Sentimenti

Le emozioni, gli stati d’animo, i sentimenti rientrano nel novero di ciò che non è strettamente razionale, apparentemente inafferrabile, ma anche in questo caso non stiamo parlando di manifestazioni del trascendente che andrebbero incasellate alla voce ‘anima’. Si pensa, a torto, che ciò che non si vede ed è impalpabile abbia un tocco divino, ma potremmo pensare realmente una cosa del genere soltanto se partiamo dal falso presupposto che la vita interiore umana sia un riflesso celeste, e baggianate consimili. Senza alcun dubbio, esiste solamente quanto si manifesta, e se per emozioni e sentimenti intendiamo delle risposte del cervello a impulsi interni ed esterni, ecco che siamo in presenza di stimoli fisici, lardellati di valenze spirituali per infiocchettare ciò che può parere rozzo e prosaico. La creatività umana, frutto del nostro intelletto, è quel che ci eleva dalla condizione ferina, e che dà vita alle arti, alla letteratura, alle scienze umane, alla stessa spiritualità; abbiamo, sicuramente, bisogno di insaporire l’esistenza, neutralizzandone le grettezze, con lo spirito, a patto che non si dia a questo strumento un’accezione oltremondana.

Vi fermo subito, signori: la tentazione di bollare le mie parole come nichilismo presumo sia molto forte ma, francamente, la posizione sizziana non è nulla di tutto questo. Il nichilismo – soprattutto nel suo significato corrente – è lo spregio di ogni valore identitario, tradizionale, patriottico, logica conseguenza di chi non crede in niente e riduce la vita umana ad un fuscello insignificante in balia degli eventi e del caso. Insomma, di chi ritiene che nulla, a questo mondo, abbia senso. In tutta franchezza, le mie posizioni prendono le mosse dal culto razionale di sangue, suolo e spirito (nei termini sempre da me indicati), e per quanto liquidi il ciarpame religioso e teologico, o metafisico, sono animato da un’energia senza tempo che è quella di chi, seguendo la natura, crede nel nazionalismo etnico e nel razzialismo per dare forma a ciò che è liquido e instabile, sulla base della verità assoluta della schiatta, della terra e della cultura che nasce dal connubio sangue e suolo. La tradizione, l’ho già ricordato, è la custode della natura, purché sia slegata dalla spazzatura del monoteismo abramitico, che è anticipo di mondialismo. La ragione, il realismo, sono la nostra guida, cosicché il punto di riferimento dell’uomo europeo sia l’etno-razionalismo, e non il catechismo della Chiesa cattolica.