Umanità

Non ho mai gradito particolarmente il termine ‘umanità’, perché parafrasando Carl Schmitt è una sorta di paravento impiegato dall’unipolarismo americano (che è imperialismo) per giustificare le proprie porcherie guerrafondaie in giro per il globo. Porcherie che, capiamoci, sono l’anticamera del concetto di libertà alla statunitense: consumismo, gay pride, società multirazziale e così via. E non lo gradisco anche perché implica, a sua volta, il pernicioso concetto di fratellanza globale, propalato da cristiani e comunisti, e cioè di egualitarismo che annienta le differenze, nega il significato scientifico di razza, appiattisce tutto e tutti sulla linea demenziale della parità. Come diceva l’infame Saulo di Tarso, non vi è più giudeo e greco, schiavo e libero, uomo e donna, poiché saremmo tutti la medesima poltiglia in Cristo Gesù; oggi il feticcio giudeo-cristiano del Nazareno viene ampiamente sostituito dai nuovi idoli di capitalismo, edonismo, pensiero (parola grossa) liberal, ma la sostanza non cambia: permane il nefasto mito dell’uguaglianza che distrugge qualsiasi cosa esso incontri.

Intendiamoci, da un punto di vista biologico e scientifico tutte le popolazioni del mondo appartengono al genere Homo, specie sapiens, sebbene vi siano differenti commistioni di ADN preistorico (ad esempio Neanderthal, nel caso dei caucasoidi), e hanno pari dignità per quanto concerne la propria essenza, specialmente se ciascuna di esse se ne resta a casa propria. Ma, lo sappiamo, le razze umane esistono ed inficiano la fola dell’eguaglianza a tutti i costi, talché l’accezione di fratellanza universale è soltanto una messinscena mondialista; i diritti umani, al pari di quelli civili, diventano davvero la molla che scatena le velleità di conquista e supremazia di “quelli buoni” (Usa e tirapiedi), peraltro manovrati da quegli altri che si sentono “eletti” (da chi?), i quali vorrebbero un mondo ai propri piedi affinché segua obbediente l’agenda del padrone. Etichette come ‘uguaglianza’, ‘parità’, ‘razza umana’, oltre a essere pregne di retorica menzognera, divengono allora il grimaldello per scassinare l’autorità, la sovranità e prima di tutto l’identità delle nazioni, novelle forme di dispotismo che si rivelano assai peggiori di inesistenti razzismi e fascismi.

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