Aldilà

La saggezza popolare recita: «Morto io, morti tutti», per indicare con cruda (cioè realistica) sagacia che dopo la morte, molto semplicemente, non vi è alcunché, e tutto – per chi trapassa – finisce. È la natura delle cose, succede ad ogni organismo vivente, e così succede all’uomo, che dopotutto è pur sempre un animale, anche se taluni lo raffigurano come creatura divina, a immagine e somiglianza del fantomatico Padreterno. La necessità di figurarsi un oltretomba riflette le paure ataviche dell’uomo, specie di preistoria e antichità, che in mancanza di adeguati strumenti razionali e scientifici finiva preda del terrore della sofferenza, della morte, dell’ignoto, dandosi in pasto alla superstizione e prestando così il fianco all’oscurantismo alimentato dal clero di sempre. Perché sappiamo perfettamente che le religioni, sull’ignoranza, ci marciano, al fine di sfruttare il popolino per tenerlo succube e mansueto, controllarlo e vampirizzarlo, spolpandolo delle proprie risorse. Il terrorismo dei preti, che agitavano lo spauracchio dell’inferno per arricchirsi sulle spalle dei poveri disgraziati, è la plastica dimostrazione di come la fede sia un insulto alla ragione e uno strumento utile in chiave parassitaria. Nonché un balocco per quanti conducono un’esistenza grama.

L’idea del premio e del castigo eterni, dopo la morte, che riflette le dinamiche terrene volte a separare i buoni dai cattivi, è dalla notte dei tempi un modo per controllare le masse immerse nell’ignoranza, per quanto l’anelito di infinito e di immortalità possa essere connaturato all’uomo primitivo e antico. Il mito e la religione attingono a piene mani da questa sensibilità arcaica, sempre e comunque frutto di ignoranza e irrazionalità (o al più di afflato poetico), ed è comprensibile che ognuno possa credere a ciò che vuole, sebbene oggi risulti essere un affronto nei riguardi del progresso, positivo, delle scienze. Non si capisce, tuttavia, come possa essere razionalmente tollerabile la storiella secondo cui un fantomatico dio, senza chiedere il permesso all’interessato, metta al mondo qualcuno per poi volerlo giudicare al termine della sua esistenza, spedendolo al paradiso, al purgatorio o all’inferno a seconda del proprio comportamento terreno. Ribadendo, peraltro, che paradiso, purgatorio ed inferno sono invenzioni umane atte a ricattare il popolo bue, per sfruttarlo a proprio piacimento. Ma anche Dio è un’invenzione, come lo è il demonio e ogni altra creatura immaginaria partorita dai culti, e cercare di dare spiegazioni metafisiche e oltremondane, a quanto può sembrare materiale e prosaico, direi che nell’Europa del 2026 è semplicemente assurdo.

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