34) Educazione ad un corretto stile di vita

Salvaguardia della salubrità del proprio ambiente, dell’alimentazione e dello stile di vita, presupposto alla base della salute di ogni persona, controllabile dall’individuo stesso: cruciale importanza va data all’opera di educazione e sensibilizzazione di tutta la popolazione, col fine di far comprendere ai membri della comunità nazionale che sono i principali responsabili del proprio stato di salute (a tutto vantaggio, così, anche della sanità pubblica). Dovrebbe essere poi palese che, in quanto persone razionali, siamo fermamente contrari all’uso e alla legalizzazione delle droghe pesanti e leggere (tabacco incluso) nonché all’abuso di alcol. Educare ad un corretto stile di vita è anzitutto compito della famiglia e della comunità, ma poi anche della scuola, del mondo del lavoro, dello Stato stesso. La Grande Lombardia, purtroppo, è inserita nel mondo occidentale, il che comporta l’adozione di usi e costumi, e mode, spesso e volentieri contrari al buonsenso e ad una condotta sana, a partire dalla propria dieta.

Cibo spazzatura, tabacco, alcol, droghe, uniti ad una vita sedentaria e stressante in città tentacolari, inquinate e cementificate ossessivamente, mettono duramente a repentaglio la salute, soprattutto dei più giovani, che troppo spesso adottano mode e stili di vita distruttivi, ispirandosi alla Babilonia d’oltreoceano. Naturalmente è la persona medesima che dovrebbe condurre un’esistenza il più sana possibile, rinunciando al vizio e condannando tutto quello che avvelena corpo e mente, ma la comunità, rappresentata da uno Stato che sia degna espressione della nazione, ha il diritto e il dovere di ergersi a modello, soprattutto per educare i più giovani, ma anche per rieducare gli adulti dando il buon esempio. Bisogna capire che il vizio non ricade soltanto sul singolo ma anche sulla stessa popolazione, chiamata a pagare e rimetterci per colpa dell’individuo poco virtuoso. Adottare una vita sana è nell’interesse di tutti, e in questo senso non si tratta soltanto di cibo, alcol o sostanze ma pure di praticare attività fisica, recuperare il contatto con la natura e vivere esistenze virtuose ispirate ai valori e ai principi dell’etno-razionalismo lombardista.

6 novembre 2013 – 6 novembre 2023: buon decennale, Grande Lombardia

Oggi, 6 novembre 2023, l’associazione politica Grande Lombardia compie 10 anni. Fondata il 6 novembre 2013 in quel di Pavia, capitale morale granlombarda, da Paolo Sizzi, Adalbert Roncari, Achille Beltrami, Alessandro Poggi e Ludovic Colomba, è l’unico movimento etnonazionalista panlombardo mai esistito, in quanto espressione politico-ideologica del lombardesimo. Esso è l’etnonazionalismo lombardo, naturalmente comunitarista ed indipendentista, plasmato da Paolo Sizzi a partire dal 2006, e irrobustito nel 2009 grazie alla collaborazione con Adalbert Roncari; lontano dal leghismo, è un’ideologia rivoluzionaria che coniuga mirabilmente i dettami völkisch con quelli indipendentisti, non per teorizzare fantomatiche Padanie, bensì per affrancare il sentimento nazionale di una vera nazione storica, quale è la Grande Lombardia. E il movimento che ne porta il nome, Grande Lombardia appunto, è l’erede del Movimento Nazionalista Lombardo, nato nel 2011 e disciolto nel 2013, il cui campo privilegiato era rappresentato dalla Lombardia etnica, che è il fulcro padano-alpino della patria cisalpina. Ancor oggi, Grande Lombardia riconosce una sorta di primato identitario alla Lombardia etnica, ma senza trascurare i restanti territori granlombardi, anch’essi parte della nostra nazione storica.

