La necessità di investire sulla gioventù granlombarda non implica l’oblio della terza età, che è la depositaria (ancora per quanto?) delle tradizioni patrie, di usi e costumi, delle lingue locali e della memoria collettiva intrecciata alle radici cisalpine. Non possiamo minimamente pensare di abbandonare i nostri vecchi a sé stessi, parcheggiandoli negli ospizi o sbolognandoli a badanti esotiche, e il doveroso rispetto che dobbiamo nei confronti di chi è venuto prima è indiscutibile. Certo, va detto che oggi paghiamo il fio di quelle che furono colpe dei nostri padri e delle nostre madri, plagiati dalla Chiesa e dal tricolore, indifferenti alla salvaguardia etnica e razziale; tuttavia, dobbiamo anche riconoscere che l’identitarismo è giunto sino al 2026 di generazione in generazione e sta ora a noi darci da fare per riscuotere dal torpore il popolo cisalpino, anestetizzato da oltre 150 anni di propaganda italica. Ma preservare la memoria comunitaria equivale a tutelare gli anziani, valorizzandoli come patrimonio collettivo e come custodi della coscienza popolare lombarda.
La comunità padano-alpina è formata da tutti coloro che, indigeni, eterosessuali e normodotati, sono membra vive della nazione. Fermo restando, si capisce, che un vecchio può non essere più autosufficiente e che pure un soggetto più giovane può finire vittima di incidenti invalidanti, o ammalarsi gravemente. La patria non può abbandonare gli anziani, così come i malati, ma certamente ha tutto il diritto di valutare una bioetica che apra all’eutanasia, all’eugenetica preventiva e ad un’ottica social-darwinista. Favorendo, altresì, un aborto mirato che preservi la salute della donna, stronchi i frutti di violenze (specie allogene) o di unioni scellerate, eviti nascite indesiderate e dissuada dal meticciato: l’Europa dovrebbe incentivare il controllo delle nascite nel terzo/quarto mondo, prevenendo così flussi migratori verso il continente e proteggendo clima e ambiente. La vita è degna di essere vissuta qualora si tratti di un’esistenza umanamente accettabile, e che non leda sopportazione, ragione, decenza, affetti e Stato (concepito come organismo politico vivo che rappresenti al meglio la nazione). La terza età va giustamente accudita, difesa e tutelata, come essa fece anni prima con chi è giovane e relativamente giovane, senza per questo accanirsi di fronte a situazioni ingestibili.
