All’indomani della presentazione ufficiale di Nazione Lombarda in quel di Abbiategrasso, i sodali lombardisti mi segnalano un articolo di un anonimo – a quanto pare presente tra il pubblico accorso presso il Castello visconteo – pubblicato su di una testata online della “Svizzera italiana” (che ovviamente non esiste, dal momento che si tratta di Lombardia etnica, linguistica e storica), il quale attacca frontalmente l’associazione da un punto di vista cristiano, e cioè profondamente irrazionale e antiscientifico. Dovrebbe essere chiaro ai più, nel 2026 era volgare, che il cristianesimo, e le religioni in genere, non abbiano più nulla da dire e da dare, avendo completamente esaurito la loro missione, e infatti oggi prosperano giusto nel terzo/quarto mondo, dove l’oscurantismo e la superstizione sono ancora bene accetti.
Il sottoscritto è profondamente ateo, irreligioso e anticristiano, ma NL si mantiene su di un piano certamente più pragmatico, coltivando tuttavia quella che è la cifra filosofica fondamentale del lombardesimo: l’etno-razionalismo, o etnonazionalismo razionale. Reputiamo teologia, metafisica e filosofia cristiana del tutto inutili e controproducenti, inservibili per poter indagare la realtà , che necessita di ragione, scienza e ricerca, e soprattutto oggi l’uomo lombardo ed europeo, europide/bianco, deve lasciarsi alle spalle il ciarpame irrazionale, che diviene una zavorra oltretutto funzionale all’agenda globalista: l’universalismo cattolico (perché ‘cattolicesimo’ significa proprio quello), sposa appieno la linea cosmopolita, apolide, antirazzista e antifascista, divenendo complice di un regime occidentale che si nutre del disprezzo per sangue, suolo e spirito.
Chi ha vergato l’articolo sul sito ticinese ci accusa di razzismo, determinismo, materialismo zoologico, tirando in ballo addirittura l’ebreo lombroso con la sua pseudo-scienza frenologica e fisiognomica, dimostrando la classica, e crassa, ignoranza semicolta in materia di razziologia: l’antropologia fisica e la genetica di popolazione, lo ribadiamo per l’ennesima volta, non traggono giudizi etici, valoriali, intellettivi e spirituali dall’analisi del cranio e del genoma, ma semplicemente descrivono da un punto di vista scientifico l’identità biologica di un individuo, e del popolo cui appartiene. Mi rendo tuttavia conto che chi crede in Dio possa essere allergico alla razionalità e al pensiero scientifico, dal momento che Dio, proprio come la Svizzera, è un ente immaginario…
Il lombardista, invece, in quanto razionalista e realista, si occupa di ciò che esiste e si manifesta. Vale a dire il sangue della nazione, inteso non soltanto come caratterizzazione fisica e genetica degli indigeni ma pure come stratificazione identitaria (preromana, gallo-romana, longobarda) ereditata dai nostri padri – e alla base della nostra etnogenesi – e giunta sino a noi; il suolo patrio, inteso come terra natia, che non è di tutti ma di chi, legittimamente, è da sempre radicato nel territorio in nome di vincoli etnici e razziali; lo spirito delle nostre genti, che si riflette poi sull’individuo singolo, che ha bisogno della propria comunità di origine per non divenire un misero sradicato in balia della modernità . Ed è proprio la questione relativa allo spirito che viene ampiamente ignorata dall’autore dello scritto incriminato: non basta essere lombardi per sangue e suolo, bisogna anche essere animati da un’energia identitaria che consenta di valorizzare al meglio l’elemento biologico e naturale, altrimenti il tutto resta lettera morta.
