Tra le manifestazioni dello spirito, dunque della cultura, eziandio come prodotto squisitamente umano, vi è la lingua. Essa, fra le altre cose, rappresenta un importantissimo elemento identitario “pacifico” che permette di poter parlare di autoaffermazione senza necessariamente toccare argomenti quali razza, etnia e nazionalità; chi scrive, logicamente, reputa il legame tra sangue e cultura inscindibile e indissolubile, ma sappiamo che nel novero dell’identitarismo padano-alpino vi sono anche soggetti che preferiscono porre enfasi su temi come idioma, folclore e cucina, certo più “innocui” e meno controversi di altri. Nell’ottica lombardista, ribadiamo, la sacrale triade di sangue, suolo, spirito resta il fondamento di ogni discorso genuinamente patriottico, anche perché lo stesso lombardo, come sistema linguistico, non è il che il frutto dell’interazione tra popolo e territorio. Lo spirito nasce dal fecondo incontro fra il dato biologico, antropogenetico, di una popolazione, e il dato patrio, territoriale e comunitario, e in questa accezione la lingua non esula di certo dal novero dei prodotti del genius loci.
La nazione storica granlombarda è caratterizzata, fondamentalmente, dall’ambito galloromanzo cisalpino (gallo-italico + retoromanzo), con l’eccezione del veneto moderno, che è neolatino occidentale ma non di sostrato celtico, e parzialmente del ligure. Non rientra, dunque, nel contesto schiettamente italo-romanzo che fa capo all’italiano (fiorentino letterario) e che coincide con la penisola, con l’aggiunta di Corsica e Sicilia. Mettere in chiaro, quindi, che pure in senso linguistico la nostra plurisecolare patria non è italica/italiana, aiuta a dissipare le tenebre dell’ignoranza e dell’oscurantismo alimentati da Roma, ed è un sacrosanto servigio al comunitarismo nostrano, che depone a favore di una natura idiomatica parte della Romània occidentale e di netto sostrato gallico (con tanto di superstrato germanico, specie longobardo). La lombardofonia storica non si limita al lombardo “regionale” dei linguisti, ma abbraccia quantomeno tutto il gallo-italico; considerando, inoltre, il ladino in senso allargato come fossile rustico che ricorda da molto vicino ciò che era l’aspetto globale delle lingue cisalpine, ecco che la famiglia alpino-padana si amplia andando ad includere quasi tutto il territorio granlombardo. Gli idiomi veneti contemporanei sono esclusi poiché modellati sul prestigio del veneziano, ma un tempo il loro aspetto era ben diverso, e riconducibile alla matrice “padanese” (per dirla con Geoffrey Hull).
