Dio, la Svizzera e altre creature di fantasia

All’indomani della presentazione ufficiale di Nazione Lombarda in quel di Abbiategrasso, i sodali lombardisti mi segnalano un articolo di un anonimo – a quanto pare presente tra il pubblico accorso presso il Castello visconteo – pubblicato su di una testata online della “Svizzera italiana” (che ovviamente non esiste, dal momento che si tratta di Lombardia etnica, linguistica e storica), il quale attacca frontalmente l’associazione da un punto di vista cristiano, e cioè profondamente irrazionale e antiscientifico. Dovrebbe essere chiaro ai più, nel 2026 era volgare, che il cristianesimo, e le religioni in genere, non abbiano più nulla da dire e da dare, avendo completamente esaurito la loro missione, e infatti oggi prosperano giusto nel terzo/quarto mondo, dove l’oscurantismo e la superstizione sono ancora bene accetti.

Il sottoscritto è profondamente ateo, irreligioso e anticristiano, ma NL si mantiene su di un piano certamente più pragmatico, coltivando tuttavia quella che è la cifra filosofica fondamentale del lombardesimo: l’etno-razionalismo, o etnonazionalismo razionale. Reputiamo teologia, metafisica e filosofia cristiana del tutto inutili e controproducenti, inservibili per poter indagare la realtà, che necessita di ragione, scienza e ricerca, e soprattutto oggi l’uomo lombardo ed europeo, europide/bianco, deve lasciarsi alle spalle il ciarpame irrazionale, che diviene una zavorra oltretutto funzionale all’agenda globalista: l’universalismo cattolico (perché ‘cattolicesimo’ significa proprio quello), sposa appieno la linea cosmopolita, apolide, antirazzista e antifascista, divenendo complice di un regime occidentale che si nutre del disprezzo per sangue, suolo e spirito.

Chi ha vergato l’articolo sul sito ticinese ci accusa di razzismo, determinismo, materialismo zoologico, tirando in ballo addirittura l’ebreo Lombroso con la sua pseudo-scienza frenologica e fisiognomica, dimostrando la classica, e crassa, ignoranza semicolta in materia di razziologia: l’antropologia fisica e la genetica di popolazione, lo ribadiamo per l’ennesima volta, non traggono giudizi etici, valoriali, intellettivi e spirituali dall’analisi del cranio e del genoma, ma semplicemente descrivono da un punto di vista scientifico l’identità biologica di un individuo, e del popolo cui appartiene. Mi rendo tuttavia conto che chi crede in Dio possa essere allergico alla razionalità e al pensiero scientifico, dal momento che Dio, proprio come la Svizzera, è un ente immaginario…

Il lombardista, invece, in quanto razionalista e realista, si occupa di ciò che esiste e si manifesta. Vale a dire il sangue della nazione, inteso non soltanto come caratterizzazione fisica e genetica degli indigeni ma pure come stratificazione identitaria (preromana, gallo-romana, longobarda) ereditata dai nostri padri – e alla base della nostra etnogenesi – e giunta sino a noi; il suolo patrio, inteso come terra natia, che non è di tutti ma di chi, legittimamente, è da sempre radicato nel territorio in nome di vincoli etnici e razziali; lo spirito delle nostre genti, che si riflette poi sull’individuo singolo, che ha bisogno della propria comunità di origine per non divenire un misero sradicato in balia della modernità. Ed è proprio la questione relativa allo spirito che viene ampiamente ignorata dall’autore dello scritto incriminato: non basta essere lombardi per sangue e suolo, bisogna anche essere animati da un’energia identitaria che consenta di valorizzare al meglio l’elemento biologico e naturale, altrimenti il tutto resta lettera morta.

