Filosofia

La visione del mondo propugnata dal lombardesimo, lo abbiamo già visto, è etnonazionalismo: nazionalismo etnico, völkisch, improntato all’esaltazione razionale di sangue, suolo, spirito, contro i patriottismi di cartapesta all’italiana e i “nazionalismi” civici, inclusivi, alla catalana. La cifra filosofica del pensiero lombardista, lo sappiamo, è detta etno-razionalismo: coniugare mirabilmente l’etnonazionalismo con il razionalismo, andando così oltre la religione – specie abramitica -, la metafisica apolide e pure l’ateismo universalista e antifascista plasmato dal mondo giudaico. Il lombardesimo contempla la ragione, la libera ricerca, la scienza, la vera laicità e la miglior concezione di ciò che ci circonda e dell’esistenza stessa non può che rifarsi alla natura sovrana e a quel che ne deriva, ovviamente per il tramite dell’azione razionale umana che contiene, in maniera saggia e assennata, la furia degli elementi. Non esiste alcun disegno divino dietro la vita del regno animale, cui l’uomo appartiene, così come non esiste la Provvidenza o il destino in accezione cristiana, ma l’essere umano è chiamato a dare forma a ciò che è instabile, per poter sopravvivere, e a coltivare le scienze – esatte e umane – per il benessere, l’equilibrio, la sopravvivenza delle razze, e quindi di etnie e popoli della terra.

Crediamo che affannarsi con la spiritualità, la religione, la metafisica, la teologia sia soltanto un’inutile perdita di tempo, e occorra piuttosto dedicarsi a un materialismo razionale, che presupponga lo spirito inteso semplicemente come mentalità e carattere di una nazione, basato su ciò che esiste per davvero manifestandosi, e lasciando i credi al privato dell’individuo, auspicando comunque una liquidazione del monoteismo abramitico. Optare per la rinascenza gentile, dei culti tradizionali d’Europa, nella nostra ottica è più che altro una scelta etnica che privilegi i legami ancestrali con sangue e suolo, comprendendo l’incompatibilità della nostra civiltà nei riguardi della fede in Abramo, Isacco e Giacobbe, e nel loro dio desertico: menzogne per menzogne, come dico sempre, è assai più logico rivolgersi a ciò che mostrava un vero radicamento nel territorio e nella coscienza del popolo indigeno, piuttosto che a una religione partorita dal giudaismo antico. Ad ogni buon conto, pur augurandosi che la gente granlombarda, se proprio ne sentisse il bisogno, abbracci la gentilità, il faro della vita terrena umana deve restare la ragione, che è poi lo strumento fondamentale che demolisce tutte le irrazionali baggianate sposate non solo dai preti ma eziandio dagli avversari liberal e progressisti di identità e tradizione, spesso e volentieri assai più superstiziosi di un curatino di campagna.

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