Abbiamo sempre ricordato come nell’ottica del lombardesimo sia fondamentale l’impegno culturale, che è quanto garantisce all’azione politica di poter porre le basi di una vera e propria rivoluzione identitaria. Senza cultura non vi può essere lo scibile umano, il sapere, che si nutre di conoscenze maturate lungo tutto l’arco della vita. E la conoscenza si arricchisce grazie all’esperienza quotidiana, allo studio e alle letture, al confronto, al desiderio di coltivare e anche ampliare i personali interessi, con lo scopo di poter vivere meglio, ovviamente di dare un significato ancor più profondo alla propria esistenza e pure di battersi concretamente per raggiungere degli obiettivi che stiano a cuore alla comunità . Conoscere, anzitutto sé stessi e ciò che più ci è vicino, è un altro di quei verbi che si addicono all’essere umano, il quale, tramite il sapere, ha edificato le nazioni e la civiltà , plasmato il paesaggio, elaborato le scienze e la tecnologia e, naturalmente, dato forma alla cultura.
Non possiamo trascurare il lato culturale della nostra vita, che non è soltanto arricchimento personale, ma anche collettivo, specialmente quando si tratta di poter ridestare le coscienze, da troppo tempo sopite per cagione di un regime politico, dell’edonismo, e di una diffusa ignoranza che torna assai utile a chi amministra (male) i nostri territori. E ha, quindi, tutto l’interesse a mantenere uno status quo che prevede la cattività delle genti lombarde. Conoscere equivale ad affrancarsi, per prima cosa mentalmente e individualmente, dall’oscurantismo, dalle superstizioni e dalle moderne convinzioni in materia di identità e tradizione, le quali anestetizzano la coscienza affinché il popolo resti asservito alle logiche del potere mondialista. D’altronde, non coltivare intelletto, curiosità e spirito critico significa spegnersi lentamente, morire dentro dandola vinta al sistema, e dunque tramutarsi in zombie manovrati a proprio piacimento dai nemici delle legittime nazioni europee. Tra cui la Grande Lombardia. L’apparente benessere materiale, derivante dal danaro, non può sostituire la libertà di un popolo, che passa per lo scibile umano messo al servizio della patria.
