Destino

L’unico destino certo, ineluttabile, ovvio dell’uomo, e di ogni altro essere vivente, è la morte, in un contesto, quello del pianeta Terra, che è di dimensioni finite. Non vi è nulla di eterno, a questo mondo, e non lo è nemmeno l’universo, e credere che vi sia vita dopo il trapasso è un qualcosa che si addice ai bambini, ai poveri in spirito, a chi vive immerso nella superstizione e nell’oscurantismo (o, si capisce, ha qualche disturbo mentale). Lo stesso concetto di destino, dunque, letto in chiave metafisica, diventa semplicemente grottesco: non esiste il fato, nulla è stato scritto nero su bianco circa la nostra esistenza, prima che nascessimo, proprio perché l’unica cosa assolutamente certa è la morte. Non andiamo incontro a una sorte preannunciata, sebbene a grandi linee si possa anche arrivare ad intuire come potrebbe essere la nostra vita, dati i ragionevoli limiti che la contraddistinguono, e credere non esista un libero arbitrio, che tutto sia già stato determinato (magari nella mente di un improbabile dio onnisciente) e che qualcuno, senza chiedercelo prima, ci abbia messi al mondo per poi arrogarsi il diritto di giudicarci dopo il decesso fa veramente sbellicare dalle risate.

Anche alla luce di ciò l’uomo dovrebbe rigettare l’agnosticismo, e non solo la fede: perché dovrebbero sussistere dubbi circa l’inesistenza di Dio quando esso è palesemente un parto della mente umana e ogni cosa sostenuta dalla religione è a dir poco assurda, demenziale e irrazionale? Solo le tenebre dell’ignoranza del mondo antico, che persistono nel terzo/quarto mondo o in situazioni estreme di degrado, possono realmente giustificare le pretese dei culti, in nome di esseri divini, e una lettura metafisica dell’esperienza terrena umana, arrivando a sostenere vi sia un destino, una sorta di condanna già scritta che grava sul capo di tutti noi. Oppure, che tutto sia già noto a Dio nonostante sussista il libero arbitrio, e ciascuno appaia libero di vivere la propria vita come gli pare e piace, andando però incontro, al contempo, al giudizio individuale e universale. Questo, signori miei, è soltanto terrorismo, messo in atto dai preti e dai bigotti di sempre per arricchirsi alle spalle dei creduloni, tenuti in pugno con lo spauracchio dell’inferno anche per controllarne lo stile di vita e le azioni. Lo abbiamo detto: la sola cosa sicura, ineludibile, verso la quale procediamo è la morte; per tutto il resto, oserei dire fortunatamente, non v’è una spada di Damocle che penda su di noi, specialmente nel cosiddetto primo mondo in cui la possibilità di realizzarsi, curarsi e di vivere più o meno liberi è alla portata di mano di chiunque.

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