La nostra storia antica, a partire da preistoria e protostoria, non è un’accozzaglia priva di qualsivoglia importanza, nei confronti del presente, anzi, rappresenta la base della nostra epopea etnonazionale che ci dice molto circa le radici del popolo granlombardo. Come ormai saprete, l’etnogenesi padano-alpina si conclude nell’Alto Medioevo grazie ai Longobardi (ogni altro apporto successivo non è rilevante, oppure risulta allogeno), ma è logico che le fondamenta identitarie nostrane siano preromane e (gallo)romane. Il contributo barbarico di superficie è il meno importante, anche se in talune aree geografiche è certamente discreto. Questo passato, dicevamo, non è morto perché rivive in noi e nei posteri, di generazione in generazione: finché esisterà una sola goccia di sangue cisalpino, non sarà vano affermare la bontà della battaglia etnicista e nazionalista, così come sostenere la necessità di una più ampia visuale razzialista. Nondimeno, l’antichità passa anche per cultura, civiltà, arte, monumenti e spiritualità, e dobbiamo tenerne conto in rapporto alle sfide che il presente e il futuro ci sottopongono.
La vita e le vicissitudini degli antenati restano scolpite nella storia locale e nel nostro ADN, guai a dimenticarlo, non sono vecchiume da archiviare o, al più, da studiare sui banchi di scuola. Senza consapevolezza del passato, il presente è destinato al fallimento e il futuro sarà tutt’altro che roseo; la mancanza di valori, ideali e principi dipende, infatti, da questa amnesia generalizzata, specie dei giovani drogati da cattivi maestri, che è il frutto di una pseudo-cultura fatta di mordi-e-fuggi e usa-e-getta, dove ogni punto di riferimento immortale viene meno perché disprezzato sino all’oblio. Non basta studiare il passato, occorre recuperarlo e attualizzarlo nella misura in cui significhi riprendere coscienza delle origini e delle radici, unico modo, d’altronde, per sopravvivere e tramandare i propri geni. In una società vieppiù liquida e instabile, viziata dal consumismo e dal demone del relativismo, quel che incarna la diuturna lotta al sistema-mondo viene liquidato come anacronismo, senza comprendere che una comunità priva di solide basi è destinata a morire. Ecco perché sangue-suolo-spirito è triade potentemente attuale, assieme alla consapevolezza identitaria che discende da un salutare orgoglio etnico e nazionale.
