Aborto

La condanna lombardista nei confronti dell’aborto non è indiscriminata, poiché a livello razionale si deve valutare caso per caso. In linea di principio siamo nettamente contrari alla pratica abortiva laddove si tratti di stroncare sul nascere una vita europide sana e abile, per capriccio e irresponsabilità tanto femminili quanto maschili. E, evidentemente, per assecondare le follie distruttive del femminismo. Chiaro che una coppia di degenerati non debba avere figli, ma se i papabili genitori hanno le carte in regola per potersi definire indigeni normodotati ed eterosessuali perché mai impedire ad un feto idoneo di venire al mondo? Per il resto auspichiamo con serenità politiche abortive, a patto che non divengano generalizzate e applicate in maniera sistematica nei confronti di chiunque voglia interrompere una gravidanza: nel caso di disabilità, seri pericoli per la vita e la salute della donna, stupri (specie allogeni), controllo delle nascite nel sud del mondo, dissuasione del meticciato. Servirebbe una sorta di patente, per la genitorialità, secondo canoni social-darwinisti, affinché i figli li facciano soltanto coloro che rientrano nel novero di salutare normalità, e che ovviamente siano autoctoni.

È naturale, non condividiamo le remore cristiane e religiose, in materia di aborto, e così per ogni altro aspetto della bioetica. Non ci curiamo minimamente delle balle pretesche e degli scrupoli semitici, e tendiamo sempre a privilegiare un punto di vista che contempli la natura sovrana, e un’idea di tradizione ariana che si faccia custode dei vincoli biologici. La vita è degna di essere per davvero vissuta se non assume gli inquietanti tratti della disabilità totale, della malattia terminale, della completa anormalità e deformità, ma sia detto, logicamente, in un’ottica preventiva (salvo casi relativi all’eutanasia). Il lombardesimo teorizza blande forme di eugenetica preventiva, appunto, come assunzione di responsabilità e mezzo di controllo individuale della propria salute e dell’ipotetica riproduzione; ma pondera razionalmente, come detto, l’aborto a fini terapeutici, preservativi e diciamo pure identitari, il controllo delle nascite nel terzo/quarto mondo e tra gli immigrati (che vanno rimpatriati), la promozione della contraccezione inserita in un percorso di educazione alla sessualità. Non ci importa nulla del bigottismo e dell’oscurantismo clericale: la demografia granlombarda va senza dubbio rimpinguata (e quella extra-europide frenata), ma deve essere fatto con strumenti razionali e dando la precedenza a chi è nelle condizioni ideali di avere figli.