È però evidente una cosa. NL non teorizza uno spirito come elemento trascendentale, ultramondano, insufflato da improbabili divinità semitiche, e da intendersi come qualcosa di impalpabile e metafisico; inquadra, bensì, lo spirito come mentalità , carattere, indole, personalità , intelligenza che sono del resto alla base del concetto di cultura e civiltà . In tutto questo le balle del “libro” e dei preti nulla c’entrano, poiché è chiaro, limpido e palese che l’anima cristiana non esista, così come non esiste lo Spirito Santo o qualsiasi altro fantasioso essere in cui i baciapile credono. E, attenzione, lo dico da persona che sino ai 24 anni è stata cattolica praticante, figlia di una famiglia profondamente religiosa e conservatrice che ha dato alla Chiesa due zii sacerdoti, e che potrebbe dirsi di formazione cattolica, seppur anticristiana. Questo per affermare che l’esteriorità bigotta della liturgia, dopotutto, non conti nulla, ma consenta certamente di conoscere al meglio il nemico da combattere.
Lo spirito di cui parliamo nasce dall’incontro fecondo di sangue e di suolo, da cui scaturiscono tutti gli elementi culturali, civici e pure economici e sociali di una popolazione. Ed è questo ciò a cui alludiamo, l’energia vitale che anima popolo e suoi membri, impedendo il materialismo zoologico evocato dalla testata “elvetica”. Perché è ovvio che se un soggetto è lombardo di Lombardia ma completamente rincitrullito, la sua identità sarà come morta, pronta per essere spazzata via da tutti i nefasti fenomeni collegati alla globalizzazione, al relativismo e al consumismo. Ciò consente di riallacciarci ad un altro aspetto: noi condanniamo il culto del fatturato che ossessiona molti, troppi lombardi, così come l’individualismo, l’edonismo, l’egoismo anti-identitario e anarcoide. Crediamo fortemente nella solidarietà comunitaria, nei vincoli tradizionali della famiglia biologica, nel cameratismo tra pari, tutti aspetti coerenti col nostro fortissimo razionalismo e la nostra tutela della natura sovrana. Natura che non conosce superstizioni da sinagoga, sagrestia e casba, e nemmeno il politicamente corretto.
Si insinua che noi si sia contro il libero arbitrio. Ma come? Sosteniamo a spada tratta la necessità della Grande Lombardia di autoaffermarsi e liberarsi dal giogo di Roma, e di ogni altro potentato straniero e mondialista (Vaticano incluso), e secondo l’autore dell’articolo saremmo contro la libertà delle persone?! Certo, un fatto è chiaro ed evidente: libertà è fare il bene supremo, quello della patria, non del capriccio anarco-individualista del singolo, perché come detto chi si rende estraneo alla propria comunità diviene un pesce fuor d’acqua, in balia di ogni infausta ricaduta frutto dello status quo. Ma detto questo, il concetto di libertà è per noi fondamentale, anzitutto come valore condiviso dalla nazione, che deve autodeterminarsi per sbarazzarsi di ogni giogo anti-identitario. Del resto alimentato dalla Chiesa medesima, vieppiù schiava del sistema.
Viene menzionato il nome dell’antropologo tedesco Hans Günther, nordicista vicino al nazionalsolcialismo, come riferimento sizziano, anche qui prendendo una cantonata, perché lo studioso, per i tempi pregevole, mostra oggi tutti i suoi limiti ideologici di pregiudizio verso chi non appartiene alla matrice fisica teutonica e nordeuropea, collegando in senso irrazionale il fenotipo a qualità caratteriali. E questa è una scemenza che mai nella vita ho affermato. Come non ho mai detto, in modo lombrosiano, che la conformazione di neurocranio e massiccio facciale sia sintomo di determinate caratteristiche morali. Temo che il signore presente all’evento di soledì scorso, che ha poi vergato lo scritto sul giornale online “svizzero”, sia stato molto distratto, oltre al fatto di non conoscere me, i miei sodali e la stessa associazione. Lasciandosi poi obnubilare dal credo cristiano. Che è la sagra dell’irrazionalità , ribadiamolo.
