): cannonate di Bava-Beccaris contro la folla milanese.

11 maggio (1395): costituzione del Ducato di Milano (festa del Ducale visconteo).

28 maggio (1974): strage di Brescia.

29 maggio (1176): battaglia di Legnano (festa nazionale della Lombardia etnica).

Giugno 

3 giugno (1796): fuochi del Sacro Cuore di Gesù (festa del Tirolo cisalpino/Rezia cisalpina).

6 giugno: giorno dedicato a Belisama (matrona della Lombardia).

6 giugno (1431): battaglia di Pavia.

10 giugno (1944): bombardamento di Trieste.

11-12 giugno (1859): ritiro dello Stato della Chiesa dalle Romagne (festa della Romagna/Senonia).

20-21 giugno: Notte di mezz’estate – Litha. Solstizio d’estate.

20 giugno (451): battaglia dei Campi Catalaunici (l’Impero romano d’Occidente sconfigge gli Unni).

24 giugno: San Giovanni Battista (festa della Croce di San Giovanni Battista; fuochi solstiziali).

24 giugno (217 a.e.v.): vittoria di Ducario nella battaglia del Lago Trasimeno.

30 giugno (1422): battaglia di Arbedo.

Luglio (anche detto quintile)

6 luglio (1449): battaglia di Castione.

6 luglio (1944): bombardamento di Dalmine (Bergamo).

10 luglio (1009): nascita di Alberto Azzo II, capostipite d’Este (festa della Lombardia cispadana/Boica).

10 luglio (1976): disastro di Seveso.

13 luglio (1943): bombardamento di Torino.

13 luglio (1944): bombardamento di Brescia.

18 luglio (388 a.e.v.): battaglia dell’Allia e sacco di Roma (Clades Gallica).

19 luglio (1747): battaglia dell’Assietta (festa della Lombardia subalpina/Taurasia).

27 luglio (1993): strage di via Palestro.

Agosto (anche detto sestile)

1 agosto: festa del raccolto – LughnasadhData intermedia tra solstizio d’estate ed equinozio d’autunno.

2 agosto: festa del sole (festa degli uomini).

2 agosto (1980): strage di Bologna.

13 agosto (1943): bombardamento di Milano.

26 agosto: giorno dedicato a Bergimus (patrono eponimo di Bergamo).

30 agosto (1706): sacrificio di Pietro Micca.

Ultimo sabato di agosto: San Bortolo (festa dell’Istria).

Settembre 

3 settembre (569): nascita del Regno longobardo a Milano (festa nazionale della Grande Lombardia).

5 settembre (1395): nascita del Ducato di Milano (festa della Lombardia transpadana occidentale/Insubria).

11 settembre (1683): battaglia di Vienna (festa dell’Europa).

15 settembre (1448): battaglia di Caravaggio.

18-19 settembre (1432): battaglia di Delebio.

22-23 settembre: festa della vendemmia – Mabon. Equinozio d’autunno.

25 settembre (1943): bombardamento di Bologna.

29 settembre: San Michele Arcangelo.

Ottobre 

7 ottobre (1571): battaglia di Lepanto.

9 ottobre (1963): disastro del Vajont.

10 ottobre (732): battaglia di Poitiers.

20 ottobre (1944): strage di Gorla – Giornata della memoria.

22 ottobre (1942): bombardamento di Genova.

31 ottobre-1 novembre: Calenda – Samonios. Capodanno celtico. Data intermedia tra equinozio d’autunno e solstizio d’inverno.

Novembre

6 novembre (2013): nascita di Grande Lombardia.

14 novembre (583 a.e.v.): fondazione di Milano.

25 novembre: Caterina Segurana (festa di Nizza).

Dicembre 

5 dicembre: Giorno dedicato a Cernunnos (patrono della Lombardia).

5 dicembre (1746): rivolta del Balilla (festa della Liguria).

7 dicembre: ricordo di Belloveso e Ducario (festa di Milano).

12 dicembre (1969): strage di piazza Fontana.

13 dicembre: Santa Lucia = Lucina/Angerona/Gambara (festa della Lombardia transpadana orientale/Orobia).

21-22 dicembre: Capodanno astronomico – Yule. Solstizio d’inverno.

25 dicembre: Natale solare e cristiano.