In questi anni GL è stata poco attiva, anche perché nel frattempo Sizzi ne era uscito per tentare una conciliazione tra lombardesimo ed etnofederalismo italico. Col ritorno del Nostro alle sue posizioni etnonazionaliste e lombardiste di partenza, l’associazione – da lui idealmente mai abbandonata – ha ricevuto nuova linfa vitale. Novelle sfide ci attendono e per il solstizio d’inverno 2023, capodanno astronomico a poca distanza dalla data intermedia del decennale, grandi novità si prefigurano. L’impegno di Grande Lombardia è quello di affrancare il sentimento nazionale panlombardo, cercando di operare non solo sulla rete ma anche nel concreto, nella vita di tutti i giorni. Anche per questa ragione il disegno lombardista presuppone militanza sul territorio e proposte identitarie di alto profilo che coinvolgano tutti i lombardi, a partire dai più giovani. Vogliamo evitare smargiassate, ma certamente la volontà è quella di darsi da fare in maniera più tangibile, per quanto la nostra presenza su internet sia fondamentale. Ma dal ritrovato sodalizio fra Paolo Sizzi, Adalbert Roncari e altri, fra cui Alessandro Cavalli, la rinascita del lombardesimo militante è cosa fatta, perché Grande Lombardia è il vero punto di riferimento politico-ideologico e culturale nel panorama cisalpino e alla luce di ciò intendiamo scendere nuovamente in campo per il bene della nostra unica nazione, la Lombardia.

 

Dal Monviso al Nevoso, dal Gottardo al Cimone

 

Salut Lombardia! 

33) Coscrizione obbligatoria

Creazione di un servizio di leva obbligatoria, alternativo a quello civile, che funga anche da istituzione sociale di supporto allo sviluppo morale del giovane uomo. Per le ragazze servizio civile obbligatorio o possibilità di svolgere attività di leva in qualità di ausiliarie. Le forze armate e di polizia devono assumere carattere squisitamente virile, ma ci può essere spazio per un ausiliariato militare femminile. Oltre che dalle minacce interne, la sicurezza della comunità nazionale deve essere garantita anche da eventuali aggressioni esterne, e proprio per questo è necessario istituire la coscrizione obbligatoria, responsabilizzando tutta la cittadinanza, a partire dai più giovani. Questa tematica si intreccia con il discorso relativo al porto d’armi, che nella Repubblica Italiana è una graziosa concessione dello Stato mentre altrove, come in Isvizzera, ha più l’aspetto di un diritto. Riteniamo che tutti i cittadini, soprattutto maschi, debbano sapersi difendere, imparando anche a maneggiare armi, e responsabilizzandosi per divenire degni figli della patria granlombarda.

La leva non deve essere vista come una sorta di prigione ma, al contrario, come una palestra di orgoglio nazionale che promuova valori e virtù oggi sempre più dimenticati. Deve essere inquadrata in una cornice patriottica cisalpina, pensando ad un futuro in cui la Grande Lombardia possa avere forze armate e di polizia, e una Guardia Nazionale che, idealmente, ricalchi le milizie comunali del Medioevo e quella fanteria lombarda che si distinse vittoriosamente nelle lotte contro il Barbarossa e Federico II, in quanto espressione della solidarietà comunitaria tra cittadini padano-alpini. In un mondo globalizzato, dilaniato da guerre e conflitti irrisolti, la Lombardia non può essere imbelle e indifesa, e proprio per questo deve riorganizzarsi anche da un punto di vista militare; certamente non in senso offensivo (contiamo sulla diplomazia per riottenere territori lombardi sotto potentati stranieri) bensì difensivo. Non siamo militaristi, ma nemmeno pacifisti, ed è dunque giusto che il cittadino modello di una Cisalpina libera, sovrana e identitaria (quindi comunitaria) sia anche un buon soldato. Nulla può essere escluso, nelle sfide che il domani ci può lanciare.

32) Associazionismo

Urge la creazione di istituzioni sociali di Stato per la (ri)educazione della gioventù, che impartisca la formazione civile delle nuove generazioni. In questo senso, esiste una questione spinosa da risolvere con una necessaria opera di bonifica: il legame tra omosessualità e pedofilia/pederastia di seminari e ambienti ecclesiastici. Scioglimento, altresì, dell’associazionismo eversivo: gli insegnamenti impartiti da istituzioni antinazionali risultano malsani e innaturali, essendo slegati dal culto della vera identità e della vera tradizione. Lo Stato deve occuparsi in prima persona dell’opera educativa della gioventù, sottraendo alla Chiesa romana postconciliare, e di conseguenza agli oratori, un compito così delicato e cruciale, pena la degenerazione ecumenista e progressista sposata dal Vaticano contemporaneo. Del resto, anche a livello religioso, la Grande Lombardia deve tagliare i ponti con Roma, optando per la creazione di una Chiesa nazionale ambrosiana accanto ad un movimento pagano che recuperi le radici gentili (celtiche, gallo-romane, longobarde primariamente). Si potrebbe anche optare per una fusione dei due credi, portando avanti la rivoluzione lombardista anche su binari religiosi.