Il materialismo nostrano è in realtà realismo, si fonda su ciò che si può osservare ed esperire, ed è chiaro come il sole che le menzogne delle religioni non possano avere voce in capitolo, a proposito di scienza. L’uomo non è affatto schiavo di razza, etnia, fenotipi ma di certo la sua identità è da essi plasmata, e poi sublimata dal carattere e dalla personalità , dall’intelletto; in caso contrario sarebbe un mondo di sradicati (cosa che comunque accade grazie ad immigrazione di massa, società multirazziale, meticciato, pluralismo, ciarpame benedetto a piene mani dal cristianesimo). Piaccia o meno, il culto del Cristo, incluso il versante cattolico specie odierno, auspica la distruzione dei legami di sangue e di suolo, corrompendo lo spirito che abbiamo ereditato dall’ethos indoeuropeo, dalla gentilità ariana, dal pensiero greco-romano, in nome di un dio unico assoluto – anticipazione del mondialismo – che vuole olocausti in suo onore, e cioè sacrifici infami che liquidano la sacrosanta solidarietà fra simili. E no, mi spiace, ma un lombardo non è fratello di genti esotiche.
Giustamente, il tizio in questione cita Saulo di Tarso, colui che contribuì a diffondere il morbo ebraico-cristiano nel mondo classico, secondo cui non c’è più giudeo né greco, né uomo né donna, né schiavo né libero, un vero e proprio manifesto programmatico della dissoluzione, dell’universalismo, della fratellanza globale suicida in nome del circonciso Gesù di Nazareth. Il cristianesimo, infatti, non è soltanto problematico per via della sua matrice semitica, giudaica (cioè allogena, estranea alla razza europide), ma pure per il suo afflato evangelico, che diviene inevitabilmente complice di massificazione, egualitarismo, antirazzismo, meticciato, disprezzo per sé stessi, xenofilia, andando a braccetto coi degenerati che auspicano sostituzioni razziali ed etniche per rottamare i vecchi, costosi e sterili europei. La Chiesa è un icneumone, un cavallo di Troia al servizio della malata idea di progresso e di sviluppo, ora più che mai perché ha bisogno di sopravvivere. Il Concilio Vaticano II ha sancito la condanna a morte degli ultimi residui tollerabili, rimasti nella fede cristiana, e cioè degli echi gentili assorbiti nei secoli, spianando la strada all’ecumenismo.
Luoghi di culto sempre più svuotati di indigeni ma affollati di preti negroidi, suore delle Filippine, immigrati boliviani, una sordida ammucchiata benedetta dall’insensata, e fasulla, comunanza auto-genocida e dall’odio per sangue, suolo e spirito. Si parla tanto di amore, nell’articolo oggetto del mio scritto, ma l’amore è ciò che porta frutto, che contribuisce concretamente al benessere della comunità , che promuove rapporti sani su ogni fronte; è quanto divulgato proprio dal lombardesimo come spirito di appartenenza e senso identitario, e che ci parla di autostima, rispetto per sé stessi, tutela di natura, famiglia, comunità , patriottismo, difesa degli innati ruoli di maschile e femminile, eterosessualità , endogamia, monogamia, fratellanza etnica. Il concetto, deviato e degenerato, di amore evangelico è pura follia suicida, incarnata alla perfezione dal fantomatico figlio di Dio Gesù Cristo, il quale si lascia insultare, schiaffeggiare e sputare in faccia, flagellare, per poi venire ammazzato come un cane in croce, in un’orgia indecente di masochismo.
L’amore, come ogni altro sentimento positivo ed edificante, va messo al servizio della sacrosanta verità naturale, sacralizzata dalla solare tradizione ariana. E non ci sono fandonie biblico-evangelico-coraniche che tengano. Il nostro unico paradiso possibile si chiama Lombardia, e non va immolato sul fetido altare di Geova per delle indecenti superstizioni da beduini e sprepuziati. Il cristianesimo è completamente incompatibile con l’etnonazionalismo, sebbene Nazione Lombarda accolga tutti i lombardi di ferrea volontà a prescindere dalla sensibilità religiosa, purché non confessionali e laici. Infatti, siamo per la libertà di culto, a livello individuale, a patto che tale credo abbia un minimo di nesso storico e identitario con le nostre terre (a questo proposito, valutiamo positivamente una trasmutazione pagana del culto ambrosiano insubrico, rito cattolico latino di radici galliche), e non rappresenti un pericolo per la nazione e il futuribile etnostato granlombardo.