È però evidente una cosa. NL non teorizza uno spirito come elemento trascendentale, ultramondano, insufflato da improbabili divinità semitiche, e da intendersi come qualcosa di impalpabile e metafisico; inquadra, bensì, lo spirito come mentalità, carattere, indole, personalità, intelligenza che sono del resto alla base del concetto di cultura e civiltà. In tutto questo le balle del “libro” e dei preti nulla c’entrano, poiché è chiaro, limpido e palese che l’anima cristiana non esista, così come non esiste lo Spirito Santo o qualsiasi altro fantasioso essere in cui i baciapile credono. E, attenzione, lo dico da persona che sino ai 24 anni è stata cattolica praticante, figlia di una famiglia profondamente religiosa e conservatrice che ha dato alla Chiesa due zii sacerdoti, e che potrebbe dirsi di formazione cattolica, seppur anticristiana. Questo per affermare che l’esteriorità bigotta della liturgia, dopotutto, non conti nulla, ma consenta certamente di conoscere al meglio il nemico da combattere.

Lo spirito di cui parliamo nasce dall’incontro fecondo di sangue e di suolo, da cui scaturiscono tutti gli elementi culturali, civici e pure economici e sociali di una popolazione. Ed è questo ciò a cui alludiamo, l’energia vitale che anima popolo e suoi membri, impedendo il materialismo zoologico evocato dalla testata “elvetica”. Perché è ovvio che se un soggetto è lombardo di Lombardia ma completamente rincitrullito, la sua identità sarà come morta, pronta per essere spazzata via da tutti i nefasti fenomeni collegati alla globalizzazione, al relativismo e al consumismo. Ciò consente di riallacciarci ad un altro aspetto: noi condanniamo il culto del fatturato che ossessiona molti, troppi lombardi, così come l’individualismo, l’edonismo, l’egoismo anti-identitario e anarcoide. Crediamo fortemente nella solidarietà comunitaria, nei vincoli tradizionali della famiglia biologica, nel cameratismo tra pari, tutti aspetti coerenti col nostro fortissimo razionalismo e la nostra tutela della natura sovrana. Natura che non conosce superstizioni da sinagoga, sagrestia e casba, e nemmeno il politicamente corretto.

Si insinua che noi si sia contro il libero arbitrio. Ma come? Sosteniamo a spada tratta la necessità della Grande Lombardia di autoaffermarsi e liberarsi dal giogo di Roma, e di ogni altro potentato straniero e mondialista (Vaticano incluso), e secondo l’autore dell’articolo saremmo contro la libertà delle persone?! Certo, un fatto è chiaro ed evidente: libertà è fare il bene supremo, quello della patria, non del capriccio anarco-individualista del singolo, perché come detto chi si rende estraneo alla propria comunità diviene un pesce fuor d’acqua, in balia di ogni infausta ricaduta frutto dello status quo. Ma detto questo, il concetto di libertà è per noi fondamentale, anzitutto come valore condiviso dalla nazione, che deve autodeterminarsi per sbarazzarsi di ogni giogo anti-identitario. Del resto alimentato dalla Chiesa medesima, vieppiù schiava del sistema.

Viene menzionato il nome dell’antropologo tedesco Hans Günther, nordicista vicino al nazionalsolcialismo, come riferimento sizziano, anche qui prendendo una cantonata, perché lo studioso, per i tempi pregevole, mostra oggi tutti i suoi limiti ideologici di pregiudizio verso chi non appartiene alla matrice fisica teutonica e nordeuropea, collegando in senso irrazionale il fenotipo a qualità caratteriali. E questa è una scemenza che mai nella vita ho affermato. Come non ho mai detto, in modo lombrosiano, che la conformazione di neurocranio e massiccio facciale sia sintomo di determinate caratteristiche morali. Temo che il signore presente all’evento di soledì scorso, che ha poi vergato lo scritto sul giornale online “svizzero”, sia stato molto distratto, oltre al fatto di non conoscere me, i miei sodali e la stessa associazione. Lasciandosi poi obnubilare dal credo cristiano. Che è la sagra dell’irrazionalità, ribadiamolo.