Va attuato lo scioglimento degli scout e dell’associazionismo cattolico modernista, ma anche, e soprattutto, di quello antifascista, che mira al pervertimento morale e materiale dei più giovani consegnandoli nelle grinfie del mondialismo. La sfida educativa, e associativa, è fondamentale oggidì perché ne va dell’interesse della comunità nazionale medesima. Lo Stato granlombardo deve farsi motore e promotore di una palingenesi, che passi anche per il mondo della scuola, in linea coi dettami etnonazionalisti e völkisch, affinché i cittadini più giovani possano crescere sani, forti, virtuosi e patriottici. Ma questo discorso vale anche per le altre generazioni, che per certi versi hanno parimenti bisogno di (ri)educazione, essendo chiamate a difendere la nazione reale in ogni aspetto della vita quotidiana. L’associazionismo deve essere ispirato al nazionalismo etnico panlombardo, e al comunitarismo, proprio per dare finalmente una vera patria a tutti i granlombardi, che naturalmente non sono italiani. E nella riscoperta di sangue, suolo e spirito sta il successo di ogni iniziativa volta all’irrobustimento del cameratismo e della fratellanza comunitari dei cisalpini.

31) Riforma totale del sistema educativo

Riforma totale del sistema educativo a partire dal suo organo basilare, la famiglia naturale, fino a quelli più complessi, come le università e le accademie. Urge una studiata e corretta educazione psichica, fisica e culturale dell’individuo, affinché la scuola sia palestra di orgoglio patrio. L’istruzione è cruciale per un pieno sviluppo della persona e, in particolare, per l’acquisizione consapevole di uno stile di vita sano ed equilibrato. Anche tale materia si inscrive nel concetto basilare che anima l’etnonazionalismo: l’obiettivo della massimizzazione dei geni il più possibile simili ai propri. Ciò implica, tuttavia, un altro punto fondamentale: maggiore è la divergenza genetica dei partecipanti a una comunità, maggiore è l’incentivo per alcuni di essi, più simili tra di loro, a rompere i legami di solidarietà e cooperazione per creare una nuova comunità o anche per dare origine a comportamenti opportunistici ai danni degli altri partecipanti. Il discorso vale anche per l’educazione e l’istruzione, in una società occidentale globalizzata dove discenti, e pure docenti, hanno carattere sempre più allogeno.

Detto questo, dovrebbe risultare ovvio, ma teniamo a precisare, che voler difendere la propria identità non significa voler distruggere quelle altrui o ritenerle inferiori alla nostra: il rispetto della diversità può esserci solo mantenendola, combattendo immigrazionismo, integrazionismo e società multirazziale. Una verità che va appresa in famiglia, nella comunità, sui banchi di scuola, negli atenei. In conclusione, possiamo sintetizzare la visione del mondo lombardista, che si riflette anche nel contesto educativo, come una forma di etnonazionalismo che risulti dall’analisi razionalistica della realtà e che potrebbe perciò essere definita come “etnonazionalismo razionale” (abbreviabile in etno-razionalismo). In tale ottica andrebbe poi considerato lo sviluppo di ulteriori istituzioni sociali che colmino il vuoto lasciato da chiese e oratori, enti vieppiù mondialisti avvelenati dall’ecumenismo postconciliare, sostituendo ovviamente gli innaturali insegnamenti ivi promossi. Ma di questo parleremo meglio in seguito.