Abbiamo indicato gli anni con la numerazione consueta per comodità, e ci siamo permessi di aggiungere alcune festività che, nonostante la rivisitazione cattolica, sono intimamente pagane o legate fortemente all’identità delle genti lombarde. La maggior parte sono invece date storiche di interesse nazionale o culturale, a nostro avviso fondamentali per una sensibilità etnonazionalista völkisch.

Chi scrive non si ritiene pagano, essendo cattolico romano di formazione, ma tollera le forme di rinascenza gentile, in quanto espressione di religiosità e spiritualità indigene, ancorché il cammino iniziatico della gentilità si sia interrotto due millenni fa. D’altra parte anche la civiltà cattolica è prodotto autoctono, alla base della grandezza europea. Un recupero culturale del paganesimo sarebbe un tributo alle nostre radici, senza dimenticare che il cristianesimo, specie cattolico, è debitore, sotto diversi aspetti, della tradizione precristiana. Di sicuro, le uniche due religioni accettabili, nel panorama grande-lombardo, sono il cattolicesimo (preconciliare) e il paganesimo di matrice ariana (celtico, romano, germanico). L’idea di una Chiesa nazionale ambrosiana, grande-lombarda, è affascinante, fintanto che a Roma non disconosceranno il nefasto Concilio Vaticano II.

Abbiamo, ovviamente, eliminato ogni anniversario italiano (ed internazionale), che non è altro che un segnacolo dell’occupante straniero e repubblicano. Il “25 aprile” lombardo sarà la liberazione dall’Italia, non dell’Italia (già di per sé una pagliacciata retorica). Il carattere di giorno festivo di alcune delle date suesposte dipenderà dalle scelte dell’entità statuale granlombarda sebbene, in linea di massima, possiamo già indicare come papabili solstizi, equinozi, feste nazionali (o sub-nazionali, a livello locale) e alcune festività tradizionali cattoliche, dagli echi pagani.

Le Lombardie

Estensione della Lombardia etnica

Una battaglia fondamentale, e del tutto innovativa, portata avanti dal lombardesimo (e dalle associazioni ad esso ispirate come il Movimento Nazionalista Lombardo prima e Grande Lombardia poi) è quella relativa al concetto di ‘Lombardia’ (e parallelamente di ‘lombardi’), nonché al corretto utilizzo dei due termini.

Nel linguaggio comune si tende infatti a utilizzare il termine ‘Lombardia’ per identificare la suddivisione amministrativa denominata ‘Regione Lombardia’, creata nel 1970 dalla Repubblica Italiana, e il termine ‘lombardi’ per identificare gli abitanti del citato ente politico.

Ovviamente, se il chiamare la ‘Regione Lombardia’ semplicemente ‘Lombardia’ fosse soltanto una contrazione sbrigativa usata nel linguaggio comune, e se si fosse consci che l’ente politico non coincide con la terra lombarda, non esisterebbe alcun problema.

Purtroppo non è così: moltissime persone sono convinte che la Lombardia sia la Regione italiana omonima e duole constatare che questo fraintendimento esista perfino in ambito accademico e culturale!

Per spiegare gli errori grossolani dietro a questo diffuso equivoco interpretativo bisogna innanzitutto chiarire che, parlando di una “nazione”, si può cadere in un’altra trappola semantica poiché nel linguaggio comune si confondono sovente i termini ‘Stato’ e ‘nazione’, ritenendoli addirittura dei sinonimi in innumerevoli casi!

Tuttavia, i lemmi in oggetto hanno accezioni completamente diverse: se la parola ‘Stato’ rappresenta un ordinamento giuridico-politico che esercita il potere sovrano su un determinato territorio, e sui soggetti ad esso appartenenti, la parola ‘nazione’ identifica un complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura e l’etnia, si identifica in una comune identità a cui essi sentono di appartenere (sentimento nazionale).

Se identificare uno Stato è un’operazione molto semplice e oggettiva, perché basta individuare un ordinamento che eserciti un potere sovrano, identificare una nazione è molto più complicato perché l’individuazione degli elementi caratterizzanti (storia, lingua, territorio, cultura ed etnia) richiede una maggiore valutazione soggettiva.