Il materialismo nostrano è in realtà realismo, si fonda su ciò che si può osservare ed esperire, ed è chiaro come il sole che le menzogne delle religioni non possano avere voce in capitolo, a proposito di scienza. L’uomo non è affatto schiavo di razza, etnia, fenotipi ma di certo la sua identità è da essi plasmata, e poi sublimata dal carattere e dalla personalità, dall’intelletto; in caso contrario sarebbe un mondo di sradicati (cosa che comunque accade grazie ad immigrazione di massa, società multirazziale, meticciato, pluralismo, ciarpame benedetto a piene mani dal cristianesimo). Piaccia o meno, il culto del Cristo, incluso il versante cattolico specie odierno, auspica la distruzione dei legami di sangue e di suolo, corrompendo lo spirito che abbiamo ereditato dall’ethos indoeuropeo, dalla gentilità ariana, dal pensiero greco-romano, in nome di un dio unico assoluto – anticipazione del mondialismo – che vuole olocausti in suo onore, e cioè sacrifici infami che liquidano la sacrosanta solidarietà fra simili. E no, mi spiace, ma un lombardo non è fratello di genti esotiche.

Giustamente, il tizio in questione cita Saulo di Tarso, colui che contribuì a diffondere il morbo ebraico-cristiano nel mondo classico, secondo cui non c’è più giudeo né greco, né uomo né donna, né schiavo né libero, un vero e proprio manifesto programmatico della dissoluzione, dell’universalismo, della fratellanza globale suicida in nome del circonciso Gesù di Nazareth. Il cristianesimo, infatti, non è soltanto problematico per via della sua matrice semitica, giudaica (cioè allogena, estranea alla razza europide), ma pure per il suo afflato evangelico, che diviene inevitabilmente complice di massificazione, egualitarismo, antirazzismo, meticciato, disprezzo per sé stessi, xenofilia, andando a braccetto coi degenerati che auspicano sostituzioni razziali ed etniche per rottamare i vecchi, costosi e sterili europei. La Chiesa è un icneumone, un cavallo di Troia al servizio della malata idea di progresso e di sviluppo, ora più che mai perché ha bisogno di sopravvivere. Il Concilio Vaticano II ha sancito la condanna a morte degli ultimi residui tollerabili, rimasti nella fede cristiana, e cioè degli echi gentili assorbiti nei secoli, spianando la strada all’ecumenismo.

Luoghi di culto sempre più svuotati di indigeni ma affollati di preti negroidi, suore delle Filippine, immigrati boliviani, una sordida ammucchiata benedetta dall’insensata, e fasulla, comunanza auto-genocida e dall’odio per sangue, suolo e spirito. Si parla tanto di amore, nell’articolo oggetto del mio scritto, ma l’amore è ciò che porta frutto, che contribuisce concretamente al benessere della comunità, che promuove rapporti sani su ogni fronte; è quanto divulgato proprio dal lombardesimo come spirito di appartenenza e senso identitario, e che ci parla di autostima, rispetto per sé stessi, tutela di natura, famiglia, comunità, patriottismo, difesa degli innati ruoli di maschile e femminile, eterosessualità, endogamia, monogamia, fratellanza etnica. Il concetto, deviato e degenerato, di amore evangelico è pura follia suicida, incarnata alla perfezione dal fantomatico figlio di Dio Gesù Cristo, il quale si lascia insultare, schiaffeggiare e sputare in faccia, flagellare, per poi venire ammazzato come un cane in croce, in un’orgia indecente di masochismo.

L’amore, come ogni altro sentimento positivo ed edificante, va messo al servizio della sacrosanta verità naturale, sacralizzata dalla solare tradizione ariana. E non ci sono fandonie biblico-evangelico-coraniche che tengano. Il nostro unico paradiso possibile si chiama Lombardia, e non va immolato sul fetido altare di Geova per delle indecenti superstizioni da beduini e sprepuziati. Il cristianesimo è completamente incompatibile con l’etnonazionalismo, sebbene Nazione Lombarda accolga tutti i lombardi di ferrea volontà a prescindere dalla sensibilità religiosa, purché non confessionali e laici. Infatti, siamo per la libertà di culto, a livello individuale, a patto che tale credo abbia un minimo di nesso storico e identitario con le nostre terre (a questo proposito, valutiamo positivamente una trasmutazione pagana del culto ambrosiano insubrico, rito cattolico latino di radici galliche), e non rappresenti un pericolo per la nazione e il futuribile etnostato granlombardo.

