Il noto fascio di isoglosse Massa-Senigallia (la linea del von Wartburg) rappresenta il confine linguistico – e in buona parte etnico – tra Romània occidentale e Romània tradizionalmente ritenuta orientale, perciò fra Cisalpina e Italia genuina. Tale linea, più impropriamente chiamata La Spezia-Rimini, separa il dominio granlombardo da quello italico e si sovrappone allo spartiacque appenninico tosco-lombardo; dunque, ricalca il confine meridionale della nostra nazione, sebbene nel settore più orientale vi sia una realtà etnica – quella romagnola in senso storico – che da un punto di vista antropogenetico scolora in direzione della vera Italia settentrionale. È soprattutto il caso del territorio dell’ager Gallicus (odierna provincia di Pesaro-Urbino, con Senigallia), in cui il sostrato celtico interferisce con l’adstrato piceno, contribuendo alla genesi del gallo-marchigiano, e in cui si può notare una genetica di popolazione per certi versi già italiana. Noi lombardisti includiamo il nord delle attuali Marche nella Grande Lombardia per ragioni geografiche, storiche, linguistiche e culturali ma i geni dei locali sono ancor più meridionali dei romagnoli standard, che tendono a sovrapporsi a quelli toscani. A livello di ADN è tuttavia bene ricordare che la Toscana fa gruppo a sé, rispetto agli altri peninsulari e ai siciliani.
Il linguista Glauco Sanga, a proposito delle note differenze di idioma tra Padania e Italia, parla di un’immaginaria linea che va dal fiume Magra al celebre Rubicone, da una visuale meramente etnica certo più ficcante, rispetto alla Massa-Senigallia. Quest’ultima coincide col displuvio appenninico, ed è affidabile in termini non solo linguistici ma anche naturali, geografici; lo spazio vitale cisalpino racchiude tutto quello che sta a nord dell’Appennino. Nondimeno, va precisato che un ambito come quello massese appare ibrido, fra Gallo-Romània e Italo-Romània, esattamente come la Garfagnana (da noi esclusa per ragioni geografiche), mentre al di sotto del Rubicone, lo abbiamo detto, l’antropologia dipinge un quadro più italiano che padano, incarnando una tendenza già in essere in Emilia orientale e, soprattutto, Romagna. Interessante l’isola del Conero, di lingua gallo-italica, forse testimonianza di un vecchio continuum che inglobava la stessa Ancona. L’occidentale Lunigiana, invece, è in tutto e per tutto granlombarda: di antiche radici liguri, o para-celtiche, a metà strada fra Genovesato e ovest dell’Emilia, ma di lingua certamente emiliana.

Linea Roma-Ancona divide nord-Italia da Sud-Italia?
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Fascio di isoglosse, meno compatte di quelle della Massa-Senigallia, che separa i dialetti definiti mediani da quelli del meridione intermedio. Una linea approssimativa e imprecisa, irregolare, basata su una serie di tratti che, grossomodo, separano il centro dal sud, sebbene il confine preciso sia più a sud (ad essere linguisticamente meridionali sono il Basso Lazio e l’area ascolana, non le zone confinanti a nord). Teniamo, comunque, presente che per alcuni linguisti (come Pellegrini) si può parlare di dialetti centromeridionali, senza netta distinzione fra mediani e sud, il che ricalca curiosamente il vero cline genetico italiano: quello dalle Marche alla Sicilia. La Toscana, in genetica, ha un proprio cluster ma anche linguisticamente si distingue dai dialetti centromeridionali, pur essendo italo-romanza. Idem per la Corsica.
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