26) Socialismo nazionale e comunitarismo

Riforma del mercato, e del mercato del lavoro, e lotta alla ricchezza parassitaria favorita dal capitalismo; fine della speculazione internazionale e abolizione di certi strumenti finanziari (come i derivati); equiparazione della tassazione sulle rendite finanziarie a quella sul reddito da lavoro; inserimento di strumenti redistributivi che consentano a tutti di esprimere le proprie capacità. La crescita economica illimitata, obiettivo fondamentale dell’economia moderna capitalista per la maggioranza degli economisti, è in palese contraddizione con le leggi fondamentali della natura poiché è impossibile crescere infinitamente in un pianeta dalle dimensioni finite. Il sistema individualistico capitalista è poi un sistema profondamente ingiusto che ha portato all’accumulazione della larghissima parte della ricchezza nelle mani di pochissimi; ha permesso lo sviluppo di una società moralmente degenerata; ha imposto il consumismo esasperato (naturalmente nel cosiddetto mondo occidentale); ha condotto alla distruzione di importanti ecosistemi e di significativi elementi di biodiversità ecc.; recherà, nel medio-lungo periodo, a gravissimi problemi di stabilità sociale, politica, economica e ambientale.

Alla luce di tutto ciò, l’unico sistema socioeconomico al contempo etico e sostenibile nel lungo periodo è di conseguenza il comunitarismo, preziosissimo strumento del socialismo declinato in senso nazionale: un organismo, anche ideologico-politico, che si basa sulla solidarietà e sulla collaborazione tra i suoi membri e non sulla competizione tra di loro; sul benessere della comunità e non solo su quello di alcuni; sul miglioramento della qualità della vita e non sull’aumento delle transazioni commerciali; sulla simbiosi con la natura e non sul tentativo effimero di dominio su di essa, ecc. Il cambiamento dei principi etici è quindi fondamentale perché implica l’abbandono di tutti quei disvalori tipicamente occidentali che hanno affossato la nostra società, rendendola altamente corrotta e malata. L’implementazione del comunitarismo dovrà passare per il tramite di un’accurata riforma del mercato, come abbiamo visto in apertura: in particolare, è necessario bloccare il concentramento delle ricchezze e delle risorse nelle mani di pochissimi pescecani, fermando una volta per tutte l’orgia finanziocratica internazionale (e apolide).

25) Giustizia

Pena capitale per i reati più gravi e odiosi quali mafia, terrorismo, stragismo, alto tradimento, disastro, epidemia, pedofilia, bancarotta fraudolenta; castrazione chimica per gli stupratori, segnatamente allogeni; lavori forzati per i detenuti comuni; costruzione di nuove carceri e rimpatrio dei delinquenti alieni minori (gli altri devono venire puniti in Lombardia, e poi rispediti al mittente, se ne è il caso). Lo Stato deve garantire, oltre alla sicurezza e al benessere dei cittadini, il disincentivo alla violazione delle regole, la certezza e l’adeguatezza della pena, il risarcimento dei danni e la proficua rieducazione di chi ha sbagliato, laddove utile e possibile. Servono, alla bisogna, efficaci ed efficienti organi di polizia e di giustizia, il cui obiettivo finale sia garantire quanto elencato sopra. Ovviamente, per consentire il raggiungimento di questo importante traguardo, occorrono strutture burocratiche semplici e snelle e una legislazione chiara e severa che, nel caso di crimini particolarmente gravi e inutilità/impossibilità della rieducazione, preveda l’applicazione della summenzionata pena capitale. Questo sarebbe soprattutto il caso di chi deliberatamente danneggia, angaria e tradisce la comunità nazionale.