Stucchevole, poi, accusare me e l’associazione di razzismo, poiché il razzismo equivale all’odio, alla discriminazione, alla violenza, alla gerarchia razziale, mentre il sottoscritto si dice piuttosto razzialista. Riconosce cioè la realtà naturale e biologica delle razze umane, auspicando separazione continentale, rimpatrio e condanna del meticciato, ma senza per questo affannarsi nell’individuare una razza superiore alle altre. E l’eredità etnica e razziale, genotipica e fenotipica, non è una condanna o un limite, anzi, è un valore aggiunto da esaltare al meglio, razionalmente, proprio in un mondo occidentale che pare condannato alla liquidità e all’instabilità, all’imbastardimento e al relativismo, alla totale perdita di valori e all’alienazione che passa per lo spregio genocida delle proprie radici. D’altra parte, noi siamo europei, e condanniamo integralmente la patologica accezione contemporanea di Occidente.

Non deve stupire che il primo attacco a Nazione Lombarda venga proprio da ambienti cattolici, anzi, la cosa personalmente mi onora molto. Perché chi predica stupidaggini anacronistiche, ampiamente smentite dallo scibile umano, finalmente affrancato dall’oscurantismo pretesco (ed ecco, di nuovo, il tema della vera libertà), non può far altro che ragliare insensatezze, mescolando le superstizioni bibliche, Dio, madonne, cristi e santi al dibattito scientifico, alla ragione, alla cultura della ricerca e del dibattito accademico. Da che pulpito un fedele condanna craniologia e antropometria, reputandole antiscientifiche e superate? Assurdo, non credete? E per farlo le confonde col positivismo e l’astrologia dei Gall e dei Lombroso, le cui intuizioni potrebbero forse avere valenza nel campo delle discipline neurocognitive, ma non certo nel contesto razziologico.

Cercare di confutare le tesi lombardiste, supportate da ragione e scienza, dal libero pensiero, nonché dalla contemplazione di ciò che è in linea con la natura, cianciando di Dio, teologia, metafisica e filosofia cristiana fa sorridere e rivela senza ombra di dubbio alcuno che Nazione Lombarda è nel giusto, in quanto coerente coi pilastri identitari di sangue, suolo e spirito. A ciò che esiste e si manifesta, come abbiamo detto, e che non obbedisce a quella sequela di castronerie prive di logica e raziocinio che è il catechismo della Chiesa cattolica. Il lombardesimo coltiva l’etno-razionalismo, originale visione del mondo che a differenza delle religioni, specie abramitiche, si attiene a ciò che senza alcun dubbio c’è, e può essere dimostrato. E chi per secoli ha combattuto – per davvero – la libertà, il libero arbitrio, il pensiero scientifico, la libertà della ricerca, la liceità dell’espressione e dell’opinione umane slegate dal regime, e che oggi si ricicla in salsa antirazzista e antifascista per sopravvivere, farebbe bene a preservare un briciolo di senso del ridicolo. Avrebbero arso sul rogo un Galileo, e dopo aver raccontato tragiche e sanguinarie favolette per secoli, complici le letali sberle prese dal giusto progresso, vogliono ora spacciarsi per araldi della ragione, ignorando l’oscurantisimo perpetrato da sempre. Adesso distinguendo le verità (?) di fede da quelle di scienza.

Il vero significato di libertà? Quello che difende e auspica Nazione Lombarda. Una libertà che passa doverosamente per l’affrancamento dalla Roma non solo politica ma pure religiosa, con tutta la sua parassitaria zavorra resa ancor più velenosa dal terzomondismo e dalla propaganda xenofila, i quali sottraggono la terra natia dei lombardi, ai legittimi padroni, per darla all’ecumene globale, giustificando il tutto con le idiozie di un inesistente dio desertico che ha appestato l’Europa rendendola succube di bugie ad essa aliene. Tempo di liquidare il monoteismo semitico, cristianesimo incluso, vieppiù funzionale al mondialismo e alla sua barbarica agenda incentrata sull’odio per la biodiversità, un patrimonio che ogni popolo ha il diritto e il dovere di tutelare. Ovviamente a casa propria. Che questo piaccia o meno a chi antepone le superstizioni dell’antichità alla verità assoluta dei principi genuinamente identitari, validati dalla ricerca scientifica e dall’uso della ragione.

