Futuro

I germi del futuro sono insiti nel presente, che a sua volta ha bisogno di un solido legame con il passato. Non per futili nostalgie o amore per il vecchiume, ma perché l’identità può ancor oggi avere un senso se rappresenta un tramite con gli avi, e un ponte gettato in direzione dei posteri. Non c’è, dunque, un roseo futuro se orbato di un presente vissuto all’insegna delle origini, delle radici, che sono quanto consente a un popolo di rimanere se stesso attraverso le tormente della contemporaneità; e questo presente, questa contemporaneità, hanno comunque l’esigenza vitale di mantenere un rapporto concreto con l’eredità degli antenati, senza la quale tutto si ridurrebbe a materialismo, consumismo ed edonismo. Preparando il terreno al nichilismo che calpesta ogni valore sacro connesso alla patria, alla famiglia, alla comunità. Solo la visione etnonazionalista delle cose può garantire la sopravvivenza di una nazione, che è del resto formata da più popoli del tutto compatibili, sottolineando la necessità di mettere in comunicazione ciò che fu con quel che sarà, in nome di una continuità comunitarista.

Parlavamo di futuro roseo, anche a livello cromatico, mortalmente minacciato dal relativismo, dal pluralismo, dalla società multirazziale e dal meticciato, che comportano non soltanto la dissoluzione del patrimonio antro-genetico ma pure un disastroso rimescolamento culturale, linguistico, spirituale che alla lunga genera un livellamento, un appiattimento, che va a scapito di chiunque, soprattutto di chi è costretto ad accogliere. D’altronde, se pensate alle grandi realtà meticce del globo (Usa su tutti), l’unico modo per convivere è quello di annientare il concetto di razza, etnia, identità mediante il blasfemo culto dei valori capitalistici (che, dopotutto, sono quelli in banca): è da qui che abbiamo l’individualismo sfrenato, la società dei consumi, la mercificazione borghese dell’esistenza, la massificazione dei singoli ridotti a pedine del globalismo prive di spina dorsale. Il pensiero etnicista combatte tutto questo, partendo dal presupposto che ogni nazione della terra deve essere padrona in casa propria – cominciando da quelle d’Europa, che sono sotto attacco costante da parte del sistema mondialista – per poter scongiurare i rischi mortali di uno status quo nemico di identità e tradizione.

Lascia un commento