I lavori forzati servirebbero a far sì che i detenuti comuni ripaghino la collettività per il danno arrecatole e si guadagnino il sostentamento, senza gravare sulle spalle dell’onesto cittadino. L’ergastolo rischierebbe infatti di divenire una pensione a vita, pagata dai lombardi. D’altronde, come già ricordato, nei casi irrecuperabili e altamente pericolosi per la società, la pena di morte è fortemente caldeggiata, poiché certe esistenze sono indegne di essere vissute e di fronte alle peggiori malefatte la liquidazione fisica è l’unica via da percorrere. Ribadiamo che vengono qui presi in considerazione i delitti più esecrandi, scientemente mirati a colpire la comunità, la nazione e il popolo, soprattutto le fasce più a rischio. Particolare attenzione deve inoltre essere data alla lotta a tutte le forme di criminalità organizzata che minano alla base la convivenza civile, quali mafia, terrorismo, eversione. E ammettiamolo: risolvendo una volta per tutte il problema migratorio, tramite respingimenti e rimpatri massicci, ridurremmo grandemente la delinquenza, poiché si sa, le patrie galere traboccano di allogeni, non certo di indigeni.

24) Criminalità

Lotta senza quartiere a mafie e criminalità organizzata, terrorismo, eversione, massoneria, sette segrete, usura con particolare pervicacia nei riguardi di ogni delitto mirato ad angariare, danneggiare e tradire la comunità nazionale. Liquidazione del precipuo serbatoio del crimine: l’immigrazione. Non va, tuttavia, punita severamente soltanto la bassa manovalanza ma anche, e soprattutto, i suoi mandanti in giacca e cravatta. Tutte le forme di mafia e di criminalità organizzata, che in Lombardia sono prodotti d’importazione, minano alla base la convivenza civile e vanno sradicate con ferrea determinazione; i lombardi non hanno una storia criminale alle spalle, come popolo, mentre altre terre hanno prodotto ben quattro mafie, finendo per spalmarle in Padania, in Europa e nel mondo. I classici stereotipi italofobi riprendono le magagne dell’Ausonia spacciandole per tipiche di tutto il territorio a sud delle Alpi, naturalmente per colpa degli esodi del secondo dopoguerra. E a dar manforte alla malavita italica ci pensa la criminalità organizzata allogena, che si incontra e scontra con la mafia sud-italiana.

Nell’ottica di massimizzazione del benessere collettivo, deve essere assolutamente garantito quello che è uno dei bisogni primari dell’uomo: la sicurezza. Tutti i comportamenti che vanno a danneggiare o a mettere a repentaglio il singolo e la società minando la sicurezza individuale e collettiva devono quindi essere prontamente scoperti e puniti da efficaci ed efficienti organi di polizia e di giustizia. Il legame tra fenomeni migratori – vecchi e nuovi – e delinquenza si fa particolarmente vistoso in terra lombarda, soprattutto nella porzione occidentale, anche perché viaggia di pari passo con la dilatazione tentacolare di città ipertrofiche e senza più un’anima, modellate sull’esempio delle megalopoli euro-americane. Non è certo un pregiudizio razzista affermare che dove arrivi l’immigrazione si creino le condizioni ideali per l’attecchimento del fenomeno criminale, assieme a degrado, disagio (soprattutto giovanile), malcostume, caos. Pertanto, la lotta al crimine deve passare per i respingimenti e i rimpatri a tappeto, che non riguardano soltanto gli alloctoni ma anche gli italiani etnici. Detto questo, massima inflessibilità pure coi delinquenti nostrani.

23) Sicurezza

Creazione di forze armate e di polizia composte di soli lombardi e istituzione di una Guardia Nazionale Lombarda. Smobilitazione e rientro in patria delle forze d’occupazione italiane. Sviluppo della sicurezza informatica, oggi cruciale. Oltre che dalle minacce interne, la sicurezza della comunità nazionale deve essere garantita anche da eventuali aggressioni esterne, istituendo la leva obbligatoria per i giovani uomini. Si deve assicurare, altresì, una salda stabilità politica, sociale ed economica ad una vera Europa delle nazioni e sviluppare un’adeguata opera di opposizione alla globalizzazione e allo status quo mondialista. Il servizio di leva, alternativo al servizio civile obbligatorio (quest’ultimo destinato, in particolar modo, alle ragazze), deve svolgere anche il compito di istituzione sociale di supporto allo sviluppo etico del giovane. Parlando di difesa, una salda rete di alleanze europee, che puntino al raggiungimento di una buona autarchia economica a livello continentale, è la soluzione ideale per garantire l’integrità dell’Euro-Siberia, messa a repentaglio dalle aggressive economie emergenti e, naturalmente, dal tradizionale nemico della sovranità continentale, gli Usa.

