Guerra

Si fa presto a dirsi amanti delle attività belliche, comodamente sprofondati in un divano, e commentare le guerre ergendosi a strateghi, in versione pantofolaia, risulta certamente ridicolo. La guerra, poche storie, per chi non è semplice spettatore e non l’ha voluta, è una immane tragedia, che comporta morte, distruzione, emigrazione; soprattutto oggi, dove i conflitti sono sempre più letali, per cagione delle armi di distruzione di massa e delle tecnologie messe al servizio dell’odio, della rapacità dei soliti noti, dell’egemonia politica e geopolitica di potentati completamente avulsi dal razionale culto di sangue e suolo. Entità che condividono, seppur contrapposte su altre questioni, l’odio per l’Europa: America, Russia putiniana, Cina, Israele, BRICS hanno in non cale la civiltà europea, attualmente ridotta allo scendiletto Nato del Benelux, e farebbero di tutto per annichilire la residua fortezza continentale. Del resto già ampiamente occupata. L’Europa, ancora una volta, sulla scia delle conseguenze dell’ultimo conflitto mondiale e della guerra fredda, appare stritolata ad ovest dagli Usa e ad est dalla Federazione Russa, irretita dal multipolarismo da terzo mondo, con una Cina e potentati emergenti che flagellano, con la loro scomposta aggressività economica, il mercato, il mondo del lavoro, energia ed industria.

Come lombardisti, pur auspicando la pace, siamo convinti che la grande famiglia imperiale dell’Euro-Siberia debba tutelare al meglio i propri interessi, grazie ad un consesso “imperiale” e confederale che difenda con le unghie e con i denti l’autarchia, la produzione energetica, le risorse e le materie prime necessarie per sussistenza e vitali politiche di potenza, arrivando anche a farsi rispettare da un punto di vista militare. Questo non per ricreare ammucchiate multietniche sotto le insegne di un unico immenso esercito, o di un’unica moneta, ma per dare vita ad una rete di vera solidarietà internazionale, in chiave europide, volta a preservare il gigantesco spazio autarchico commerciale ed economico che la geopolitica euro-siberiana garantirebbe. Va da sé che nella ideale società europide occorrerebbe ripristinare il servizio di leva, investire il giusto nelle forze armate – anche per sganciarle dal carrozzone atlanto-americano -, sbarazzarsi di ogni base militare straniera e promuovere l’autodifesa etnica totale di tutte le vere nazioni europee. Per quanto concerne il lombardesimo, i conflitti circa l’indipendenza e le terre granlombarde irredente, verrebbero risolti con gli strumenti della diplomazia, perché le guerre tra corrazziali ripugnano (specie oggi), e sebbene la Grande Lombardia non intenda perseguire politiche egemoniche, al di fuori del proprio spazio vitale, è chiaro che occorrano un esercito, un’aviazione e una marina – con forze di polizia e paramilitari – composti di soli lombardi e restituiti pienamente alla nazione e al suo futuro etnostato.