La vera urgenza della Grande Lombardia, una terra storicamente sovrappopolata, non è quella di riprendere a fare figli come 80 anni fa, ma di rimpatriare a tappeto gli allogeni, sud-italiani e altri immigrati europei inclusi. Le invasioni di sradicati peggiorano drasticamente la situazione demografica, e al di là di ovvie questioni etno-razziali e culturali (con inevitabili ricadute in materia di criminalità e degrado), l’immigrazione ha un impatto esiziale pure in termini ambientali e di sostenibilità . Deforestazione, espropriazione di terreni, devastazione delle aree naturali, cementificazione e industrializzazione selvaggia (la “civiltà ” del capannone e del centro commerciale), traffico da terzo mondo che ingolfa una viabilità ipertrofica a livello di autostrade e superstrade comportano un inquinamento folle, e ne risente, logicamente, pure la qualità dell’aria, tra le peggiori in Europa. Certo, per conformazione del catino del Po, ma anche e soprattutto per la pazzesca urbanizzazione della Cisalpina, specie occidentale: la cosiddetta “megalopoli padana”. Ciò non toglie, è evidente, che si sia raggiunto un tasso demografico così basso che conviene stimolare la ripresa della natalità nostrana.
Da qui, l’importanza della cura dell’infanzia. Puntare più sulla qualità che sulla quantità (non tutti devono riprodursi, a partire dagli alloctoni, e una sorta di patente social-darwinista non farebbe affatto male), ovviamente indigena, sull’educazione sana e identitaria, sul culto razionale degli immortali valori cari all’ethos solare degli arii padri, e sulla crescita virtuosa che passi per famiglia, scuola e società . Una società a misura di comunità etnica e nazionale, che recuperi i vincoli di solidarietà fra simili, che è poi il miglior modo per allevare la prole all’insegna del vero progresso e del vero sviluppo. In quest’ottica, liquidare l’immigrazione è giocoforza per poter garantire ai nostri figli di crescere, educati a dovere, in mezzo ai propri connazionali e senza doversi confrontare con soggetti completamente estranei alle nostre terre. Assieme a questo, occorre ristabilire un contatto genuino tra bambini e natura, specie in città tentacolari senz’anima che sono il sottoprodotto della decadenza occidentale; di conseguenza, ecco un’educazione che contempli dieta sana, attività fisica, vita all’aria aperta, preservando i più piccoli dalle grinfie, non solo del tricolore, ma pure della Chiesa e di ogni altro corpo estraneo spirituale e culturale.