È necessario promuovere una strenua resistenza alla globalizzazione incontrollata e all’instaurazione del nuovo (che poi è il vecchio) ordine mondiale. La stessa Italia è una pedina fondamentale nello scacchiere atlanto-americano, e la sua unità politica è la garanzia della cattività degli “italiani”, a partire da noi lombardi. Sovente, ci sentiamo dire dai patrioti tricolori che l’indipendentismo farebbe il giuoco del sistema: nulla di più demenziale. Infatti, è proprio il nazionalismo italiano ipertrofico a fungere da utile idiota al servizio del mondialismo, perché del tutto prostrato di fronte al maligno concetto di Stato-nazione ottocentesco. Il lombardesimo, invece, che è etnonazionalismo cisalpino declinato, ovviamente, in chiave indipendentista, è nemico giurato dell’Occidente a trazione americana, al cui carrozzone è asservita la misera Italietta. La sovranità della Grande Lombardia è sinonimo di libertà per le nostre genti, una libertà che deve passare anche per un esercito, un’aviazione, una marina e delle forze di polizia, naturalmente composti di uomini lombardi (ma ci può essere spazio per un servizio ausiliario femminile), devoti alla nostra patria. La Lombardia non è Italia, ed è bene che gli italiani, quelli veri, badino alla loro terra.

22) Suffragio

Il suffragio universale ha rivelato tutti i suoi limiti: troppi cittadini ignoranti non sono in grado di fare scelte adeguate per il benessere della società, causando i danni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo bisognerebbe consentire il diritto di voto non dopo il compimento di una specifica età, bensì dopo il superamento di un esame di conoscenza sul funzionamento dei sistemi giuridici, economici e sociali. Requisiti ancor più stringenti dovrebbero inoltre essere adottati per l’elettorato passivo. La democrazia occidentale, infatti, è a forte rischio fallimentare per via della manipolazione delle menti più fragili da parte di alcune cricche opportuniste. Lo abbiamo già detto, ma ci ripeteremo: la gestione della res publica va affidata alle mani di un’aristocrazia (nel senso etimologico del termine) lombarda, a impronta maschile, debitamente formata in accademie specifiche, sulla base di severi criteri di merito, qualifiche, conoscenze ed etica consolidata. Ed è proprio alla luce di ciò che si esprimono dubbi riguardo l’universalità dell’elettorato attivo e, soprattutto, passivo. Chiaramente la nostra critica non è animata dall’astio liberal per il cosiddetto analfabetismo di ritorno, perché le motivazioni lombardiste sono più serie e solide.

Il punto è che il suffragio universale estende il voto a soggetti del tutto impreparati, digiuni di politica, economia, diritto (ma pure di cultura generale) e che, così facendo, finiscono tra le braccia di nemici del popolo e della nazione, che sono poi i partiti dell’arco parlamentare tricolore. Popolo e nazione sarebbero la Grande Lombardia, si capisce, e deve ad ogni costo liberarsi dalla tirannia italiana che ne opprime e calpesta l’identità. Per tale motivo la popolazione granlombarda ha bisogno di una nuova politica che si faccia promotrice della rivoluzione lombardista, e quindi di una democrazia totalmente rinnovata dove le magagne antifasciste e liberal-progressiste vengano una volta per tutte liquidate. Le accademie di cui abbiamo più volte parlato servirebbero a questo: forgiare la nuova aristocrazia politica della Lombardia, da cui dovranno uscire Presidente della Repubblica, classe politica e dirigente, uomini militari e di Stato. A tutto vantaggio dei nostri destini nazionali: il patriottismo deve prendere per mano la democrazia e instradarla sui binari del nazionalismo völkisch. Non si tratta di classismo borghese, tutto il contrario; si tratta di mettere il benessere della patria in cima ad ogni cosa.

