Lo abbiamo detto, e lo ribadiamo: il lombardesimo contempla forme di eugenetica preventiva, a partire dall’assunzione individuale di una coscienza volta alla tutela del benessere proprio, della compagna e del compagno, e dell’ipotetica prole. Le pratiche eugeniche sono sempre state demonizzate e criminalizzate, poiché associate al nazismo oppure inquadrate in un’ottica cristiana, ma a prescindere dai noti esempi del mondo antico esse venivano attuate non solo nella Germania hitleriana ma pure in Scandinavia e negli Usa, giusto per citare due realtà sovente associate al concetto di “mentalità aperta”. Nel caso lombardista non si tratta di ripescare sterilizzazioni di massa, od opzioni ancor più estreme, bensì di arrivare a regolamentare delle pratiche preventive che siano utili al fine di garantire nascituri sani, normodotati e normoconformati: non vi è nulla di male nel battersi per una comunità in cui i casi di disabilità innata si riducano drasticamente, arrivando anzi a sconfiggere del tutto gli handicap e le deformità . Promuovere una società sana, forte, integra è un dovere di tutti noi, specie degli addetti ai lavori.
Abbiamo dunque un’accurata selezione del partner riproduttivo, e sarebbe il caso di varare una sorta di patente di genitorialità in ottica social-darwinista, e poi l’aborto laddove il feto si mostri anomalo. Per il resto, eutanasia, che nei casi limite sarebbe davvero auspicabile, se non proprio applicabile per legge dallo Stato: ovviamente ci riferiamo, lo abbiamo visto nell’articolo precedente, alle malattie terminali, a gravissimi incidenti, alla condizione vegetativa, alla non-vita che si trascina fra atroci sofferenze, possibilmente col consenso dell’individuo afflitto o dei congiunti. Certo, di fronte a situazioni di inabilità estrema – si pensi ai degenti di istituti come il celebre Cottolengo – viene spontaneo riflettere sul senso dell’esistenza di persone ridotte ad uno stato disumano, senza essere presenti a sé stesse o martoriate da condizioni fisiche aberranti, e il pensiero corre poi alle famiglie, al personale sanitario, e alla comunità per quanto concerne gli sforzi economici di mantenimento. Vertendo, poscia, sull’immigrazione, e sul conseguente meticciato, basterebbe cominciare a rimpatriare a tappeto – anche i misti – bloccando i flussi allogeni, introducendo leggi contro i matrimoni esogamici e impiegando l’aborto come metodo per stroncare il frutto di stupri e dissuadere l’ibridazione.