Ecco perché il lombardesimo vuole battersi per dare finalmente volto etnonazionale alla Lombardia (archiviando l’esperienza nell’entità statuale del tricolore), cosicché il campo sia sgombrato, una volta per tutte, da banalizzazioni, incomprensioni e inflazioni figlie anche dei confusionari in camicia verde. I danni del leghismo (vecchia scuola e nuovo corso) si ripercuotono pure sulla geopolitica cisalpina, ossia lombarda.

Dopo un lungo studio degli elementi caratterizzanti le popolazioni abitanti la Regione Lombardia e i territori limitrofi, si è giunti alla conclusione che la terra lombarda genuina, quella che andremo a designare come ‘Lombardia etnica’, comprende le seguenti caratteristiche: da un punto di vista storico, oltre a essere stata definita come Lombardia fino all’inizio dell’Ottocento, ha fatto parte della Gallia Cisalpina e del Regno longobardo, ha dato origine ai liberi comuni, all’epopea della Lega Lombarda e alle signorie, segnatamente a quella unificatrice dei Visconti; da un punto di vista linguistico, ha sviluppato le lingue galloromanze cisalpine; da un punto di vista territoriale, consiste nel bacino idrografico del fiume Po, delimitato da Alpi e Appennino; da un punto di vista culturale, ha sviluppato una civiltà che è anello di congiunzione fra Mediterraneo ed Europa centrale; da un punto di vista etnico, ha radici celto-liguri e galliche (romanizzate), con periferici contributi reto-etruschi, cui si è aggiunta una contenuta componente germanica (longobarda in particolare, a cui dobbiamo, del resto, il nostro etnonimo).

Basta quindi andare a verificare empiricamente questi punti per rendersi conto che, oltre ai territori sotto la giurisdizione dell’ente precedentemente nominato, la vera Lombardia comprenda anche la Regione Piemonte, la cosiddetta “Emilia” fino al confine storico rappresentato dal Panaro (che anticamente correva lungo il corso dell’estinto Scoltenna-Panaro, grossomodo sul confine provinciale di pianura che separa il Modenese dal Bolognese), il Canton Ticino, la Valle d’Aosta, il Trentino occidentale e alcuni lembi di terra del bacino imbrifero padano.

Il concetto di ‘Grande Lombardia’, che il lombardesimo, parimenti, propaganda, riguarda invece, in buona sostanza, tutto il settentrione della Repubblica Italiana, avente una precisa fisionomia che lo distingue dal resto dei territori “italiani” e il cui perno è, appunto, rappresentato dal fulcro della Lombardia etnica, e cioè il territorio padano-alpino designato poc’anzi.

La Cisalpina è una regione europea caratterizzata da una geografia subcontinentale (non peninsulare), da un clima submediterraneo temperato (eccetto l’area costiera ligure), da una conformazione alpino-padana che la colloca a metà strada fra il Mediterraneo e la Mitteleuropa; etnicamente parlando, è figlia della famiglia indoeuropea celtica e venetica (“italo-celtica”), corroborata dal comune elemento gallico, con degli influssi mediterranei e germanici; linguisticamente, appartiene al ramo occidentale delle lingue romanze, a differenza dell’Italia etnica che è romanza orientale; culturalmente, si inscrive in quell’anello di congiunzione fra Europa meridionale e centrale su cui si è costruita la nostra stessa storia, a cavaliere tra romanità e celto-germanicità.

Tutto ciò riguarda intimamente anche la sfera propriamente biologica (in senso antropologico e genetico) dei volgarmente detti “padani”, che fisicamente presentano un aspetto sovente mitteleuropeo (che non significa necessariamente germanico, precisiamo) e geneticamente si distanziano dall’Italia grazie alla maggiore eredità mesolitica, neolitica occidentale, steppica/indoeuropea e nordica. Per non parlare del dato esotico che interessa da vicino, in particolar modo, l’Italia estrema. Ciò sia detto senza alcuna venatura razzista, intendiamoci.

Siccome parlare di “padani”, di cisalpini o di “italiani” settentrionali significa perdere di vista la squisita accezione etnica e nazionale che ci riguarda, è decisamente doveroso parlare di granlombardi, indicando per l’appunto come Grande Lombardia tutta la mezzanotte della Repubblica Italiana.

