Assieme al fenomeno dell’apocope, o troncamento, che consiste nella caduta di un fono o di una sillaba in finale di parola, nel lombardo dobbiamo registrare anche quello della sincope, vale a dire l’eliminazione di una lettera o di una sillaba all’interno della parola. Tanto l’apocope (che vedremo più avanti) quanto la sincope sono comuni all’areale galloromanzo, e proprio per questo possono essere considerate segnali celtici. Come sottolineano i linguisti (ad esempio Lorenzo Renzi), la frequente caduta di vocali protoniche, unita a sviluppi consonantici originali, avvicinano le nostre parlate alla tendenza monosillabica del francese, allontanandole di molto dal latino e dall’italiano letterario per la struttura della parola. Del resto, la lombardofonia non può essere considerata parte dell’italo-romanzo propriamente detto.
La sincope è un fatto linguistico che ricorre segnatamente nelle varianti occidentali – piemontese – e meridionali – emiliano/romagnolo -, dove possiamo trovare il torinese plè ‘pelare’, il bolognese dʒan ‘diciamo’ oppure tlar o tlèr ‘telaio’, con l’ultima forma specifica della Romagna. Il troncamento, la sincope, la palatalizzazione della a accentata, gli sviluppi di alcuni nessi consonantici che portano a mutamenti fonetici peculiari del gallo-italico sono fenomeni che gli studiosi hanno interpretato come esiti del sostrato celtico che agisce sul latino parlato della Cisalpina, in maniera analoga a quanto accade nella Gallo-Romània ristretta (la Francia). Anche la metafonesi, diffusa tanto in ambito transpadano quanto cispadano (ad esempio nel singolare e plurale dei nomi), è un tratto che può venir accostato a quanto accade in inglese, ma in questo caso, più che al celtico, si dovrà far riferimento al germanico.
