Eutanasia

Da lombardisti, abbiamo sempre valutato positivamente l’eutanasia, esattamente come l’aborto adoperato a fini razionali e identitari, intendendo dire che il fine vita, a fronte di una condizione irreversibile, possa tranquillamente essere risolto staccando la spina. Siamo contrari ad ogni forma di accanimento terapeutico, allo stato vegetativo per così dire assecondato e non terminato, alle molestie pretesche nei confronti di chi, legittimamente, desideri “farla finita” quando, in realtà, era finita da un bel pezzo: la vita va vissuta sino in fondo se la dignità, la salute psicofisica e lo stato cerebrale della persona sono effettivamente “vita”, e non finzione alimentata da macchinari. Capiamoci: non si tratta di eutanasia e/o suicidio assistito indiscriminati, debbono sussistere delle ben precise condizioni per poter porre fine in tutti sensi all’esistenza terrena di un individuo; patologie irreversibili, atroci sofferenze fisiche e psicologiche, dipendenza da trattamenti vitali (le citate macchine), possibilmente la volontà e la capacità del soggetto di far valere il proprio punto di vista in merito. Prima, durante o dopo la malattia e/o l’incidente.

Non potendosi, il paziente, esprimere può contare la volontà dei famigliari, ma oserei dire anche della comunità rappresentata dall’etnostato granlombardo, nel nostro caso: in un’ottica razionale, si può tranquillamente arrivare a comprendere quando sia utile scongiurare l’accanimento e staccare la spina, evitando pure inutili e costose cure palliative. La collettività deve prendere coscienza circa le ricadute economiche e sociali, dunque relative al benessere comunitario, che la cura di situazioni al limite comporta. Ed è per questo che la bioetica lombardista, a suo modo, pondera in termini razionali la visione social-darwinista. L’idea del testamento biologico, per chi vuole, è da valutare positivamente, a patto che questi dispositivi non giungano all’assurdo di avallare il suicidio di Stato servito sul comodino a chi è semplicemente stufo di stare al mondo. Si deve essere molto severi su ciò, e se non vi sono le condizioni per applicare l’eutanasia, ovvero assecondare il suicidio assistito, essi non vanno posti in essere, altrimenti il rischio è quello di sfociare nel delirio, sposato da Paesi nordici, Svizzera o realtà del nuovo e nuovissimo mondo, che conduce al suicidio-omicidio di soggetti – pure giovanissimi – che avrebbero soltanto bisogno di cure psichiatriche.

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