Se si parla di cultura è giocoforza pensare all’arte, una delle manifestazioni dello spirito che proprio nella Grande Lombardia fa la parte del leone, grazie ad una plurisecolare storia di pittura, architettura, scultura e così via. L’accezione di lombardità , anche in questo caso, non si circoscrive ai miseri confini della “Lombardia” attuale, e dunque lo sguardo deve abbracciare tutte le contrade cisalpine, che in senso lato si definiscono lombarde in chiave etnica, culturale e storica. Quando si parla di arte lombarda, ci si limita a considerare – al di là di quella longobarda che collega il cuore padano all’avamposto friulano – il romanico, il Rinascimento, il barocco, la Scapigliatura o il Chiarismo, ma bisognerebbe certamente annoverare, sotto l’etichetta lombardesca, ogni manifestazione artistica padano-alpina. Si deve anche ammettere che, ponendo da parte l’arte protostorica e gallo-romana, o quella contemporanea, la maggior componente dei temi trattati è biblica, e non possiamo certo sorvolare sulla cosiddetta arte sacra, le chiese, le cattedrali, musei e pinacoteche che abbondano di opere di ispirazione religiosa.
Sebbene l’ottica lombardista sia francamente polemica nei confronti del monoteismo abramitico, cristianesimo incluso, circa 2.000 anni di cristianità cisalpina sono a loro modo tradizione, specie per quanto concerne le manifestazioni esteriori della cultura, come della spiritualità . Il patrimonio artistico granlombardo verte potentemente, come nel caso di ogni altra terra europea, su quella che è l’acculturazione biblico-evangelica, che offre un ricchissimo campionario di tematiche entrate nella storia dell’arte e nell’immaginario collettivo. Certamente, vi è poi la cultura laica o che attinge al mondo del mito, grazie anche a creazioni dello spirito come l’Umanesimo, ma è soprattutto in età contemporanea che si mette da parte il campionario religioso per affrontare la realtà e la quotidianità . Viceversa, abbiamo un disgustoso filone pseudo-artistico cristiano, che segue pedissequamente gli stilemi dell’arte degenerata contemporanea, il quale propone orripilanti chiese postmoderne che vengono scambiate per palestre, palazzetti dello sport, astronavi e obbrobri architettonici assortiti, a ben vedere un insulto alla ricchezza dei secoli precedenti. D’altronde, la Chiesa, per sopravvivere, si è di fatto venduta alle storture moderniste, aizzate dalla secolarizzazione globalista.