30) Previdenza sociale

Riorganizzazione della previdenza sociale (stante il continuo aumento della speranza di vita): riforma del sistema pensionistico su reali criteri di necessità e di merito, favorendo il passaggio graduale alla pensione tramite la possibilità di convertire contratti di lavoro a tempo pieno in contratti di lavoro a tempo parziale, in parte defiscalizzati una volta raggiunta una certa età. Riorganizzare la previdenza sociale è dunque indispensabile, soprattutto alla luce di una speranza di vita in aumento, nel mondo occidentale. Nella Grande Lombardia il ruolo del lavoro è da sempre fondamentale, anche se spesso e volentieri diviene culto del fatturato. Dobbiamo apprendere che l’occupazione nobilita l’uomo, gli fornisce sostentamento, lo realizza ma al contempo che non si vive di solo lavoro e che prima di esso vengono valori basilari, quali quelli patriottici. Lavorare per vivere, non vivere per lavorare, soprattutto evitando le derive affaristiche che in certe aree lombarde sono assai spiccate. Pensare soltanto al soldo ci rende marionette individualiste della globalizzazione e del capitalismo, e rischia di non farci nemmeno arrivare all’agognata pensione…

L’individualismo è, dunque, nemico dei destini della nazione che solo abbracciando uno spirito comunitarista può porsi al riparo dai mortali rischi rappresentati dalla degenerazione del pensiero liberale (già di per sé un cancro) che cagiona egoismo, opportunismo e decadimento edonista su vasta scala. Il connubio nazionale e sociale è garanzia di successo per l’intera collettività lombarda, troppo spesso vittima – a livelli quasi patologici – delle seduzioni dell’arido profitto. Siccome l’andamento evolutivo intrapreso ci ha condotto nella categoria degli animali sociali, risulta evidente che prospettive sociali volte a soddisfare meramente le esigenze del singolo individuo, come egoismo, opportunismo ed edonismo, portino inevitabilmente a gravissime situazioni di crisi collettiva o, nei casi peggiori, al decadimento totale di una società. Di conseguenza, un sistema sociopolitico (cioè un sistema di regolamentazione della vita di una comunità) in grado di garantire la possibilità di trasmissione di geni il più possibile simili ai propri nel lungo termine deve essere basato su principi di cooperazione e solidarietà e mettere al centro dei suoi obiettivi l’interesse dell’intera comunità.

29) Razionalizzazione dei sussidi pubblici

No ad assistenzialismo, elevati sussidi di disoccupazione (chi perde il lavoro può averlo garantito nelle opere pubbliche), alti livelli di sindacalizzazione ed eccessivi ostacoli alla circolazione dei lavoratori, che riducono l’efficienza del mercato del lavoro premiando solamente i fannulloni. Occorrono, piuttosto, corporativismo e nazionalizzazione delle reti infrastrutturali e delle industrie strategiche, di interesse cruciale per il Paese. Sì a politiche protezioniste e dirigiste, nella consapevolezza che è la nazione a legittimare lo Stato, non viceversa. L’evidenza empirica ci mostra, insomma, che elevati sussidi pubblici riducono, come detto, l’efficienza del mercato del lavoro, premiando il parassitismo (come accade a certe latitudini, grazie alle magagne e alle falle del sistema-Italia); è assai utile, dunque, liberalizzare (termine a me, Sizzi, spiacevole, ma che qui serve a rendere l’idea) il funzionamento del mercato del lavoro stesso, mantenendo, ovviamente, i necessari controlli sulla sua efficienza. Potrebbe sembrare contraddittorio, con i richiami al socialismo nazionale, ma qui si vuole semplicemente sostenere che il mondo del lavoro ha bisogno di strumenti agili, duttili ed efficaci, per permettere che l’economia circoli regolarmente.