21) Stato di diritto

Separazione dei tre poteri fondamentali tipica dello Stato di diritto: esecutivo assegnato ad un Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini con sistema maggioritario a doppio turno; legislativo spettante ad un’unica assemblea parlamentare, federale (nel senso che rispecchi l’ordinamento cantonale, relativo alla suddivisione politica della Grande Lombardia), eletta direttamente dai cittadini con sistema proporzionale (unicameralismo); giudiziario attribuito ad una corte suprema eletta anch’essa direttamente dai cittadini con sistema sempre proporzionale. Il potere sovrano deve spettare al popolo con l’unico limite di rispettare il fine ultimo di massimizzazione dell’interesse collettivo della nazione. Di conseguenza, non deve essere lo Stato a legittimare se stesso, ma la nazione a legittimare lo Stato. Chi gestisce la res publica deve essere in grado di farlo in maniera giusta e adeguata; per questo il lombardesimo auspica l’istituzione di apposite accademie atte a formare culturalmente, militarmente e politicamente l’aristocrazia di sangue e suolo (e spirito) che prenda in mano i destini della Grande Lombardia.

A livello di forma di Stato, consideriamo dunque la repubblica etnonazionale, blandamente federale, come la soluzione migliore per garantire una buona governabilità e un giusto grado di autonomia delle principali realtà etnoculturali del Paese. Realtà rappresentate dai cantoni, non più da regioni, che avrebbero soltanto fini statistici e demografici. C’è da dire che le false informazioni e le numerose distorsioni cognitive, cui è soggetto l’intelletto umano, rendono la democrazia canonica a forte rischio fallimentare, per via della manipolazione delle menti più fragili da parte di alcuni individui opportunisti. Noi lombardisti siamo perciò a favore di un sistema presidenziale, dirigista, protezionista, nazional-sociale e corporativista incarnato dalla summenzionata aristocrazia (non in senso “nobiliare” ma etimologico) che sia guida stabile e affidabile per la nazione, senza il bisogno di optare per monarchie o teocrazie fuori dal tempo, le quali rischiano di divenire regimi parassitari lontanissimi dal popolo. I lombardi non sono sudditi di nessuno, e hanno solamente bisogno di uno Stato forte e autorevole, nonché sovrano, che rappresenti al meglio l’essenza etnoculturale della loro patria.

20) Rapporti con gli altri continenti

Partendo dal presupposto che il lombardesimo ha un’ottica euro-siberiana, mirata cioè alla creazione di un grande consesso confederale, imperiale, che raduni tutti i popoli europidi indigeni, dalla Galizia iberica a Vladivostok, si fa strada la questione dei rapporti con le realtà extraeuropee, a partire da quelle di retaggio indoeuropeo. La dottrina lombardista propugna un cameratismo etno-razziale volto alla difesa degli interessi comunitari delle genti bianche autoctone, pensando, per l’appunto, alla sterminata famiglia “eurussa”; al contempo, si sostiene la necessità di una sana collaborazione con il resto del mondo e dei Paesi emergenti, affinché gli vengano imposte eque condizioni di competizione economica (diritti dei lavoratori, inquinamento, uso delle risorse ecc.) e, considerata la massiccia sovrappopolazione del pianeta, la promozione di una perentoria politica di controllo delle nascite, anche nelle terre esotiche. Anche, esatto, perché un razionale orientamento demografico deve partire dall’Europa, affinché vi sia un salutare sviluppo eco- ed etno-sostenibile, unito ad un’intensa opera di respingimenti e rimpatri.

