Pace

Senza alcun dubbio, la civiltà europea, in termini di sviluppo, progresso e tecnologia, è divenuta grande grazie anche alle guerre che si sono combattute nei secoli e che sono alla base delle nostre stesse identità etniche e nazionali. Sarebbe assurdo sorvolare sulla nostra storia, per mera ideologia, chiudendo gli occhi di fronte all’interminabile sequela di conflitti che ha visto contrapporsi potentati politici ma anche popoli, contrade e nazioni. La Grande Lombardia, ad esempio, ha vicissitudini storiche permeate di guerre, anche fratricide; basti pensare agli orgogli comunali che, per questioni territoriali, hanno messo le città padane le une contro le altre: Bergamo contro Brescia, Modena contro Bologna, Padova contro Vicenza e così via. Per non parlare della Toscana… E poi, logicamente, vengono gli scontri armati fra organismi politici preunitari, come il Ducato di Milano e la Repubblica di San Marco, a loro volta in guerra contro poteri stranieri. Le attività belliche sono sempre state un elemento presente nella vita del continente e degli europei, e lo sono ancor oggi se pensiamo a quanto avviene nel settore orientale dell’Ucraina (o nella capitale), o a quanto accaduto nei Balcani sullo scorcio del III millennio.

Tuttavia, è proprio questa storia ricchissima di battaglie, conflitti e guerre, anche catastrofiche, che oggi dovrebbe permetterci di apprezzare la pace, intesa come coesione, armonia ed equilibrio, direi pure fratellanza o quantomeno cameratismo e rispetto, fra genti europee, i cui nemici comuni, nell’attualità, non sono più i vicini di casa (o, perlomeno, non dovrebbero più esserlo). Nell’età contemporanea, gli scontri fratricidi fanno soltanto l’interesse dei nostri avversari, e la situazione fra Russia e Rutenia lo dimostra: da una parte, Mosca si lascia irretire dall’idea malata di imperialismo cristiano e multirazziale, che guarda all’Oriente, mentre Kiev diviene una marionetta nelle grinfie della decadenza occidentale targata Ue, Nato, Usa. La pace, oggi, servirebbe a gettare le basi dell’Euro-Siberia, la grande confederazione imperiale volta a tutelare la sovranità, l’autarchia e la potenza del nostro continente, rintuzzando gli attacchi delle aggressive economie emergenti, del terzo mondo e, ovviamente, dell’America in combutta con gli “eletti”. I conflitti fra popolazioni europidi possono essere regolati dalla politica, dalla diplomazia, dagli strumenti civili e democratici, ed è quanto occorrerebbe, ad esempio, tra Lombardia e Italia per archiviare il fallimentare stato senza nazione del tricolore e consentire alle due nazioni a sud delle Alpi, e alla Sardegna, di andare per la propria strada, nel solco dell’idea imperiale dalla Galizia a Vladivostok.