Detto questo, non vi possono essere, comunque sia, degli equivoci sulla volontà lombardista di controllare, tramite lo Stato, le infrastrutture e le grandi industrie strategiche, mediante nazionalizzazione. Lo Stato granlombardo coinciderebbe con la nazione, e proprio per tale ragione sarebbe affatto diverso dalla Repubblica Italiana, entità statuale senza etnia e nazione modellata sulle tare e i difetti atavici del cosiddetto centrosud. Alla luce di ciò, lo Stato deve agire nella vita pubblica per il bene della nazione stessa, ancorché con razionalità e logica, e in questo senso va interpretato il paragrafo precedente, che non è in contraddizione con comunitarismo, socialismo nazionale, protezionismo (e, dunque, dirigismo). Il mondo del lavoro padano-alpino ha bisogno di emendarsi dalle scorie italiche e di venire corroborato da mirati interventi pubblici, soprattutto laddove vi sia un interesse di ordine nazionale. Non dobbiamo ricadere negli sciagurati errori di Roma, anche perché la realtà cisalpina è ben diversa da quella italiana. Dove serve, quindi, va promossa una struttura snella e virtuosa del mercato del lavoro, impedendo che il demerito, la pigrizia, il parassitismo prendano il sopravvento; non c’è bisogno che l’organismo politico controlli le piccole e medie imprese, giusto per capirsi. I lombardi non sono italiani, e non hanno di certo quelle pecche che sono peculiari di popoli incompatibili col nostro.

28) Sistema monetario

Urge una riforma perentoria del sistema monetario, che assicuri la sovranità monetaria ed economica alla nazione, strappandola dalle mani dei banchieri internazionali (e apolidi). Nel caso in cui non si riesca a riformare l’Unione Europea, liquidazione dell’euro in favore di una valuta granlombarda: danee e ghell. Impresa, quella di rifondare il carrozzone del Benelux, alquanto proibitiva, anche perché noi lombardisti le preferiamo l’idea confederal-imperiale dell’Euro-Siberia; del resto, Bruxelles è una colonia dell’unipolarismo atlanto-americano, che di europeo ha soltanto il nome. Alla luce di tutto questo, la liquidazione dell’euro s’ha assolutamente da fare, perché oltretutto siamo contrari alle ammucchiate di qualsiasi tipo, anche monetarie. Ogni nazione deve avere la propria valuta, e questo vale anche per la Grande Lombardia. Naturalmente non pensiamo affatto ad un ritorno alla liretta italiana, in quanto simbolo finanziario della sciagurata (e fasulla) unità d’Italia e ambizione tipicamente sovranista, in chiave tricolore. Abbiamo bisogno di una nostra moneta, che sia per davvero espressione della nazione lombarda e della sua economia.

La sovranità monetaria va, dunque, riconsegnata alla volontà della patria, assieme a quella politica, militare, territoriale, e anche etnoculturale (perciò nazionale). Va attuata l’espulsione di banche internazionali, multinazionali e lobby straniere, e assieme a questo si deve uscire dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e da ogni organizzazione internazionale, dunque apolide. Senza scendere eccessivamente nel complottismo, il sistema bancario mondiale va rispedito al mittente, dopo essersi sganciati da esso, per tornare ad essere padroni del proprio destino economico e monetario ed indipendenti dal capestro finanziario delle plutocrazie senza terra. La globalizzazione va affrontata a viso aperto in ogni campo, senza scendere a compromessi, perché ne va della nostra autoaffermazione; purtroppo, la Grande Lombardia è soggiogata dalla Repubblica Italiana, dunque dall’Unione Europea che a sua volta è schiava della Nato e dell’Onu, cioè degli Usa. E quale potrà mai essere il destino del pianeta, schiacciato dal tallone dell’imperialismo statunitense? Un unico Stato globale, magari sotto forma di multinazionale, senza più confini e soprattutto sangue e suolo, con lo spirito risucchiato dal folle vortice del capitalismo privo di patria.

27) Equità del sistema tributario

Inserimento di equità e giustizia nel sistema tributario con l’adozione di una tassazione progressiva basata sull’effettiva capacità contributiva e sul criterio fondamentale del “chi inquina paga”. Una seria riduzione degli sprechi pubblici assicura una tassazione umana, non come quella italiana. Solo il comunitarismo è etico e sostenibile nel lungo periodo, contro la crescita illimitata e l’inevitabile degenerazione edonistica e consumistica del capitalismo; la mentalità individualista occidentale è iniqua, corrotta, devastatrice e cagione di gravissimi problemi di stabilità sociale, politica, economica e ambientale. Oltretutto, la Repubblica Italiana, per usare una locuzione scherzosa, ci impone tasse “svedesi” in cambio di servizi “albanesi” (senza offesa per la terra degli schipetari), poiché modellata sulle disfunzioni di un terziario da Italia etnica. Anche questa spinosa tematica ci fa capire come Lombardia e Italia siano incompatibili, e non possano convivere sotto lo stesso tetto statuale, pena un “settentrione” impastoiato e zavorrato da magagne che non gli appartengono e un “meridione” (con Roma) incapace di camminare con le proprie gambe. L’indipendenza della Grande Lombardia sarebbe sinonimo di rinascita per la stessa Italia etnica di buona volontà.