Lombardi, è fatta, ecco Nazione Lombarda!

NL

Ieri, soledì/domenica 11 gennaio 2026, è stata ufficialmente presentata l’associazione politica, e culturale, Nazione Lombarda. Presso la sala consiliare del Castello visconteo di Abbiategrasso, una prestigiosa cornice plurisecolare da cui è transitato un gran bel pezzo di storia insubrica e cisalpina, si è infatti tenuto l’evento del lancio pubblico del movimento, al quale hanno partecipato una sessantina di convenuti provenienti da diverse parti della Grande Lombardia, accorsi ad ascoltare i lombardisti che hanno preso parola: il presidente Paolo Sizzi, il segretario Adalbert Roncari e altri quattro fondatori, Alessandro Cavalli, Andrea Rinaldi, Filippo Ferrari (membri del consiglio, con i due referenti) e Vanessa S.

Nazione Lombarda è stata fondata il 23 dicembre 2024, in periodo solstiziale d’inverno, in quel di Bergamo, dalle persone indicate e da altri 4 lombardisti, come approdo definitivo del lombardesimo militante, dopo le esperienze del Movimento Nazionalista Lombardo (2011-2013) e di Grande Lombardia (2013-2024). La presentazione ufficiale, avvenuta a distanza di un anno stante la necessità di avere l’intero direttivo al completo, in presenza (due membri, attualmente, vivono per lavoro più all’estero che in Lombardia), ha consentito ai Nostri di poter toccare con mano la sensibilità identitaria dei granlombardi, grazie all’incoraggiante numero di persone che hanno preso parte alla manifestazione.

Persone non soltanto originarie delle classiche Insubria e Orobia, ma partite pure dal Piemonte, dall’Emilia e dalle frange orientali estreme della Cisalpina, a testimonianza di come il sentimento etnico e nazionale panlombardo non sia limitato alla regione artificiale ma sia condiviso, o quantomeno soggetto a curiosità, da parte pure di indigeni alpino-padani di varie contrade. Siamo davvero felici e orgogliosi del risultato raggiunto, perché in una sala di modeste dimensioni l’afflusso è stato considerevole. Tenendo, oltretutto, conto del fatto che Sizzi e i suoi non sono certamente dei personaggi pubblici e/o dei marpioni navigati… Il dato più interessante è quello che ci viene dall’entusiasmo giovanile: Nazione Lombarda è associazione fatta anche da giovani e tra gli astanti moltissimi erano ventenni o trentenni.

Dopo una presentazione e un’introduzione sulla natura associativa del movimento, con tanto di excursus storico circa il lombardesimo, tenuti dal presidente Sizzi, ecco che gli altri fondatori hanno esposto la decina di punti programmatici fondamentali di NL, con un intervento finale di Paolo stesso in materia di indipendentismo coniugato, ovviamente, all’istanza etnonazionalista. Non prima di aver risposto ad alcune domande avanzate dai presenti, l’evento si è chiuso intonando la nostra idea di inno nazionale, ovviamente tradotto in lombardo: O Segnoo, del tecc nativ, emendato dagli elementi cristiani e particolarmente gradito dal pubblico.

In questi giorni avremo certamente occasione di riparlare del lancio di NL e di documentarne lo sviluppo, tenutosi tra le 15:30 e le 18 di ieri. Al termine della conferenza, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con il pubblico, appurando come da parte delle persone ci sia davvero un vivo interesse verso la causa identitaria, nazionale e comunitaria della Grande Lombardia, la Lombardia storica, che naturalmente è popolo, etnia e patria. Gli interventi dei militanti verranno poi ripresi e approfonditi sul sito ufficiale dell’associazione, illustrando nello specifico quelli che sono i 50 punti programmatici del lombardesimo e di Nazione Lombarda, e articolando a fondo le varie sfaccettature ideologiche e politiche della nostra dottrina.

Salut Lombardia!

