Estetica

Non mi vergogno di ammettere che il sentimento lombardista possa dirsi eurocentrico, nella misura in cui il popolo granlombardo possa riconoscersi europeo dai primordi, sotto ogni punto di vista, parte fondamentale e vitale dell’immortale concetto di civiltà europea (ed europide). La Grande Lombardia rientra nel cuore d’Europa, quello spazio modellato da Celti, Gallo-Romani e genti germaniche da cui il fulcro carolingio, il corridoio o asse lotaringio, la cosiddetta “Banana blu” che collega Londra a Milano. Questo areale coincide con le zone più ricche, urbanizzate e industrializzate del continente, il che rappresenta un vanto perché, come abbiamo sempre detto, la prosperità procede dall’etnia, ma ha anche ricadute negative che conosciamo perfettamente, e il nostrano “triangolo industriale” (ormai tutta quella che viene chiamata megalopoli padana) lo dimostra in maniera impeccabile. Immigrazione di massa, distruzione del tessuto etnoculturale originale, smog, inquinamento, pessima qualità dell’aria, cementificazione, deforestazione, perdita di identità e ossessione per la società dei consumi e il fatturato.

Nonostante queste sciagure, dicevamo, la Cisalpina è con orgoglio membro vivo del più profondo concetto di civiltà europea, poiché da sempre partecipa dello sviluppo continentale, bianco potremmo affermare. E, dunque, si esprime un eurocentrismo che non è razzismo, suprematismo o fregola colonialista (sia mai! il colonialismo ha portato soltanto iatture, a una terra come la Padania che, peraltro, mai è stata realmente colonialista) ma fierezza nell’essere europei ed europidi, culla della gloria storica del pianeta. In questo senso amiamo pensare a un concetto di estetica, di bellezza, che si rifà schiettamente ai canoni europei: vale per l’arte come per l’architettura, per la letteratura come per il paesaggio e la natura, per usi e costumi come per la bellezza fenotipica, specie femminile. Il senso del bello in cui crede il lombardesimo è eurocentrico se partiamo dal presupposto che anche gli europei hanno il sacrosanto diritto di essere orgogliosi di ciò che sono, e di optare per ciò che è europeo, senza ridicola compunzione insufflata dai deliri woke. D’altra parte, è quello che auspichiamo per ogni altra popolazione della terra: padrona di casa propria, libera da ingerenze straniere, fiera della propria identità e nemica del meticciato, senza sentirsi in difetto di fronte alla spazzatura defecata dal contemporaneo Occidente, che vive in funzione dell’odio apolide per le radici.