Molti indipendentisti, anche padani, auspicano meno Stato, persino nel caso di una Cisalpina libera, ma c’è un errore di fondo: confondere la Lombardia con l’Italia. Non bisogna mai sottovalutare sangue ed etnia perché i lombardi non potrebbero incarnare le rogne ataviche di certi popoli, per così dire, bizantini. Clientelismo, nepotismo, parassitismo, assistenzialismo non fanno parte del nostro ADN, sono storicamente avulsi dalle nostre genti. E quindi, secondo noi lombardisti, non vale la pena perdere tempo con soluzioni federaliste estreme, liberali, autonomiste – all’interno di un’entità statuale padano-alpina, beninteso – perché l’etnostato granlombardo sarebbe cosa ben diversa dal baraccone tricolore fondato sulla fallimentare gestione romano-ausonica. Siamo d’accordo sul fatto che la popolazione non vada tormentata con le più classiche magagne di ispirazione capitolina, ma non abbiamo bisogno di meno Stato, se questo è davvero espressione della nazione, della comunità, del territorio. Siamo fermamente convinti che la Grande Lombardia necessiti di un forte apparato che la prenda per mano, perché sarebbe prodotto della nostra patria, e non più dell’occupazione italo-levantina. E se i servizi sono efficaci ed efficienti poco male pagare tasse proporzionate, naturalmente a seconda delle tasche. Il sinonimo pseudonazionale di fallimento è Italia, non Lombardia.

26) Socialismo nazionale e comunitarismo

Riforma del mercato, e del mercato del lavoro, e lotta alla ricchezza parassitaria favorita dal capitalismo; fine della speculazione internazionale e abolizione di certi strumenti finanziari (come i derivati); equiparazione della tassazione sulle rendite finanziarie a quella sul reddito da lavoro; inserimento di strumenti redistributivi che consentano a tutti di esprimere le proprie capacità. La crescita economica illimitata, obiettivo fondamentale dell’economia moderna capitalista per la maggioranza degli economisti, è in palese contraddizione con le leggi fondamentali della natura poiché è impossibile crescere infinitamente in un pianeta dalle dimensioni finite. Il sistema individualistico capitalista è poi un sistema profondamente ingiusto che ha portato all’accumulazione della larghissima parte della ricchezza nelle mani di pochissimi; ha permesso lo sviluppo di una società moralmente degenerata; ha imposto il consumismo esasperato (naturalmente nel cosiddetto mondo occidentale); ha condotto alla distruzione di importanti ecosistemi e di significativi elementi di biodiversità ecc.; recherà, nel medio-lungo periodo, a gravissimi problemi di stabilità sociale, politica, economica e ambientale.

Alla luce di tutto ciò, l’unico sistema socioeconomico al contempo etico e sostenibile nel lungo periodo è di conseguenza il comunitarismo, preziosissimo strumento del socialismo declinato in senso nazionale: un organismo, anche ideologico-politico, che si basa sulla solidarietà e sulla collaborazione tra i suoi membri e non sulla competizione tra di loro; sul benessere della comunità e non solo su quello di alcuni; sul miglioramento della qualità della vita e non sull’aumento delle transazioni commerciali; sulla simbiosi con la natura e non sul tentativo effimero di dominio su di essa, ecc. Il cambiamento dei principi etici è quindi fondamentale perché implica l’abbandono di tutti quei disvalori tipicamente occidentali che hanno affossato la nostra società, rendendola altamente corrotta e malata. L’implementazione del comunitarismo dovrà passare per il tramite di un’accurata riforma del mercato, come abbiamo visto in apertura: in particolare, è necessario bloccare il concentramento delle ricchezze e delle risorse nelle mani di pochissimi pescecani, fermando una volta per tutte l’orgia finanziocratica internazionale (e apolide).