Vi sono alcuni territori marginali che potrebbe apparire forzato chiamare (gran)lombardi, ma essendo parte integrante del continuum alpino-padano, “italo-celtico” (che significa proto-celtico/celto-ligure, celtico, venetico, proto-italico, gallico) e galloromanzo cisalpino non possono essere esclusi dal novero; mi riferisco a Liguria, Romagna storica, lagune venete, Venezia Giulia, zone peraltro poco o punto interessate dalla dominazione longobarda.

Ci sarebbero poi ambiti come quello valdostano, tirolese meridionale e isontino-istriano che esulano da un genuino discorso granlombardo, essendo popolati da minoranze straniere; tuttavia, quelle zone rientrano nello spazio geografico padano-alpino e, storicamente, prima dell’avvento delle minoranze suddette, il popolamento era cisalpino romanizzato.

I confini di questo areale granlombardo, che si potrebbe dividere in un troncone occidentale e uno orientale, sono le Alpi a nord, le Alpi e il fiume Varo a ovest, l’Appennino tosco-lombardo (corroborato dalla linea linguistica Massa-Senigallia) e il fiume Misa a sud, le Alpi, il torrente Eneo e il Quarnaro a est. Le due subregioni sarebbero una granlombarda occidentale (celto-ligure e linguisticamente lombarda) e una granlombarda orientale (reto-venetica con influssi mittel), sebbene la distinzione canonica rimanga comunque quella tra Lombardia etnica e Grande Lombardia. Si potrebbe, infatti, anche parlare di una Lombardia linguistica sia in senso ristretto (ossia quella in cui si favella la variante “lombarda” transpadana del cosiddetto “gallo-italico”) che in senso allargato (l’area “gallo-italica” cosiddetta, e la famiglia linguistica “gallo-italica”, a ben vedere, può essere tranquillamente definita lombarda).

Oltre alla Lombardia etnica fanno parte della Grande Lombardia: Nizzardo, Liguria/Genovesato, Lunigiana, Emilia orientale, Romagna, Ager Gallicus, Veneto, Trentino, Tirolo meridionale, Friuli, Venezia Giulia storica (l’attuale più Goriziano, Litorale, Carso, parte della Carniola interna, Istria, Fiume, Quarnaro).

Lo spazio lombardo-etnico e grande-lombardo è stato determinato combinando l’aspetto geografico (che non è un’opinione) con quello etnolinguistico e culturale (che a volte è assai controverso), affidandosi al primo criterio laddove serviva delimitare il territorio con precisione, ed è il caso del confine tra Lombardia etnica e Grande Lombardia e tra Grande Lombardia e aree extra-lombarde. Ciò è stato fatto sia in senso inclusivo che esclusivo, e infatti potete verificare come territori oggi amministrativamente sotto le regioni settentrionali della Repubblica Italiana, o comunque per certi versi storicamente “italiani”, siano stati esclusi proprio perché appartenenti ad altre regioni geografiche europee.

Un dato culturale interessante è quello rappresentato dalla considerevole presenza sul territorio di medievali croci lombarde, ossia quella di San Giorgio (guelfa) e quella di San Giovanni Battista (ghibellina), impiegate come stemmi comunali; la precipua è la prima, simbolo del comune di Milano e della Lega Lombarda, e anche di Genova e della sua antica repubblica, ma degna di nota è pure la seconda, emblema militare del Sacro Romano Impero che inglobò il Regno d’Italia medievale post-longobardo (fondamentalmente la Grande Lombardia con la Toscana), nonché simbolo della sua capitale Pavia, già capitale longobarda. Per citare i principali centri grandi-lombardi aventi tali stemmi ricordiamo: la capitale ideale Milano, Bologna, Genova e poi Oneglia (Imperia), Ivrea, Alba, Novi, Acqui, Alessandria, Bobbio, Vercelli, Varese, Lecco, Mantova, Reggio di Lombardia, Padova, Rimini (Croce di San Giorgio); la capitale morale Pavia, Susa, Aosta, Mondovì, Cuneo, Asti, Novara, Lugano, Domodossola, Como, Bormio, Borgo San Donnino (Fidenza), Vicenza, Treviso, Castelfranco, Ceneda, Forlì (Croce di San Giovanni Battista).