11 gennaio 2026: presentazione ufficiale di Nazione Lombarda

Nazione Lombarda

Fratelli lombardi, ci siamo. Soledì (domenica) 11 gennaio 2026, dalle ore 15.30 alle ore 18, presso la sala consiliare del Castello Visconteo di Abbiategrasso (Milano), andrà in scena la presentazione ufficiale al pubblico dell’associazione politico-culturale Nazione Lombarda, nata il 23 dicembre 2024, in pieno periodo solstiziale d’inverno, in quel di Bergamo. Fondata da 10 lombardisti, fra cui il Presidente Paolo Sizzi, il Segretario Adalbert Roncari e gli altri membri del Consiglio Alessandro Cavalli, Andrea Rinaldi e Filippo Ferrari, NL si propone di adoperarsi per l’affrancamento del sentimento identitario, comunitario e nazionale del popolo granlombardo, a partire dall’ambito culturale, ma con un’ovvia ottica politica nel solco dell’etnonazionalismo e dell’indipendentismo.

L’associazione è l’approdo definitivo del lombardesimo militante, dopo il Movimento Nazionalista Lombardo (2011) e Grande Lombardia (2013), il cui carattere è politico, al di là di questioni statutarie e burocratiche, in senso schiettamente dottrinale e ideologico: Nazione Lombarda è un soggetto che non intende, soprattutto ora, partecipare a competizioni elettorali e non è dunque interessato a voti, poltrone, cariche e prebende; ciò che ci prefiggiamo, nel nostro piccolo, è divenire inedito punto di riferimento nel panorama identitario padano-alpino, strutturandoci come movimento d’opinione che, a partire in special modo dalla rete, si batta per liberare la nazione storica lombarda dal giogo italiano e mondialista, cominciando da menti, coscienze e spiriti. Chiaramente con mezzi civili e democratici.

Inutile portare alle urne i lombardi se questi non sanno nemmeno di esserlo, credendosi di volta in volta italiani, “padani” alla leghista o cittadini del mondo, perché infatti urge in prima istanza acculturare, divulgare le tematiche care al lombardesimo e porre così le basi per una missionarietà fra connazionali, mirata a una sana ri-educazione identitaria e comunitaria. La Grande Lombardia, cioè la Lombardia storica che ingloba tutta quanta la Cisalpina, è sotto ogni punto di vista popolo, etnia e nazione, per quanto dormienti, ed è dunque necessario che i lombardisti promuovano a piene mani l’idea dell’autoaffermazione nazionale delle Lombardie.

NL, associazione politico-culturale plasmata dal pensiero dagli storici araldi del lombardesimo Paolo Sizzi e Adalbert Roncari, si presenterà come faro culturale, ideologico e metapolitico per tutti coloro che vogliono raccogliere la sfida lanciata dall’etnonazionalismo cisalpino, al netto di ogni buffonata di stampo bossiano, lanciando quelli che sono i nostri cavalli di battaglia di sempre: lombardesimo e panlombardismo, comunitarismo, razzialismo, tradizionalismo emendato dall’etno-razionalismo, ambientalismo coniugato all’etnonazionalismo ed europeismo völkisch in ottica euro-siberiana. L’esaltazione razionale di sangue, suolo e spirito è ciò che ci guida, contrastando la degenerazione contemporanea che passa tanto per i fasulli concetti di Italia, Lombardia ed Europa quanto per il relativismo che mira a distruggere i vincoli di solidarietà etnico-nazionale e comunitaria.

Per chi fosse, dunque, interessato a presenziare all’evento dell’11 gennaio 2026, l’appuntamento è alle 15:30 presso la sala consiliare del Castello Visconteo di Abbiategrasso, Milano, in una storica e prestigiosa cornice dalla quale è transitato un gran pezzo dell’identità plurisecolare d’Insubria e della Lombardia etnica. Nel segno dei Visconti, il cui emblema araldico, il Biscione, campeggia al centro del logotipo di Nazione Lombarda, in quanto simbolo etnonazionale del popolo granlombardo, assieme allo Swastika camuno che è l’insegna del lombardesimo. Quel giorno avremo anche modo di presentare, oltre al drappo dell’associazione, la nostra proprosta di bandiera e stemma nazionali e, ovviamente, il sito ufficiale di Nazione Lombarda.

Dal Monviso al Nevoso, dal Gottardo al Cimone

Salut Lombardia!

