Folclore

Il termine ‘folclore’ è un anglicismo il cui significato allude a quel “complesso di tradizioni” che sono il bagaglio identitario e culturale di un popolo. Un prestito che può essere accostato ad un altro lemma esotico, Volksgemeinschaft, di conio tedesco e relativo alla “comunità di popolo”. Il primo ha una parvenza “innocua”, limitata più che altro a usi e costumi, miti e leggende, canti, balli, filastrocche, mentre il secondo esprime potentemente quel senso di solidarietà comunitaria – che si rifà a razza ed etnia – alla base della coscienza nazionale; non a caso, Volksgemeinschaft è mutuato dall’ambito völkisch e da quello nazionalsocialista, che accolse l’etnicismo germanista. Tuttavia, il folclore ha comunque una propria dignità e importanza, al pari della lingua, ad esempio; e nell’ottica del lombardesimo valorizzare le tradizioni, qualsiasi esse siano, contribuisce a prendere consapevolezza circa le radici. Palese come il mondo cisalpino abbia elaborato una forma di “sapere popolare” nettamente distinta rispetto a quella dell’Italia etnica.

Uno studioso ottocentesco, Costantino Nigra, ebbe modo di indagare in profondità il folclore granlombardo, unendo la filologia alla dialettologia e lo studio del territorio a quello delle tradizioni locali, arrivando alla conclusione che il fondamentale sostrato celtico padano-alpino, confluito nell’identità gallo-romana della nostra patria, influenzò decisamente canti, poesie e componimenti popolari, distinguendoli dalla tradizione che va per la maggiore nel contesto genuinamente italiano (centrosud). Gli studi del Nigra, del resto, vanno di pari passo con quelli di altri letterati come Bernardino Biondelli, che gettò luce sulla famiglia linguistica gallo-italica, e Gabriele Rosa, il quale approfondì segnatamente gli usi e costumi di Bergamo e Brescia. Certo, il limite di questi soggetti – oltre al puzzo di massoneria e giacobinismo – era quello di ricondurre il tutto alla finta nazione a sud delle Alpi, ma la loro opera resta pregevole, e giunge a noi con l’accorgimento (lombardista) di non farsi prendere più pei fondelli dalla retorica patriottarda tricolore.

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