La Lombardia storica costituisce, senza alcun dubbio, uno dei pilastri della civiltà europea di sempre, essendo oltretutto inclusa nel cuore storico, politico e culturale del cosiddetto spazio carolingio. Sin dall’epoca dei Celti, la nostra terra ha svolto un ruolo di mediazione tra il mondo transalpino e quello peninsulare, collocandosi a metà strada fra la genuina Europa continentale, centrale, e quella mediterranea, meridionale. Un vero e proprio anello di congiunzione, che ha consentito di plasmare la nostra identità , grazie anche al rapporto antropico col territorio, il paesaggio, la geografia della Padania. E, parlando di civiltà , dobbiamo aggiungere che essa è la cifra specie-specifica dell’Homo sapiens sapiens, che uscito dallo stato di natura, pur conservando alcuni aspetti istintuali, animali, ha potuto creare la cultura, l’arte, lo spirito, la lingua, e di conseguenza il concetto stesso di civiltà . Se da una parte abbiamo la barbarie, oggi incarnata dal terzo mondo o da certe aree marginali europee (ma pure dalle realtà caratterizzate da uno sviluppo scomposto, caotico, e da un approccio al mondo esterno aggressivo), dall’altra ecco la luce, il faro della ragione umana, perfettamente esemplificato dall’accezione storica, positiva, di Occidente, al netto delle baggianate giudaico-cristiane.
Certo, la civiltà non deve equivalere al panciafichismo, al disfattismo, al rammollimento e alla rilassatezza dei costumi, che comportano la castrazione dell’uomo e le derive anarcoidi della donna; la civilizzazione europea deve preservare il necessario piglio guerriero, la giusta dose di cattiveria, il vitale richiamo di quel furore sacro che, dalla notte dei tempi, i padri ariani tramandano ai posteri, effettivamente vieppiù indeboliti dal troppo benessere e dalla degenerazione contemporanea. Con una sapida battuta, amo ricordare che si può togliere il selvaggio dalla foresta, ma non la foresta dal selvaggio (alludendo, si capisce, agli allogeni riversati in Europa dagli sconvolgimenti globalisti), ma è anche chiaro che se il concetto di progresso, sviluppo e agio si trasforma in quella putrefazione liberal, antifascista, che riduce la civiltà plurisecolare delle terre patrie alle porcherie egualitarie e cosmopolite, universali, figlie dell’Illuminismo e del 1789, il nostro destino è segnato, e suona la campana da morto, per il nostro continente. L’uomo bianco è colui che più di tutti ha saputo ispirarsi all’equilibrio, alla ragione, allo spirito critico, alla scienza, andando oltre lo stantio vecchiume oscurantistico da sagrestia, ma se la modernità diviene il letto di Procuste della razza europide, capite bene che occorra da subito correggere il tiro a laicità e democrazia, onde evitare di darsi in pasto agli invasori. Il tutto, dopo essersi faticosamente liberati dei preti.