Il tema dello scudo crociato, al di là dei colori, è comunque diffusissimo nella Pianura Padana (e le origini della croce, prima che cristiane, sono ariane e pagane). Importante, però, è il cromatismo biancorosso, tipicamente alpino-padano, contrapposto al giallorosso mediterraneo di origine romana. Il Biscione è invece uno squisito emblema della Lombardia etnica, il simbolo più originale del popolo lombardo.

Il fulcro dell’azione (meta)politica lombardista è, ovviamente, la Lombardia etnica, ma l’areale grande-lombardo individuato è anch’esso parte della Lombardia nella sua accezione storica allargata, plasmatasi nel Medioevo: si tratta della, approssimativamente detta, “Alta Italia”, della Gallia CisalpinaLangobardia Maior, ambito etno-culturale distinto, grazie ad una identità e ad una tradizione peculiari conclamate, dal resto dell’Europa, a cominciare dall’Italia vera e propria, quella etnica. La Lombardia è, dunque, una nazione a tutti gli effetti, mentre la Repubblica Italiana un semplice Stato (a nostro avviso fallimentare), privo di qualsivoglia carattere etnonazionale.

La nazione dei lombardi possiede, indi, tutti gli elementi caratterizzanti una regione etnica e storica europea, dal profilo patrio, incastonata nell’Europa centromeridionale. Certamente, esiste un indebolimento della coscienza identitaria e del senso di appartenenza, tra i nativi, frutto della frammentazione secolare del popolo lombardo che ha sviluppato un particolarissimo continuum etnolinguistico e culturale (la lingua veneta è modellata sul veneziano e, nel Medioevo, Verona, Trento e le altre aree non lagunari si avvicinavano alle parlate lombarde classiche, come attestano Dante e il pavano, grazie al riemergere del comune substrato gallico). Tuttavia, il fenomeno è palesemente reversibile, sebbene richieda una ipotetica suddivisione amministrativa in numerosi cantoni relativamente omogenei, raggruppati in regioni a fini statistici e demografici.

Estensione della Grande Lombardia

L’Europa

Europa

Presentiamo, brevemente, il quadro etnonazionale dell’Europa, ossia le realtà etniche e culturali precipue del contesto continentale, dove per ‘etniche’ si intendono i grandi popoli storici prodotto della fusione di sangue e suolo, il cui spirito ha potuto plasmare un vero e proprio profilo nazionale. Gli Stati europei, soprattutto occidentali, sono semplici contenitori burocratici di genti spesso disparate, come la Repubblica Italiana dimostra.

‘Etnia’, insomma, designa l’interazione tra biologia e cultura (da cui la lingua e la mentalità, ad esempio), e viene inquadrata in un consesso storico e civile, a tutti gli effetti nazionale, che la racchiude mirabilmente. La grande famiglia comune è quella dell’Europa plurimillenaria di razza europide/bianca, forgiata da popolazioni ariane, Greci, Romani, pensiero classico e gentilità, Celti, Germani, Slavi (e altri minori), cristianesimo soprattutto cattolico, migrazioni barbariche ed importanti fenomeni storico-culturali e socioeconomici, ahinoi non sempre positivi (dall’Umanesimo all’Illuminismo, dal Rinascimento alle rivoluzioni contemporanee).

Per Europa si intende qui il continente europeo, grande spazio geografico e fisico coeso dai suddetti popoli e fenomeni, dalla genetica, dall’antropologia, dalla religione cristiana, dall’arianizzazione, e pure da quella nobile idea imperiale che va da Roma sino a Mosca, passando per il Sacro Romano Impero di matrice germanica ma riscopritore delle glorie romane e latine (come di quelle greco-elleniche, nel caso di Bisanzio).

La cartina riassuntiva allegata in apertura illustra le succitate realtà etnonazionali del nostro continente, che sono poi le vere nazioni europee, e che sono meritevoli di Stati indipendenti dalle finte entità statuali nazionali, di ispirazione giacobina, che tutti noi conosciamo. I futuribili e auspicabili Stati potrebbero anche essere organizzati su base federale, la scelta spetta ai popoli interessati. Nel caso grande-lombardo i precipui gruppi etnoculturali sono due: Lombardi etnici (con gli altri “gallo-italici” periferici) e le cosiddette “Venezie”. Si può discutere dell’opzione federalista, ma la nazione lombarda è solo una, con alcune minoranze storiche europidi compatibili.

