Mi viene da sorridere se penso al fatto che le legislazioni occidentali hanno deciso di sanzionare penalmente un sentimento, l’odio, con riferimento a quei profili di reato (?) che riguardano l’intolleranza, o anche solo la critica, nei confronti delle cosiddette “categorie protette” (in cui rientrano pure, ed è tutto dire, gli ebrei). Lasciatemi, anzi, dire che il punto è la condanna della strumentalizzazione di tali categorie, anche se con l’etichetta “odio” gli antifascisti amano bollare la posizione di tutti gli oppositori del regime che li ingrassa. L’allusione, pensando alla Repubblica Italiana, è alla legge Mancino o ai vari ddl che vorrebbero mettere la mordacchia a chi non si allinea alla vulgata dello status quo, arrivando poi al vilipendio o al revisionismo/negazionismo. Sappiamo tutti perfettamente che la violenza, l’apologia di reato e l’istigazione a delinquere vengono già sanzionate dal codice penale, ma negli ultimi anni va molto di moda il tema delle aggravanti ideologiche e/o politiche e, appunto, la questione dell’odio. L’odio, lo abbiamo detto, è un sentimento (la cui definizione è oltretutto opinabile), e pensare sul serio di volerlo punire significa confondere le leggi laiche dello Stato con quelle delle teocrazie, oppure con il catechismo della Chiesa cattolica. La violenza, si capisce, è tutt’altra faccenda.
Odiare, come amare, afferisce alla sfera dell’irrazionale, delle emozioni e degli stati d’animo. È un’astrazione, sebbene abbia ricadute concrete per quanto concerne l’esperienza di tutti i giorni. E questo vale per ogni altro tipo di sentimento. Nella prima parte di questo scritto abbiamo voluto sottolineare il ridicolo di castigare ciò che è frutto dell’emotività , per quanto, è logico, abbia a che fare con la negatività , la rabbia, la frustrazione e sia l’altra faccia della medaglia dei buoni sentimenti: l’odio, al di là dell’ideologia, equivale a consumarsi, logorarsi, avvelenarsi l’esistenza, il rovescio dell’amore che a tratti con esso confina, qualora interpretato in termini patologici. In chiave lombardista, se l’amore è portare frutto, vivere con energia positiva i legami e lo spirito patriottico, garantire continuità alla stirpe, ecco che l’odio si fa negazione di tutto questo, il prodotto guasto del rancore, del livore, dell’autodistruzione di chi dissipa la propria vita demolendo invece di costruire. E, data la nostra sensibilità , vale in particolar modo per quanti disprezzano identità e tradizione, dando libero sfogo al risentimento anti-europeo e anti-lombardo. Una malattia dello spirito non soltanto del “diverso” ma sempre più spesso dell’indigeno scellerato.
