Male

Anche il concetto di male, come quello di bene, è inficiato dalla morale pretesca giudeo-cristiana, che ovviamente confonde una sobria etica virile, razionale, con le pulciose superstizioni da deserto palestinese. Credo che Friedrich Nietzsche, additando il cristianesimo alla stregua di religione da pecoroni, schiavi e musoni abbia centrato il punto, sottolineando la natura di una fede servile, masochistica, patetica, dunque estranea all’eroismo ariano, che oltretutto è pure cagione di una noia, di una tetraggine sconfinate. Gli elementi interessanti della fede in Cristo sono semplicemente reminiscenze pagane maldigerite, corrotte e pervertite, dunque, dalla mentalità semitica, e va da sé che la medesima concezione del male in ottica cristiana non sia altro che il frutto delle menzogne bibliche. Dal canto nostro, se fare il bene significa promuovere la conservazione, l’integrità, dei salutari valori etnicisti e razzialisti (sangue, suolo, spirito), anteponendo al capriccio del singolo il benessere supremo di razza, etnia, nazione, perseguire il male equivale a porsi agli antipodi del pensiero solare völkisch, ovviamente in una visuale laica e razionale; i nostri padri ariani avevano una fortissima spinta al divino, una spiccata spiritualità che li proiettava verso valori uranici: oggi, da etno-razionalisti del III millennio, crediamo sia il caso di lasciar perdere metafisica e teologia per concentrarsi su identità e tradizione.

Se l’identità si fonda sul dato antropologico e genetico, biologico, oltre che patrio (il suolo della comunità nazionale), da cui procede lo spirito in quanto espressione culturale, la tradizione che abbiamo in mente, depurata da inutili fideismi, viene inquadrata come custode della natura sovrana, dunque come strumento parimenti identitario il quale, privilegiando l’ethos indoeuropeo, liquidi tanto il ciarpame mediorientale quanto i comportamenti nocivi nei confronti di cose e persone, perciò del patrimonio europeo e granlombardo. Il male è tutto quello che sia volto alla distruzione, all’eradicazione, al corrompimento della comunità, danneggiando i singoli e la collettività e minando le fondamenta su cui si basa la solidarietà nazionale; lo abbiamo detto, il nostro vero, unico paradiso, è in terra, e si chiama Cisalpina (Europa, allargando lo sguardo all’ecumene bianca), e non sarà l’oscurantismo clericale a cambiare la natura delle cose. In una visione in cui il “peccato” scolora nel crimine, l’uomo europide si riduce a schiavo di un idolo semitico, levantino, fabbricato da genti estranee alla nostra temperie per infondere il terrore nel popolo, controllandolo, incatenandolo, inchiodandolo all’ignoranza più crassa. Il tutto, è evidente, per arricchire ceti parassitari ingrassati dalla credulità, oppure, oggi, per indorare la pillola di uno status quo mondialista che si nutre avidamente delle stesse fedi abramitiche, le quali furono anticipo di globalizzazione. Il rispetto per sé stessi, e quindi per la propria nazione, viene prima del rispetto altrui, ed è del resto cruciale per raggiungere l’equilibrio necessario a pacificare i conflitti.

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