La posizione di Sizzi in materia di rapporti Europa-resto del globo è sicuramente più dura, rispetto a quella di altri lombardisti. Egli propone: fine dell’imperialismo atlanto-americano; salvaguardia del lignaggio caucasoide bianco sparso per la terra; isolazionismo nei riguardi del terzo mondo e delle aggressive economie emergenti (anche per scopi sanitari); condanna di sionismo ed internazionalismo, laddove il primo sia fiancheggiamento e giustificazione dell’esistenza dello Stato di Israele (auspicabile, anzi, è il costante flusso ebraico verso il Medio Oriente) e il secondo un ecumenismo politico prostrato di fronte al feticcio dell’umanitarismo; smantellamento delle basi atlantiste su suolo lombardo e cacciata dell’invasore americano (e del suo ascaro italico); gestione autarchica delle emergenze sanitarie. Fondamentalmente si è concordi su questi punti, ma in taluni tende a prevalere il pragmatismo. Ciò che è certo è che l’interesse nazionale della Lombardia viene prima di ogni cosa, e di conseguenza tutto quello che rappresenta un pericolo per la sicurezza, il benessere e l’equilibrio della nostra terra va combattuto.

19) Lotta alla globalizzazione

La globalizzazione si sta rivelando un disastro per il pianeta, a tutto vantaggio delle tasche di pochissimi pescecani. Per limitare lo spreco inutile di preziose risorse bisogna tornare verso una produzione di filiera domestica della maggior parte delle merci, in un’ottica di economia circolare. A questo proposito, ribadiamo la nostra ferma convinzione circa la necessità di un etnostato presidenziale e sovrano che sappia essere dirigista, protezionista, autarchico, corporativista, animato dal socialismo nazionale e dalla sua propaggine etnico-culturale: il comunitarismo. La lotta contro lo status quo mondialista va portata sino in fondo, e le ingerenze straniere negli affari nazionali della Grande Lombardia vanno azzerate. Non è solo una questione ideologica, ma anche scientifica: la ragione umana e il metodo scientifico sono i migliori strumenti per ottenere una conoscenza e una comprensione della realtà fisica più oggettive possibile (razionalismo), osservando e analizzando la natura per cercare di coglierne maggiormente i meccanismi di funzionamento ed edificare così quella che è la nostra Weltanschauung.

L’opposizione alla globalizzazione, dunque, è dettata da ciò che noi chiamiamo etno-razionalismo, vale a dire il binomio tra etnonazionalismo völkisch e razionalismo (etnonazionalismo razionale, insomma), e questo perché non solo l’ideologia ma anche l’approccio scientifico ci inducono a contrastare le derive mondialiste, che vorrebbero portare ad un unico Stato globale sotto forma di sterminata multinazionale politica. Questo ordine di cose è ostile alla natura, e dunque allo stesso concetto – positivo – di umanità, poiché la globalizzazione a lungo andare porterà il pianeta terra al collasso, e in parte lo ha già fatto. Del resto, il mondialismo non è solo internazionalizzazione, esportazione di “valori” occidentali, tirannia del grande capitale apolide, imposizione di usi e costumi americani in nome di una libertà di cartapesta buona soltanto per rimpinzare l’epa del consumismo e del materialismo, industrializzazione selvaggia (con tutte le sue ricadute): è anche la globalizzazione delle nefaste idee collegate all’antifascismo, all’antirazzismo, al laicismo e all’anarco-individualismo, e cioè a quanto calpesta sangue, suolo, spirito creando quei tentacolari mostri inquinati, sovrappopolati, cementificati, multirazziali e appestati da criminalità e degrado che sono le metropoli statunitensi ed europee.

18) Irredentismo granlombardo

A seguito di diverse vicissitudini storiche, purtroppo alcuni dei territori granlombardi sono oggigiorno sotto il governo di entità straniere (fermo restando che anche la Repubblica Italiana è un’entità straniera, si capisce). Per tale ragione è necessario lavorare affinché vengano restituite alla loro madrepatria le seguenti terre: Moncenisio, Valle Stretta, Monginevro, Nizzardo, Briga e Tenda (sotto la Repubblica Francese), che ricadono nell’ambito piemontese e ligure; Montecarlo (MC), areale ligure; Sempione, Canton Ticino, Mesolcina, Val Bregaglia, Val Poschiavo, Val Monastero (sotto la Confederazione Elvetica), che fanno parte del dominio insubrico, orobico e tirolese primigenio, cioè retico cisalpino; Goriziano, Litorale, Carso, parte della Carniola interna (sotto la Repubblica di Slovenia), che ricadono nell’ambito giuliano così come Istria, Fiume e Quarnaro (sotto la Repubblica di Croazia); San Marino (RSM). Sono tutti territori geograficamente cisalpini, anzitutto, parte integrante del quadro padano-alpino che va dal fiume Varo al Monte Nevoso e dal San Gottardo al fiume Misa.

