Coscienza

La ragione, l’intelligenza, il linguaggio, la socialità, la creatività, lo spirito sono le caratteristiche salienti dell’essere umano, concretizzate dall’evoluzione fisica, che lo distinguono da tutti gli altri animali e lo rendono colui che sa plasmare il mondo attorno a sé, dando forma a ciò che è liquido e instabile. L’opera assennata dell’uomo permette anche di dominare la natura, senza violentarla, contenendone le pulsioni caotiche e incanalandone la forza in direzione di un razionale ed equilibrato sviluppo. Anche se, ovviamente, è difficilmente così, come dimostrano ampiamente le ricadute del capitalismo. Gli uomini, comunque sia, hanno anche un’ulteriore cifra, che è di essi specie-specifica: la coscienza. Essere consci di chi siamo, del nostro io, della nostra vita interiore, e dunque di poter padroneggiare il nostro destino in funzione della propria autodeterminazione. Sappiamo riconoscerci come unici e distinti dagli altri esseri, e grazie alla consapevolezza circa la propria identità abbiamo la possibilità di costruire la nostra vita in una dialettica con l’altro e il mondo attorno a noi.

Quando parliamo di vita interiore, capiamoci, non alludiamo all’anima intesa in senso cristiano o metafisico: tutto questo è profondamente concreto e materiale, certo non in termini prosaici e svilenti. Tutto ruota attorno al nostro cervello, che è il centro nevralgico della stessa esistenza umana, senza il quale saremmo logicamente spacciati. Da qui la mente, il pensiero, lo spirito inquadrato come insieme di manifestazioni relative a indole e carattere, senza allusioni religiose e trascendentali. Parliamo di un’energia vitale che sgorga dall’attività cerebrale, grazie agli impulsi elettrici, chimici e fisici che animano le membra dell’uomo e ci permettono di interagire nella vita di tutti i giorni. Certo, la coscienza può offuscarsi, indebolirsi, venire meno di fronte ad accidenti e malattie, o a sostanze, ma questa capacità umana di riflettere interiormente, nella consapevolezza della propria identità e del proprio io, e di realizzare di essere e di essere nel mondo (e al mondo), diventa il pegno del nostro elevarci rispetto ai bruti, avendo anche il pregio di un’altra, fondamentale, dote, che a ben vedere è spiccatamente europea: l’equilibrio.

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