Nasce Nazione Lombarda

Mercoledì scorso, in diretta alla Zanzara, sul finire dell’intervento ho dato il lieto annunzio: è nata l’associazione politico-culturale Nazione Lombarda, erede del Movimento Nazionalista Lombardo (2011) e di Grande Lombardia (2013) e definitivo approdo del lombardesimo militante. La fondazione risale al 23 dicembre 2024, in pieno periodo solstiziale d’inverno, ma l’ho solo ora resa nota proprio per approfittare dello spazio concessomi dalla trasmissione radiofonica di Giuseppe Cruciani, su invito degli autori che mi contattarono qualche settimana fa. Anche per questo li ringrazio, perché, seppur goliardico, il dittero crucianesco dà la possibilità di farsi conoscere e di diffondere pensieri, idee, tematiche che a mio parere, soprattutto oggi, sono molto importanti, e suscitano riflessioni.

La costituzione di Nazione Lombarda, come dicevo, è avvenuta lunedì 23 dicembre 2024, a ridosso del solstizio d’inverno, appunto per l’alto valore simbolico della data e del periodo. Abbiamo fondato in 10 di fronte ad un notaio, in quel di Bergamo, e oltre al sottoscritto (Presidente nazionale) vi erano i sodali storici Adalbert Roncari (Segretario nazionale) e Alessandro Cavalli; i nomi degli altri padri fondatori verranno divulgati successivamente, e avremo sicuramente modo di esporci e di presentarci. Infatti, il lancio pubblico di NL dovrebbe avvenire in primavera, possibilmente tra l’equinozio e il solstizio d’estate, anche in questo caso per il simbolismo e per il ricordo di quel 6 maggio del 2011, quando venne fondato l’MNL, l’associazione pioniera del lombardista.

Sino ad allora lavoreremo sul sito, sui profili delle reti sociali e sul materiale propagandistico, poiché il nuovo soggetto, casa dei lombardi e dei lombardisti, vuole davvero essere il frutto maturo di quella grande avventura ideologica e metapolitica principiata nell’estate del 2009, grazie alla creazione dei primi blog da cui diffusi il lombardesimo. Un’avventura il cui seme fu gettato già nel giugno del 2006, periodo nel quale giunsi in contatto con l’etnonazionalismo, l’indipendentismo lombardo di alcuni fuoriusciti leghisti e, naturalmente, lo studio e l’approfondimento di discipline fondamentali come l’antropologia fisica, la genetica delle popolazioni e l’etnologia applicate alle genti padano-alpine (e, più in genere, europee).

La nostra intenzione è coniugare la cultura militante alla metapolitica, senza escludere in futuro veri e propri impegni politici, fermo restando che l’acculturazione e l’affrancamento lombardista della coscienza dei nostri connazionali sono fondamentali e rappresentano la priorità di Nazione Lombarda. La natura dell’associazione, appunto, è politico-culturale, vale a dire fare divulgazione, anche sul territorio, senza perdere di vista l’impegno ideologico, teso alla salvazione e alla liberazione delle nostre terre, rieducando all’autoaffermazione e all’indipendenza. Prima dell’indipendentismo, è chiaro, viene il nazionalismo etnico, poiché sarebbe consolazione grama una Lombardia libera senza più lombardi. Veri.

Come ormai sapete da lustri, la Lombardia di cui parliamo è la nazione storica cisalpina, che abbraccia tutte le contrade della Padania geografica, nessuna esclusa. Anzi, vi sono anche territori oggi irredenti, ma indiscutibilmente legati alla Lombardia “italiana”, che sono parte integrante del quadro etnonazionale, e del progetto lombardista medesimo. E chi conosce il lombardesimo sa dunque bene quali siano i nostri obiettivi da perseguire, lungo la via della legalità, della democrazia e della civiltà, grazie a strumenti pacifici e diplomatici, ma con le armi della cultura. Nell’attesa dell’ufficializzazione pubblica, della presentazione sul territorio, vi invito come sempre a seguire i miei canali e profili sulle varie reti sociali, assieme a questo diario di bordo virtuale, da cui vi terrò aggiornati.

Dal Monviso al Nevoso, dal Gottardo al Cimone

Salut Lombardia!Â