Hanno, inoltre, un carattere etnico primigenio granlombardo, anche se in taluni casi quasi del tutto sommerso dall’elemento etnico più recente. Sul versante occidentale, il dato ligure (o piemontese) si mescola con quello arpitano e, soprattutto, occitanico, subendo altresì la francesizzazione; sul versante centrale, persiste l’elemento indigeno insubrico-orobico, così come quello romancio (che, a ben vedere, appartiene etnolinguisticamente alla Cisalpina, anche se in parte distribuito su territori transalpini); infine, sull’orientale, elementi friulani e veneti sopravvivono alla pressione, che ormai è predominanza, dell’elemento slavo, contando soprattutto sul venetismo coloniale, e sullo sparuto idioma istrioto. San Marino è, ovviamente, un frammento di Romagna, per quanto indipendente, e ad essa va ricongiunto. Queste terre appartengono, oggi, a potentati stranieri, ma la madrepatria granlombarda non se la passa meglio, essendo sotto la Repubblica Italiana, espressione statuale di una nazione inesistente. Quindi l’irredentismo granlombardo, e panlombardo, deve anzitutto passare per la liberazione del grosso della Grande Lombardia, per poi puntare ad un’azione diplomatica che riporti i territori summenzionati nella sfera nazionale e politica cisalpina.

17) Uscita dalla Nato

Con la fine della guerra fredda, la Nato è passata da teorica alleanza difensiva contro il blocco sovietico a palese strumento di azione aggressiva dell’imperialismo americano, in Europa e in Medio Oriente. Per giunta, la grottesca giustificazione di questa banda di guerrafondai è quella di voler esportare la libertà, tentando goffamente di nascondere sotto al tappeto le evidenti malefatte dell’organizzazione atlantista. Bisogna dunque uscire dallo sciagurato Patto Atlantico, che del resto è al servizio di un unico padrone, quello americano, e riportare il controllo delle basi militari su suolo lombardo a favore delle forze armate granlombarde. L’occupante statunitense va cacciato, assieme al suo ascaro italico, e la sovranità militare sulla Grande Lombardia va restituita ai legittimi proprietari di questa terra, che sono i lombardi. I “nazionalisti” tricolori ritengono che l’indipendenza della Lombardia sia un favore al mondialismo e alle organizzazioni sovranazionali; peccato che sia proprio la loro Italietta ad essere pedina di Usa, Nato, Ue, in quanto stato-apparato di matrice giacobino-massonica che di nazionale non ha alcunché.

La Nato è espressione dell’Occidente a trazione yankee, e di tutti i suoi disvalori. Il “mondo libero” di cui parlano non è altro che una società pervertita e degenerata animata dall’ossessione per il denaro, il consumo, il progresso e lo sviluppo – quindi per il capitalismo – in cui i popoli sono schiavi dell’affarismo e dell’alta finanza, e privati della vera sovranità nazionale. Il concetto di libertà euro-atlantico è soltanto una patetica menzogna frutto dello sfrenato individualismo all’americana, poiché le nazioni europee occidentali non sono affatto libere. I padroni dell’Europa ridotta ad Unione Europea si inventano, di volta in volta, dei nemici che incarnerebbero il peggio del pianeta, e questo solamente perché fieri avversari del marasma variopinto, tenuto assieme dal feticcio del grande capitale, che viene rappresentato dalla società occidentale. Oggi come ieri il “mostro” è la Russia, e l’attualità ci illustra alla perfezione la campagna d’odio mossa dagli atlantisti contro Mosca. Ma noi lombardisti sappiamo bene dove e a chi guardare, per il nostro futuro geopolitico, e questo qualcuno non si trova oltreoceano: la nostra vocazione è l’Euro-Siberia, e la Russia ne è parte fondamentale.