Stucchevole, poi, accusare me e l’associazione di razzismo, poiché il razzismo equivale all’odio, alla discriminazione, alla violenza, alla gerarchia razziale, mentre il sottoscritto si dice piuttosto razzialista. Riconosce cioè la realtà naturale e biologica delle razze umane, auspicando separazione continentale, rimpatrio e condanna del meticciato, ma senza per questo affannarsi nell’individuare una razza superiore alle altre. E l’eredità etnica e razziale, genotipica e fenotipica, non è una condanna o un limite, anzi, è un valore aggiunto da esaltare al meglio, razionalmente, proprio in un mondo occidentale che pare condannato alla liquidità e all’instabilità , all’imbastardimento e al relativismo, alla totale perdita di valori e all’alienazione che passa per lo spregio genocida delle proprie radici. D’altra parte, noi siamo europei, e condanniamo integralmente la patologica accezione contemporanea di Occidente.
Non deve stupire che il primo attacco a Nazione Lombarda venga proprio da ambienti cattolici, anzi, la cosa personalmente mi onora molto. Perché chi predica stupidaggini anacronistiche, ampiamente smentite dallo scibile umano, finalmente affrancato dall’oscurantismo pretesco (ed ecco, di nuovo, il tema della vera libertà ), non può far altro che ragliare insensatezze, mescolando le superstizioni bibliche, Dio, madonne, cristi e santi al dibattito scientifico, alla ragione, alla cultura della ricerca e del dibattito accademico. Da che pulpito un fedele condanna craniologia e antropometria, reputandole antiscientifiche e superate? Assurdo, non credete? E per farlo le confonde col positivismo e l’astrologia dei Gall e dei Lombroso, le cui intuizioni potrebbero forse avere valenza nel campo delle discipline neurocognitive, ma non certo nel contesto razziologico.
Cercare di confutare le tesi lombardiste, supportate da ragione e scienza, dal libero pensiero, nonché dalla contemplazione di ciò che è in linea con la natura, cianciando di Dio, teologia, metafisica e filosofia cristiana fa sorridere e rivela senza ombra di dubbio alcuno che Nazione Lombarda è nel giusto, in quanto coerente coi pilastri identitari di sangue, suolo e spirito. A ciò che esiste e si manifesta, come abbiamo detto, e che non obbedisce a quella sequela di castronerie prive di logica e raziocinio che è il catechismo della Chiesa cattolica. Il lombardesimo coltiva l’etno-razionalismo, originale visione del mondo che a differenza delle religioni, specie abramitiche, si attiene a ciò che senza alcun dubbio c’è, e può essere dimostrato. E chi per secoli ha combattuto – per davvero – la libertà , il libero arbitrio, il pensiero scientifico, la libertà della ricerca, la liceità dell’espressione e dell’opinione umane slegate dal regime, e che oggi si ricicla in salsa antirazzista e antifascista per sopravvivere, farebbe bene a preservare un briciolo di senso del ridicolo. Avrebbero arso sul rogo un Galileo, e dopo aver raccontato tragiche e sanguinarie favolette per secoli, complici le letali sberle prese dal giusto progresso, vogliono ora spacciarsi per araldi della ragione, ignorando l’oscurantisimo perpetrato da sempre. Adesso distinguendo le verità (?) di fede da quelle di scienza.
Il vero significato di libertà ? Quello che difende e auspica Nazione Lombarda. Una libertà che passa doverosamente per l’affrancamento dalla Roma non solo politica ma pure religiosa, con tutta la sua parassitaria zavorra resa ancor più velenosa dal terzomondismo e dalla propaganda xenofila, i quali sottraggono la terra natia dei lombardi, ai legittimi padroni, per darla all’ecumene globale, giustificando il tutto con le idiozie di un inesistente dio desertico che ha appestato l’Europa rendendola succube di bugie ad essa aliene. Tempo di liquidare il monoteismo semitico, cristianesimo incluso, vieppiù funzionale al mondialismo e alla sua barbarica agenda incentrata sull’odio per la biodiversità , un patrimonio che ogni popolo ha il diritto e il dovere di tutelare. Ovviamente a casa propria. Che questo piaccia o meno a chi antepone le superstizioni dell’antichità alla verità assoluta dei principi genuinamente identitari, validati dalla ricerca scientifica e dall’uso della ragione.
