Come Paolo Sizzi, e dunque lombardista etno-razionale, reputo che di fronte alla morte valga il principio “morto io, morti tutti”, non alla stregua di visuale nichilistica ma semplicemente come attestato di crudo realismo di fronte alle panzane religiose di chi crede nell’aldilà . È evidente che nessun ente oltremondano abbia creato l’universo, la terra e l’uomo, poiché è quest’ultimo, grazie al peculiare spirito creativo (dai miti alla letteratura, dall’arte ai culti), ad aver inventato il trascendente. Di conseguenza, le religioni sono truffe, specie se inquadrabili come corpi estranei semitici, veri e propri strumenti di controllo del popolino atti a plagiare, rincitrullire, narcotizzare. Il tutto con gran giovamento delle finanze del clero. Ribadisco con forza che, se il popolo granlombardo avesse realmente bisogno di un trastullo spirituale, l’unico mezzo accettabile sarebbe la rinascenza gentile cisalpina, ovviamente subordinata all’etnostato e messa in ombra da una salutare laicità ispirata dalla ragione e dalla scienza. Con Roma vanno tagliati i ponti, in senso politico e spirituale, dal momento che la piovra capitolina simboleggia la cattività dei lombardi, sotto ogni punto di vista.
La morte è la logica conclusione della vita, e riguarda ogni essere vivente. Dopo di essa, mi pare naturale, non vi è alcunché, anche se ognuno è libero di credere a ciò che vuole, per quanto irrazionale e illogico possa essere. La fede, di per sé, non è un problema se intesa in virtù di fatto privato del singolo, se non diventa proselitismo, se non assume il volto grifagno di attentato allo Stato, ma nel caso del cristianesimo (e della sua stessa storia) è giocoforza ricordare come, assieme a giudaismo e islam, sia agli antipodi della genuina identità europea. Anche i nostri padri Ariani avevano una spontanea propensione al divino, all’uranico, alla dimensione celeste e solare, ma non incarnavano una forma di fanatismo e di assolutismo che, invece, nella veste dei credi semitici, ha devastato il nostro continente, pervertendolo e inaridendolo con le fiabe del deserto. La nostra guida è la ragione, che si ispira alla natura sovrana e viene esaltata dal pensiero scientifico, la quale ci permette di vedere nella morte non un terrore fisso e costante che angoscia le nostre giornate, ma lo stadio ultimo dell’esistenza. Certo, con la consapevolezza che la fragilità umana deve fare i conti con la malattia, gli incidenti, le avversità , i drammi e le fatalità che anticipano il trapasso, ma pure con la certezza che le religioni offrono illusioni mirate al proprio materialissimo guadagno.