Chiariamo ancora una volta: la Grande Lombardia include Nizzardo, Valle d’Aosta, Tirolo meridionale (Alto Adige) e Venezia Giulia irredenta in quanto parte del continuum geografico cisalpino, sebbene abitati da popoli minoritari alloctoni, ma pure perché territori storicamente legati alle genti lombarde. I confini geografici sono sacri, anche perché di fronte alle barriere fisiche c’è poco da discettare.

Elenchiamo ora le etno-nazioni individuate nella mappa suesposta:

Penisola iberica

  • Galizia (in blu)
  • Spagna (in arancione chiaro)
  • Catalogna (in violetto)
  • Paese basco (in viola)

Penisola (lato sensu) appenninica

  • Lombardia (in rosso)
  • Italia (in verde)
  • Sardegna (in giallo)

Hexagone

  • Francia (in marroncino)
  • Bretagna (in celeste)
  • Arpitania (in giallo)
  • Occitania (in rosa)

Germania

  • Bavaria (in blu)
  • Svevia (in verde)
  • Sassonia (in bordò)
  • Olanda (in arancione)

Isole britanniche

  • Inghilterra (in giallo)
  • Scozia (in blu)
  • Cambria (in violetto)
  • Irlanda (in verde)

Scandinavia

  • Norvegia (in verde)
  • Svezia (in giallo)
  • Danimarca (in azzurro)
  • Islanda (in rosso)

Slavia

  • Polonia (in verde)
  • Cechia (in azzurro)
  • Slovacchia (in rosa)
  • Rutenia (in arancione chiaro)
  • Bielorussia (in marroncino)

Balticum

  • Finlandia (in rosa)
  • Estonia (in grigio chiaro)
  • Lettonia (in verde chiaro)
  • Lituania (in arancione)

Russia

  • Russia europea (in blu)
  • Alania (in grigio scuro)

Carpazia

  • Ungheria (in grigio chiaro)
  • Romania (in bordò)

Penisola balcanica

  • Slovenia (in viola scuro)
  • Croazia (in giallo)
  • Serbia (in arancione)
  • Bulgaria (in verde)
  • Albania (in azzurro)
  • Grecia (in viola)

A corredo della cartina etnonazionale, si allega quella linguistica (le mappe sono state realizzate da Adalbert Roncari). Più sotto la legenda.

Europa linguistica

Lingue indoeuropee

  • Greco (in rosso)
  • Romanzo occidentale (in giallo)
  • Romanzo orientale (in arancione; il sardo viene, più propriamente, classificato come romanzo meridionale)
  • Germanico occidentale (in blu)
  • Germanico settentrionale (in azzurro)
  • Celtico (in marrone)
  • Albanese (in rosa)
  • Baltico (in viola)
  • Slavo meridionale (in verde marcio)
  • Slavo occidentale (in verde chiaro)
  • Slavo orientale (in verde)
  • Iranico (in marroncino)

Lingua basca (in grigio chiaro)

Lingue caucasiche (in verde acqua)

Lingue turche (in grigio)

Lingue uraliche (in grigio scuro)

Lingue mongoliche (in violetto)

La sistemazione ideale dell’Europa modellata alla lombardista (e, cioè, all’etnonazionalista, oltretutto rispettosa dell’etnolinguistica) è la grande confederazione imperiale “euro-siberiana”, dall’Atlantico a Vladivostok, che racchiuda tutte le nazioni europee unite dal collante razziale bianco, ovverosia europide. La geopolitica eurasiatica ha un senso se assume carattere indoeuropeo, fermo restando che la Federazione Russa è un continente a sé e che si può pensare anche ad una divisione dei blocchi: Europa da una parte, Russia e Siberia dall’altra. Ciò che conta è contrastare l’unipolarismo americano, smantellare Ue e Nato e sviluppare un robusto cameratismo biologico e spirituale tra gli indigeni bianchi eurasiatici, nel nome della solarità indogermanica e della comune lotta alla inevitabile degenerazione globalista (immigrazionismo, società multirazziale, relativismo, occidentalismo e sistema plutocratico/capitalistico).