Disabilità

Quando trattiamo di disabili, o portatori di handicap, dovremmo fare una distinzione tra chi in questa condizione vi nasce e chi invece la acquisisce nel corso della sua vita. Inoltre, vi possono essere differenti gradi di inabilità, che a sua volta può essere psichica o fisica, o entrambe le cose. Nello scorso articolo abbiamo affrontato il delicato argomento della bioetica e dell’eugenetica, che nel caso lombardista viene intesa come forma meramente preventiva atta a tutelare la salute, la normalità, l’integrità di individui e comunità; sappiamo invece che in passato, e non solo nella Germania nazista ma pure nei paradisi nordici dei semicolti, vi erano vere e proprie politiche eugeniche applicabili anche a persone in vita, e non è certamente il caso della nostra visuale. Il tema è piuttosto scabroso, e oggi è un tabù, e siamo consapevoli del fatto che il solo parlarne implichi far venire il mal di pancia a molti benpensanti. Ad ogni modo, tornando al tema della disabilità, dicevamo che non si può generalizzare, mescolando chi è disabile al 100% per nascita a chi ha avuto un incidente o una malattia invalidanti.

L’ottica eugenica del lombardesimo è quella di sviluppare una coscienza virtuosa, circa la propria salute e quella del nascituro, affinché si possa essere in grado di tutelare sé stessi con dieta sana, attività fisica, vita all’aria aperta, comportamenti assennati, ripudio del vizio, endogamia (che non è incesto) e prevenzione, arrivando poi ad impiegare l’aborto laddove il feto si mostri da subito disabile e/o deforme. Un discorso analogo può essere fatto per l’eutanasia, in quei casi estremi in cui la vita si riduca ad una finzione o una tortura e la situazione sia irreversibile, anche per poter recare sollievo alla famiglia e alla comunità. Prevenire, insomma, la nascita di invalidi psicofisici al 100%, o comunque severi, non può essere nulla di criminale e diabolico. Certo, dipende dal tipo di handicap, dalla sua gravità e da come un individuo lo esperisce: se è congenito oppure subito nel corso dell’esistenza sottoforma di invalidità dovuta a ferite di guerra, infortuni, sinistri, gravi patologie. La dignità dell’individuo è fuori discussione ma occorre anche interrogarsi sui costi e sul posto nella società dell’inabile. Ribadendo il nostro no a vere e proprie politiche eugeniche su soggetti viventi, riflettere su di una bioetica emendata dal cristianesimo e sulla liceità del social-darwinismo è un servigio offerto alla patria e alla scienza. Dunque, alla ragione.