Caso

La genesi dell’universo, dunque del pianeta Terra e di quanto esso contiene (uomo incluso), è dovuta al caos, e al caso, e appare evidente che qualsiasi interpretazione metafisica e teleologica che farnetichi di creazione e di infinito sia oggi totalmente inaccettabile. Una pletora di miti e di religioni, in epoche primitive, ha fantasticato sul creato voluto e portato a termine da un ente superiore che precede la nascita del cosmo, e il monoteismo abramitico ha estremizzato queste favole (anche dilettevoli, da un punto di vista folclorico) in termini assoluti: il dio ebreo onnipotente, onnisciente, onnivedente, eterno, al di sopra di tutto e di tutti, che crea l’uomo a propria immagine e somiglianza mettendolo al centro dell’universo. Proprio da queste tragiche fandonie è possibile comprendere quanto il divino, specie se semitico (giudaico, cristiano e islamico), sia invenzione dell’umano, e non viceversa, e come questa idea religiosa sia anticipo del dispotismo globalista, che tutto distrugge in nome dell’assolutismo di quelli che, in fin dei conti, sono idoli al pari degli altri, nati e alimentati dall’ignoranza, dalle oscurità preistoriche e dallo sfruttamento di pochissimi parassiti ai danni delle moltitudini. Il fatto che la teologia cristiana, ad esempio, sia più elaborata delle credenze pagane non rende automaticamente più convincenti le storielle biblico-evangeliche. Senza dimenticare che essa, in buona sostanza, si basa sul pensiero filosofico greco-romano.

Niente è stato deciso da una divinità, o da qualcosa di simile (chiamatelo primo motore, demiurgo, demone) che assume i caratteri di architetto ultraterreno preesistente, poiché il tutto si deve al caos, e al caso inteso come assenza totale di una volontà superna finalizzata all’ordine della creazione; subentra poi un rapporto meccanico di causa-effetto, da cui il concetto naturale e scientifico di evoluzione, anche umana. Una concatenazione di eventi che, tuttavia, non trova alcuna motivazione in accezione trascendente, non è finalizzata a nulla e non agisce in una dimensione infinita. L’uomo stesso è un granello, un organismo animale, che grazie all’evoluzionismo è divenuto l’essere razionale e sociale per antonomasia, elevatosi al di sopra dei bruti mediante l’intelletto, il linguaggio, una raffinata attività cerebrale e prima ancora mediante la stazione eretta e il pollice opponibile. Senza alcun alito divino ad animarlo. Parlare, seriamente (al di là, cioè, dei romanticismi e della letteratura), di destino significa lasciarsi trasportare dalla dimensione irrazionale ed emotiva, che può essere ottima a fini artistici ma in senso realistico, scientifico, è un insulto alla natura e alla verità delle cose. Chiaro: affermare che tutto quel che esiste (il cosmo) sia dovuto alla casualità e al disordine del caos primordiale (il famoso Big Bang), non significa nella maniera più assoluta abbandonarsi al nichilismo e al pessimismo cosmico leopardiano. Infatti, eccoci qua, siamo al mondo, e tocca a noi, a seconda delle condizioni di vita, darci la possibilità di autodeterminarsi, senza che nulla sia già scritto (fatta salva la morte) e depositato nella mente tirannica dell’amico immaginario di turno.

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